mercoledì 22 maggio 2013

Quando tifava Pasolini.


Omaggio a un grande tifoso del BFC, Pier Paolo Pasolini.

Brano tratto da: Il calcio "è" un linguaggio con i suoi poeti e prosatori, in: PIER PAOLO PASOLINI, Saggi sulla letteratura e sull'arte

Il football è un sistema di segni, cioè un linguaggio. Esso ha tutte le caratteristiche fondamentali del linguaggio per eccellenza, quello che noi ci poniamo subito come termine di confronto, ossia il linguaggio scritto-parlato. [...] Ebbene, anche per la lingua del calcio si possono fare distinzioni del genere: anche il calcio possiede dei sottocodici, dal momento in cui, da puramente strumentale, diventa espressivo. Ci può essere un calcio come linguaggio fondamentalmente prosastico e un calcio come linguaggio fondamentalmente poetico. Per spiegarmi, darò - anticipando le conclusioni - alcuni esempi: Bulgarelli gioca un calcio in prosa: egli è un "prosatore realista"; Riva gioca un calcio in poesia: egli è un "poeta realista". Corso gioca un calcio in poesia, ma non è un "poeta realista": è un poeta un po' maudit, extravagante. Rivera gioca un calcio in prosa: ma la sua è una prosa poetica, da "elzeviro". Anche Mazzola è un elzevirista, che potrebbe scrivere sul "Corriere della Sera": ma è più poeta di Rivera; ogni tanto egli interrompe la prosa, e inventa lì per lì due versi folgoranti. Si noti bene che tra la prosa e la poesia non faccio distinzione di valore; la mia è una distinzione puramente tecnica. [...] Ci sono nel calcio dei momenti che sono esclusivamente poetici: si tratta dei momenti del "goal". Ogni goal è sempre un'invenzione, è sempre una sovversione del codice: ogni goal è ineluttabilità, folgorazione, stupore, irreversibilità. Proprio come la parola poetica. Il capocannoniere di un campionato è sempre il miglior poeta dell'anno. In questo momento lo è Savoldi. Il calcio che esprime più goals è il calcio più poetico. Anche il "dribbling" è di per sé poetico (anche se non "sempre" come l'azione del goal). Infatti il sogno di ogni giocatore (condiviso da ogni spettatore) è partire da metà campo, dribblare tutti e segnare. 

Guido Gerosa intervista Pier Paolo Pasolini. L'Europeo, 31 dicembre 1970

Il calcio è l'ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. E' rito nel fondo, anche se è evasione. Mentre altre rappresentazioni sacre, persino la messa, sono in declino, il calcio è l'ultima rimastaci. Il calcio è lo spettacolo che ha sostituito il teatro. Perciò considero il calcio l'unico grande rito rimasto al nostro tempo.

Versi tratti da: PIER PAOLO PASOLINI, Roma 1950. Diario, Scheiwiller, Milano, 1960, p. 27.

...E so come sia terso in questo ottobre
il colle di San Luca sopra il mare
di teste che copre il cerchio dello stadio...

mercoledì 13 marzo 2013

Classifica marcatori del calcio italiano di tutti i tempi, 1898-2013.


Volevo porre all'attenzione degli appassionati rossoblu (e non solo), un argomento che mi sta a cuore sportivamente, visto che come tifosi del Bologna siamo parte in causa. 

Parto subito dicendo che ho un gran rispetto e una grande ammirazione calcistica per Francesco Totti, un grandissimo campione, a mio avviso uno tra i primi cinque calciatori italiani più forti dal dopoguerra (e forse in assoluto). Però, come si legge in questi giorni, “secondo marcatore nella storia del calcio italiano” proprio NO, è una bufala colossale.

Totti è il secondo marcatore NELLA STORIA DELLA SERIE A, cioè a partire dal girone unico, 1929-1930.
Prima di quella data ci sono 30 anni (!) di calcio italiano, 30 anni di scudetti, bomber e di gol.


Il podio dei cannonieri di tutti i tempi, 1898-2013, è il seguente:

1) Piola Silvio: 290 reti in 566 presenze, media gol 0,51
2) Meazza Giuseppe: 267 reti in 423 presenze, media gol 0,60
3) Schiavio Angelo: 242 reti in 348 presenze, media gol 0,69.

