martedì 17 aprile 2012

Roberto Mancini





Sopra, speciale Rai su Roberto Mancini ai tempi del Bologna, intervistato da Marcello Giannini a Casteldebole. Nel video appare anche una persona che appartiene alla storia del Bologna: Walter Bicocchi, soprannominato "Il Mago", per la sua abilità nello scovare giovani talenti per il settore giovanile. Nelle foto sotto: il giovane Mancini a San Siro contro il Milan, con indosso la bellissima maglia da trasferta dei primi anni '80; un primo piano in maglia rossoblù; la rete del pareggio in Bologna - Genoa 1-1, del 3 gennaio 1982.


lunedì 5 marzo 2012

1970, Coppa di Lega Italo-Inglese: Manchester City F.C. - Bologna F.C.

Ancora la splendida foto (tratta dal "Daily Mirror") del Bologna vittorioso a Maine Road - l'antico stadio del Manchester City -, che esce dal campo tra gli applausi dei giocatori del City, il famoso "Tribute". Trovo sia una delle più belle immagini dell'ultracentenaria storia del B.F.C., se non la più bella. Oggi può fare sorridere leggere di Coppa di Lega Italo-Inglese, oppure della Coppa Anglo-Italiana, come di manifestazioni calcistiche di un certo prestigio. Ma almeno per le prime tre edizioni della Coppa Anglo-Italiana, e per tutte le sei edizioni della Coppa di Lega Italo-Inglese, furono due tornei molto importanti. Gli inglesi, per fare un esempio, alla Coppa di Lega Italo-Inglese facevano partecipare la vincente della Coppa di Lega inglese, e nelle ultime due edizioni le squadre vincitrici della Coppa d'Inghilterra.
Nella foto, il terzo da sinistra del Manchester City, è il grande Colin Bell. Per il Bologna (in maglia bianca con banda trasversale rossoblù), in prima fila da sinistra: Marino Perani, Franco Cresci, Bruno Pace. In seconda fila, da sinistra: Beppe Savoldi - seminascosto da Perani -, Mario Ardizzon (che saluta gli avversari) e Roberto Prini. Sullo sfondo, con la maglia scura, Giuseppe Vavassori. Nell'immagine a fondo pagina, alcuni commenti della stampa inglese dell'epoca, tratti dal "Daily Mirror".
Parteciparono squadre gloriosissime, come il Manchester City, il Tottenham, il West Ham, il Southampton. Giocarono la manifestazione campioni assoluti come Martin Peters (campione del mondo 1966), Alan Gilzean, Martin Chivers e Alan Mullery degli "Spurs"; Frank Lampard, Sr. - il padre del Frank Lampard del Chelsea - e Trevor Brooking del West Ham; il formidabile terzetto offensivo del City anni '60-70: Colin Bell, Francis Lee, Mike Summerbee; il grandissimo Mick Channon del Southampton. Insomma, parecchia élite dell'allora First Division.

martedì 28 febbraio 2012

giovedì 2 febbraio 2012

Bologna F.C. - A.S. Roma 3-1, 26 novembre 1961



Video della vittoria del Bologna ai danni della Roma, nel campionato 1961-62. Da notare il superbo magistero del giovane Giacomo Bulgarelli, all'epoca ventunenne, nel ruolo di ispiratore e realizzatore di tutte le trame offensive del Bologna. Un grande campione. Era quello il primo Bologna di Fulvio Bernardini, una squadra tecnica e spettacolare, che poteva contare su giocatori del calibro di Luís Vinício, del giovane Harald Nielsen, di Romano Fogli e Marino Perani. Era un Bologna veramente di grande livello, che concluse il campionato al quarto posto, a soli tre punti dalla seconda posizione in classifica. L'annata vide anche la vittoria nella vecchia Coppa Mitropa, che non era più il prestigioso e ambitissimo trofeo degli anni '20 e '30, ma che comunque era ancora un torneo di buon livello internazionale. Si cominciava a porre le basi per la squadra che avrebbe poi trionfato nel 1963-64, settimo ed ultimo scudetto nella storia del sodalizio rossoblù.

Da "La Stampa" del 27 novembre 1961

Bulgarelli trascina il Bologna al successo sulla Roma: 3 a 1

BOLOGNA, lunedi mattina.

