<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-766277752732106703</id><updated>2012-02-02T05:08:15.268+01:00</updated><category term='Video partite storiche'/><category term='Le origini del Bologna'/><category term='Il Bologna F.C. in Europa'/><category term='La tournée in Sud America del 1929'/><category term='Rossoblù in Nazionale'/><category term='Bologna Sportiva Sezione Calcio'/><category term='Presidenti del Bologna F.C.'/><category term='Partite storiche'/><category term='Gli stadi del Bologna dal 1909'/><category term='Video del centenario'/><category term='Video tifosi'/><category term='Le maglie storiche'/><category term='I grandi del Bologna'/><category term='Il Bologna in Europa'/><category term='Simbologia del Bologna F.C.'/><title type='text'>Tremare il Mondo Fa</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://tremareilmondofa.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/766277752732106703/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tremareilmondofa.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>mirkot.69</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10951977530425793598</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TCP-SEScouI/AAAAAAAAFz4/Ami9sYvfrPs/S220/angelo+schiavio+1925%40recolored_3_blog_.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>69</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-766277752732106703.post-835481579754465443</id><published>2012-02-02T00:35:00.008+01:00</published><updated>2012-02-02T05:08:15.275+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Video partite storiche'/><title type='text'>Bologna F.C. - A.S. Roma 3-1, 26 novembre 1961</title><content type='html'>&lt;iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/U0kvGIweLho" frameborder="0" allowfullscreen=""&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Video della vittoria del Bologna ai danni della Roma, nel campionato 1961-62. Da notare il superbo magistero del giovane Giacomo Bulgarelli, all'epoca ventunenne, nel ruolo di ispiratore e realizzatore di tutte le trame offensive del Bologna. Un grande campione. Era quello il primo Bologna di Fulvio Bernardini, una squadra tecnica e spettacolare, che poteva contare su giocatori del calibro di Luís Vinício, del giovane Harald Nielsen, di Romano Fogli e Marino Perani. Era un Bologna veramente di grande livello, che concluse il campionato al quarto posto, a soli tre punti dalla seconda posizione in classifica. L'annata vide anche la vittoria nella vecchia Coppa Mitropa, che non era più il prestigioso e ambitissimo trofeo degli anni '20 e '30, ma che comunque era ancora un torneo di buon livello internazionale. Si cominciava a porre le basi per la squadra che avrebbe poi trionfato nel 1963-64, settimo ed ultimo scudetto nella storia del sodalizio rossoblù.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Da "La Stampa" del 27 novembre 1961&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Bulgarelli trascina il Bologna al successo sulla Roma: 3 a 1&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;BOLOGNA, lunedi mattina.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Il Bologna ha travolto la Roma assai di più di quel che dica il già cospicuo punteggio. I rossoblu si sono infatti permesso il lusso di sbagliare un calcio di rigore con Vinicio e di mancare altre clamorose occasioni. Eppure il Bologna ad un certo punto ha rischiato di farsi strappare dalle mani le redini del gioco: è stato nella seconda parte del primo tempo allorquando i giallorossi, in vantaggio di una rete, si sono disperatamente spinti all'attacco, quasi in massa, pur senza riuscire a filtrare tra le maglie strettissime dei difensori. La Roma comunque otteneva il pareggio tre minuti prima del riposo, con un bel tiro da lontano di Angelillo, un tiro parabolico che sorprendeva Santarelli andando a battere sul palo eppoi schizzando in rete. Sembrava impossibile che il Bologna, come stava giocando, dovesse soccombere o soltanto dividere la posta. La Roma non esisteva a metà campo, dove solo il diciottenne De Sisti (al suo esordio in campionato) offriva un buon rendimento. Angelillo, nullo a quasi, aveva oltre tutto provocato l'azione del gol rossoblu: un suo colpo di testa al 7' mandava la palla a Lorenzini il quale lanciava immediatamente Renna. L'ala destra bolognese toccava di precisione a Bulgarelli, che con un tiro parabolico sorprendeva Cudicini in uscita. Il successo del Bologna porta proprio il nome di Bulgarelli, un giocatore che si sta rivelando come una delle migliori mezze ali del campionato. La Roma aveva schierato Carpanesi (che solitamente è l'uomo libero) su Bulgarelli mentre Angelillo arretrava. Nel Bologna era Tumburus su Manfredini con Janich quasi sempre libero e Franzini sulla linea dei mediani ma frequentemente proiettato in avanti. Dopo poche battute si è subito notata la superiorità del rossoblu. Dopo il primo gol il Bologna ha continuato a premere, sbagliando però alcune occasioni. L'inizio della ripresa registrava un gioco alterno. Poi all'8' Bulgarelli, dopo avere scartato tre uomini, si presentava davanti al portiere ma era atterrato da Fontana; l'arbitro lasciava correre nonostante le energiche proteste, ma un minuto dopo, su un fallo assai discutibile di Carpanesi sullo stesso Bulgarelli, concedeva il rigore. Vinicio calciava violentemente, ma la palla finiva sopra la traversa. Il Bologna aveva un attimo di sbandamento, ma la Roma sempre pia sfasata non ne approfittava. I rossoblu riprendevano il controllo del gioco e al 14' passavano nuovamente in vantaggio: Franzini lanciava Renna che fuggiva verso il fondo, dribblava quattro avversari e crossava a Pascutti il quale con un violento tiro batteva Cudicini. Un minuto dopo Bulgarelli partiva da tre quarti di campo, nella propria area, arrivava fino al limite dell'area poi apriva su Pascutti. Questi gli restituiva la palla e la mezz'ala, con un preciso rasoterra, portava a tre le reti del Bologna. e. m.