Totti è quarto in assoluto, con 225 reti, e buone possibilità di salire sul podio scalzando la nostra leggenda Angelo Schiavio.
E sarebbe un onore che a farlo fosse un campione del genere.

Ma fino a quel giorno, signori dei media che tanto sponsorizzate tutto quello che accade sull'asse Juve-Milan-Inter-Roma-Napoli, non parlate più di Totti “secondo marcatore nella storia del calcio italiano”, perchè è un falso storico.

      

giovedì 7 febbraio 2013

Mario Montesanto


Mario Montesanto nel 1932.
Mario Montesanto nel 1932.
Montesanto fu per anni "la roccia" della linea mediana rossoblu, con Giordano Corsi formò un argine quasi invalicabile per le ali avversarie. Fisico statuario, senso della posizione, gioco d'anticipo. Mario Montesanto aveva tutto del grande difensore, ma soprattutto, a sublimare ogni qualità, possedeva la dote necessaria per essere in tutto e per tutto un mediano del "Metodo": la personalità. Era cresciuto nel Venezia, arrivò giovanissimo al Bologna, con cui venne provato in una partita amichevole, a Lugano, il 21 aprile 1930. Aveva appena vent'anni, Felsner lo provò come centromediano, il ruolo più delicato, quello che oltre alle capacità di contrasto pretendeva quelle di comando, la proprietà del rimando, la testa alta nel governare il campo. Ebbene, parve a tutti quel giorno, dopo il quarto d'ora iniziale di inevitabile accademica incertezza, che il ragazzino giocasse da sempre con quei compagni, tanto il suo intervenire nella manovra si mostrava chiaro, preciso, autoritario. Di lì a qualche giorno partiva per Torino per il servizio militare e avrebbe pure ricevuto qualche lusinga juventina, senza però cambiare idea. A settembre venne trasferito a Bologna e del Bologna divenne subito titolare a tutti gli effetti. Prima con Baldi, poi con Occhiuzzi e infine nelle lunghe, esaltanti stagioni di Andreolo, Montesanto fu il mediano, sinistro ma preferibilmente destro, capace di stabilizzare con la propria presenza l'intero assetto difensivo. Atleticamente possente, tecnicamente dotato, eccellente nel gioco aereo, esordì in Nazionale nella partita contro la Grecia, preliminare del Mondiale 1934, ma Pozzo non lo convocò tra gli eletti, ripescandolo solo l'anno dopo come sostituto di Monti e poi in un'ultima occasione in coppia con Andreolo nel 1936. Non mancarono in compenso al giocatore le soddisfazioni con il Bologna, con cui vinse quattro scudetti, due Coppe dell'Europa Centrale e il Torneo dell'Esposizione di Parigi del 1937. Chiuse nel 1942, quando alla sua personalità prorompente fu chiesto di passare direttamente dall'altra parte della barricata, diventando allenatore. È morto nel 1987. 

Ringrazio Paolo, nipote di Mario Montesanto, per lo splendido materiale d'archivio che mi ha gentilmente concesso.

MEDIANI DI VALORE

di Danilo Mazzuccato

Nel Bologna S.C., al centro della mediana, nel 1932.
Nel Bologna S.C., al centro della mediana, nel 1932.
Poi, Montesanto e Corsi, vanno considerati assieme, perchè composero per lunghi anni un tandem fra i più efficienti che operassero in Italia. Mario Montesanto veniva dalla Serenissima e nell'intenzione degli acquirenti avrebbe dovuto fare il centromediano, ma presto i tecnici trovarono che quel ruolo s'addicesse meglio a Aldo Donati, quindi spostarono lui, Montesanto, sulla destra della mediana, dove finì per togliere il posto a Genovesi allorchè questi cominciò a declinare. E da laterale Montesanto s'affermò in pieno. Giocava di forza, è vero, era più un « demolitore» che un costruttore, ma l'intelligenza lo soccorreva in ogni circostanza. Corsi « Paranappa » per gli amici e i compagni di squadra, pare per le non comuni proporzioni del naso. Montesanto prediligeva l'attacco? Bene, quando Montesanto avanzava (magari anche troppo ... ), Corsi era pronto a retrocedere perchè la retroguardia non restasse sguarnita. Avanti e indrée, per novanta minuti: ecco Giordano Corsi. E se c'era buriana, tanto meglio: lui ci si trovava come in casa propria! 

