giovedì 24 novembre 2011

Bologna Sportiva Sezione Calcio, 1931-32

Nella splendida foto a lato, una formazione dell'annata 1931-32. Come si può notare dalla didascalia in basso nella foto, il Bologna era già stato rinominato e inglobato (dal 1927), per volere di Leandro Arpinati, nella cosiddetta "Bologna Sportiva", realtà che raccoglieva quasi tutti i sodalizi più importanti della città sotto un'unica bandiera. Il Bologna, quindi, assunse la nuova denominazione di "Bologna (Sportiva) Sezione Calcio". Nella foto, da sinistra, in piedi, la mitica linea d'attacco rossoblù: Gastone Baldi (in borghese), Bruno Maini, un dirigente dell'epoca, Rafael Sansone, Angelo Schiavio, Francisco Fedullo, Carlo Reguzzoni e l'allenatore Gyula Lelovich. Al centro, da sinistra, quelli della mediana: Aldo Donati, Mario Montesanto e Gastone Martelli. In basso, accosciata, la linea difensiva. Da sinistra: il massaggiatore Amedeo Bortolotti, Eraldo Monzeglio, Mario Gianni e Felice "Gisto" Gasperi. Probabilmente il Bologna più forte e spettacolare di tutti i tempi. La foto fa riferimento all'incontro Milan - Bologna del 13 marzo 1932, 1-0 per i rossoneri con rete di Pietro Pastore. Durante quell'annata, il Bologna rimase imbattuto per ben 19 (!) giornate. Cadde solo alla ventesima, a Roma, contro la Lazio - La "BrasiLazio", come era stata simpaticamente ribattezzata dai suoi tifosi, per via dei numerosi oriundi brasiliani presenti in squadra: "Filò" Guarisi, Del Debbio (che il Bologna aveva già incrociato nelle file del Corinthians, durante la tournée in Sud America del 1929), De Maria, Fantoni, ecc. -, con il punteggio di 2-1. Il Bologna perse quel campionato in maniera beffarda, dopo averlo comandato per ben 25 giornate. Subì il sorpasso della Juventus e poi perse in modo rocambolesco, per 3 a 2, nel confronto diretto a Torino: con Luis Monti - il centromediano argentino della Juventus, soprannominato in patria "Doble Ancho", per la sua fisicità imponente - che tentò di spezzare una gamba, intenzionalmente, a Schiavio (Angiolino non gli rivolse mai più la parola, a nulla valsero i tentativi di riappacificazione tentati da Vittorio Pozzo), e dopo essere passati in vantaggio per ben due volte, nel fango del campo di "Corso Marsiglia". Quel Grande Bologna si vide stoppata la strada verso lo scudetto da quegli eventi, e non riuscì a interrompere il "quinquennio" juventino. Ma in compenso, andò a raccogliere grandi soddisfazioni in campo internazionale, nella mitica Coppa dell'Europa Centrale, vincendola due volte, nel 1932 e nel 1934. Fu l'unica squadra italiana a riuscire nell'impresa. Tutte le altre fallirono - a cominciare proprio dalla Juventus - tentando di conquistare quella coppa: l'Ambrosiana Inter, la Roma, la Fiorentina, il Torino, la Lazio, ecc., ecc. Una bella soddisfazione e un giusto riconoscimento a una squadra formidabile, che ha segnato un'epoca del calcio italiano.

martedì 25 ottobre 2011

Vittorio Caporale

L'estate che precedette il campionato 1975-76, fu una delle più infauste nella storia del sodalizio rossoblù. Fu un vero e proprio spartiacque tra la grandezza di un glorioso passato e un futuro incerto, che vide un Bologna sempre invischiato - fino al termine degli anni '70, tranne che per un campionato - nella lotta per non retrocedere. La ragione fu il terrificante "calciomercato" condotto all'inizio di quella stagione: furono ceduti in un solo colpo tre giocatori - solo per citare i più importanti, in realtà ne furono ceduti molti di più e tutti di buon livello - che poi in altre società, Napoli e Torino, si rivelarono colonne portanti di entrambe le squadre. Parliamo dell'idolo indiscusso di tutta la tifoseria rossoblù, Beppe Savoldi; del nuovo astro nascente proveniente dal vivaio del Bologna, Eraldo Pecci; e del protagonista di questo profilo, Vittorio Caporale, libero di classe e grinta che al Toro andò a vincere uno scudetto storico, atteso per una vita dalla Torino granata. Vittorio Caporale venne scambiato sul mercato con Angelo Cereser, il celebre "trincea", ottimo giocatore e bandiera granata, ma ormai over trenta, calciatore in fase calante e più vecchio di tre anni rispetto a Caporale. Fu uno scambio che vide nettamente perdente il Bologna, che - oltretutto - si privò anche del "rivale" in rossoblù di Caporale, Franco Battisodo. Vittorio Caporale arrivò al Bologna dall'Udinese - all'epoca in serie C -, nel campionato 1971-72, sulle orme del suo ex compagno di squadra e di difesa in bianconero Adriano Fedele, che era già diventato un beniamino del pubblico del vecchio Comunale. Caporale, a differenza di Fedele, non si impose subito in rossoblù e nella massima serie. Dovrà attendere la stagione successiva quando, con 24 presenze in campionato e 9 in Coppa Italia, riuscì a disputare un buon numero di partite. Nel Bologna fu impiegato in diversi ruoli di difesa, ma in realtà non riuscì mai ad affermarsi definitivamente. Soprattutto perchè l'allenatore dell'epoca, Bruno Pesaola, non lo "vedeva" assolutamente. Nonostante questo, Caporale diede un ottimo contributo alla causa del Bfc: per lui diverse presenze nella vittoria in Coppa Italia nel 1973-74; nel Torneo Anglo-Italiano del 1973; e in Coppa Mitropa (all'epoca ancora competizioni di un certo spessore, a cui partecipavano squadre di ottimo livello: quell'anno il Newcastle - che affrontò il Bologna -, e il Manchester United di Bobby Charlton nell'Anglo Italiano; la Dinamo Zagabria in Mitropa). Da quell'annata in poi, le presenze andarono sempre in calando, fino ad arrivare alla cessione dell'estate 1975. Vittorio Caporale andò a prendersi le sue rivincite e soddisfazioni nel Torino, dove fu grande protagonista di uno scudetto storico. In breve, per tutti i tifosi granata divenne "CaporalBauer", in simpatico gioco con il cognome di Franz Beckenbauer. Il suo modo di interpretare il ruolo di libero in maniera propositiva, simile a quello del fuoriclasse del Bayern Monaco, gli fece meritare questo appellativo da parte della tifoseria granata. Anche a Bologna, comunque, lo ricordiamo con affetto.

Ringrazio Luca, figlio di Vittorio Caporale, per la gentile concessione delle foto d'archivio che sono pubblicate in questo profilo

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Vittorio Caporale, al Bologna dal 1971-72 al 1974-75. Per lui 84 presenze ufficiali in rossoblù, tra campionato e coppe. Ha vinto una Coppa Italia nel 1973-74.

CONOSCIAMOLI MEGLIO.

Continua la pubblicazione dei profili (uno per numero) dei giocatori del Bologna. Attraverso questi ritratti spregiudicati e dissacranti, gli sportivi ed i tifosi rossoblù avranno modo di conoscere ogni aspetto pubblico e privato dei loro beniamini

VITTORIO CAPORALE

CAPORALE RIVUOLE I GRADI

Servizio di Gianfranco Civolani

— Da titolare a riserva di lusso: cosa hai provato?

« Dispiacere, amarezza, rabbia. Ero finalmente riuscito a diventare titolare per una stagione intera. Francamente non mi aspettavo di essere così bruscamente ricacciato indietro. Pensavo: c'è anche Battisodo, è un giocatore in gamba, ma sarà lui a doversi dare da fare per strapparmi il posto. E invece... »

— Però sei definito "riserva di lusso ideale". La prospettiva proprio non ti va?

« Riserva di lusso, ma sempre riserva. E la prospettiva non mi va perché credo che sia mio diritto rivendicare un posto da titolare. Io cerco sempre di capire le ragioni degli altri, io non voglio fare sciocche polemiche, io so come ci si deve comportare in una società e credo di aver dimostrato a tutti che so anche incassare in silenzio. Però avrò la libertà di dire che la prospettiva di dover aspettare qualche incidente o squalifica di un compagno per poter giocare, non mi va assolutamente giù. »

— Ipotesi: un posto da titolare in Serie B. Preferiresti una soluzione del genere?

« Perché in Serie B? Possibile che io non posso aspirare a fare il titolare in Serie A? »

— Come mai sei venuto fuori soltanto a ventisei anni?

« Perchè quando avevo vent'anni e giocavo nell'Udinese, stavo sempre per passare ad altre squadre più forti, ma all'ultimo momento non se ne faceva mai niente. Quando il Bologna mi ha acquistato, avevo ormai perso ogni speranza di venire A. Pensavo che al massimo avrei fatto un po' di carriera in B. »

— Come mai ti si accusa di mancanza di temperamento?

« Ma sì, probabilmente fino a due anni fa non mi ritrovavo un gran temperamento. Poi qui a Bologna ho cominciato a giocare più spesso e credo di aver fatto vedere che il temperamento ce l'ho anch'io. »

— Qual è il tuo vero ruolo?

« Non c'è dubbio, quello di libero. Posso adattarmi in altri ruoli, ma dò il meglio come libero. »

— E cosa ti manca rispetto agli specialisti tipo Burgnich?

« Mi manca l'esperienza, la meccanica. Per poter migliorare sensibilmente bisogna giocare parecchio...

»

— Hai ben fisso in testa qualche traguardo?

« Giocare almeno venticinque partite all'anno e — lo ripeto — non dover sempre sperare nelle disgrazie degli altri per avere un posto al sole. »

— Ti piacerebbe cambiare, città, cambiare club?

« A Bologna ci sto benissimo e francamente finirei volentieri la carriera qui. Però batto sempre quel chiodo. Se quest'anno sono sempre stato zitto, questo non significa che non abbia avuto le mie grosse amarezze ».

— Invidi il tuo amico Fedele?

« No, ho semplicemente piacere che sia andato a giocare in un grosso club ».

— Se tu non fossi diventato calciatore, cosa saresti diventato?

« Geometra. Stavo appunto studiando da geometra, quando per via del calcio ho interrotto gli studi. »

— Che importanza dai al denaro?

« La giusta importanza. »

— Come ti piacerebbe investire il denaro?

« Mi porrò il problema nel momento in cui appunto avrò il denaro. Credimi pure: per ora di denaro non ne ho mica guadagnato tanto. »

— Stato civile?

« Sposato, e c'è addirittura un secondo figlio in arrivo. »

— Passi per un tipo molto taciturno. Sei sempre stato così?

« Non sono mai stato un allegrone. »

— Cosa pensi dei giocatori che picchiano?

« Penso che un giocatore, specie un difensore, debba saper giocare e qualche volta anche picchiare. »

— Faresti la firma a giocare nel Bologna quindici partite all'anno?

« Difficile rispondere. Nel Bologna ci sto bene, ma quindici partite non sono moltissime. Diciamo che bisognerebbe affrontare anche il lato economico... Ma quel che mi secca, è che magari già prima che incominci il campionato, mi si metta una etichetta addosso: tu riserva, il titolare è l'altro...»

— Si dice comunemente che nel Bologna ci sono troppi giocatori imborghesiti, che bisogna cambiare, che ci vogliono facce nuove. Tu sei d'accordo?

« Se in questo momento di punti in classifica ne avessimo 30, forse tanti discorsi non si farebbero nemmeno. Comunque ci sono giocatori che stanno nel Bologna da sette-otto anni e naturalmente il pubblico vorrebbe vedere qualche altra faccia nuova. Ma è tutta questione di risultati: si cambia solo se i risultati non sono buoni.»