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;BOLOGNA: Santarelli; Lorenzini, Pavinato; Tumburus, Janich, Fogli; Renna, Franzini, Vinicio, Bulgarelli, Pascutti.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;ROMA: Cudicini; Fontana, Corsini; Carpanesi, Losi, Pestrin; Orlando, Angelillo, Manfredini, De Sisti, Menichelli.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;ARBITRO: Rigato, di Mestre.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/766277752732106703-835481579754465443?l=tremareilmondofa.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tremareilmondofa.blogspot.com/feeds/835481579754465443/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=766277752732106703&amp;postID=835481579754465443' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/766277752732106703/posts/default/835481579754465443'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/766277752732106703/posts/default/835481579754465443'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tremareilmondofa.blogspot.com/2012/02/bologna-fc-as-roma-3-1-26-novembre-1961.html' title='Bologna F.C. - A.S. Roma 3-1, 26 novembre 1961'/><author><name>mirkot.69</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10951977530425793598</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TCP-SEScouI/AAAAAAAAFz4/Ami9sYvfrPs/S220/angelo+schiavio+1925%40recolored_3_blog_.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/U0kvGIweLho/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-766277752732106703.post-3128061492195844325</id><published>2011-11-24T00:30:00.009+01:00</published><updated>2012-01-17T02:37:08.346+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Bologna Sportiva Sezione Calcio'/><title type='text'>Bologna Sportiva Sezione Calcio, 1931-32</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-3Er6_48GqEw/Ts3JYlNCfpI/AAAAAAAAGvE/AcHrwaFO10M/s1600/Bologna%2B1931-32_.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 232px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5678416129324908178" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-3Er6_48GqEw/Ts3JYlNCfpI/AAAAAAAAGvE/AcHrwaFO10M/s320/Bologna%2B1931-32_.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Nella splendida foto a lato, una formazione dell'annata 1931-32. Come si può notare dalla didascalia in basso nella foto, il Bologna era già stato rinominato e inglobato (dal 1927), per volere di Leandro Arpinati, nella cosiddetta "Bologna Sportiva", realtà che raccoglieva quasi tutti i sodalizi più importanti della città sotto un'unica bandiera. Il Bologna, quindi, assunse la nuova denominazione di "Bologna (Sportiva) Sezione Calcio". &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Nella foto, da sinistra, in piedi, la mitica linea d'attacco rossoblù: Gastone Baldi (in borghese), Bruno Maini, un dirigente dell'epoca, Rafael Sansone, Angelo Schiavio, Francisco Fedullo, Carlo Reguzzoni e l'allenatore Gyula Lelovich. Al centro, da sinistra, quelli della mediana: Aldo Donati, Mario Montesanto e Gastone Martelli. In basso, accosciata, la linea difensiva. Da sinistra: il massaggiatore Amedeo Bortolotti, Eraldo Monzeglio, Mario Gianni e Felice "Gisto" Gasperi.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; Probabilmente il Bologna più forte e spettacolare di tutti i tempi. La foto fa riferimento all'incontro Milan - Bologna del 13 marzo 1932, 1-0 per i rossoneri con rete di Pietro Pastore. Durante quell'annata, il Bologna rimase imbattuto per ben 19 (!) giornate. Cadde solo alla ventesima, a Roma, contro la Lazio - La "BrasiLazio", come era stata simpaticamente ribattezzata dai suoi tifosi, per via dei numerosi oriundi brasiliani presenti in squadra: "Filò" Guarisi, Del Debbio (che il Bologna aveva già incrociato nelle file del Corinthians, durante la tournée in Sud America del 1929), De Maria, Fantoni, ecc. -, con il punteggio di 2-1. Il Bologna perse quel campionato in maniera beffarda, dopo averlo comandato per ben 25 giornate. Subì il sorpasso della Juventus e poi perse in modo rocambolesco, per 3 a 2, nel confronto diretto a Torino: con Luis Monti - il centromediano argentino della Juventus, soprannominato in patria "Doble Ancho", per la sua fisicità imponente - che tentò di spezzare una gamba, intenzionalmente, a Schiavio (Angiolino non gli rivolse mai più la parola, a nulla valsero i tentativi di riappacificazione tentati da Vittorio Pozzo), e dopo essere passati in vantaggio per ben due volte, nel fango del campo di "Corso Marsiglia". Quel Grande Bologna si vide stoppata la strada verso lo scudetto da quegli eventi, e non riuscì a interrompere il "quinquennio" juventino. Ma in compenso, andò a raccogliere grandi soddisfazioni in campo internazionale, nella mitica Coppa dell'Europa Centrale, vincendola due volte, nel 1932 e nel 1934. Fu l'unica squadra italiana a riuscire nell'impresa. Tutte le altre fallirono - a cominciare proprio dalla Juventus - tentando di conquistare quella coppa: l'Ambrosiana Inter, la Roma, la Fiorentina, il Torino, la Lazio, ecc., ecc. Una bella soddisfazione e un giusto riconoscimento a una squadra formidabile, che ha segnato un'epoca del calcio italiano.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/766277752732106703-3128061492195844325?l=tremareilmondofa.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tremareilmondofa.blogspot.com/feeds/3128061492195844325/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=766277752732106703&amp;postID=3128061492195844325' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/766277752732106703/posts/default/3128061492195844325'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/766277752732106703/posts/default/3128061492195844325'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tremareilmondofa.blogspot.com/2011/11/bologna-sportiva-sezione-calcio-1931-32.html' title='Bologna Sportiva Sezione Calcio, 1931-32'/><author><name>mirkot.69</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10951977530425793598</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TCP-SEScouI/AAAAAAAAFz4/Ami9sYvfrPs/S220/angelo+schiavio+1925%40recolored_3_blog_.