Corsi e Montesanto 

Mediani di granito, limite invalicabile 

di Renato Lemmi Gigli 

Hermann Felsner scrive a Montesanto la sua intenzione di portarlo al Bologna.
Hermann Felsner scrive a Montesanto
la sua intenzione di portarlo al Bologna.
Del Bologna anni Trenta, una delle prerogative era di avere giocatori quotatissimi in borsa dopo essere costati relativamente assai poco alla società. Anche prima di Dall'Ara comprare per poco e all'occorrenza vendere bene era la prima regola. Poi magari succedeva di dover fare uno strappo. Come appunto capitò nell'estate 1933 per Giordano Corsi, l'unica ... follia (se così vogliamo chiamarla) fatta dal Bologna d'anteguerra. Ottanta bigliettoni da mille, uno sull'altro, pagati al cassiere del Padova. Gli è che per Corsi (già entrato nel giro azzzurro) stavano muovendosi anche Ambrosiana e Juventus, sicché il Bologna non stette a mercanteggiare e mentre gli altri trattavano spedì un emissario a definire in fretta. Fu un ottimo investimento. Appena due anni dopo di Corsi si sarebbe potuto prendere tre volte tanto, sicuramente più di 200.000 lire. In ogni caso a Dall'Ara, divenuto nel frattempo presidente (o commissario straordinario che dir si voglia), di privarsi del suo poderoso mediano non passava neanche per l'anticamera del cervello. Nella sua concezione, Corsi era uno di quei giocatori - trave destinati ad invecchiare nella società. Come Sansone, come Schiavio, come lo stesso Montesanto col quale Corsi avrebbe fatto pendant per sette anni, granitiche colonne di una linea mediana (Montesanto - Andreolo - Corsi) divenuta famosissima nel tempo. Mario Montesanto, acquistato tre stagioni prima (1930 - 31), proveniva da Venezia, dov'era nato nell'agosto 1909, e calcisticamente cresciuto nelle file neroverdi. Di un anno e mezzo più giovane di Corsi (nato nel gennaio 1908 a Gonzaga, provincia di Mantova), «Monte» aveva caratteristiche molto simili, quali la forza, la generosità, la grinta inesauribile. Montavano entrambi una guardia inflessibile sulle ali avversarie ed erano anche formidabili polmoni di gioco sulle fasce. Una coppia di ferro, solo a vederli. Montesanto duro e aitante, forte anche nel gioco di testa (ricordiamo un suo gran gol segnato di prepotenza sul campo della Lazio nel 1940); Corsi veloce, durissimo, con quel pizzico di cattiveria che non guasta. Otto anni insieme, in rosssoblu hanno vinto di tutto. Gli scudetti del grande ciclo, la Coppa Europa del '34, («Monte»  anche quella del '32) il Torneo dell'Esposizione di Parigi del '37 e tante, tante partite. Come titolari il loro passo d'addio ebbe una cornice d'eccezione, i 40.000 di San Siro per quell'Ambrosiana - Bologna che il 2 giugno 1940, ultima giornata praticamente uno spareggio - decideva del titolo. I rossoblu in ritardo di un punto avrebbero dovuto vincere per scavalcare i rivali e ricucire lo scudetto sulle maglie. Ma non ce la fecero. Vinse l'Inter, con un gol di Ferrraris II° che anticipò Montesanto su un traversone di Frossi sfuggito a Corsi. Fu un segnale? Forse. L'anno dopo (1940 - 1941) il Bologna si prese la rivincita (regalando fra l'altro un 5-0 ai nerazzurri), ma loro, i due mediani di ferro, contribuirono soltanto con quattro presenze a testa. Poi Corsi passò all'attività minore, soggiornando a lungo nelle Marche come allenatore, per finire i suoi giorni a Trieste nel 1958 stroncato da un brutto male a soli 50 anni. Montesanto invece stabilitosi definitivamente a Bologna (anche lui come Gianni impiegato alla Cassa di Risparmio), portò a 13 le sue annate rossoblu, l'ultima delle 