— Esempio: se tu dovessi raccontare a un amico che tipo di giocatore è Caporale, beh, come lo definiresti?

« Gli direi che Caporale è un giocatore che in Serie A può fare tranquillamente la sua figura. »

Da "La Stampa" del 16 aprile 1976.

Caporale ieri, oggi, domani.

"Se c'è logica rimarrò al Torino. Per i supertifosi granata il libero ripudiato da Pesaola è il "Beckenbauer di via Filadelfia".

FERRUCCIO CAVALLERO

Il primato del Torino è frutto di coerenza, di continuità; nasce dall'estro di Claudio Sala, dalla potenza offensiva di Pulici e Graziani, dalla lucida inventiva di Pecci a centrocampo, ma un discorso sul Torino non può esser fatto se si trascura l'apporto dei «gregari», di Patrizio Sala, Salvadori, Caporale. Il « libero » è una delle rivelazioni della stagione granata. Domenica scorsa, dopo il match vittorioso di Como, Radice si è avvicinato nello spogliatoio a Vittorio ed una stretta di mano tra i due ha detto più di tante parole. Un modo per ringraziare in silenzio il giocatore, con quel comportamento sincero che è proprio del carattere del trainer. In questi brevi istanti Caporale ha compreso molte cose, ha provato soddisfazioni che rincorreva in anni di carriera. La rinascita del difensore di Moimacco non è casuale, è stata accompagnata passo su passo dall'ambiente. Per capire Caporale bisogna rifarsi un istante al passato. Friulano, duro nei tratti del viso e nella volontà, si mette in luce nell'Udinese. Ha la fortuna di essere aiutato nelle prime esperienze con il « mestiere » da Gipo Viani, uomo ormai navigato. Caporale promette, matura, passa al Bologna. Gli ultimi due anni in maglia rossoblu si rivelano però un vero tormento. Pesaola non concede fiducia al giocatore, preferisce utilizzare Battisodo. Tra il « petisso » e Vittorio non c'è litigio, ma nemmeno una spiegazione chiara per la strana decisione. Così si consuma il divorzio. Caporale lascia quest'anno Bologna e tira (come Pecci) un grosso respiro. Pur di cambiare aria accetta il ruolo di riserva nel Torino. Nelle prime « uscite » della squadra, a Santa Vittoria d'Alba, fatica a raggiungere la condizione. « Nella prima gara di campionato — dice aggiustandosi il taglio ribelle dei capelli,— Radice fece giocare nella' sfortunata trasferta di Bologna Santin nel ruolo di libero. Nello s'infortunò e, la domenica dopo, mi si presentò l'occasione contro il Perugia». Da quel giorno di ottobre, la maglia è diventata sua, grazie a quella precisione e pulizia nell'intervento, quel suo tempismo nello spezzare e costruire l'azione. Un libero in chiave offensiva, proprio adatto alle caratteristiche tattiche del nuovo Torino. Il Beckenbauer di via Filadelfia, come lo hanno soprannominato i supertifosi, spiega cosi il segreto della sua squadra che, oltre alle reti dei due bomber, si basa sull'ermetica cerniera della retroguardia: « Con i miei compagni di reparto ci si intende ad occhi chiusi. E' bastato poco per perfezionare un certo automatismo negli scambi ed ora proprio non ci sono problemi ». Con la primavera sono spuntate voci su un possibile trasferimento di Caporale a fine stagione. Non pensiamo che la società granata sia orientata in questo senso, il difensore dopo una annata che ha segnato la sua seconda giovinezza non meriterebbe per alcuna ragione un simile trattamento. « Se c'è logica nel calcio — dice Vittorio a voce bassa — allora penso di rimanere nel Torino. Qui mi trovo bene, vorrei "chiudere" tra qualche anno». Caporale, con la moglie e due figlioletti, vive nella casa che guarda la collina la favolosa avventura. Mancano cinque giornate per agguantare lo scudetto, un sogno che mai era entrato nelle aspirazioni del giocatore. « Infatti —confida — io del titolo continuo a non parlarne per scaramanzia. Ci vuole tanta fortuna. Per intanto mi godo questo campionato in maglia granata che mi compensa delle molte delusioni patite ».

Da "La Stampa" del 17 luglio 1975

Il nuovo libero granata è un tremendista nato.

Caporale non teme l'ombra di Cereser

Di Salvatore Rotondo

Parte Angelo Cereser. Non crederanno ai loro occhi i tifosi granata quando lo vedranno al Comunale con una strana maglia rossoblu, molto diversa da quella granata che per Angelo più che una divisa rappresentava una seconda pelle. Con ciò si dimostra che nulla è immutabile: i tifosi bianconeri si adattarono a vedere Sivori nei colori del Napoli, quelli granata faranno anche il callo ad un Cereser bolognese.

— Ma signor Caporale si rende conto? Il nuovo libero del Torino si chiama Vittorio Caporale e nei primi incontri c'è il rischio davvero che qualcuno lo consideri un profanatore. Un rischio relativo, considerato però che Caporale sembra l'uomo più adatto ad inserirsi in modo indolore nello spirito del « tremendismo » granata.

« Certamente mi rendo conto che prendere il posto di Cereser nel cuore dei tifosi di Torino non sarà semplice. Ma già ieri ho conosciuto due capi della tifoseria che sono venuti in sede a trovare i nuovi arrivati e penso che faremo in fretta a rompere il ghiaccio. Anche se prima c'era Angelo Cereser. Nel Torino ci vengo volentieri proprio per il carattere che la squadra ha sempre dimostrato. Nessuno nel Torino pretende di giocare da signorina. La squadra applica un gioco maschio, specialmente in difesa, che si adatta perfettamente alle mie caratteristiche ».

— I terzini sono feroci...

« Meglio cosi. Ad un libero non può che far piacere avere intorno gente decisa, che non ha paura di sporcarsi i pantaloncini ».

— Si aspettava il trasferimento al Torino?

« Sapevo che mi avrebbero trasferito. Chiedete a Pesaola i motivi, comunque sapevo che mi aveva messo nella lista dei trasferibili. Una scelta tecnica che onestamente non capisco. Non credo che Pesaola abbia potuto mettere sul piano della bilancia anche il dissidio personale avuto con me ». « Del trasferimento — aggiunge Caporale — ho saputo dai giornali. E' vergognoso che i giocatori debbano essere ancora trattati come capi di bestiame. E' un tasto sul quale la nostra Associazione non deve stancarsi di battere ».
Ad Aosta, nel solito esordio stagionale, i tifosi vedranno con la maglia numero cinque un libero all'inglese: fisicamente robusto, alto, capelli neri lunghi, leggermente stempiato, grinta da vero granata.

Rimprovera il « Petisso » di averlo utilizzato pochissimo nel Bologna

Caporale: solo 151 presenze ma la colpa è di Pesaola...

NAPOLI — Oggi ne compie centocinquantuno in serie A. Ma è soddisfatto solo a metà. Vittorio Caporale, trentadue anni alla fine del mese, rimprovera a Pesaola di avergli frenato la carriera. Lui pensa già al futuro e garantisce: « Me la sento di giocare ancora per un bel po'. Almeno altre cento partite in serie A. Ecco, è questo il mio traguardo ». Ma non ha dimenticato il passato. Bologna e quattro stagioni da pendolare fra campo, panchina e tribuna: soprattutto Pesaola. Caporale non sa che forse oggi al San Paolo ci sarà anche lui. Ieri il Petisso era a Napoli, con Di Marzio è stato brillante ospite della rubrica sportiva di una telelibera cittadina. Giocare magari proprio sotto gli occhi di Pesaola, chissà che effetto fa. 151 ED UN RIMPIANTO — A biro e taccuini, Caporale si concede con rara parsimonia. Ma questa è una circostanza particolare. Confida: « Domenica scorsa ad Ascolí, ho raggiunto un traguardo importante. Ma rimpiango ancora le occasioni perdute a Bologna, con Pesaoia che non mi faceva giocare molto. Quattro campionati, solo, una cinquantina di partite. Ero più giovane, avevo tanti stimoli. Insomma, poteva essere quella la svolta giusta per la mia carriera. Meno male che poi sono arrivati il Torino e il Napoli ». IL RISCATTO — Lo scudetto nel segno del Toro, oggi il Napoli che scommette ad occhi chiusi su di lui. Fra un passato di riscatto totale ed un presente di grande soddisfa alone, Caporale finalmente parla delle sue rivincite: « Il momento più bello è stato senza dubbio il campionato vinto col Torino. E adesso vorrei realizzare qualcosa di importante qui a Napoli. Per lo scudetto, se ne potrebbe forse parlare dalla prossima stagione; intanto, abbiamo le carte in regola per disputare un ottimo girone di ritorno, qualificarci alla Coppa UEFA, lottare fino all'ultimo in Coppa Italia ». OGGI E DOMANI — Uno sguardo al futuro, il pronostico per oggi, Caporale parla de giovane cotega Baresi: « Fra i liberi della nuova generazione mi sembra il più dotato. Prima o poi, toccherà a lui raccogliere l'eredità di Scirea. Un consiglio, però: Baresi deve progredire nel gioco puramente difensivo ». Questa Fiorentina senza Antognoni e Pagliari provoca la diffidenza di Caporale: Sono sempre pericolose le squadre in formazione d'emergenza. « Chi sostituisce i titolari, gioca con una grinta ed una concentrazione addirittura raddoppiata. Noi puntiamo ovviamente al risultato pieno ».

lunedì 26 settembre 2011

Renato Dall'Ara

Il 10 ottobre 2012 cadrà il 120° anniversario dalla nascita di Renato Dall'Ara (anche se alcune fonti riportano invece il 1891 come data di nascita), il "Presidentissimo", per trenta anni alla guida del Bologna Football Club, dal 1934 al 1964. Dall'Ara, nato a Reggio Emilia, divenne ricco a miliardi con il suo celebre maglificio, che aprì una volta trasferitosi nel capoluogo Felsineo. Il successo imprenditoriale lo raggiunse mettendo in commercio una specie di giaccona a maglia, che Dall'Ara aveva visto indossare in una foto al generale Umberto Nobile (il famoso trasvolatore sul Polo Nord). La giacca a maglia venne lanciata sul mercato con il marchio "Norge" e fu un trionfo di incassi e di immagine personale; in breve divenne uno degli imprenditori più in vista della città. Dopo la caduta in digrazia presso il regime di Leandro Arpinati, serviva un nuovo uomo forte alla guida del Bologna. I gerarchi locali scelsero proprio lui, Renato Dall'Ara, 42 anni, sposato con la signora Nella e senza figli. Fu subito grande amore ma furono anche grandi trionfi. 5 scudetti, 1 Coppa Europa, il Trofeo dell'Expo di Parigi, 1 Mitropa. Un Presidente eccezionale. Non mancarono però i momenti bui e le contestazioni, soprattutto nel dopoguerra, quando la squadra stentava e i successi non arrivavano più. Ma nel momento in cui sentì la "minaccia" del petroliere Attilio Monti - che una larga maggioranza di tifoseria voleva presidente -, si sentì punto nell'orgoglio e cominciò la costruzione, anno dopo anno, della squadra che portò al Bologna il 7° e ultimo scudetto, giocando un calcio meraviglioso, paradisiaco. Purtroppo non poté godere assieme ai suoi ragazzi e alla città quel trionfo; morì in Lega Calcio il 3 giugno 1964 - quattro giorni prima del trionfo rossoblù all'Olimpico di Roma -, colpito da infarto mentre discuteva animatamente con il presidente dell'Inter Angelo Moratti. Il suo cuore, già minato da un infarto precedente, non resse. Chiudo con un breve sunto tratto da un articolo di Gianfranco Civolani: " Renato Dall'Ara: cinque scudetti, una Coppa Europa, una Mitropa, un Trofeo Expo di Parigi, una Coppa Alta Italia. Ma soprattutto un supremo magistero, una filosofia fatta di concetti così vitali e terreni. Uomini che ai tempi di Dall'Ara non eravate nemmeno nati, uomini che ne avete sentito parlare solo di rimbalzo: tipi come Renato Dall'Ara sono appunto l'uomo, il calcio, la vita ".