Il Bologna ha travolto la Roma assai di più di quel che dica il già cospicuo punteggio. I rossoblu si sono infatti permesso il lusso di sbagliare un calcio di rigore con Vinicio e di mancare altre clamorose occasioni. Eppure il Bologna ad un certo punto ha rischiato di farsi strappare dalle mani le redini del gioco: è stato nella seconda parte del primo tempo allorquando i giallorossi, in vantaggio di una rete, si sono disperatamente spinti all'attacco, quasi in massa, pur senza riuscire a filtrare tra le maglie strettissime dei difensori. La Roma comunque otteneva il pareggio tre minuti prima del riposo, con un bel tiro da lontano di Angelillo, un tiro parabolico che sorprendeva Santarelli andando a battere sul palo eppoi schizzando in rete. Sembrava impossibile che il Bologna, come stava giocando, dovesse soccombere o soltanto dividere la posta. La Roma non esisteva a metà campo, dove solo il diciottenne De Sisti (al suo esordio in campionato) offriva un buon rendimento. Angelillo, nullo a quasi, aveva oltre tutto provocato l'azione del gol rossoblu: un suo colpo di testa al 7' mandava la palla a Lorenzini il quale lanciava immediatamente Renna. L'ala destra bolognese toccava di precisione a Bulgarelli, che con un tiro parabolico sorprendeva Cudicini in uscita. Il successo del Bologna porta proprio il nome di Bulgarelli, un giocatore che si sta rivelando come una delle migliori mezze ali del campionato. La Roma aveva schierato Carpanesi (che solitamente è l'uomo libero) su Bulgarelli mentre Angelillo arretrava. Nel Bologna era Tumburus su Manfredini con Janich quasi sempre libero e Franzini sulla linea dei mediani ma frequentemente proiettato in avanti. Dopo poche battute si è subito notata la superiorità del rossoblu. Dopo il primo gol il Bologna ha continuato a premere, sbagliando però alcune occasioni. L'inizio della ripresa registrava un gioco alterno. Poi all'8' Bulgarelli, dopo avere scartato tre uomini, si presentava davanti al portiere ma era atterrato da Fontana; l'arbitro lasciava correre nonostante le energiche proteste, ma un minuto dopo, su un fallo assai discutibile di Carpanesi sullo stesso Bulgarelli, concedeva il rigore. Vinicio calciava violentemente, ma la palla finiva sopra la traversa. Il Bologna aveva un attimo di sbandamento, ma la Roma sempre pia sfasata non ne approfittava. I rossoblu riprendevano il controllo del gioco e al 14' passavano nuovamente in vantaggio: Franzini lanciava Renna che fuggiva verso il fondo, dribblava quattro avversari e crossava a Pascutti il quale con un violento tiro batteva Cudicini. Un minuto dopo Bulgarelli partiva da tre quarti di campo, nella propria area, arrivava fino al limite dell'area poi apriva su Pascutti. Questi gli restituiva la palla e la mezz'ala, con un preciso rasoterra, portava a tre le reti del Bologna. e. m.

BOLOGNA: Santarelli; Lorenzini, Pavinato; Tumburus, Janich, Fogli; Renna, Franzini, Vinicio, Bulgarelli, Pascutti.

ROMA: Cudicini; Fontana, Corsini; Carpanesi, Losi, Pestrin; Orlando, Angelillo, Manfredini, De Sisti, Menichelli.

ARBITRO: Rigato, di Mestre.