La spilla di Montesanto di Campione d'Europa per club nel 1934. C.E.C. si legge, Coppa dell'Europa Centrale.
La spilla di Montesanto di Campione d'Europa per club
nel 1934. C.E.C. si legge, Coppa dell'Europa Centrale.
quali (1942 - 43) come allenatore. E' scomparso nel 1987, a quasi 78 anni. Fra il '34 e il '37 furono azzurri: 3 volte Montesanto e 6 Corsi, presente anche con l'Austria, gara sospesa. Montesanto esordì venticinquenne a San Siro nel facile 4-0 alla Grecia che fece da prologo alla vittoriosa Coppa del mondo 1934 (fu la partita unica di un gruppo eliminatorio) per cui anche solo un frammento di titolo iridato gli spetterebbe. Più impegnative le altre due partecipazioni, a Roma nel febbraio 1935 per il 2-1 alla Francia e ancora a Milano nell'ottobre 1936 per il 4-2 alla Svizzera. In precedenza il veneziano aveva collezionato sei gettoni con la Nazionale B (le prime quattro da mediano sinistro) e in un'occasione, aprile '33 a Novara battendo gli svizzeri 5 - 0, aveva fatto per la prima volta coppia con l'allora padovano Corsi. L'esordio in Nazionale A di quest'ultimo coincise con una data storica per la nostra rappresentativa, che quel giorno - 24 marzo 1935 - dopo anni di magre espugnava per la prima volta (2-0) il Prater di Vienna. Nell'occasione Pozzo assegnò a Corsi, debuttante ventisettenne, un compito piuttosto delicato: la marcatura dell'ala Zischek che l'anno prima aveva imperversato a Torino rifilando tre gol alla nostra difesa. Ebbene, Corsi fu un perfetto francobollatore, non perdette un momento di vista il pericoloso rivale che risultò così completamente neutralizzato. «So' sta' bravo?» chiedeva Giordano alla fine. Ma sapeva già la risposta. Corsi (come pure del resto Montesanto) era il tipo di giocatore forte e utile che piaceva al nostro commissario unico, il quale difatti nel 1937 lo ripropose in cinque dei sei incontri sostenuti in quell'anno dagli azzurri. Fra gli altri quello di Praga, anch'essa finalmente espugnata, altra pietra miliare nel cammino della nostra Nazionale. 

Da un articolo di "Tuttosport".

Gioco e Antigioco.

Un ex-calciatore 

Montesanto al Littoriale in un duello con il grande  Raimundo "Mumo" Orsi della Juventus.
Montesanto al Littoriale in un duello con il grande
Raimundo "Mumo" Orsi della Juventus
MARIO MONTESANTO, impiegato di banca, via Berti 10. Più volte campione d'Italia con la maglia del Bologna. Esordio nella Nazionale A nel 1934. Tre presenze nella Nazionale maggiore, 6 in quella cadetta. 1) No, nel modo più assoluto. E come me la pensano tanti altri ex calciatori che hanno smesso di frequentare gli stadi. Oggi c'è solo la caccia al risultato, con qualsiasi mezzo. E allora le partite sono diventate delle corride inguardabili. Fra l'altro ai tempi miei si giocava e ci si divertiva a giocare. Oggi questo calcio è diventato una sofferenza per tutti. E dunque tanto varrebbe non sprecare più il proprio tempo per vedere squadre che rinunciano al gioco d'attacco. E poi dico: quale attacco? Due punte, tre punte e magari isolate? Ha ragione Combin quando dice che in Italia non si può giocare centravanti... 2) Non c'è nessun aspetto positivo, purtroppo è tutto negativo. E non mi si venga a dire che oggi i giocatori sono atleticamente più preparati. Una volta noi si giocava novanta minuti a tutta birra e avevamo fiato per due partite di seguito. Oggi di vero calcio di movimento se ne gioca per non più di cinquanta minuti; basta che il Bologna debba affrontare due impegni nel corso di una settimana ed ecco che Bernardini ricorre a mezza dozzina di riserve. Questo perché i calciatori d'oggi di fiato ne hanno poco... 3) Mi meraviglia che gli allenatori possano dire che il gioco non è peggiorato. Ma il fatto è che gli allenatori sono parte in causa e allora si spiega tutto... 4) Intanto comincerei a mandar via tutti gli stranieri che ci sono nel nostro campionato e punterei sull'assoluta ed esclusiva valorizzazione dei giovani. E poi ci sarebbero tante altre cose da fare. Comunque andrebbero incoraggiati quei calciatori che hanno classe e invece magari mi capita di leggere cose ingiuste sul conto di Haller, cioè sul conto di uno dei migliori calciatori del mondo. D'altra parte un appello alla stampa non è possibile: cari signori scusatemi tanto, ma penso che troppo spesso anche la stampa debba servire interessi particolari, e quindi non posso credere all'obiettività del quarto potere. 