Da "L'Unità" del 4 giugno 1964

Il Presidente degli anni trenta

Di Sante Della Putta

La morte e la vita sono spesso poveri incidenti naturali che sfuggono a ogni regola di giustizia e di logica. Stavolta però la morte ha raggiunto uno dei massimi dell''ingiustizia. Ha aspettato a stroncare un uomo come Dall'Ara proprio alla vigilia del suo momento campale, il « giorno romano » che senz'altro egli considerava il più importante di tutta la storia del vecchio Bologna. E così il presidente dei trent'anni, ha chiuso repentinamente gli occhi senza rivedere lo scudetto di Campione d'Italia ricucito sulle maglie rossoblu dei suoi ragazzi. Gli amici dell'Inter ci lascino dire. Sono sportivi e cavallereschi, pertanto non dispiacerà loro se scriviamo che Renato Dall'Ara era certo che lo scudetto quest'anno gli apparteneva. E non era, si badi bene, una certezza derivante da idee di superiorità di squadra, o di tecnica o di bravura; bensì dall'aver visto sotto i suoi occhi scomparire, in virtù d'uno sgambetto canagliesco, una conquista ottenuta. Aveva Il famoso triangolino di stoffa in mano e già stava scegliendo con cura il filo migliore per ricucirlo, dopo più di vent'anni, sulle maglie del suo Bologna, quando bruscamente gliel'hanno rubato. Ma era convintissimo di recuperare la refurtiva il giorno del grande (e per lui ingiusto) spareggio. Renato Dall'Ara aveva 73 anni compiuti ed era presidente del Bologna F.C. da trenta, precisamente dall'ottobre del 1934. Non sappiamo se in Italia vi siano presidenti di squadre calcistiche con direzione così annosa. Certo è che se ce n'è stato uno considerato inamovibile, questo è lui. Inamovibile come certi patriarchi di campagna che, splenda il sole o grandini, rimangono al loro posto senza che a nessuno passi per il cervello il pur minimo pensiero di sostituzione o di avvicendamento. Sono tutt'uno con le stagioni, con la natura che li circonda, coi raccolti fruttuosi o con le perdite, col susseguirsi delle generazioni. Per Dall'Ara « ragazzoli » erano e sono rimasti, Andreolo, Biavati e Puricelli, e « ragazzoli » erano oggi Bulgarelli, Haller, Pavinato e gli altri, anziani o pivelli che fossero. Bè, chiamarlo presidente forse non è del tutto giusto. Meglio sarebbe definirlo « comandante del Bologna ». Era ormai vecchio e la salute cominciava a tradirlo: aveva superato un infarto, uno scompenso cardiaco, un paio di ulcere, il diabete, tuttavia in casa rossoblu faceva tutto lui. Bologna F.C. era lo stesso che mente di bocca la risposta che dire Dall'Ara F.C., la squadra era sua. Com'era sua la fabbrica di maglie che gli aveva dato sicurezza finanziaria e spunti, peraltro controllatissimi, di mecenatismo. Era un bravo dirigente sportivo? Par di si, se si osservano i risultati e il buon nome che il Bologna ha sempre mantenuto. Sotto la sua direzione la squadra ha vinto quattro campionati ('35-'36, '36-'37, '38-'39 " e '40-'41) più una prestigiosa Coppa d'Europa (1934) e un torneo internazionale a Parigi (1937). Qualcuno gli imputa una direzione decisamente artigianale, troppo alla vecchia maniera, e per ciò inadeguata alle idee di perfezione e automazione che paiono necessarie oggi anche in campo sportivo. Si potrebbe dire così: era uno di quei dirigenti (e lo era anche nella sua industria di magliaio) che dicono « Tas, ti, pistola! » a chi va a parlargli di public-relations, di marketing e di copywriters. A noi, francamente, non dispiacciono. Rimangono uomini di carne e di ossa. Sfuggono, si fa par dire, alla cibernetica, ma non alla saggezza collaudata dal tempo. Veramente, chiedere a lui che cosa rappresentava il Bologna nella sua vita di tutti i giorni, era cavargli immediata-più gli piaceva: « E' la mia famiglia, io non ho avuto figli, perciò i miei giocatori sono diventati i miei ragazzi ». Era un suo vezzo. Com'era un vezzo autodefinirsi « piccolo industriale di provincia con l'hobby del calcio ». E comperava e vendeva lui. Soprattutto comperava. « Il migliore modo di acquistare — diceva — è quello di non vendere ». La frase è rimasta famosa, tanto più che egli la pronunciò la prima volta il giorno in cui un gruppo di autorevoli sportivi petroniani andò a lamentarsi con lui, che la squadra declinava e bisognava rafforzarla. Questo fatto del non volere acquistare gli ha attirato addosso una taccia di cui egli rideva: avaro. Effettivamente somigliava a quei vecchioni nostri nonni o nostri padri d'altri tempi, che per qualunque lavoro o servizio si compiesse ti ricompensano con una « palanchetta ». Ci sembravano taccagni da morire e invece erano dei saggi parsimoniosi. « Perchè buttare i quattrini? — diceva —. Perchè inabissare le squadre in bilanci rovinosi? E' una strada che non porta lontano. Meglio essere parsimoniosi e infischiarsene di chi ti chiama avaro ». Era nato a Reggio Emilia il 10 ottobre del 1892. La sua attività di industriale laniero ha avuto inizio subito dopo la prima guerra mondiale, in cui aveva combattuto col grado di maresciallo di cavalleria. Fece tutto da solo, improvvisando e affidandosi alla buona sorte. Da poco nulla, arrivò ad impiantare una industria che con gli anni diverrà fiorente e fortunata. Si occupava già di calcio ma prima di arrivare alla presidenza del Bologna dovrà attendere fino all'ottobre del 1934. Incominciò con un trionfo: la conquista della Coppa d'Europa. Attualmente ricopriva il ruolo di consigliere della Lega Nazionale professionisti. Ma l'età e le varie indisposizioni di questi ultimi tempi, avevano rallentato dì molto questo genere d'attività extra-rossoblu. Sicuramente il famigerato « caso doping » deve avergli inferto un colpo molto duro. Dai brutti giorni in cui esplose, egli è parso sempre seriamente indisposto. Solo domenica scorsa, in occasione dell'incontro Bologna-Lazio, era tornato in tribuna. E' stata l'ultima partita cui ha assistito. Domenica, all'Olimpico, durante lo scontro più arduo in cui sarà impegnato il suo Bologna, gli sportivi italiani lo immagineranno di nuovo al suo posto, con in mano un lembo di quello scudetto ch'egli considerava il più caro e il più suo fra i tanti conquistati dal suo squadrone all'aria libera degli stadi.

Da "La Stampa" del 4 giugno 1964

La Tragica fine di Dall'Ara nella Lega Calcio a Milano

Di Leo Cattini

Il presidente del Bologna muore discutendo col presidente dell'Inter Aveva 72 anni. Doveva concordare con Moratti i premi ai giocatori per la partita di Roma. All'improvviso si è piegato sulla sedia. E' spirato mentre il collega milanese cercava di sorreggerlo. La moglie è stata colta da choc alla notizia. Milano, 3 giugno. Il comm. Renato Dall'Ara, da trent'anni presidente del Bologna, è deceduto verso le ore 17,30 per infarto cardiaco nella sede della Lega nazionale e precisamente nella saletta del presidente dott. Giorgio Perlasca. Era stato quest'ultimo a convocare l'anziano dirigente calcistico (nato il 10 ottobre 1892 a Reggio Emilia) per una consultazione alla quale doveva intervenire anche il presidente dell'Internazionale, Angelo Moratti. Scopo principale della riunione era quello di concordare, in forma amichevole, l'entità del premio di partita da aggiudicare ai giocatori nerazzurri e rossoblu, impegnati nello spareggio di domenica prossima. Doveva essere stabilito, di comune accordo, un tanto da erogare ai vincitori ed un tanto agli sconfitti. Ciò nell'intento di placare l'attesa degli stessi giocatori, messi in agitazione dalle notizie diffuse in questi ultimi tempi, e nello stesso tempo di allentare la tensione che gravava sulla partita decisiva del campionato. Era anche intenzione del presidente della Lega nazionale di attenuare lo stato di evidente disagio venuto a detcr minarsi tra le due vecchie società calcistiche e tra i loro dirigenti in conseguenza delle polemiche accese dalla Questione del « doping » e da tutto il resto. Il presidente del Bologna era giunto a Milano in macchina verso le ore 15,30 accompagnato dalla moglie Nella e dal medico personale dr. Pinetti. Veniva ricevuto subito dal capo dell'ufficio stampa Scarambone ed accompagnato da questi nella saletta del dr. Perlasca. In attesa dell'arrivo del presidente dell'Inter, rintracciato per telefono in quanto l'orario preciso del convegno non era stato fissato, Dall'Ara aveva spiegato con disinvoltura che domenica scorsa più che sentirsi male aveva preferito ritirarsi per timore dell'entusiasmo popolare, specialmente dopo che il vicepresidente del sodalizio rossoblu l'aveva sollevato di peso in tribuna d'onore, esternando così il suo entusiasmo alla notizia — risultata poi falsa — che la squadra nerazzurra aveva pareggiato a San Siro contro l'Atalanta (e che pertanto il Bologna era campione. In seguito il comm. Dall'Ara aveva avuto espressioni d'ammirazione per la vittoria conquistata dall'Inter a Vienna contro il Real Madrid, rammentando però che anche il Bologna, ai tempi d'oro, s'era imposto due volte nella « Mitropa Cup ». Alle 17,22 era giunto il presidente dell'Inter e dopo i convenevoli di rito i tre dirigenti — Perlasca, Dall'Ara e Moratti — avevano iniziato con la massima serenità le discussioni per stabilire — come giù detto — l'entità dei premi di partita da assegnare per lo spareggio di domenica prossima, con l'impegno di osservare onestamente i patti. All'improvviso Dall'Ara si era appoggiato allo schienale della sedia, piegandosi poi verso sinistra, addosso a Moratti. Questi aveva sorretto subito il collega, e coadiuvato da Perlasca, l'aveva adagiato su un divano. Alle grida di Moratti e di Perlasca, accorreva il medico personale dott. Pinetti, che non poteva fare altro che accertare il decesso. La moglie era uscita per effettuare alcune compere e non era quindi per il momento rintracciabile. Secondo le modalità della legge, venivano avvertiti la Squadra Mobile, che provvedeva a sua volta a chiamare la Volante, ed il commissariato Duomo, che disponeva per gli accertamenti, stendendo il verbale sulla base della dichiarazione di morte (per cause naturali) stilata dal dott. Pinetti. Veniva pure interessato il Procuratore della Repubblica, che prospettava due possibilità: o il ricovero della salma all'obitorio o l'autorizzazione per il trasporto a Bologna (richiesto poi dalla moglie, che una volta rintracciata e sebbene avvertita con la massima cautela, era stata colpita da leggero choc). Per ottenere al più presto possibile l'autorizzazione per il trasporto a Bologna, veniva interpellato anche il sindaco prof. Bucalossi, che interessava a sua volta l'assessore allo Stato Ciuile. In attesa del furgone speciale, veniva allestita la camera ardente nel salone d'onore della Lega nazionale. Anche l'avv. Giustiniani, presidente della Corte d'Appello di Milano presidente della Corte federale, interveniva per accelerare le pratiche. Il presidente del sodalizio nerazzurro, Angelo Moratti, sconvolto e quasi fuori di sé, (l'anziano collega era morto fra le sue braccia) si rifiutava di rispondere a certe domande concernenti lo spareggio di domenica prossima. Verso le ore 21 il dirigente nerazzurro lasciava la sede della Lega ed a vegliare la salma (la cui rimozione è ammessa soltanto dopo ventiquattro ore dal decesso) sono rimasti il prof. Boselli, il dott. Perlasca e Scarambone, ai quali si sono aggiunti, più tardi, i consiglieri della società rossoblu, venuti da Bologna. Renato Dall'Ara aveva 72 anni. Aveva partecipato alla prima guerra mondiale come maresciallo di cavalleria. Successivamente, trasferitosi a Bologna, aveva organizzato un'industria di maglieria che doveva in breve tempo prendere ampio sviluppo. Da trent'anni ininterrottamente era presidente del Bologna, squadra che, sotto la sua guida, aveva vinto quattro campionati italiani (1935-36; 1936-37; 1938-39; 1940-41), una Coppa Europa (1934), il Torneo dell'Esposizione di Parigi (1937) e infine la Coppa dell'Europa Centrale (1962).