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-3Er6_48GqEw/Ts3JYlNCfpI/AAAAAAAAGvE/AcHrwaFO10M/s72-c/Bologna%2B1931-32_.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-766277752732106703.post-4979709646785212183</id><published>2011-10-25T00:01:00.012+02:00</published><updated>2012-01-23T23:01:07.226+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='I grandi del Bologna'/><title type='text'>Vittorio Caporale</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-S4MeUbeua4o/TqjDt_QumNI/AAAAAAAAGpU/7Xi286gmdVU/s1600/Vittorio%2BCaporale%2Be%2BPel%25C3%25A8%2B1_logo.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 198px; FLOAT: left; HEIGHT: 320px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5667995325888895186" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-S4MeUbeua4o/TqjDt_QumNI/AAAAAAAAGpU/7Xi286gmdVU/s320/Vittorio%2BCaporale%2Be%2BPel%25C3%25A8%2B1_logo.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;L'estate che precedette il campionato 1975-76, fu una delle più infauste nella storia del sodalizio rossoblù. Fu un vero e proprio spartiacque tra la grandezza di un glorioso passato e un futuro incerto, che vide un Bologna sempre invischiato - fino al termine degli anni '70, tranne che per un campionato - nella lotta per non retrocedere. La ragione fu il terrificante "calciomercato" condotto all'inizio di quella stagione: furono ceduti in un solo colpo tre giocatori - solo per citare i più importanti, in realtà ne furono ceduti molti di più e tutti di buon livello - che poi in altre società, Napoli e Torino, si rivelarono colonne portanti di entrambe le squadre. Parliamo dell'idolo indiscusso di tutta la tifoseria rossoblù, Beppe Savoldi; del nuovo astro nascente proveniente dal vivaio del Bologna, Eraldo Pecci; e del protagonista di questo profilo, Vittorio Caporale, libero di classe e grinta che al Toro andò a vincere uno scudetto storico, atteso per una vita dalla Torino granata. Vittorio Caporale venne scambiato sul mercato con Angelo Cereser, il celebre "trincea", ottimo giocatore e bandiera granata, ma ormai over trenta, calciatore in fase calante e più vecchio di tre anni rispetto a Caporale. Fu uno scambio che vide nettamente perdente il Bologna, che - oltretutto - si privò anche del "rivale" in rossoblù di Caporale, Franco Battisodo. Vittorio Caporale arrivò al Bologna dall'Udinese - all'epoca in serie C -, nel campionato 1971-72, sulle orme del suo ex compagno di squadra e di difesa in bianconero Adriano Fedele, che era già diventato un beniamino del pubblico del vecchio Comunale. Caporale, a differenza di Fedele, non si impose subito in rossoblù e nella massima serie. Dovrà attendere la stagione successiva quando, con 24 presenze in campionato e 9 in Coppa Italia, riuscì a disputare un buon numero di partite. Nel Bologna fu impiegato in diversi ruoli di difesa, ma in realtà non riuscì mai ad affermarsi definitivamente. Soprattutto perchè l'allenatore dell'epoca, Bruno Pesaola, non lo "vedeva" assolutamente. Nonostante questo, Caporale diede un ottimo contributo alla causa del Bfc: per lui diverse presenze nella vittoria in Coppa Italia nel 1973-74; nel Torneo Anglo-Italiano del 1973; e in Coppa Mitropa (all'epoca ancora competizioni di un certo spessore, a cui partecipavano squadre di ottimo livello: quell'anno il Newcastle - che affrontò il Bologna -, e il Manchester United di Bobby Charlton nell'Anglo Italiano; la Dinamo Zagabria in Mitropa). Da quell'annata in poi, le presenze andarono sempre in calando, fino ad arrivare alla cessione dell'estate 1975. Vittorio Caporale andò a prendersi le sue rivincite e soddisfazioni nel Torino, dove fu grande protagonista di uno scudetto storico. In breve, per tutti i tifosi granata divenne "CaporalBauer", in simpatico gioco con il cognome di Franz Beckenbauer. Il suo modo di interpretare il ruolo di libero in maniera propositiva, simile a quello del fuoriclasse del Bayern Monaco, gli fece meritare questo appellativo da parte della tifoseria granata. Anche a Bologna, comunque, lo ricordiamo con affetto.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Ringrazio Luca, figlio di Vittorio Caporale, per la gentile concessione delle foto d'archivio che sono pubblicate in questo profilo&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;_______________________________________&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Vittorio Caporale, al Bologna dal 1971-72 al 1974-75. Per lui 84 presenze ufficiali in rossoblù, tra campionato e coppe. Ha vinto una Coppa Italia nel 1973-74.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;CONOSCIAMOLI MEGLIO.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Continua la pubblicazione dei profili (uno per numero) dei giocatori del Bologna. Attraverso questi ritratti spregiudicati e dissacranti, gli sportivi ed i tifosi rossoblù avranno modo di conoscere ogni aspetto pubblico e privato dei loro beniamini &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;VITTORIO CAPORALE&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;CAPORALE RIVUOLE I GRADI &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Servizio di Gianfranco Civolani&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;— Da titolare a riserva di lusso: cosa hai provato?