Mario Montesanto

Montesanto in Nazionale.
Montesanto in Nazionale.
Capitò a Bologna, tanti anni fa, dal Venezia. Era giovincello, ancora, ma ben robusto e con occhi che tralucevano volontà e serietà. Aveva capelli biondi, ricci densi, e viso con rade lentiggini. Stette un poco da parte, poi cominciò a giocare. E da allora, fu uno dei pilastri della squadra, e pel gioco che attuava, e per la serietà di comportamento, e per l'alto spirito di attaccamento alla società. Lo ricordo ancora in una partita allo Stadio, giocata contro la Lazio. Il Bologna — allora squadrone con tanto di « scudetto » — perdeva per due a uno. Mancavano pochi minuti alla fine e serrava la Lazio nell'area di rigore. Tiri su tiri, ma il gol non arrivava. Montesanto si spostava al centro rifornendo l'attacco. D'un tratto, quasi a farla finita, piombò su un pallone respinto a mezz'altezza: il tiro fu violentissimo: e sorprese il portiere laziale. Gol venuto fuori di forza. Era nello stile di Montesanto. Qualche tempo dopo, non ebbe più la continuità di presenze in squadra come una volta; leggeri infortuni, e ( si può dire ? Ma sì, perché lo confessava anche lui, ridendoci) l'età, facevano largo ai giovani. E allora, si mise con attenzione a curare le riserve. Nel momento più delicato della squadra — la scorsa stagione — fece qualche capatina — con suggerimenti — tra i titolari, e si pensò che avrebbe, al più presto, assunto ufficialmente l'incarico di allenatore. E così fu. Bella gatta da pelare, visto che gli uomini erano gli stessi (unica novità: Matosich ) e l'anno prima erano in crisi. Ma si mise al lavoro: con tenacia; perché tenace egli è; con sarietà, parche è ragazzo attentissimo e scrupoloso; con passione, perché di entusiasmo l'ha da vendere. Nel discorrere, non ama esagerare nei giudizi: preferisce il lavoro alle parole. E siccome è acuto indagatore dello spirito dei giocatori, sa rendersi amico pur essendo superiore. E non fa cadere gli insegnamenti dall'alto; non s'arrovella in « sistemi » azzardati. E' piano, semplice e chiaro; espressione del suo spirito. Anche se agli inizi della carriera, gli si può prevedere brillante avvenire. Ha 33 anni: giovane, ancora. Avrebbe potuto anche giocare: ma ha preferito chiudere in bellezza la carriera di giocatore. 
N
MARIO MONTESANTO NEL BOLOGNA600px Rosso e Blu (Strisce) con croce Rosso e Giallo.png
Mario Montesanto (Venezia, 11 agosto 1909 - Bologna, 29 marzo 1987). Mediano proveniente dalla S.S. Serenissima (l'attuale F.B.C. Unione Venezia), squadra con la quale esordì nella massima serie nel 1928-1929, giocò in nero-verde per due anni. Nel 1930-31 il trasferimento al Bologna - voluto fortissimamente da Hermann Felsner - con cui giocherà per dodici stagioni (dal 1930-1931 al 1941-1942), vincendo 4 scudetti, 2 Coppe dell'Europa Centrale, e 1 Torneo Internazionale dell'Esposizione Universale di Parigi. Nel 1942, dopo il ritiro dal calcio giocato, divenne allenatore della prima squadra del Bologna A.G.C., che condusse a un onorevole sesto posto. Terminata la sue esperienza nel mondo del calcio, lavorò per lunghi anni come impiegato presso la Cassa di Risparmio di Bologna. Con il Bologna esordì il 28 settembre 1930 in Bologna - Triestina 6-1. Per lui 310 presenze e 10 reti in maglia rossoblu. In azzurro 3 presenze in Nazionale A (esordio il 25 marzo 1934, Italia - Grecia 4-0) e 6 in Nazionale B.
Stagione
Serie
Campionato
Coppa Italia
Europa
presenze
reti
presenze
reti
presenze
reti
1930-1931
A
33
0
0
0
0
0
1931-1932
A
33
1
0
0
4
0
1932-1933
A
29
1
0
0
0
0
1933-1934
A
31
4
0
0
7
0
1934-1935
A
27
0
0
0
0
0
1935-1936
A
24
0
1
0
2
0
1936-1937
A
30
2
1
0
5
0
1937-1938
A
21
0
3
0
0
0
1938-1939
A
17
1
1
0
0
0
1939-1940
A
19
1
2
0
0
0
1940-1941
A
3
0
4
0
0
0
1941-1942
A
12
0
1
0
0
0
TOTALE
279
10
13
0
18
0
MARIO MONTESANTO IN NAZIONALE                                                                
Le tre partite disputate da Mario Montesanto in Nazionale A. Esordio contro la Grecia (eliminatorie girone finale della Coppa del Mondo). Ultima partita disputata nella selezione maggiore: Italia - Svizzera 4-2, valida per la Coppa Internazionale. Per lui anche sei partite con la Nazionale B: esordio contro L'Ungheria nel 1931; ultima gara tra i cadetti contro l'Austria nel 1934.