Il cuore non ha retto alla passione sportiva

Di Vittorio Pozzo

E' morto il presidente del Bologna. Il cuore, che da lungo tempo lo insidiava e faceva temere per lui, ha finito per cedere. O per tradirlo. E' morto facendo il suo dovere di dirigente, combattendo per la sua società. Si era recato a Milano, alla Lega Nazionale, dove, a seguito di iniziativa sua personale, doveva aver luogo una riunione col presidente dell'Internazionale, alla presenza di qualche alto esponente della Lega stessa o della Federazione, allo scopo di fissare, su basi di eguaglianza, i premi da versare ai giocatori che, vincendo lo spareggio di domenica prossima, avessero riportato il titolo di Campione d'Italia. Stava per difendere una causa giusta, insomma. Era, da tempo, in condizioni di salute alquanto scosse. Già, alcuni mesi or sono, aveva avuto due attacchi cardiaci. Poi si era ripreso. E, proprio al momento in cui era scoppiata la grossa « grana » del drogaggio per la sua squadra, aveva fatto una ricaduta, la più grave di tutte. Era stato un paio di mesi a letto, poi si era recato a Napoli ed altrove, in cerca di pace e di sole, colla proibizione di occuparsi delle cose del calcio. Se fosse stato presente, forse le cose sarebbero andate diversamente a Bologna in quel frangente. Perché una bella pratica dell'ambiente se la era acquisita nei lunghi anni di presidenza del suo sodalizio e di appartenenza agli enti federali. Allo stadio della sua città non ci era più stato, per lungo tempo. Fu proprio lui, personalmente, che volle andarci domenica scorsa, per l'incontro tra i rossoblu e la Lazio, malgrado il parere contrario della sua signora e del medico curante: i quali avevano finito per accompagnarlo. Quando nello stadio stesso avvenne quel finimondo che avvenne, per l'equivoco insorto fra i termini di « spa reggio e di pareggio », noi dicemmo ad un collega: « Chissà se il cuore di Dall'Ara avrà retto ad emozioni così violente e contrastanti! ». Guardammo. Al suo posto non c'era già più. Lo avevano portato via. Gli telefonammo la sera stessa, e rispose lui medesimo, dicendo che erano tutte esagerazioni e che lui stava benissimo. Per noi, invece, gli sono state fatali proprio le emozioni di quella sera. Tanto che, a notte, incominciammo l'articolo per la seconda edizione di « Stampa Sera » di lunedì, l'altro ieri, scrivendo che i malati di cuore non avrebbero più dovuto presenziare agli incontri calcistici. Era un presagio, il nostro: un triste presagio. Ci incontrammo ancora lunedì sera stesso. Ci raccontò più cose interessanti. Era magro e tirato, ma ci pareva abbastanza rimesso, tanto che ci disse: « Forse domenica prossima sarò a Roma per la finalissima ». E' caduto, come un soldato. Facendo il suo dovere. Passava un po' per tirchio nell'ambiente. Ma, effettivamente, per il suo Bologna aveva speso un patrimonio. Rispettava il danaro, che, in gioventù, aveva sudato a guadagnare, e, quando spendeva era perché era indispensabile spendere. Ci conoscevamo da più di una trentina d'anni, e ci aveva dato prove di vera e schietta amicizia. Non aveva figli, ma aveva una moglie che lo adorava ed in ogni dove lo seguiva. Come tutti i dirigenti sportivi che sono soliti pagare di persona, ha avuto dalla sua squadra, e dalla sua società, gioie e dolori, soddisfazioni e disinganni. Schiettamente, sinceramente, la sua morte ci ha colpito, ci ha addolorato nel modo più vivo e le condoglianze che noi rivolgiamo alla sua signora ed ai parenti ed amici suoi sgorgano direttamente dal cuore. Perché noi non apparteniamo a quella schiera dilagante di persone alle quali lo sport ha saputo e potuto insegnare l'odio per coloro che la pensano diversamente da loro. Noi amiamo dire e scrivere la verità, senza odiare né svergognare nessuno. Di uomini parliamo meno che possiamo: preferiamo parlare di fatti e di cose. E ci teniamo lontani il più possibile da chi, per abitudine, esagera. Per questo, preferiamo tenere per noi la nostra commozione. La morte di Dall'Ara ha turbato il campionato mentre questo stava avviandosi al suo momento culminante. Diciamo questo, perché conosciamo bene il Bologna. Il colpo che esso ha subito è grave. La pietà — quella che qualcuno proclamava fosse morta — ha ridotto lo slancio e ridotto anche le forze morali di quella creatura che egli tanto amava: la squadra bolognese.

giovedì 15 settembre 2011

Ridateci il nostro vecchio logo!

Non è strano in questi tempi, dopo anni di prestazioni deludenti del Bologna F.C., una campagna per un logo?
No, affatto.
Soprattutto questi ultimi anni hanno dimostrato ancora una volta che giocatori e allenatori sono transitori, gente di passaggio. Le grandi bandiere, purtroppo, non esistono più.
Cosa resta allora?
Restano i capisaldi del club: la sua storia - una Grande e Nobile Storia, nel caso del Bologna F.C. -, le sue origini, la sua simbologia, la sua maglia gloriosissima.
Ai tempi della presidenza Giuseppe Gazzoni fu completamente stravolto il nostro vecchio logo societario (oltre ai colori della maglia...). Per "esigenze commerciali...", si disse all'epoca.
Quello che ereditammo dal fallimento del 1993, era tale e quale a quello originario, per colori e per caratteri. In più vi era solo la scritta "1909". Era un perfetto compromesso.
In pratica ci eravamo salvati in corner, contenendo i danni. Molte squadre, per esempio, dovettero rinunciare per un po' di tempo ai loro vecchi loghi ( su tutte la Fiorentina dopo il fallimento Cecchi Gori). Ma nel 2001 ecco in azione i nuovi "creativi", su input societario. Via il vecchio logo ed ecco il nuovo: un orrido badge con i caratteri BFC stilizzati di color bianco, la croce rossa in campo bianco della città di Bologna non più sinuosa e arcuata, ma stilizzata anch'essa e contornata da un pallido azzurretto. Il tutto condito dagli improbabili azzurro e rosso "Catania" di Gazzoniana memoria (orrore!). Ciliegina sulla torta: una specie di giallino a fare da contorno al logo. In quello vecchio era perfetto ed elegante il color quasi oro; in quello nuovo il 'giallino' Modena sta come un pugno in un occhio.
In soldoni, un calcio in faccia alla storia del nostro club.
Stessa cosa accade per le nuove maglie: ora che finalmente si è tornati ai vecchi, bellissimi colori - con un bel blu scuro e rosso intenso -, quel badge stilizzato, con una tonalità completamente differente di rosso e blu quasi 'flash' stile "Catania", risulta veramente stonatissimo.
Rovina l'estetica della maglia da gioco. Chi le ha comprate negli ultimi anni può testimoniare in tal senso. Ora, mi dicono che questo nuovo logo è depositato e che bisogna aspettare scada (?) per tornare a quello vecchio. Io penso che con un po' di buona volontà si possa fare qualcosa da subito, vero signor Guaraldi? Vero signor Montagnani? (per chi non lo sapesse, responsabile marketing del BFC)
Torniamo al nostro vecchio logo, riappropriamoci della nostra Storia e delle nostre più belle tradizioni.
La bellezza è nei particolari, dai particolari si nota la grandezza di un Club e l'amore di una tifoseria.
Nell'immagine in alto a sinistra, il nostro antico, elegante e bellissimo logo. Lo rivogliamo.
RIDATECI IL VECCHIO LOGO!
Forza Bologna, sempre e comunque.
TIMF

mercoledì 31 agosto 2011

Il Vessillo storico del Bologna Football Club

Una mia personale riproduzione del Vessillo - o Labaro - del B.F.C., con tanto di scritta latina: "Animose Non Violenter". La frase in latino - di cui pochi tifosi rossoblù ne erano a conoscenza fino a poco tempo fa - è di fatto il motto ufficiale. Alla lettera il suo significato è: "Coraggiosamente Non Violentemente". Lo stendardo attuale riporta ricamati solo i sette scudetti vinti dal Bologna nella sua storia, senza le coccarde delle Coppe Italia e senza le Coppe Europa o altri trofei vinti dai rossoblù (le aggiunte nel disegno sono una mia interpretazione personale); ed è sempre presente - di solito portato dai ragazzi del settore giovanile - agli avvenimenti più importanti che scandiscono la vita del Club. I suoi colori sono gli stessi del blasone societario: la croce rossa in campo bianco (o argento), simbolo dell'antichissimo Comune di Bologna; il rosso e il blu: dal 3 ottobre 1909 - la fondazione - i colori ufficiali del club, grazie alla casacca a quarti del collegio svizzero (lo Schönberg di Rossbach) portata a Bologna da Arrigo Gradi, uno dei soci fondatori; i ricami dorati della scritta BFC, che campeggia là in alto, a sinistra, in campo blu; e quelli del motto latino. Il tutto rifinito con frangia - sempre dorata -, tutta attorno allo stendardo, in fondo, e in divisione delle varie simbologie. In origine - primi anni '10 e '20 del '900 - l'insegna era portata sul campo dal capitano del Bologna (famosa la foto che ritrae Giuseppe Della Valle allo " Sterlino "), prima di match molto importanti o di qualche celebrazione.

martedì 1 marzo 2011

Parigi, 6 giugno 1937: Bologna F.C. - Chelsea F.C. 4-1

Nell'estate del '37, fresco campione d'Italia per la quarta volta, il Bologna viene invitato a Parigi per il torneo de L'Exposition internationale « Arts et Techniques dans la Vie moderne » . Al torneo partecipano otto squadre, alcune delle quali sono da sempre l'aristocrazia del calcio europeo, Austria Vienna e Slavia Praga su tutte. E, udite udite, per la prima volta nella storia, partecipano a un torneo ufficiale internazionale i "maestri" inglesi, gli inventori del football moderno, inviando a Parigi come rappresentante ufficiale il glorioso Chelsea, formazione di medio alta classifica nella massima divisione inglese, reduce da un ottavo e un tredicesimo posto nelle precedenti due stagioni. I britannici sono quasi al completo, le uniche assenze veramente di peso sono il portiere Vic Woodley - grande campione e nazionale inglese -, e il centravanti George Mills, anch'esso nazionale inglese e topscorer - uno dei più prolifici nella storia dei "blues" di Stamford Bridge - della squadra. Non mancano ovviamente le squadre di casa, rappresentate dall'allora fortissimo F.C. Sochaux - forte di alcuni nazionali francesi, tra cui il portiere Di Lorto, e del grande campione svizzero André "Trello" Abegglen -, detentore della Coppa di Francia; e dall'Olympique de Marseille, campione di Francia. I rossoblù non si fanno pregare. Eliminano i francesi del Sochaux (4-1) tra la costernazione degli astanti, poi (2-0) anche i duri cechi dello Slavia Praga. La finalissima è contro i terribili inglesi del Chelsea. Questa la formazione petroniana: Ceresoli; Fiorini, Gasperi; Montesanto, Andreolo, Corsi; Busoni, Sansone, Schiavio, Fedullo, Reguzzoni. Quest'ultimo è in gran vena e mette a segno una doppietta: finirà 4-1 . In questa pagina, anche il resoconto di Gabriel Hanot, inviato del «Miroir des Sports» e ideatore, molti anni dopo, della « Coppa dei Campioni » e del « Pallone d'oro ». Da sottolineare che parecchie partite, compresa la finale tra Bologna e Chelsea, si disputarono nel leggendario stadio parigino di "Colombes", tempio di football e rugby, dove l'Italia si laureò Campione del Mondo nel 1938. Colombes divenne celeberrimo al grande pubblico negli anni '80, quando venne immortalato dal regista John Houston in alcune riprese del film "Fuga per la vittoria" - anche se in realtà le tribune usate nel film furono quelle dello stadio oggi dedicato a "Nandor Hidegkuti", a Budapest -, con protagonisti Pelè, Bobby Moore, Osvaldo Ardiles e un giovane Sly Stallone.