giovedì 24 novembre 2011

Bologna Sportiva Sezione Calcio, 1931-32

Nella splendida foto a lato, una formazione dell'annata 1931-32. Come si può notare dalla didascalia in basso nella foto, il Bologna era già stato rinominato e inglobato (dal 1927), per volere di Leandro Arpinati, nella cosiddetta "Bologna Sportiva", realtà che raccoglieva quasi tutti i sodalizi più importanti della città sotto un'unica bandiera. Il Bologna, quindi, assunse la nuova denominazione di "Bologna (Sportiva) Sezione Calcio".
Nella foto, da sinistra, in piedi, la mitica linea d'attacco rossoblù: Gastone Baldi (in borghese), Bruno Maini, un dirigente dell'epoca, Rafael Sansone, Angelo Schiavio, Francisco Fedullo, Carlo Reguzzoni e l'allenatore Gyula Lelovich. Al centro, da sinistra, quelli della mediana: Aldo Donati, Mario Montesanto e Gastone Martelli. In basso, accosciata, la linea difensiva. Da sinistra: il massaggiatore Amedeo Bortolotti, Eraldo Monzeglio, Mario Gianni e Felice "Gisto" Gasperi.
Probabilmente il Bologna più forte e spettacolare di tutti i tempi. La foto fa riferimento all'incontro Milan - Bologna del 13 marzo 1932, 1-0 per i rossoneri con rete di Pietro Pastore. Durante quell'annata, il Bologna rimase imbattuto per ben 19 (!) giornate. Cadde solo alla ventesima, a Roma, contro la Lazio - La "BrasiLazio", come era stata simpaticamente ribattezzata dai suoi tifosi, per via dei numerosi oriundi brasiliani presenti in squadra: "Filò" Guarisi, Del Debbio (che il Bologna aveva già incrociato nelle file del Corinthians, durante la tournée in Sud America del 1929), De Maria, Fantoni, ecc. -, con il punteggio di 2-1. Il Bologna perse quel campionato in maniera beffarda, dopo averlo comandato per ben 25 giornate. Subì il sorpasso della Juventus e poi perse in modo rocambolesco, per 3 a 2, nel confronto diretto a Torino: con Luis Monti - il centromediano argentino della Juventus, soprannominato in patria "Doble Ancho", per la sua fisicità imponente - che tentò di spezzare una gamba, intenzionalmente, a Schiavio (Angiolino non gli rivolse mai più la parola, a nulla valsero i tentativi di riappacificazione tentati da Vittorio Pozzo), e dopo essere passati in vantaggio per ben due volte, nel fango del campo di "Corso Marsiglia". Quel Grande Bologna si vide stoppata la strada verso lo scudetto da quegli eventi, e non riuscì a interrompere il "quinquennio" juventino. Ma in compenso, andò a raccogliere grandi soddisfazioni in campo internazionale, nella mitica Coppa dell'Europa Centrale, vincendola due volte, nel 1932 e nel 1934. Fu l'unica squadra italiana a riuscire nell'impresa. Tutte le altre fallirono - a cominciare proprio dalla Juventus - tentando di conquistare quella coppa: l'Ambrosiana Inter, la Roma, la Fiorentina, il Torino, la Lazio, ecc., ecc. Una bella soddisfazione e un giusto riconoscimento a una squadra formidabile, che ha segnato un'epoca del calcio italiano.