1^
Qualificazioni Mondiali 1933-1934 - Gruppo 7, Eliminatorie, gara unica
MILANO (Stadio Calcistico San Siro), domenica 25 marzo 1934 ore 15.00

ITALIA - GRECIA 4-0 (2-0)
ITALIA: Ceresoli (A.S. Ambrosiana-InterMilano), Monzeglio (Bologna S.C.Bologna), Allemandi (A.S. Ambrosiana-InterMilano) (cap.), Montesanto (Bologna S.C.Bologna), Monti L. (Juventus F.B.C., Torino), Fantoni (S.S. LazioRoma), Guarisi (S.S. LazioRoma), Serantoni (A.S. Ambrosiana-InterMilano), Meazza (A.S. Ambrosiana-InterMilano), Rocco (U.S. Triestina, Trieste) [46' Ferrari G. (Juventus F.B.C.)], Guaita (A.S. Roma, Roma) - Commissario unico: Vittorio Pozzo 
GRECIA: Grammatikopulos (Olympiakos C.F.P., Pireo), Hrysafopoulos (Olympiakos C.F.P., Pireo), Kourantis (Olympiakos C.F.P., Pireo) (cap.), Helmis (Ethnikos O.F.P.F., Pireo), Danelian (G.A. Iraklis, Salonicco), Vikelidis (A.A. Aris, Salonicco), Migiakis (Panathinaikos A.C., Atene), Aggelakis (A.A. Aris, Salonicco)  Vazos (Olympiakos C.F.P., Pireo), Baltasis (Panathinaikos A.C., Atene)Andrianopoulos (Olympiakos C.F.P., Pireo)Commissario unico: Apostolos Nikolaidis 
ARBITRO: Mercet (Svizzera)
NOTE: Rigore fallito da Danelian (tiro alto) 79' (Grecia)
MARCATORI: Guarisi 40', Meazza 44', Ferrari G. 69', Meazza 71'.
Spettatori: 20.000 circa.