Il Torneo dell'Esposizione sarà favorevole alle squadre francesi?

BOLOGNA A.G.C. CONTRO F.C. SOCHAUX QUESTO POMERIGGIO A COLOMBES

Il torneo dell'Esposizione inizierà questo pomeriggio sotto il segno del caldo. I giocatori non saranno entusiasti di giocare 90 minuti in queste condizioni, considerando che in questo periodo dell'anno dovrebbero essere in pantaloni e camicia chiara o in piscina. I primi incontri si giocheranno oggi a Le Havre, Antibes, Strasburgo e Colombes, dove il F. C. Sochaux incontrerà il Bologna A. G. C., campione d'Italia. Cosa faranno i vincitori della Coppa di Francia contro la miglior squadra italiana? Sono capaci di fare bella figura, soprattutto dal momento che ricevono un sostegno prezioso da parte di molti giocatori stranieri. E' possibile che una squadra francese faccia una figura eccellente in questa competizione, senza che si possano trarre utili insegnamenti sul valore attuale del calcio francese.

Le due squadre saranno le seguenti:

Per il Bologna A. G. C. - Portiere: Ceresoli; Backs: Fiorini, Gasperi; Centrocampisti: Montesanto, Andreolo, Corsi; Attaccanti: Busoni, Sansone, Schiavio, Fedullo, Reguzzoni.

Il Bologna giocherà in maglia rossa e blu.

F. C. Sochaux. Portiere : Di Lorto; Backs: Mattler, Laloue; Centrocampo: Hug, Szabo, Lehmann; Attaccanti: Courtois, Abegglen, Bradac, Telechea, Williams.

Calcio d'inizio alle 15

Arbitro: M. Turfkruyer (Belgio)

Bologna - Chelsea 4-1, 6 giugno 1937

UNA LEZIONE DI STILE, UN'ESIBIZIONE DI FORZA.

Di Gabriel Hanot
Sarebbe un grave errore, e una profonda ingiustizia, minimizzzare la vittoria del Bologna e la sua portata. Domenica, in tribuna stampa, v'era chi giustificava gli inglesi: affaticati da una stagione molto dura, reduci da una lunga tournée in Europa, vittime di infortuni, infastiditi dal caldo veramente opprimente della giornata. Ma perché, forse che tutto ciò non vale per gli italiani? Avevano meno infortunati, ma non hanno certo commesso l'errore del Chelsea che ha messo in campo il terzino Barkas sofferente ad una gamba e così incerto da consegnare il pallone a Schiavio, solo davanti alla porta difesa da Jackson. Questo errore (uno dei più grossolani che abbia mai potuto vedere) ha segnato l'inizio della fine per il Chelsea, a Colombes, nella finale del torneo dell'Esposizione. Fino a quel momento i londinesi erano sembrati alla pari con gli italiani, la cui rapidità in fase di distruzione e costruzione del gioco equilibrava quella che appariva una certa inferiorità nella manovra. La gaffe di Barkas ha come sbriciolato il gioco degli inglesi. Il Bologna, che allineava otto uomini in difesa, ha preso in velocità gli avversari. Una squadra in perfetta condizione atletica, giovane e fresca, vivace e mirabile in azione, dal dinamismo possente e costante, che ha mostrato un contrasto assoluto con il mestiere sicuro, ma lento e pesante, dei britannici. Il secondo goal, ottenuto al 20' dall'ala destra Busoni, e il terzo, dell'ala sinistra Reguzzoni al 30', hanno tradotto in punteggio questa enorme differenza di stile ricompensando la classe e la vitalità a detrimento del lavoro artigiano del Chelsea. Alla fine del primo tempo, il Bologna conduceva per 3-0 e aveva confermato l'opinione che il calcio italiano sia il più efficace d'Europa, irresistibile in attacco come in difesa. Alla ripresa, scontata la reazione inglese, rintuzzata con metodo da avversari più mobili, più abili nei contrasti e nel tiro, più veloci a sganciarsi e aggredire. Al 72' Reguzzoni consolidava il successo, meglio, il trionfo italiano con il quarto goal. Sei minuti più tardi Weaver salvava l'onore del football insulare con un goal bello, ma solitario. L'arbitro, l'energico signor Leclercq, ha dovuto fare appello a tutta la sua autorità per reprimere il tentativo dei giocatori di trasformarsi in belligeranti. Peccato per le baruffe: bisogna saper vincere, ma anche perdere. Resta da sottolineare come del molto calcio visto in questi giorrni, al torneo, soprattutto quello italiano abbia stupito i purtropppo pochi spettatori del torneo per la perfetta fusione del gioco dei tre uruguayani (Andreolo, Sansone e Fedullo) con quello degli altri giocatori del Bologna, in niente inferiori ai campioni sudamericani.

Da "Le Figaro", 6 giugno 1937

Questo pomeriggio a COLOMBES Gli inglesi del Chelsea riusciranno a vincere la finale del Torneo dell'Esposizione contro gli italiani del Bologna?

Il Torneo dell'Esposizione prenderà il via questo pomeriggio allo stadio di Colombes. Saranno di fronte Bologna e Chelsea. Il Bologna parte favorito in questo incontro. La velocità di esecuzione degli italiani, la varietà del loro gioco, permetterà loro di mantenere il ruolo di favoriti e di battere i potenti ed essenziali inglesi del Chelsea? Il Chelsea si è messo in testa di vincere il torneo, questa affermazione non è esagerata, dato che in semifinale hanno destato grande sorpresa sconfiggendo i formidabili calciatori dell'Austria. Per raggiungere i suoi fini, il Chelsea è stato rafforzato da alcuni dei suoi giocatori che erano rimasti in Inghilterra. Tuttavia, i giocatori di Bologna sono decisi, anch'essi, a compiere ogni sforzo per vincere; il match sicuramente sarà duro e difficile, ma offrirà al pubblico una dimostrazione di football di primissimo piano. Gli italiani contano sulla velocità delle loro ali per mettere in difficoltà la difesa serrata degli inglesi, ed è molto probabile che esse ripaghino della fiducia che è riposta in loro. Eppure, il Chelsea è una di quelle squadre che, in partite importanti, può ottenere la vittoria. È, quindi, secondo la nostra opinione, osare troppo predire nettamente la vittoria del Bologna; le chances del Chelsea non sono affatto inferiori rispetto a quelle dei rivali.

Un'altra sconfitta per l'Austria

Per il terzo e il quarto posto del torneo dell'Esposizione, lo Slavia Praga e l'Austria si sono incontrate, ieri pomeriggio, allo Stade de Saint-Ouen, davanti a diverse migliaia di spettatori. Gli austriaci, che erano i favoriti del torneo, e che erano già stati sconfitti dal Chelsea, hanno dovuto, nuovamente, inchinarsi. I cechi hanno vinto per 3 reti a 0. Va notato che entrambe le squadre sembravano stanche. Tuttavia, in diverse occasioni, la partita è stata funestata dal gioco scorretto e l'Austria ha finito la partita con nove uomini in campo

Da «Stampa Sera» del 7 giugno 1937

Dopo il Bologna non è piu' possibile discutere. Il calcio Italiano è sempre primo.

di Enzo Arnaldi

Quando fu rinviato l'incontro fra le «nazionali» d'Italia e di Francia, a Parigi, fra i molti che commentarono la cosa in vario modo, ci furono anche i severi tecnici che rimpiansero di non poter vedere all'opera il «tanto discusso» gioco italiano. Noi, lo confessiamo, restammo un po' incerti di fronte a quel «tanto discusso». Ci pareva che, dopo la conquista del Campionato mondiale, dell'Olimpiade e la vittoria in due Coppe Intemazionali, di discussioni ce ne fossero più poche da fare. Forse eravamo un po'... candidi, ma ci sosteneva la convinzione che il valore del nostro calcio non avesse bisogno di ulteriori conferme. Da ieri sera crediamo che anche per i tecnici francesi la questione sia risolta. Senza attendere il giorno della ripetizione della partita Francia - Italia, il Bologna, da due anni detentore dello « scudetto », l'ha liquidata, vincendo quel trofeo dell'Esposizione per la cui conquista erano scesi in lizza i migliori esponenti del calcio inglese, cecoslovacco, austriaco e francese. Gli sportivi d'oltr'Alpe non hanno, dunque, di che lamentarsi, tanto più che sulla Costa Azzurra la Juventus ha pensato bene di accompagnare la dimostrazione dei campioni d'Italia con una controprova di indubbia efficacia.