martedì 25 ottobre 2011

Vittorio Caporale

L'estate che precedette il campionato 1975-76, fu una delle più infauste nella storia del sodalizio rossoblù. Fu un vero e proprio spartiacque tra la grandezza di un glorioso passato e un futuro incerto, che vide un Bologna sempre invischiato - fino al termine degli anni '70, tranne che per un campionato - nella lotta per non retrocedere. La ragione fu il terrificante "calciomercato" condotto all'inizio di quella stagione: furono ceduti in un solo colpo tre giocatori - solo per citare i più importanti, in realtà ne furono ceduti molti di più e tutti di buon livello - che poi in altre società, Napoli e Torino, si rivelarono colonne portanti di entrambe le squadre. Parliamo dell'idolo indiscusso di tutta la tifoseria rossoblù, Beppe Savoldi; del nuovo astro nascente proveniente dal vivaio del Bologna, Eraldo Pecci; e del protagonista di questo profilo, Vittorio Caporale, libero di classe e grinta che al Toro andò a vincere uno scudetto storico, atteso per una vita dalla Torino granata. Vittorio Caporale venne scambiato sul mercato con Angelo Cereser, il celebre "trincea", ottimo giocatore e bandiera granata, ma ormai over trenta, calciatore in fase calante e più vecchio di tre anni rispetto a Caporale. Fu uno scambio che vide nettamente perdente il Bologna, che - oltretutto - si privò anche del "rivale" in rossoblù di Caporale, Franco Battisodo. Vittorio Caporale arrivò al Bologna dall'Udinese - all'epoca in serie C -, nel campionato 1971-72, sulle orme del suo ex compagno di squadra e di difesa in bianconero Adriano Fedele, che era già diventato un beniamino del pubblico del vecchio Comunale. Caporale, a differenza di Fedele, non si impose subito in rossoblù e nella massima serie. Dovette attendere la stagione successiva quando, con 24 presenze in campionato e 9 in Coppa Italia, riuscì a disputare un buon numero di partite. Nel Bologna fu impiegato in diversi ruoli di difesa, ma in realtà non riuscì mai ad affermarsi definitivamente. Soprattutto perchè l'allenatore dell'epoca, Bruno Pesaola, non lo "vedeva" assolutamente. Nonostante questo, Caporale diede un ottimo contributo alla causa del Bfc: per lui diverse presenze nella vittoria in Coppa Italia nel 1973-74; nel Torneo Anglo-Italiano del 1973; e in Coppa Mitropa (all'epoca ancora competizioni di un certo spessore, a cui partecipavano squadre di ottimo livello: quell'anno il Newcastle - che affrontò il Bologna -, e il Manchester United di Bobby Charlton nell'Anglo Italiano; la Dinamo Zagabria in Mitropa). Da quell'annata in poi, le presenze andarono sempre in calando, fino ad arrivare alla cessione dell'estate 1975. Vittorio Caporale andò a prendersi le sue rivincite e soddisfazioni nel Torino, dove fu grande protagonista di uno scudetto storico. In breve, per tutti i tifosi granata divenne "CaporalBauer", in simpatico gioco con il cognome di Franz Beckenbauer. Il suo modo di interpretare il ruolo di libero in maniera propositiva, simile a quello del fuoriclasse del Bayern Monaco, gli fece meritare questo appellativo da parte della tifoseria granata. Anche a Bologna, comunque, lo ricordiamo con affetto.

Ringrazio Luca, figlio di Vittorio Caporale, per la gentile concessione delle foto d'archivio che sono pubblicate in questo profilo

Vittorio Caporale, al Bologna dal 1971-72 al 1974-75. Per lui 84 presenze ufficiali in rossoblù, tra campionato e coppe. Ha vinto una Coppa Italia nel 1973-74.

CONOSCIAMOLI MEGLIO.

Continua la pubblicazione dei profili (uno per numero) dei giocatori del Bologna. Attraverso questi ritratti spregiudicati e dissacranti, gli sportivi ed i tifosi rossoblù avranno modo di conoscere ogni aspetto pubblico e privato dei loro beniamini

VITTORIO CAPORALE

CAPORALE RIVUOLE I GRADI

Servizio di Gianfranco Civolani

— Da titolare a riserva di lusso: cosa hai provato?

« Dispiacere, amarezza, rabbia. Ero finalmente riuscito a diventare titolare per una stagione intera. Francamente non mi aspettavo di essere così bruscamente ricacciato indietro. Pensavo: c'è anche Battisodo, è un giocatore in gamba, ma sarà lui a doversi dare da fare per strapparmi il posto. E invece... »

— Però sei definito "riserva di lusso ideale". La prospettiva proprio non ti va?

« Riserva di lusso, ma sempre riserva. E la prospettiva non mi va perché credo che sia mio diritto rivendicare un posto da titolare. Io cerco sempre di capire le ragioni degli altri, io non voglio fare sciocche polemiche, io so come ci si deve comportare in una società e credo di aver dimostrato a tutti che so anche incassare in silenzio. Però avrò la libertà di dire che la prospettiva di dover aspettare qualche incidente o squalifica di un compagno per poter giocare, non mi va assolutamente giù. »

— Ipotesi: un posto da titolare in Serie B. Preferiresti una soluzione del genere?

« Perché in Serie B? Possibile che io non posso aspirare a fare il titolare in Serie A? »

— Come mai sei venuto fuori soltanto a ventisei anni?

« Perchè quando avevo vent'anni e giocavo nell'Udinese, stavo sempre per passare ad altre squadre più forti, ma all'ultimo momento non se ne faceva mai niente. Quando il Bologna mi ha acquistato, avevo ormai perso ogni speranza di venire A. Pensavo che al massimo avrei fatto un po' di carriera in B. »

— Come mai ti si accusa di mancanza di temperamento?