&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;« Dispiacere, amarezza, rabbia. Ero finalmente riuscito a diventare titolare per una stagione intera. Francamente non mi aspettavo di essere così bruscamente ricacciato indietro. Pensavo: c'è anche Battisodo, è un giocatore in gamba, ma sarà lui a doversi dare da fare per strapparmi il posto. E invece... »&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;— Però sei definito "riserva di lusso ideale". La prospettiva proprio non ti va?&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;« Riserva di lusso, ma sempre riserva. E la prospettiva non mi va perché credo che sia mio diritto rivendicare un posto da titolare. Io cerco sempre di capire le ragioni degli altri, io non voglio fare sciocche polemiche, io so come ci si deve comportare in una società e credo di aver dimostrato a tutti che so anche incassare in silenzio. Però avrò la libertà di dire che la prospettiva di dover aspettare qualche incidente o squalifica di un compagno per poter giocare, non mi va assolutamente giù. »&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;— Ipotesi: un posto da titolare in Serie B. Preferiresti una soluzione del genere? &lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;« Perché in Serie B? Possibile che io non posso aspirare a fare il titolare in Serie A? » &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;— Come mai sei venuto fuori soltanto a ventisei anni?&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;« Perchè quando avevo vent'anni e giocavo nell'Udinese, stavo sempre per passare ad altre squadre più forti, ma all'ultimo momento non se ne faceva mai niente. Quando il Bologna mi ha acquistato, avevo ormai perso ogni speranza di venire A. Pensavo che al massimo avrei fatto un po' di carriera in B. »&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;— Come mai ti si accusa di mancanza di temperamento?&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;« Ma sì, probabilmente fino a due anni fa non mi ritrovavo un gran temperamento. Poi qui a Bologna ho cominciato a giocare più spesso e credo di aver fatto vedere che il temperamento ce l'ho anch'io. »&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;— Qual è il tuo vero ruolo?&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;« Non c'è dubbio, quello di libero. Posso adattarmi in altri ruoli, ma dò il meglio come libero. »&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;— E cosa ti manca rispetto agli specialisti tipo Burgnich?&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;« Mi manca l'esperienza, la meccanica. Per poter migliorare sensibilmente bisogna giocare parecchio... &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;»&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;— Hai ben fisso in testa qualche traguardo?&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;« Giocare almeno venticinque partite all'anno e — lo ripeto — non dover sempre sperare nelle disgrazie degli altri per avere un posto al sole. »&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;— Ti piacerebbe cambiare, città, cambiare club?&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;« A Bologna ci sto benissimo e francamente finirei volentieri la carriera qui. Però batto sempre quel chiodo. Se quest'anno sono sempre stato zitto, questo non significa che non abbia avuto le mie grosse amarezze ».&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;— Invidi il tuo amico Fedele?&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;« No, ho semplicemente piacere che sia andato a giocare in un grosso club ».&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;— Se tu non fossi diventato calciatore, cosa saresti diventato?&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;« Geometra. Stavo appunto studiando da geometra, quando per via del calcio ho interrotto gli studi. »&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;— Che importanza dai al denaro?&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;« La giusta importanza. »&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;— Come ti piacerebbe investire il denaro?&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;« Mi porrò il problema nel momento in cui appunto avrò il denaro. Credimi pure: per ora di denaro non ne ho mica guadagnato tanto. »&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;— Stato civile?&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;« Sposato, e c'è addirittura un secondo figlio in arrivo. »&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;— Passi per un tipo molto taciturno. Sei sempre stato così?&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;« Non sono mai stato un allegrone. »&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;— Cosa pensi dei giocatori che picchiano?&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;« Penso che un giocatore, specie un difensore, debba saper giocare e qualche volta anche picchiare. »&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;— Faresti la firma a giocare nel Bologna quindici partite all'anno?&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;« Difficile rispondere. Nel Bologna ci sto bene, ma quindici partite non sono moltissime. Diciamo che bisognerebbe affrontare anche il lato economico... Ma quel che mi secca, è che magari già prima che incominci il campionato, mi si metta una etichetta addosso: tu riserva, il titolare è l'altro...»&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;— Si dice comunemente che nel Bologna ci sono troppi giocatori imborghesiti, che bisogna cambiare, che ci vogliono facce nuove. Tu sei d'accordo?&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;« Se in questo momento di punti in classifica ne avessimo 30, forse tanti discorsi non si farebbero nemmeno. Comunque ci sono giocatori che stanno nel Bologna da sette-otto anni e naturalmente il pubblico vorrebbe vedere qualche altra faccia nuova. Ma è tutta questione di risultati: si cambia solo se i risultati non sono buoni.»