La grande vittoria

Grande, bellissima vittoria, quella dei rossoblu. Per molte ragioni. Innanzi tutto per la forza e la fama degli avversari che l'hanno contrastata, eppoi perchè felicissima come « tempo » e come « luogo ». I nomi delle squadre che partecipavano al torneo parigino li conoscete. Si tratta dell'aristocrazia del calcio danubiano e britannico, oltre che di quello di Francia. Per uscire con l'aureola del trionfo da simile battaglia bisogna avere le ossa dure, i muscoli sciolti, i nervi saldi e lo spirito ad alta temperatura. Il Bologna ci sa stare in questi ambienti... surriscaldati. Lo dimostrano i suoi due successi in Coppa Europa. Lo conferma quello di Parigi. La strada non è stata cosparsa di rose per i bolognesi. Dapprima ebbero a che fare con la più coriacea delle squadre di Francia, il Sochaux: superata con un balzo maestro. Poi si trovarono di fronte i boemi dello Slavia, i rappresentanti di quella roccaforte calcistica che da pochi giorni appena era capitolata all'assalto del calcio italiano: due stoccate di Busoni e la questione fu appianata. Ieri, infine, nella lotta estrema, era in campo la rappresentante di quel gioco inglese che troppo si gloria del successo di Higbhury: il risultato lo sapete, i rossoblu passarono in bellezza per uno scarto di gol di 4 a 1. Queste le tre tappe per cui il Bologna giunse al trionfo. Si tratta di pochi dati scabri, anche se sufficienti. Qualora, però, li voleste adornare di qualche altro rilievo, potete sempre ricordare che, mentre il Bologna arrivò alla finale sempre vincendo, il Chelsea superò il primo turno per il gioco della fortuna, per l'estrazione a sorte, e che lo Slavia, battuto dal Bologna, battè l'Austria, piegato dal Chelsea, ottenendo il terzo posto. Sono rilievi che hanno il loro significato. E non crediate che il Chelsea fosse a Parigi per fare una di quelle gite di esibizione tanto care ai professionisti inglesi, quando varcano la Manica. Il Chelsea era a Parigi per vincere, è non per intascare la trasferta. Ricapitolato tutto questo, il trionfo dei campioni d'Italia acquista un significato definitivo e dimostra che non è soltanto per divertirci in famiglia che ci sentiamo di possedere i più forti calciatori d'Europa, anche se abbiamo la certezza di non attraversare il periodo calcistico più felice. Dopo i risultati di Parigi e di Lilla, crediamo che di « discussioni » non se ne possano più fare troppe! Con la nuova bellissima affermazione del calcio italiano abbiamo, intanto, quella particolare del Bologna. Siamo dei vecchi amici dei bolognesi, i primi che hanno riconosciuto in essi la più forte formazione della stagione nazionale. Le notizie dalla Francia non ci giungono, quindi, se non come gradita conferma a quanto da mesi andiamo sostenendo. Anche nei particolari il torneo parigino viene a darci ragione, poiché in esso sono rifulse quelle doti che nei rossoblu sempre abbiamo segnalato come primissime fra le altre molte: la forza morale e la tendenza a concretizzare con ogni mezzo la possibilità del gioco. Schiavio ha ancora potenziato queste doti e il fatto che a tradurre nella realtà del gol la superiorità dell'azione siano state sovente le due ali, Busoni e Reguzzoni, proclama la suprema praticità del gioco bolognese. E, siccome quel che conta, specialmente all'estero, è vincere, ciò suona come massimo elogio alla squadra che si fregia giustamente del titolo di campione d'Italia. Il torneo parigino, intanto, oltre che a toglier di mezzo ogni « discussione » sul calcio italiano, è servito anche a mettere in chiaro qualche dubbio che, con troppa fretta, era staio raccolto al di là dei confini su quella che è la correttezza dei nostri giocatori. Proseguendo nel sistema, ormai, ben conosciuto, di addossare la colpa di ogni incidente agli « azzurri », dopo la burrascosa partita di Vienna, erano state dette troppe cose sulla « violenza » dei calciatori di Pozzo. Per fortuna, erano, poi, venuti gli incontri di Torino (Ungheria), Praga ed Oslo ad affermare che gli « azzurri » giocano lealmente e non battagliano con ogni mezzo. I giornali ungheresi, cecoslovacchi a svedesi erano stati, al riguardo, assai precisi.

Il giudizio degli altri

A Parigi la luce è stata fatta. Mentre il Bologna ha vinto sfruttando le soli armi tecniche, l'Austria... ha perso scalciando a più non posso. Sull'argomento non sarà male citare qualche passo dell'Auto nell'incontro Chelsea-Austria. Eccovelo, alla rinfusa: « I giocatori viennesi non seppero reagire che violando largamente le regole del gioco leale », se l'arbitro fosse intervenuto a tempo « avrebbe evitato all'irascibile Sesta le ridicole provocazioni che prodigò ai suoi avversari, a Adamek di lanciarsi sull'ala sinistra inglese per colpirla con la testa », « Jerusalem pensò troppo, come Sesta e Molzer, a mettere fuori combattimento i suoi avversari ». « Dei viennesi non penso niente — ha, poi, detto il capitano del Chelsea —. Ricordo solo che, essendo a Vienna tre settimane fa, ho assistito all'incontro Austria-Rapid, e che l'arbitro ha dovuto interrompere la partita, poiché il Rapid non contava più che su sei giocatori: tre erano feriti e due erano stati espulsi... ». Jerusalem, Sesta, mettere fuori combattimento gli avversari, ridicole provocazioni, lanciarsi sull'ala sinistra, violare le regole del gioco, interrompere la partita, giocatori feriti ed espulsi... Oh! Quanto tutto ciò ci ricorda i resoconti dei nostri colleghi presenti alla burrascosa partita di Vienna!... Ma... gli « scarponi » siamo noi. Quanto è mai stato istruttivo e chiarificatore per tutto questo il torneo di Parigi, dove il calcio italiano ha trionfato su tutta la linea! Quel calcio italiano che, proprio mentre coglieva il suo ennesimo successo internazionale, completava la sua pattuglia per affrontare le imminenti contese della Coppa Europa. Proprio ieri, infatti, a Firenze il Genova ha conquistato la Coppa Italia e si è assicurata la partecipazione, con Bologna e Lazio, al massimo torneo calcistico annuale.

da "Le Figaro", 7 giugno 1937

Il TORNEO DI FOOTBALL DELL'ESPOSIZIONE E' TERMINATO

In finale, il Bologna si impone per 4 reti a 1 sul Chelsea che è stato battuto in tecnica, velocità e qualità atletiche

La potenza, la decisione e il coraggio dei giocatori italiani hanno seminato il panico nella squadra britannica

di André Reichel

Il favorito dalla prima giornata, l'A.G.C. Bologna, ha vinto il torneo dell'Esposizione. Battendo ieri a Colombes, per 4 reti a 1 il Chelsea, gli italiani hanno vinto il trofeo. Eppure, prima della partita, quasi i tre quarti degli addetti ai lavori non avrebbe dato che poche chances agli italiani. Il modo nel quale il Chelsea aveva eliminato giovedì l'Austria Vienna, aveva contribuito a mettere i britannici su un piano che, per la verità, non era il loro, anzi. Tuttavia non conviene minimizzare il successo italiano. Come contro il Sochaux, otto giorni fa, il Bologna si è imposto per le capacità atletiche dei suoi giocatori, il loro desiderio feroce di vincere, la loro decisione, ma anche per la sicurezza che ha fatto impallidire la tecnica britannica. Il Bologna ha dato la grande dimostrazione di quello che ci si si aspettava e sarebbe follia pura il negare le qualità di questa squadra, e del calcio italiano. A questo proposito, sarebbe bene che da questo lato delle Alpi ci si rendesse conto del valore dei calciatori italiani. Prima della partita, Di Lorto, il portiere del F. C. Sochaux, che aveva incontrato la domenica precedente i giocatori di Bologna, mi ha detto: "Io non credo che questo sia il vero valore del Bologna. La vittoria di domenica scorsa è dovuta principalmente al fatto che il Sochaux ha giocato molto male". Pochi minuti dopo, Di Lorto si è convinto del suo errore? E quanti dirigenti ed esperti di calcio che la pensano come lui, si saranno veramente convinti ? La partita Francia-Italia si giocherà all'inizio della prossima stagione. Il risultato di ieri ci ha mostrato il calcio italiano come noi sospettavamo, certo, ma è sembrato molto più atletico di quello che pensavamo. Per affrontare questi atleti, troveremo una squadra francese competitiva per rivaleggiare al loro livello? Sarà necessario mettere in campo giocatori veloci, potenti, atletici, ottimi calciatori. Di qualità, insomma, quello che cerchiamo invano da diversi anni nelle nostre squadre nazionali. La partita Francia-Italia si annuncia molto difficile per i nostri colori.

La partita

I primi dieci minuti hanno visto la manovra britannica, molto brillante e ispirata, disporre dei loro avversari. Ma essi sono riusciti ad organizzarsi e a prendere il comando del gioco. Più veloci e soprattutto più determinati, gli italiani si sono imposti nettamente. Su un errore grossolano del terzino Barkas, Reguzzoni ha aperto le marcature. Sei minuti dopo Busoni ha segnato il secondo gol. Prima della pausa, Reguzzoni ha realizzato un terzo gol. Nella ripresa il Bologna, forte dei suoi tre gol di vantaggio, si rilassa. Gli inglesi ne approfittano per prendere il controllo del gioco, ma si trovano di fronte la difesa arcigna del Bologna, nella quale Ceresoli e Gasperi si distinguono particolarmente. E proprio in questa fase della partita che gli italiani segnano una nuova rete con Reguzzoni. Prima della fine, il Chelsea salva l'onore a seguito di una bella azione personale di Weaver. I migliori del Bologna sono stati Ceresoli, Reguzzoni, Sansone e Andreolo e Fedullo. Si noti che questi tre giocatori sono sudamericani. Il Chelsea ha profondamente deluso. Solo Argue e Weaver sono stati all'altezza della loro fama. Gli altri hanno commesso errori grossolani, come non siamo abituati a vedere nelle squadre britanniche.

Il Bologna sbaraglia il Chelsea (4-1) e vince il torneo dell' Esposizione di Parigi

Riconferma di supremazia europea.

BOLOGNA: Ceresoli; Fiorini, Gasperi; Montesanto, Andreolo, Corsi; Busoni, Sansone, Schiavio, Fedullo, Reguzzoni.

CHELSEA: Jackson; Barkas, Barber, Mitchell, Craig, Weaver, Spence, Argue, Bambrick, Gibson, Reid.

Arbitro: il francese Leclercq.

Parigi, 7 mattino.

Ieri, allo stadio di Colombes, i calciatori del Bologna hanno battuto quelli del Chelsea per 4 a 1 vincendo il trofeo dell'Esposizione e attribuendosi la Coppa offerta dall'« Auto ». La folla che ha assistito alla partita era di circa 15 mila persone: pubblico numeroso, come si vede, al quale però l'amore per lo sport e l'interesse per l'avvenimento imminente davano una fisionomia vibrante e rumorosa. In tribuna l'Ambasciatore d'Italia Cerruti ed il Console a Parigi on. Maciotta. Il Bologna, favorito dei giornali era pure il favorito del pubblico e, tirando le somme, solo gli inglesi presenti allo stadio si schieravano in favore dei connazionali. Alle 16.30 le due formazioni entrano in campo; salutate da calorosi applausi. Una piccola sorpresa. Il Chelsea, onde evitare possibili confusioni, ha adottato la maglia azzurro-bianca del Racing. La partita comincia. Il sorteggio per la scelta del terreno favorisce il capitano inglese Craig. Gli italiani attaccano ma poi gli inglesi manifestano velleità offensive. Essi praticano un giuoco spettacolare che impressiona il pubblico ma non i bolognesi. Appena i nostri trovano l'andatura e la velocità abituali la situazione si capovolge e il Chelsea ripiega, mentre una certa confusione si manifesta nei suoi ranghi. Il Bologna in un primo momento tenta di farsi strada cercando di sfondare al centro: in seguito, vista l'inutilità di tali sforzi, cambia tattica e gli uomini delle ali sono chiamati al lavoro con azioni rapide e sbrigative che danno il primo frutto al 14'. Su un errore dell'inglese Barkas, Reguzzoni intercetta la palla e segna con facilità il 1.o punto. Incoraggiato dal risultato e dalla indecisione avversarla il Bologna scatena subito una offensiva travolgente con una serie successiva di attacchi in massa che permettono a Sansone di marcare al 22. minuto un secondo punto. Il pubblico scatta in piedi e saluta con applausi la squadra italiana che ora fa mostra, di un brio, di una velocità e di una tecnica meravigliose. La situazione comincia già a diventare critica per gli inglesi che corrono ai ripari. Argue rimpiazza Craig come centro mediano mentre Barber passa all'ala destra: la squadra con queste modifiche parte all'attacco, cercando di riprendere l'ascendente dimostrato per breve tempo all'inizio. Il Bologna per pochi minuti si adatta alla difensiva e l'episodio permette agli spettatori di rendersi conto del valore dei nostri calciatori: irresistìbili nell'attacco, intrepidi e incrollabili nella difesa. Le metodiche azioni del Chelsea a nulla riescono; i ripetuti attacchi dei suoi giuocatori falliscono uno dopo l'altro. La difesa italiana è un muro infrangìbile che è impossibile sfondare. Gli inglesi, ostinandosi contro di essa, riescono soltanto a mettere in rilievo la loro impotenza e alla fine battono in ritirata, mentre i nostri riprendono l'iniziativa. La partita diventa a questo punto animatissima. Il Bologna manifesta un ardore straordinario. Al 30' Schiavio manda la palla a Reguzzoni, che dall'ala è passato al centro, e questi con un tiro imparabile segna il terzo punto. La lezione tuttavia non sembra che profitti molto agli inglesi; manifestando una sorprendente mancanza di inventiva essi ripartono ancora una volta, con testardaggine anglo-sassone, all'attacco cercando di portare il giuoco in campo italiano, ma ciò fanno con azioni che rivelano inconsistenza e puerilità. I nostri si oppongono con successo costringendoli a destreggiarsi al centro del campo. Malgrado i nuovi cambiamenti sopravvenuti nella formazione inglese e il ritorno di Craig come centro-mediano a partire da questo momento il Bologna è padrone completamente della situazione. Gli inglesi seguono con fatica l'andatura rapida dei nostri e il riposo giunge lasciando le cose come stavano: Bologna 3, Chelsea 0. Alla ripresa Chelsea attacca ma senza pericolo e l'impressione lasciata dai ginocatori britannici è francamente mediocre. Bologna ritorna alla carica e, senza forzare per nulla, riprende la direzione delle operazioni. Il giuoco comincia a diventare pesante. Busoni Weaver si azzuffano e l'arbitro linterviene per far tornare la calma. La volontà degli inglesi di segnare a ogni costo è evidente. Essi cominciano visibilmente a perdere il controllo dì loro stessi e le loro azioni restano sempre inefficaci e costellate di errori. Un quarto d'ora passa senza che la mischia dia luogo ad alcun risultato. In campo la tensione rimane seria e l'arbitro deve continuamente intervenire perchè gli sgambetti cessino e il giuoco non degeneri. I nostri ormai hanno di fronte degli avversari sfiancati, privi di controllo che manovrano disordinatamente. Reguzzoni sceglie questo momento e al 20.o minuto, scattando, marca il quarto punto per il Bologna. Sul terreno, in definitiva, non c'è che una sola squadra e probabilmente è l'eccessiva fiducia dei nostri che permette al 33.o minuto agli inglesi di marcare la sola porta al loro attivo. Il punto è segnato da Weaver con un tiro che Ceresoli non riesce a parare. Il resto della partita non apporta modifiche alla situazione. Il Bologna domina sino alla fine e vince per 4 a 1. « Gli inglesi sono stati superati in velocità », scrive il « Paris Soir », e la loro abilità di manovratori è stata battuta in breccia da uomini più decisi e più volitivi. Il Bologna ha ben meritato dal calcio italiano: anzitutto perchè, tecnicamente parlando, si è mostralo la migliore squadra del torneo e, dopo l'Arsenal, la formazione che a Parigi ha fatto la migliore impressione; in secondo luogo perchè i giuocatori hanno sempre praticato un giuoco corretto, ciò che non è stato il caso di tutte le squadre ingaggiate nel torneo.