« Ma sì, probabilmente fino a due anni fa non mi ritrovavo un gran temperamento. Poi qui a Bologna ho cominciato a giocare più spesso e credo di aver fatto vedere che il temperamento ce l'ho anch'io. »

— Qual è il tuo vero ruolo?

« Non c'è dubbio, quello di libero. Posso adattarmi in altri ruoli, ma dò il meglio come libero. »

— E cosa ti manca rispetto agli specialisti tipo Burgnich?

« Mi manca l'esperienza, la meccanica. Per poter migliorare sensibilmente bisogna giocare parecchio...

»

— Hai ben fisso in testa qualche traguardo?

« Giocare almeno venticinque partite all'anno e — lo ripeto — non dover sempre sperare nelle disgrazie degli altri per avere un posto al sole. »

— Ti piacerebbe cambiare, città, cambiare club?

« A Bologna ci sto benissimo e francamente finirei volentieri la carriera qui. Però batto sempre quel chiodo. Se quest'anno sono sempre stato zitto, questo non significa che non abbia avuto le mie grosse amarezze ».

— Invidi il tuo amico Fedele?

« No, ho semplicemente piacere che sia andato a giocare in un grosso club ».

— Se tu non fossi diventato calciatore, cosa saresti diventato?

« Geometra. Stavo appunto studiando da geometra, quando per via del calcio ho interrotto gli studi. »

— Che importanza dai al denaro?

« La giusta importanza. »

— Come ti piacerebbe investire il denaro?

« Mi porrò il problema nel momento in cui appunto avrò il denaro. Credimi pure: per ora di denaro non ne ho mica guadagnato tanto. »

— Stato civile?

« Sposato, e c'è addirittura un secondo figlio in arrivo. »

— Passi per un tipo molto taciturno. Sei sempre stato così?

« Non sono mai stato un allegrone. »

— Cosa pensi dei giocatori che picchiano?

« Penso che un giocatore, specie un difensore, debba saper giocare e qualche volta anche picchiare. »

— Faresti la firma a giocare nel Bologna quindici partite all'anno?

« Difficile rispondere. Nel Bologna ci sto bene, ma quindici partite non sono moltissime. Diciamo che bisognerebbe affrontare anche il lato economico... Ma quel che mi secca, è che magari già prima che incominci il campionato, mi si metta una etichetta addosso: tu riserva, il titolare è l'altro...»

— Si dice comunemente che nel Bologna ci sono troppi giocatori imborghesiti, che bisogna cambiare, che ci vogliono facce nuove. Tu sei d'accordo?

« Se in questo momento di punti in classifica ne avessimo 30, forse tanti discorsi non si farebbero nemmeno. Comunque ci sono giocatori che stanno nel Bologna da sette-otto anni e naturalmente il pubblico vorrebbe vedere qualche altra faccia nuova. Ma è tutta questione di risultati: si cambia solo se i risultati non sono buoni.»

— Esempio: se tu dovessi raccontare a un amico che tipo di giocatore è Caporale, beh, come lo definiresti?

« Gli direi che Caporale è un giocatore che in Serie A può fare tranquillamente la sua figura. »

Da "La Stampa" del 16 aprile 1976.

Caporale ieri, oggi, domani.

"Se c'è logica rimarrò al Torino. Per i supertifosi granata il libero ripudiato da Pesaola è il "Beckenbauer di via Filadelfia".