&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;— Esempio: se tu dovessi raccontare a un amico che tipo di giocatore è Caporale, beh, come lo definiresti?&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;« Gli direi che Caporale è un giocatore che in Serie A può fare tranquillamente la sua figura. »&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Da "La Stampa" del 16 aprile 1976.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Caporale ieri, oggi, domani.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;"Se c'è logica rimarrò al Torino. Per i supertifosi granata il libero ripudiato da Pesaola è il "Beckenbauer di via Filadelfia".&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;FERRUCCIO CAVALLERO &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il primato del Torino è frutto di coerenza, di continuità; nasce dall'estro di Claudio Sala, dalla potenza offensiva di Pulici e Graziani, dalla lucida inventiva di Pecci a centrocampo, ma un discorso sul Torino non può esser fatto se si trascura l'apporto dei «gregari», di Patrizio Sala, Salvadori, Caporale. Il « libero » è una delle rivelazioni della stagione granata. Domenica scorsa, dopo il match vittorioso di Como, Radice si è avvicinato nello spogliatoio a Vittorio ed una stretta di mano tra i due ha detto più di tante parole. Un modo per ringraziare in silenzio il giocatore, con quel comportamento sincero che è proprio del carattere del trainer. In questi brevi istanti Caporale ha compreso molte cose, ha provato soddisfazioni che rincorreva in anni di carriera. La rinascita del difensore di Moimacco non è casuale, è stata accompagnata passo su passo dall'ambiente. Per capire Caporale bisogna rifarsi un istante al passato. Friulano, duro nei tratti del viso e nella volontà, si mette in luce nell'Udinese. Ha la fortuna di essere aiutato nelle prime esperienze con il « mestiere » da Gipo Viani, uomo ormai navigato. Caporale promette, matura, passa al Bologna. Gli ultimi due anni in maglia rossoblu si rivelano però un vero tormento. Pesaola non concede fiducia al giocatore, preferisce utilizzare Battisodo. Tra il « petisso » e Vittorio non c'è litigio, ma nemmeno una spiegazione chiara per la strana decisione. Così si consuma il divorzio. Caporale lascia quest'anno Bologna e tira (come Pecci) un grosso respiro. Pur di cambiare aria accetta il ruolo di riserva nel Torino. Nelle prime « uscite » della squadra, a Santa Vittoria d'Alba, fatica a raggiungere la condizione. « Nella prima gara di campionato — dice aggiustandosi il taglio ribelle dei capelli,— Radice fece giocare nella' sfortunata trasferta di Bologna Santin nel ruolo di libero. Nello s'infortunò e, la domenica dopo, mi si presentò l'occasione contro il Perugia». Da quel giorno di ottobre, la maglia è diventata sua, grazie a quella precisione e pulizia nell'intervento, quel suo tempismo nello spezzare e costruire l'azione. Un libero in chiave offensiva, proprio adatto alle caratteristiche tattiche del nuovo Torino. Il Beckenbauer di via Filadelfia, come lo hanno soprannominato i supertifosi, spiega cosi il segreto della sua squadra che, oltre alle reti dei due bomber, si basa sull'ermetica cerniera della retroguardia: « Con i miei compagni di reparto ci si intende ad occhi chiusi. E' bastato poco per perfezionare un certo automatismo negli scambi ed ora proprio non ci sono problemi ». Con la primavera sono spuntate voci su un possibile trasferimento di Caporale a fine stagione. Non pensiamo che la società granata sia orientata in questo senso, il difensore dopo una annata che ha segnato la sua seconda giovinezza non meriterebbe per alcuna ragione un simile trattamento. « Se c'è logica nel calcio — dice Vittorio a voce bassa — allora penso di rimanere nel Torino. Qui mi trovo bene, vorrei "chiudere" tra qualche anno». Caporale, con la moglie e due figlioletti, vive nella casa che guarda la collina la favolosa avventura. Mancano cinque giornate per agguantare lo scudetto, un sogno che mai era entrato nelle aspirazioni del giocatore. « Infatti —confida — io del titolo continuo a non parlarne per scaramanzia. Ci vuole tanta fortuna. Per intanto mi godo questo campionato in maglia granata che mi compensa delle molte delusioni patite ». &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Da "La Stampa" del 17 luglio 1975&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Il nuovo libero granata è un tremendista nato.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Caporale non teme l'ombra di Cereser&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Di Salvatore Rotondo&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Parte Angelo Cereser. Non crederanno ai loro occhi i tifosi granata quando lo vedranno al Comunale con una strana maglia rossoblu, molto diversa da quella granata che per Angelo più che una divisa rappresentava una seconda pelle. Con ciò si dimostra che nulla è immutabile: i tifosi bianconeri si adattarono a vedere Sivori nei colori del Napoli, quelli granata faranno anche il callo ad un Cereser bolognese. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;— Ma signor Caporale si rende conto? Il nuovo libero del Torino si chiama Vittorio Caporale e nei primi incontri c'è il rischio davvero che qualcuno lo consideri un profanatore. Un rischio relativo, considerato però che Caporale sembra l'uomo più adatto ad inserirsi in modo indolore nello spirito del « tremendismo » granata.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;« Certamente mi rendo conto che prendere il posto di Cereser nel cuore dei tifosi di Torino non sarà semplice. Ma già ieri ho conosciuto due capi della tifoseria che sono venuti in sede a trovare i nuovi arrivati e penso che faremo in fretta a rompere il ghiaccio. Anche se prima c'era Angelo Cereser. Nel Torino ci vengo volentieri proprio per il carattere che la squadra ha sempre dimostrato. Nessuno nel Torino pretende di giocare da signorina. La squadra applica un gioco maschio, specialmente in difesa, che si adatta perfettamente alle mie caratteristiche ».