Da « La Stampa », 8 giugno 1937

Il trionfo del Bologna

« La prima squadra d'Europa ».

Calciatori d'Italia all'Estero

Parigi, 7 notte.

I tecnici del calcio dei quotidiani parigini commentano lungamente la vittoria riportata dal Bologna allo Stadio di Colombes. L'alto valore della squadra italiana è messo in rilievo nei loro articoli, in contrapposto alla scarsa efficenza di quella britannica che ha provocato nel pubblico, come negli specialisti, una grande delusione. Per l'«Auto» ieri, a Colombes, si sono urtati due metodi differenti di praticare il calcio ed è il latino che ha avuto nettamente il sopravvento. « Il giuoco libero, rapido della squadra campione d'Italia ha preso subito il vantaggio sul calcio classico dei giocatori britannici del Chelsea, schiavi assoluti del sistema di giuoco che si è generalizzato oltre Manica e che si è cercato di applicare integralmente in Francia durante la scorsa stagione. La coppa dell'« Auto » è stata dunque attribuita al Bologna e ciò è perfettamente giusto perchè la sua squadra ha, nell'insieme dell'incontro, manifestato una evidente superiorità sulla formazione londinese, superiorità che è affermata dal punteggio, perchè dopo i 90 minuti di giuoco la tabella dava il Bologna con 4 e il Chelsea con 1 ». Il giornale di Desgrange passa poi ad elogiare gli uomini del Bologna che più si distinsero nella partita di ieri: «Busoni a destra e Reguzzoni a sinistra giocarono ieri come dei campioni. Veloci, precisi, decisi, e molto bene inspirati, Busoni e Reguzzoni furono sempre pericolosi quando la palla si trovava in loro possesso ». Il « Paris Soir » afferma che i palloni di Schiavio sono proiettili di cannone. Il « Matin » abbonda ancora di più negli elogi scrivendo che: «Il Bologna è una grande e bella squadra che meritava la vittoria nel torneo dell'Esposizione. Dinnanzi al Sochaux, allo Slavia e al Chelsea essa ha dato prova di grande correttezza, del migliore spirito sportivo senza contare che essa possiede una tecnica e un allenamento che la piazzano come prima squadra d'Europa ». Dal canto suo il « Jour », dopo aver elogiato il Bologna, non manca di notare il nervosismo e la scarsa correttezza dei calciatori britannici e scrive che essi, « irritati dal primo punto marcato dagli italiani, decisero di punirli per questa netta lesa maestà. «Essi ci offrirono allora una dimostrazione di tutti i trucchi, di tutti i colpi proibiti che costituiscono il bagaglio dei contrabbandieri del calcio. Sgambetti, pugni nella schiena, calci negli stinchi, tutta la gamma di quanto non si deve fare venne utilizzata da essi. Gli italiani, che hanno le caviglie suscettibili come l'amor proprio, reagirono violentemente ma senza trascurare la palla di cui fecero uso brillantissimo ». Gli altri commenti sono in generale nello stesso senso. Alcuni giornali però commentano l'incontro di ieri da un punto di vista interessante da segnalare. Il « Petit Journal », ad esempio, dopo aver notato che la superiorità italiana è stata indiscutibile, scrive che i nostri hanno indicato al calcio francese la via da seguire. « Paris Midi» suona la stessa campana. Il giornale meridiano osserva che il calcio italiano, « veloce, efficace e basato sulle « qualità naturali dei giocatori, mira innanzitutto al risultato, cosa che dimenticano troppo spesso le nostre migliori formazioni». Naturalmente, in questo coro non mancano le voci stonate. Mentre la comunista « Humanité » si inchina e rende omaggio alla superiorità dei nostri calciatori, il cartellista « Oeuvre » schizza veleno da tutti i pori e cerca di sminuire il merito del Bologna, scrivendo che, «poco disposti a fornire degli sforzi continuati, gli inglesi si disinteressarono dell'incontro e del suo esito ». Inutile confutare questa affermazione, che non riposa su alcun fondamento. Essa tradisce soltanto l'insigne malafede dei nemici dell'Italia e la rabbia procurata loro dal suo trionfo. Ad essi dedichiamo le righe seguenti, con le quali, uno dei dirigenti del Chelsea il signor Harold Kinton, esprime nell'« Auto » un'opinione che non è nè favorevole nè contraria agli italiani, ma è semplicemente onesta: «Il Bologna è una bellissima squadra, molto ardente e che pratica un gioco intelligente ed efficacissimo. La sua vittoria è stata regolarissima e meritatissima. Le grandi formazioni continentali hanno fatto molti progressi in questi ultimi tempi e per incontrarle bisogna essere in piena forma ».

Il Bologna domina per 4-1 il Sochaux nel Torneo dell'Esposizione

I campioni d'Italia stravincono a Parigi

BOLOGNA: Ceresoli; Fiorini, Gasperi; Montesanto, Andreolo, Corsi; Busoni, Sansone, Schiavio, Fedullo, Reguzzoni.

SOCHAUX: Di Lorto; Lalouè, Mattler; Hug, Szabo, Lehmann; Courtois, Abegglen, Lauri, Bradac, Williams.

Parigi, 31 mattino.

Le eliminatorie del torneo calcistico hanno avuto inizio con quattro incontri di cui il principale ha opposto allo Stadio di Colombes il Bologna al Sochaux, una delle migliori squadre francesi del momento. Assistevano alla partita 12.000 spettatori che hanno salutato con una lunga ovazione l'apparire dei nostri giuocatori sul terreno. Nella tribuna ufficiale si trovava il generale Vaccaro, Presidente della F.I.G.C. assieme ad altre personalità. Gli italiani hanno dominato costantemente fin dal principio e nella ripresa non si sono neppure soverchiamente impegnati, accontentandosi di paralizzare le rare iniziative francesi. I nostri atleti si sono mostrati infinitamente più veloci e padroni della palla. Le loro azioni, rapide, precise, erano consacrate al 9' con un punto di Busoni e poi, al 15' con un secondo di Schiavio, fra grandi applausi della folla. Al 31' il Bologna marcava una terza porta, ancora con Schiavio. L'ultimo quarto d'ora del primo tempo vede tuttavia un risveglio dei giuocatori francesi che attaccano con più decisione. La difesa italiana spezza nettamente i loro tentativi. Un giuocatore francese, essendo stato rovesciato da Gasperi l'arbitro fischia il calcio di rigore che Abegglen trasforma. Il secondo tempo conferma la superiorità degli italiani. I giuocatori del Sochaux, demoralizzati, giuocano con minore impegno e la partita perde parecchio in qualità. I nostri atleti tengono sempre l'iniziativa ed il giuoco perciò diventa, in certi momenti, lento. In questa seconda metà solo due giuocatori del Sochaux fanno del loro meglio per tenere testa ai nostri: Abegglen e Courtois. Gli altri praticano un giuoco slegato, privo di sicurezza e inframmezzato da errori. Al 9' il Bologna segna con Sansone una quarta porta e l'incontro si conclude con la vittoria della nostra squadra per 4 a 1. Le altre tre partite hanno opposto il Marsiglia al Chelsea ad Antibes, l'Austria al Leipzig a Le Havre e lo Slavia al Phoebus a Strasburgo. La prima partita è stata giocata accanitamente. Al riposo Chelsea era in vantaggio per 1 a 0, ma alla fine le due squadre erano alla pari. L'arbitro accordò allora un tempo supplementare che però non modifico la situazione. La squadra qualificata per la semifinale resta dunque da designare. Essa lo sarà o per mezzo di sorteggio o con un nuovo incontro. In quanto alle altre due partite l'Austria ha battuto Leipzig per 2 a 0; Slavia ha battuto Phoebus per 2 a 1; fino ad ora dunque le squadre che restano in linea per la semifinale sono Bologna, Austria, Slavia. La nostra squadra per la vittoria di oggi ha subito preso la posizione di favorita per la finale.

Bologna e Chelsea in finale

II torneo calcistico dell'Esposizione

I campioni d'Italia eliminano lo Slavia

BOLOGNA: Ceresoli; Pagotto, Fiorini; Corsi, Andreolo, Montesanto; Fedullo, Sansone, Reguzzoni, Schiavio, Busoni.

SLAVIA: Bures; Fiala, Daucik; Vodicka, Prucka, Truhler; Horak, Vacek, Sobotka, Kopecky, Jezbera.

Lilla, 3 notte.