FERRUCCIO CAVALLERO

Il primato del Torino è frutto di coerenza, di continuità; nasce dall'estro di Claudio Sala, dalla potenza offensiva di Pulici e Graziani, dalla lucida inventiva di Pecci a centrocampo, ma un discorso sul Torino non può esser fatto se si trascura l'apporto dei «gregari», di Patrizio Sala, Salvadori, Caporale. Il « libero » è una delle rivelazioni della stagione granata. Domenica scorsa, dopo il match vittorioso di Como, Radice si è avvicinato nello spogliatoio a Vittorio ed una stretta di mano tra i due ha detto più di tante parole. Un modo per ringraziare in silenzio il giocatore, con quel comportamento sincero che è proprio del carattere del trainer. In questi brevi istanti Caporale ha compreso molte cose, ha provato soddisfazioni che rincorreva in anni di carriera. La rinascita del difensore di Moimacco non è casuale, è stata accompagnata passo su passo dall'ambiente. Per capire Caporale bisogna rifarsi un istante al passato. Friulano, duro nei tratti del viso e nella volontà, si mette in luce nell'Udinese. Ha la fortuna di essere aiutato nelle prime esperienze con il « mestiere » da Gipo Viani, uomo ormai navigato. Caporale promette, matura, passa al Bologna. Gli ultimi due anni in maglia rossoblu si rivelano però un vero tormento. Pesaola non concede fiducia al giocatore, preferisce utilizzare Battisodo. Tra il « petisso » e Vittorio non c'è litigio, ma nemmeno una spiegazione chiara per la strana decisione. Così si consuma il divorzio. Caporale lascia quest'anno Bologna e tira (come Pecci) un grosso respiro. Pur di cambiare aria accetta il ruolo di riserva nel Torino. Nelle prime « uscite » della squadra, a Santa Vittoria d'Alba, fatica a raggiungere la condizione. « Nella prima gara di campionato — dice aggiustandosi il taglio ribelle dei capelli,— Radice fece giocare nella' sfortunata trasferta di Bologna Santin nel ruolo di libero. Nello s'infortunò e, la domenica dopo, mi si presentò l'occasione contro il Perugia». Da quel giorno di ottobre, la maglia è diventata sua, grazie a quella precisione e pulizia nell'intervento, quel suo tempismo nello spezzare e costruire l'azione. Un libero in chiave offensiva, proprio adatto alle caratteristiche tattiche del nuovo Torino. Il Beckenbauer di via Filadelfia, come lo hanno soprannominato i supertifosi, spiega cosi il segreto della sua squadra che, oltre alle reti dei due bomber, si basa sull'ermetica cerniera della retroguardia: « Con i miei compagni di reparto ci si intende ad occhi chiusi. E' bastato poco per perfezionare un certo automatismo negli scambi ed ora proprio non ci sono problemi ». Con la primavera sono spuntate voci su un possibile trasferimento di Caporale a fine stagione. Non pensiamo che la società granata sia orientata in questo senso, il difensore dopo una annata che ha segnato la sua seconda giovinezza non meriterebbe per alcuna ragione un simile trattamento. « Se c'è logica nel calcio — dice Vittorio a voce bassa — allora penso di rimanere nel Torino. Qui mi trovo bene, vorrei "chiudere" tra qualche anno». Caporale, con la moglie e due figlioletti, vive nella casa che guarda la collina la favolosa avventura. Mancano cinque giornate per agguantare lo scudetto, un sogno che mai era entrato nelle aspirazioni del giocatore. « Infatti —confida — io del titolo continuo a non parlarne per scaramanzia. Ci vuole tanta fortuna. Per intanto mi godo questo campionato in maglia granata che mi compensa delle molte delusioni patite ».

Da "La Stampa" del 17 luglio 1975

Il nuovo libero granata è un tremendista nato.

Caporale non teme l'ombra di Cereser

Di Salvatore Rotondo

Parte Angelo Cereser. Non crederanno ai loro occhi i tifosi granata quando lo vedranno al Comunale con una strana maglia rossoblu, molto diversa da quella granata che per Angelo più che una divisa rappresentava una seconda pelle. Con ciò si dimostra che nulla è immutabile: i tifosi bianconeri si adattarono a vedere Sivori nei colori del Napoli, quelli granata faranno anche il callo ad un Cereser bolognese.

— Ma signor Caporale si rende conto? Il nuovo libero del Torino si chiama Vittorio Caporale e nei primi incontri c'è il rischio davvero che qualcuno lo consideri un profanatore. Un rischio relativo, considerato però che Caporale sembra l'uomo più adatto ad inserirsi in modo indolore nello spirito del « tremendismo » granata.