&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;— I terzini sono feroci...&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;« Meglio cosi. Ad un libero non può che far piacere avere intorno gente decisa, che non ha paura di sporcarsi i pantaloncini ».&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;— Si aspettava il trasferimento al Torino?&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;« Sapevo che mi avrebbero trasferito. Chiedete a Pesaola i motivi, comunque sapevo che mi aveva messo nella lista dei trasferibili. Una scelta tecnica che onestamente non capisco. Non credo che Pesaola abbia potuto mettere sul piano della bilancia anche il dissidio personale avuto con me ». « Del trasferimento — aggiunge Caporale — ho saputo dai giornali. E' vergognoso che i giocatori debbano essere ancora trattati come capi di bestiame. E' un tasto sul quale la nostra Associazione non deve stancarsi di battere ».&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Ad Aosta, nel solito esordio stagionale, i tifosi vedranno con la maglia numero cinque un libero all'inglese: fisicamente robusto, alto, capelli neri lunghi, leggermente stempiato, grinta da vero granata.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Rimprovera il « Petisso » di averlo utilizzato pochissimo nel Bologna &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Caporale: solo 151 presenze ma la colpa è di Pesaola...&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;NAPOLI — Oggi ne compie centocinquantuno in serie A. Ma è soddisfatto solo a metà. Vittorio Caporale, trentadue anni alla fine del mese, rimprovera a Pesaola di avergli frenato la carriera. Lui pensa già al futuro e garantisce: « Me la sento di giocare ancora per un bel po'. Almeno altre cento partite in serie A. Ecco, è questo il mio traguardo ». Ma non ha dimenticato il passato. Bologna e quattro stagioni da pendolare fra campo, panchina e tribuna: soprattutto Pesaola. Caporale non sa che forse oggi al San Paolo ci sarà anche lui. Ieri il Petisso era a Napoli, con Di Marzio è stato brillante ospite della rubrica sportiva di una telelibera cittadina. Giocare magari proprio sotto gli occhi di Pesaola, chissà che effetto fa. 151 ED UN RIMPIANTO — A biro e taccuini, Caporale si concede con rara parsimonia. Ma questa è una circostanza particolare. Confida: « Domenica scorsa ad Ascolí, ho raggiunto un traguardo importante. Ma rimpiango ancora le occasioni perdute a Bologna, con Pesaoia che non mi faceva giocare molto. Quattro campionati, solo, una cinquantina di partite. Ero più giovane, avevo tanti stimoli. Insomma, poteva essere quella la svolta giusta per la mia carriera. Meno male che poi sono arrivati il Torino e il Napoli ». IL RISCATTO — Lo scudetto nel segno del Toro, oggi il Napoli che scommette ad occhi chiusi su di lui. Fra un passato di riscatto totale ed un presente di grande soddisfa alone, Caporale finalmente parla delle sue rivincite: « Il momento più bello è stato senza dubbio il campionato vinto col Torino. E adesso vorrei realizzare qualcosa di importante qui a Napoli. Per lo scudetto, se ne potrebbe forse parlare dalla prossima stagione; intanto, abbiamo le carte in regola per disputare un ottimo girone di ritorno, qualificarci alla Coppa UEFA, lottare fino all'ultimo in Coppa Italia ». OGGI E DOMANI — Uno sguardo al futuro, il pronostico per oggi, Caporale parla de giovane cotega Baresi: « Fra i liberi della nuova generazione mi sembra il più dotato. Prima o poi, toccherà a lui raccogliere l'eredità di Scirea. Un consiglio, però: Baresi deve progredire nel gioco puramente difensivo ». Questa Fiorentina senza Antognoni e Pagliari provoca la diffidenza di Caporale: Sono sempre pericolose le squadre in formazione d'emergenza. « Chi sostituisce i titolari, gioca con una grinta ed una concentrazione addirittura raddoppiata. Noi puntiamo ovviamente al risultato pieno ».&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-VJc1BH_Eg1Q/TqYX8tghBoI/AAAAAAAAGo8/2iMpXqPtgWw/s1600/Vittorio%2BCaporale_10%2Bridotta_logo.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 199px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5667243512867915394" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-VJc1BH_Eg1Q/TqYX8tghBoI/AAAAAAAAGo8/2iMpXqPtgWw/s320/Vittorio%2BCaporale_10%2Bridotta_logo.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-Jb0OAGukwdg/TqZBRCynVMI/AAAAAAAAGpI/tmbbRYXGXaM/s1600/Vittorio%2BCaporale%2B1_logo.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 258px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5667288942155093186" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-Jb0OAGukwdg/TqZBRCynVMI/AAAAAAAAGpI/tmbbRYXGXaM/s320/Vittorio%2BCaporale%2B1_logo.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-ONj0Ug1G6AU/TqjPGG9S9dI/AAAAAAAAGps/s66HB0YwGBI/s1600/Caporale%2Bvs%2Bviola%2B1.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 242px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5668007834899641810" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-ONj0Ug1G6AU/TqjPGG9S9dI/AAAAAAAAGps/s66HB0YwGBI/s320/Caporale%2Bvs%2Bviola%2B1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-pfAD5sYMmFs/TqjSgJQ1niI/AAAAAAAAGp4/sjucFTX1L2A/s1600/Caporale%2Bvs%2Briva%2B1.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 245px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5668011580729957922" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-pfAD5sYMmFs/TqjSgJQ1niI/AAAAAAAAGp4/sjucFTX1L2A/s320/Caporale%2Bvs%2Briva%2B1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-sF5chBeygVU/TqjayK6wMQI/AAAAAAAAGqE/63QwdN6Qeio/s1600/Caporale%2Bvs%2Bfiorentina%2B1.