Il Bologna ha battuto oggi lo Slavia per 2 a 0, qualificandosi per la finale del torneo dell'Esposizione. L'incontro si è svolto dinanzi ad un pubblico numerosissimo, che ha seguito con interesse sempre più crescente le varie fasi della partita e alla fine ha applaudito con una lunga ovazione le due squadre. I cecoslovacchi, al fischio d'inizio, si sono lanciati all'attacco con grande foga, riuscendo a portare il gioco in campo italiano. Durante tutto il primo tempo questa situazione non mutò e la difesa rosso bleu ha dovuto lavorare senza tregua. L'attacco dello Slavia è stato estremamente audace e serrato, ma i bolognesi hanno tenuto testa con grande bravura a questo vero e proprio uragano, salvando con calma situazioni che sembravano disperate. Molto ammirato Ceresoli che, fra l'altro, è riuscito ad arrestare due formidabili tiri di Sobotka con due parate stupefacenti. L'inizio della ripresa ha visto ancora i cecoslovacchi lanciati all'offensiva. Essi, però, si erano già abbastanza stancati durante il primo tempo per poter condurre le loro azioni con la medesima foga e con ordine. La squadra ha avuto qualche occasione di segnare, ma non è riuscita nell'intento perchè, in area di rigore, gli attaccanti, anziché aiutarsi, si intralciavano a vicenda. Anche in questa occasione la nostra difesa compì dei miracoli e Ceresoli, tra l'altro, riuscì a bloccare una palla che il pubblico vedeva già in rete. Quando i cecoslovacchi furono sfiancati, i bolognesi, che fino a quel momento avevano osservato una saggia tattica temporeggiatrice, partirono decisamente all'offensiva, conducendo il giuoco a loro piacere. Una impressionante discesa di Reguzzoni al 25' procurò ai rosso-bleu il primo punto. Poco dopo un lungo tiro raso terra portò il pallone dinanzi al portiere dello Slavia. Busoni, che aveva molto ben seguito l'azione, segnò al 43' consolidando il punteggio. Gli ultimi minuti di gioco furono penosi per i cecoslovacchi, che non riuscivano più a fronteggiare il ritmo velocissimo delle azioni bolognesi.

Da "Le Figaro", 3 giugno 1937

FOOTBALL DI FINE STAGIONE
Italiani e Austriaci si incontreranno in finale del Torneo dell'Esposizione?

Le semifinali del Torneo dell'Esposizione saranno giocate oggi: una, a Colombes, vedrà la sfida tra i britannici del Chelsea e gli austriaci dell'Austria, l'altra, a Lille, metterà di fronte i cechi dello Slavia Praga e gli italiani del Bologna. L'incontro di Colombes avrà inizio alle ore 16.30; quello di Lille alle 18. Gli italiani hanno lasciato ieri Parigi alle ore 16.35, dalla stazione Nord per Lille. Tutto fa pensare che gli italiani si qualificheranno. Il compito è più difficile rispetto al match contro il Sochaux però, perché i cechi hanno una squadra di qualità che gioca un calcio efficace. A Colombes, il Chelsea dovrà affrontare l'Austria e si può ipotizzare una vittoria di questi ultimi, i quali giocano un calcio più bello e più potente di quello del Chelsea. Tuttavia, sarà interessante vedere alle prese i due differenti stili di football, quello austriaco e quello inglese, che da alcuni anni si disputano la supremazia in Europa.

Ecco le formazioni di entrambe le squadre: per il Chelsea: portiere: Jackson; terzini: Barkas Barber; centrocampisti: Mitchell, Craig, Weaver, attacco: Spence, Argue, Bambrick, Gibson, Burgess.

Il Chelsea giocherà con i colori royal blu e calzoncini bianchi.

Per l'F. K. Austria: portiere: Zohrer; terzini: Andritz, Szesztak; centrocampo: Adamek, Mölzer, Nausch; attacco: Riegler, Stroh, Sindelar, Jérusulem, Viertl.

Da « La Stampa » del 4 giugno 1937

Burrascoso incontro fra Austria e Chelsea

CHELSEA: Jackson; Barkas, Barber; Mitchell, Craig, Weaver; Argue, Gibson, Spence, Bambrick, Burgess.

AUSTRIA: Zohrer; Sesta, Andritz; Nausch, Molzer, Adamek; Jerusalem, Stroh, Viertl, Sindelar, Riegler.

La seconda partita di semifinale ha avuto luogo allo Stadio di Colombes di Parigi, davanti a pubblico piuttosto scarso. Essa opponeva Chelsea all'Austria. L'Austria era favorito ma gli inglesi hanno vinto per 2 a 0, dopo una partita aspramente disputata, male arbitrata, combattuta spesso e volontieri con modi brutali. I cazzotti e i calci negli stinchi non sono mancati sia nel primo che nel secondo tempo. Primi ad attaccare sono stati gli austriaci; ma la foga e la precisione di giocatori della classe di Sindelar e Stroh non diedero frutti per la mancanza di decisione delle ali. A questa mancanza di coesione i giocatori del Chelsea opposero una sufficiente omogeneità e in questo va ricercata la ragione prima della loro vittoria. Al 20' Argue manda la palla a Bambrick e quest'ultimo, con un tiro improvviso, segna il primo punto. Dopo il successo, gli inglesi ripiegano in difesa, mentre cominciano a volare i cazzotti. Al riposo la situazione è immutata. Alla ripresa le violenze ricominciano ed ad un certo momento l'arbitro rimanda negli spogliatoi l'austriaco Molzer. Malgrado ciò gli austriaci ripartono all'attacco conducendo una serie di azioni che rimangono infruttuose. Tocca invece agli inglesi segnare nuovamente poco dopo: un tiro di Mitchell è ben ripreso da Argue che segna la seconda porta. Le ultime offensive austriache non mutano la situazione e alla fine Chelsea è vincitore per 2 a 0. Per la finale che si disputerà domenica prossima rimangono dunque qualificati Bologna e Chelsea.

FOOTBALL

Il Marsiglia è ELIMINATO dal Torneo dell'Esposizione ... dal sorteggio

Il sorteggio ha deciso ieri sera che il Chelsea giocherà la semifinale del torneo. Il Marsiglia è eliminato. Giovedi le partite si svolgeranno come segue: Chelsea Austria a Colombes, ore 16.30. Bologna-Slavia a Lille (campo OL), alle 18.00. La partita si svolgerà Sabato alle ore 16.30, allo Stade de Paris. La finale si giocherà domenica a Colombes, alle 16.30.

IL TORNEO DI FOOTBALL DELL'ESPOSIZIONE

Da Le Figaro, 4 giugno 1937

Di A.L.

Bologna e Chelsea disputeranno la finale domenica a Colombes

Gli inglesi del Chelsea hanno destato una grande sorpresa eliminando l'Austria Bologna b. Slavia 2-0

Chelsea b. Austria 2-0

Contrariamente a quello che si pensava, l'Austria non ha superato vittoriosamente la semifinale del Torneo dell'Esposizione. E' stata battuta ieri a Colombes, dalla squadra inglese del Chelsea, per 2 goal a 0, dopo una magnifica partita che i giocatori del Chelsea hanno condotto con grande tecnica, abilità, potenza e soprattutto efficacia. E' stata la sorpresa della giornata, sorpresa che non è stata accettata con sportività dai giocatori austriaci che si sono prodotti in numerose scorrettezze. La violenza di un Sesta, per esempio, o quella di Mölzer - che l'arbitro ha dovuto espellere dal campo nel secondo tempo - ha fatto un'impressione penosa e non ha certamente reso un gran servizio alla propaganda del calcio austriaco. I britannici hanno accolto le "gentilezze" austriache con la classica flemma d'oltremanica. Essi hanno risposto nel modo più elegante, segnando due gol con Bambrick e Mitchell, e sopportando le provocazioni senza batter ciglio. Erano stati un po 'sottovalutati e, senza dubbio, hanno voluto dimostrare in questa sfida tra il calcio continentale e il loro, che quest'ultimo intende mantenere la supremazia. Ecco quindi il Chelsea qualificato per la finale. Incontrerà domenica, a Colombes, gli italiani del Bologna che hanno eliminato ieri, a Lille, i cechi dello Slavia per 2 goal a 0. La sfida sarà interessante da seguire, tra il team ardente e atletico del Bologna e quello del Chelsea, flemmatico e accademico. Noi continuiamo a dare il Bologna come nostro favorito.

IL TORNEO DI FOOTBALL DELL' ESPOSIZIONE TRE SEMIFINALISTE SONO GIA' NOTE

BOLOGNA, AUSTRIA E SLAVIA

Chi tra Marsiglia e Chelsea la sorte designerà per la semifinale?

A Colombes, gli italiani da Bologna hanno destato una magnifica impressione

A.G.C. Bologna b. F. C. Sochaux 4-1

F. K. Austria b. Lipsia 2-0

Slavia Praga b. Phöbus Budapest 2-1
Ol. Marsiglia 1-1 Chelsea Football Club

Da "Le Figaro", 31 maggio 1937

Di A.L.

Il Torneo del'Esposizione è iniziato ieri. Quattro partite sono state giocate a Colombes, Le Havre, Strasburgo e Antibes. A seguito di questi incontri solo tre squadre si sono qualificate per le semifinali: Bologna, Austria e Slavia. La quarta si conoscerà solo oggi, Marsiglia e Chelsea hanno infatti pareggiato dopo i tempi supplementari e il sorteggio deciderà questo pomeriggio la quarta finalista. Le squadre avrebbero dovuto giocare di nuovo giovedì per le semifinali ma si è giustamente pensato che fosse impossibile a causa della temperatura attuale, soprattutto, e per evitare nuovamente i tempi supplementari alle due squadre. In semifinale così troviamo una squadra italiana l'A.G.C. Bologna, in grado di vincere il torneo, una squadra austriaca, l'Austria, una squadra ceca, lo Slavia. Una squadra francese l'Olympique de Marseille, sarà presente in semifinale? Bisogna riconoscere che il Chelsea, la squadra britannica, ha le stesse chances di accedervi. In generale - fatta eccezione per Colombes, dove la superiorità italiana si è affermata gol dopo gol - la sfida è stata combattuta ed è stato solo per il minimo scarto che i vincitori hanno avuto la meglio. A Le Havre, tuttavia, l'Austria è stata superiore per la finezza del suo gioco e ha dominato per lunghi tratti una squadra coraggiosa e determinata come il Lipsia, che ha giocato una partita corretta e piacevole. A Strasburgo, gli ungheresi sono stati eliminati dai cechi dello Slavia, dopo una partita combattuta e per lunghi tratti indecisa. A Colombes, gli italiani del Bologna, campioni d'Italia, hanno vinto da grande squadra. Hanno manovrato l'F.C. Sochaux a loro piacimento, imponendogli, ahimè, uno scacco cocente. Lo stile di gioco riflette al meglio la superiorità dei vincitori, le cui qualità atletiche sono state una rivelazione per gli spettatori presenti ... e per il Sochaux. Abbiamo visto nel Bologna una squadra di calcio completa, ardente, veloce, che gioca un calcio semplice, diretto, incisivo, e che ha seminato il panico nella squadra del Sochaux, lenta e messa male in campo. Non è stato certamente il solito Sochaux, quello che si pensava avrebbe potuto fare di meglio di fronte a giocatori di qualità come gli italiani. Né Di Lorto, né Mattler, né Lalloué, né Courtois, né Téletchéa, né Szabo, anche lui, hanno giocato la loro solita partita. Cattiva forma? Il grande caldo? non si sa. Sono stati sempre e costantemente dominati vis-à-vis, nei confronti diretti. Gli italiani si sono imposti di prepotenza. Otto minuti dopo il kick-off, hanno segnato il loro primo gol con Busoni. Otto minuti dopo un secondo e quindici secondi prima del riposo il terzo gol, entrambi non Schiavio. Prima della fine del primo tempo, il Sochaux ha segnato una rete su rigore, rigore discutibile, peraltro. Courtois è stato falciato mentre correva verso la porta, quando la palla era già fuori dalla sua portata e già nelle mani del portiere. Nel secondo tempo, Courtois viene schierato centravanti, una posizione che non dovrebbe mai abbandonare, e il Sochaux ha fatto una migliore impressione, mettendo in apprensione gli italiani. Tuttavia sono ancora questi ultimi che segnano una nuova rete, su un doppio errore di Szabo e Di Lorto. Il Sochaux è battuto, non reagirà più, anche perchè si è trovato di fronte una grande difesa, della quale il portiere Ceresoli è stato l'eroe.