« Certamente mi rendo conto che prendere il posto di Cereser nel cuore dei tifosi di Torino non sarà semplice. Ma già ieri ho conosciuto due capi della tifoseria che sono venuti in sede a trovare i nuovi arrivati e penso che faremo in fretta a rompere il ghiaccio. Anche se prima c'era Angelo Cereser. Nel Torino ci vengo volentieri proprio per il carattere che la squadra ha sempre dimostrato. Nessuno nel Torino pretende di giocare da signorina. La squadra applica un gioco maschio, specialmente in difesa, che si adatta perfettamente alle mie caratteristiche ».

— I terzini sono feroci...

« Meglio cosi. Ad un libero non può che far piacere avere intorno gente decisa, che non ha paura di sporcarsi i pantaloncini ».

— Si aspettava il trasferimento al Torino?

« Sapevo che mi avrebbero trasferito. Chiedete a Pesaola i motivi, comunque sapevo che mi aveva messo nella lista dei trasferibili. Una scelta tecnica che onestamente non capisco. Non credo che Pesaola abbia potuto mettere sul piano della bilancia anche il dissidio personale avuto con me ». « Del trasferimento — aggiunge Caporale — ho saputo dai giornali. E' vergognoso che i giocatori debbano essere ancora trattati come capi di bestiame. E' un tasto sul quale la nostra Associazione non deve stancarsi di battere ».
Ad Aosta, nel solito esordio stagionale, i tifosi vedranno con la maglia numero cinque un libero all'inglese: fisicamente robusto, alto, capelli neri lunghi, leggermente stempiato, grinta da vero granata.

Rimprovera il « Petisso » di averlo utilizzato pochissimo nel Bologna

Caporale: solo 151 presenze ma la colpa è di Pesaola...

NAPOLI — Oggi ne compie centocinquantuno in serie A. Ma è soddisfatto solo a metà. Vittorio Caporale, trentadue anni alla fine del mese, rimprovera a Pesaola di avergli frenato la carriera. Lui pensa già al futuro e garantisce: « Me la sento di giocare ancora per un bel po'. Almeno altre cento partite in serie A. Ecco, è questo il mio traguardo ». Ma non ha dimenticato il passato. Bologna e quattro stagioni da pendolare fra campo, panchina e tribuna: soprattutto Pesaola. Caporale non sa che forse oggi al San Paolo ci sarà anche lui. Ieri il Petisso era a Napoli, con Di Marzio è stato brillante ospite della rubrica sportiva di una telelibera cittadina. Giocare magari proprio sotto gli occhi di Pesaola, chissà che effetto fa. 151 ED UN RIMPIANTO — A biro e taccuini, Caporale si concede con rara parsimonia. Ma questa è una circostanza particolare. Confida: « Domenica scorsa ad Ascolí, ho raggiunto un traguardo importante. Ma rimpiango ancora le occasioni perdute a Bologna, con Pesaoia che non mi faceva giocare molto. Quattro campionati, solo, una cinquantina di partite. Ero più giovane, avevo tanti stimoli. Insomma, poteva essere quella la svolta giusta per la mia carriera. Meno male che poi sono arrivati il Torino e il Napoli ». IL RISCATTO — Lo scudetto nel segno del Toro, oggi il Napoli che scommette ad occhi chiusi su di lui. Fra un passato di riscatto totale ed un presente di grande soddisfa alone, Caporale finalmente parla delle sue rivincite: « Il momento più bello è stato senza dubbio il campionato vinto col Torino. E adesso vorrei realizzare qualcosa di importante qui a Napoli. Per lo scudetto, se ne potrebbe forse parlare dalla prossima stagione; intanto, abbiamo le carte in regola per disputare un ottimo girone di ritorno, qualificarci alla Coppa UEFA, lottare fino all'ultimo in Coppa Italia ». OGGI E DOMANI — Uno sguardo al futuro, il pronostico per oggi, Caporale parla de giovane cotega Baresi: « Fra i liberi della nuova generazione mi sembra il più dotato. Prima o poi, toccherà a lui raccogliere l'eredità di Scirea. Un consiglio, però: Baresi deve progredire nel gioco puramente difensivo ». Questa Fiorentina senza Antognoni e Pagliari provoca la diffidenza di Caporale: Sono sempre pericolose le squadre in formazione d'emergenza. « Chi sostituisce i titolari, gioca con una grinta ed una concentrazione addirittura raddoppiata. Noi puntiamo ovviamente al risultato pieno ».