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 266px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5668020686504866050" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-sF5chBeygVU/TqjayK6wMQI/AAAAAAAAGqE/63QwdN6Qeio/s320/Caporale%2Bvs%2Bfiorentina%2B1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-tbrqLeLLvyk/TqjfpWsgnII/AAAAAAAAGqQ/3lYoY4WbTvU/s1600/caporale%2Bvs%2Bmariani%2B1.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 255px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5668026032605666434" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-tbrqLeLLvyk/TqjfpWsgnII/AAAAAAAAGqQ/3lYoY4WbTvU/s320/caporale%2Bvs%2Bmariani%2B1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-J-GGM8_5vQY/TqjmxSeX3YI/AAAAAAAAGqc/dFnJexm7RVQ/s1600/caporale%2Ballenamento%2B1.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 262px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5668033865492979074" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-J-GGM8_5vQY/TqjmxSeX3YI/AAAAAAAAGqc/dFnJexm7RVQ/s320/caporale%2Ballenamento%2B1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-0mpjPFo8UCg/TqjvCpM4VSI/AAAAAAAAGqo/UBg7GAn8N2E/s1600/caporale%2Bvs%2Bsamp%2B1.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 238px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5668042959744423202" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-0mpjPFo8UCg/TqjvCpM4VSI/AAAAAAAAGqo/UBg7GAn8N2E/s320/caporale%2Bvs%2Bsamp%2B1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-hTnEWNEWafs/TqtsB4O3njI/AAAAAAAAGq8/CJOBOWM4yX8/s1600/Caporale%2Bvs%2BSampdoria%2Bal%2BComunale%2Bdi%2BBologna.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 226px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5668743335506320946" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-hTnEWNEWafs/TqtsB4O3njI/AAAAAAAAGq8/CJOBOWM4yX8/s320/Caporale%2Bvs%2BSampdoria%2Bal%2BComunale%2Bdi%2BBologna.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-TOu83CRt8g4/TqtzJ8l70BI/AAAAAAAAGrI/CB9CikpzQYg/s1600/Vittorio%2BCaporale%2Bvs%2BJuventus%2Bal%2BComunale%2Bdi%2BBologna.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 234px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5668751170697154578" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-TOu83CRt8g4/TqtzJ8l70BI/AAAAAAAAGrI/CB9CikpzQYg/s320/Vittorio%2BCaporale%2Bvs%2BJuventus%2Bal%2BComunale%2Bdi%2BBologna.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-QeQTw38P6DY/Tqt3H9bWnUI/AAAAAAAAGrU/q0gMINseqCo/s1600/Vittorio%2BCaporale%2Be%2BGiuseppe%2BVavassori.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 246px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5668755534607981890" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-QeQTw38P6DY/Tqt3H9bWnUI/AAAAAAAAGrU/q0gMINseqCo/s320/Vittorio%2BCaporale%2Be%2BGiuseppe%2BVavassori.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-XH9hUL611oA/Tqt-u34sQbI/AAAAAAAAGrs/5m2-DDrsvWk/s1600/Vittorio%2BCaporale%2Bvs%2BGigi%2BRiva.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 252px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5668763899716714930" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-XH9hUL611oA/Tqt-u34sQbI/AAAAAAAAGrs/5m2-DDrsvWk/s320/Vittorio%2BCaporale%2Bvs%2BGigi%2BRiva.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-2ARciNYmV3Y/TquM06aJGEI/AAAAAAAAGr4/HsRhGufgYTw/s1600/Vittorio%2BCaporale%2Bvs%2BSampdoria%2Be%2BJuventus.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 215px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5668779396635891778" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-2ARciNYmV3Y/TquM06aJGEI/AAAAAAAAGr4/HsRhGufgYTw/s320/Vittorio%2BCaporale%2Bvs%2BSampdoria%2Be%2BJuventus.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-HCyvj9ctXE4/TquPEIhaDeI/AAAAAAAAGsE/gfiNRWp84-A/s1600/caporale%2B2.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 263px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5668781857145753058" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-HCyvj9ctXE4/TquPEIhaDeI/AAAAAAAAGsE/gfiNRWp84-A/s320/caporale%2B2.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-mOY8yQkWStQ/TquS107_V1I/AAAAAAAAGsQ/xMofp2Ku9uM/s1600/Vittorio%2BCaporale%2Bvs%2BFoggia_.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 214px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5668786009416882002" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-mOY8yQkWStQ/TquS107_V1I/AAAAAAAAGsQ/xMofp2Ku9uM/s320/Vittorio%2BCaporale%2Bvs%2BFoggia_.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/766277752732106703-4979709646785212183?l=tremareilmondofa.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tremareilmondofa.blogspot.com/feeds/4979709646785212183/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=766277752732106703&amp;postID=4979709646785212183' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/766277752732106703/posts/default/4979709646785212183'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/766277752732106703/posts/default/4979709646785212183'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tremareilmondofa.blogspot.com/2011/10/vittorio-caporale.html' title='Vittorio Caporale'/><author><name>mirkot.69</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10951977530425793598</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TCP-SEScouI/AAAAAAAAFz4/Ami9sYvfrPs/S220/angelo+schiavio+1925%40recolored_3_blog_.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-S4MeUbeua4o/TqjDt_QumNI/AAAAAAAAGpU/7Xi286gmdVU/s72-c/Vittorio%2BCaporale%2Be%2BPel%25C3%25A8%2B1_logo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-766277752732106703.post-8863523203285482817</id><published>2011-09-26T20:44:00.009+02:00</published><updated>2011-10-11T07:01:16.201+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Presidenti del Bologna F.C.'