2^
Amichevole 1934-1935
ROMA (Stadio Nazionale del P.N.F.), domenica 17 febbraio 1935 ore 14.30

ITALIA - FRANCIA 2-1
ITALIA: Ceresoli (A.S. Ambrosiana-Inter, Milano), Monzeglio (Bologna S.C., Bologna), Mascheroni (A.S. Ambrosiana-Inter, Milano), Montesanto (Bologna S.C., Bologna), Ferraris A. (S.S. Lazio, Roma) (cap.), Varglien M. (Juventus F.B.C., Torino), Guaita (A.S. Roma, Roma), Scopelli (A.S. Roma, Roma), Meazza (A.S. Ambrosiana-Inter, Milano), Ferrari G. (Juventus F.B.C., Torino), Ferraris Pietro (A.C. Napoli, Napoli) - Commissario unico: Vittorio Pozzo 
FRANCIA: Llense (F.C. Sète, Sète), Vandooren (Olympique Lillois, Lille), Mattler (F.C. Sochaux-Montbéliard, Montbéliard) (cap.), Gabrillargues (F.C. Sète, Sète), Verriest (R.C. Roubaix, Roubaix), Delfour (R.C. Paris, Paris), Keller (R.C. Strasbourg, Strasbourg), Beck (F.C. Sète, Sète), Courtois (F.C. Sochaux-Montbéliard, Montbéliard), Duhart (F.C. Sochaux-Montbéliard, Montbéliard), Aston (Red Star Olympique, Paris) Commissario unico: Gaston Barreau 
ARBITRO: Baert (Belgio).
MARCATORI: Meazza 5', Meazza 15', Keller 27'.
Spettatori: 23.000 circa.

3^
Coppa Internazionale 1936-1937 - Torneo 4, 1ª partita
MILANO (Stadio Comunale San Siro), domenica 25 ottobre 1936 ore 15.00
ITALIA: Amoretti (Juventus F.C., Torino), Monzeglio (A.S. Roma, Roma), Allemandi (A.S. Roma, Roma) (cap.), Montesanto (Bologna A.G.C., Bologna), Andreolo (Bologna A.G.C., Bologna), Neri B. (U.S. Lucchese Libertas, Lucca), Pasinati (U.S. Triestina, Trieste), Meazza (A.S. Ambrosiana-Inter, Milano), Piola (S.S. Lazio, Roma), Ferrari G. (A.S. Ambrosiana-Inter, Milano), Colausig (U.S. Triestina, Trieste) - Allenatore Pozzo Vittorio
SVIZZERA: Bizzozzero (F.C. Lugano, Lugano), Minelli (Grasshopper-Club, Zürich), Gobet (F.C. Bern, Bern), Baumgartner (Grasshopper-Club, Zürich), Jaccard (F.C. Basel, Basel), Müller (F.C. Young Fellows, Zürich), Diebold (F.C. Young Fellows, Zürich), Wagner (Grasshopper-Club, Zürich), Bickel (Grasshopper-Club, Zürich), Max Abegglen "Xam" (Grasshopper-Club, Zürich) (cap.), Ciseri II (F.C. Young Fellows, Zürich) - Ct. Heinrich Müller "Wudi" (Austria)
ARBITRO: Bauwens (Germania)
MARCATORI: Meazza 26', Bickel 31', Piola 37', Piola 53', Pasinati 60', Diebold 76'.
Spettatori: 40.000 circa.

4^
Amichevole 1930-1931
BUDAPEST (Stadio Üllői, Ferencváros), giovedì 14 maggio 1931 ore 17.00
UNGHERIA B: Újvári (Hungária MTK Futball Club); Fogl III (Újpesti TE)Dudas (Újpesti TE); Borsányi (Újpesti TE)Kalmár (Hungária MTK Futball Club)Lázár (Ferencvárosi TC); Táncos (Ferencvárosi TC)Takács II (Ferencvárosi TC)Teleki (Bocskai FC)Hirzer Híres (Hungária MTK Futball Club)Titkos (Hungária MTK Futball Club) - Allenatore - Mihály Pataki
ITALIA B: Cavanna (AC Napoli); Gasperi (Bologna SC)Innocenti (AC Napoli); Montesanto (Bologna SC)Colombari (AC Napoli)Avalle (Alessandria US); Chini Ludueña (AS Roma), Mazzoni (Modena FC)Volk (AS Roma), Vojak (AC Napoli), Patri (Genova 1893 CdC) - Ct. Vittorio Pozzo
ARBITRO: Dr. Adolf Miesz (Austria)
MARCATORI: Patri 17'
Spettatori: 10.000 circa.

martedì 31 luglio 2012

Maglie tradizionali, GRAZIE.

Gentili Macron e Bologna F.C., vogliamo portare più rispetto alla maglia rossoblu ? Vogliamo, per cortesia, tornare nel solco della tradizione ? Sappiate che non apprezziamo per nulla le maglie proposte per la stagione 2012-2013 - già siamo costretti a sopportare l'obbrobrio di sponsor enormi e invadenti, un autentico sfregio. La maglia del Bologna Football Club non è una semplice divisa con la quale tentare improbabili esperimenti estetici (?), ma è un "manto sagrado", come dicono in Brasile: è parte integrante di una Storia ultracentenaria, è un simbolo di orgoglio e tradizione, l'ultimo caposaldo rimasto in questo football mercenario. Non potete trattarci come gli ultimi dei peones: se non avete più voglia e interesse di occuparvi a tempo pieno del nostro Glorioso club, siete pregati di farvi da parte, voi e chi gestisce il marketing/merchandising per conto del BFC.

T.I.M.F. 2012 — presso Bologna.

Si chiama "Bologna Football Club". In quell'atto di nascita ci sono rango e censo, un blasone antico, una radice genealogica. E quel BFC oro in campo rossoblu impone rispettabilità da araldica calcistica. E' uno stemma nobiliare, un simbolo dinastico. Bologna F.C.: oltre un secolo di vita, un passato di gloria.

Queste sono le maglie che a noi piacciono.


T.I.M.F. 2012 — a Bologna.

Maglia Rosso-Blu Home; Maglia Away Bianca con banda orizzontale Rosso-Blu; Maglia da portiere Blu con colletto rosso, calzoncini Blu più chiaro, tipo jeans; Maglia rossa con calzoncini blu del Bologna inizio anni '70, tanto cara a molti tifosi. Il Bologna la indossò in molte occasioni: in rosso vinse la Coppa Italia vs Torino, nel 1970, e perse la finale dell'Anglo-Italian Cup nel 1971, contro il Blackpool di Alan Suddick; La celebre seconda maglia verde con colletto e pantaloncini neri - scelta in onore del Rapid Vienna -, che il Bologna indossò nel 1924-25, l'anno del primo storico tricolore rossoblu. La maglia verde rimase la divisa di riserva del Bologna - alternata alla bianca con banda trasversale rossoblu (o con banda orizzontale, negli anni '30 e '50) - fino agli inizi degli anni '60. Fu "rispolverata" negli anni '80 e nell'anno del centenario del club - ma con pantaloncini verdi (nel primo caso) e finiture rossoblu, non nere; La splendida maglia bianca con banda orizzontale rossoblu e Blasone societario del "Bologna Sezione Calcio"; così era stato rinominato il Bologna Football Club, assorbito dalla "Bologna Sportiva" voluta da Leandro Arpinati dal campionato 1927-28. Questa maglia aveva esordito già nel 1924-25, ma poi fu accantonata (anche per motivi scaramantici) a favore della maglia verde. Nel 1931-32, il Bologna si aggiudicò l'antica Coppa dell'Europa Centrale indossando questa superba divisa.





martedì 17 aprile 2012

Roberto Mancini






Sopra, speciale Rai su Roberto Mancini ai tempi del Bologna, intervistato da Marcello Giannini a Casteldebole. Nel video appare anche una persona che appartiene alla storia del Bologna: Walter Bicocchi, soprannominato "Il Mago", per la sua abilità nello scovare giovani talenti per il settore giovanile. Nelle foto sotto: il giovane Mancini a San Siro contro il Milan, con indosso la bellissima maglia da trasferta dei primi anni '80; un primo piano in maglia rossoblù; la rete del pareggio in Bologna - Genoa 1-1, del 3 gennaio 1982.

Roberto Mancini, a destra in azione contro il Genoa.
Roberto Mancini, a destra in azione contro il Genoa.
Mancini a San Siro contro il Milan.
Mancini a San Siro contro il Milan.