/><title type='text'>Renato Dall'Ara</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-3ULMNaeMIB8/TpPH9xZ5nII/AAAAAAAAGds/xsnHHA-Ey8U/s1600/renato%2Bdall%2527ara%2B1960.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 236px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5662089020582763650" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-3ULMNaeMIB8/TpPH9xZ5nII/AAAAAAAAGds/xsnHHA-Ey8U/s320/renato%2Bdall%2527ara%2B1960.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Il 10 ottobre 2012 cadrà il 120° anniversario dalla nascita di Renato Dall'Ara (anche se alcune fonti riportano invece il 1891 come data di nascita), il "Presidentissimo", per trenta anni alla guida del Bologna Football Club, dal 1934 al 1964. Dall'Ara, nato a Reggio Emilia, divenne ricco a miliardi con il suo celebre maglificio, che aprì una volta trasferitosi nel capoluogo Felsineo. Il successo imprenditoriale lo raggiunse mettendo in commercio una specie di giaccona a maglia, che Dall'Ara aveva visto indossare in una foto al generale Umberto Nobile (il famoso trasvolatore sul Polo Nord). La giacca a maglia venne lanciata sul mercato con il marchio "Norge" e fu un trionfo di incassi e di immagine personale; in breve divenne uno degli imprenditori più in vista della città. Dopo la caduta in digrazia presso il regime di Leandro Arpinati, serviva un nuovo uomo forte alla guida del Bologna. I gerarchi locali scelsero proprio lui, Renato Dall'Ara, 42 anni, sposato con la signora Nella e senza figli. Fu subito grande amore ma furono anche grandi trionfi. 5 scudetti, 1 Coppa Europa, il Trofeo dell'Expo di Parigi, 1 Mitropa. Un Presidente eccezionale. Non mancarono però i momenti bui e le contestazioni, soprattutto nel dopoguerra, quando la squadra stentava e i successi non arrivavano più. Ma nel momento in cui sentì la "minaccia" del petroliere Attilio Monti - che una larga maggioranza di tifoseria voleva presidente -, si sentì punto nell'orgoglio e cominciò la costruzione, anno dopo anno, della squadra che portò al Bologna il 7° e ultimo scudetto, giocando un calcio meraviglioso, paradisiaco. Purtroppo non poté godere assieme ai suoi ragazzi e alla città quel trionfo; morì in Lega Calcio il 3 giugno 1964 - quattro giorni prima del trionfo rossoblù all'Olimpico di Roma -, colpito da infarto mentre discuteva animatamente con il presidente dell'Inter Angelo Moratti. Il suo cuore, già minato da un infarto precedente, non resse. Chiudo con un breve sunto tratto da un articolo di Gianfranco Civolani: &lt;em&gt;" Renato Dall'Ara: cinque scudetti, una Coppa Europa, una Mitropa, un Trofeo Expo di Parigi, una Coppa Alta Italia. Ma soprattutto un supremo magistero, una filosofia fatta di concetti così vitali e terreni. Uomini che ai tempi di Dall'Ara non eravate nemmeno nati, uomini che ne avete sentito parlare solo di rimbalzo: tipi come Renato Dall'Ara sono appunto l'uomo, il calcio, la vita&lt;/em&gt;&lt;em&gt; ".&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Da "L'Unità" del 4 giugno 1964&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Il Presidente degli anni trenta&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Di Sante Della Putta&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;La morte e la vita sono spesso poveri incidenti naturali che sfuggono a ogni regola di giustizia e di logica. Stavolta però la morte ha raggiunto uno dei massimi dell''ingiustizia. Ha aspettato a stroncare un uomo come Dall'Ara proprio alla vigilia del suo momento campale, il « giorno romano » che senz'altro egli considerava il più importante di tutta la storia del vecchio Bologna. E così il presidente dei trent'anni, ha chiuso repentinamente gli occhi senza rivedere lo scudetto di Campione d'Italia ricucito sulle maglie rossoblu dei suoi ragazzi. Gli amici dell'Inter ci lascino dire. Sono sportivi e cavallereschi, pertanto non dispiacerà loro se scriviamo che Renato Dall'Ara era certo che lo scudetto quest'anno gli apparteneva. E non era, si badi bene, una certezza derivante da idee di superiorità di squadra, o di tecnica o di bravura; bensì dall'aver visto sotto i suoi occhi scomparire, in virtù d'uno sgambetto canagliesco, una conquista ottenuta. Aveva Il famoso triangolino di stoffa in mano e già stava scegliendo con cura il filo migliore per ricucirlo, dopo più di vent'anni, sulle maglie del suo Bologna, quando bruscamente gliel'hanno rubato. Ma era convintissimo di recuperare la refurtiva il giorno del grande (e per lui ingiusto) spareggio. Renato Dall'Ara aveva 73 anni compiuti ed era presidente del Bologna F.C. da trenta, precisamente dall'ottobre del 1934. Non sappiamo se in Italia vi siano presidenti di squadre calcistiche con direzione così annosa. Certo è che se ce n'è stato uno considerato inamovibile, questo è lui. Inamovibile come certi patriarchi di campagna che, splenda il sole o grandini, rimangono al loro posto senza che a nessuno passi per il cervello il pur minimo pensiero di sostituzione o di avvicendamento. Sono tutt'uno con le stagioni, con la natura che li circonda, coi raccolti fruttuosi o con le perdite, col susseguirsi delle generazioni. Per Dall'Ara « ragazzoli » erano e sono rimasti, Andreolo, Biavati e Puricelli, e « ragazzoli » erano oggi Bulgarelli, Haller, Pavinato e gli altri, anziani o pivelli che fossero. Bè, chiamarlo presidente forse non è del tutto giusto. Meglio sarebbe definirlo « comandante del Bologna ». Era ormai vecchio e la salute cominciava a tradirlo: aveva superato un infarto, uno scompenso cardiaco, un paio di ulcere, il diabete, tuttavia in casa rossoblu faceva tutto lui. Bologna F.C. era lo stesso che mente di bocca la risposta che dire Dall'Ara F.C., la squadra era sua. Com'era sua la fabbrica di maglie che gli aveva dato sicurezza finanziaria e spunti, peraltro controllatissimi, di mecenatismo. Era un bravo dirigente sportivo? Par di si, se si osservano i risultati e il buon nome che il Bologna ha sempre mantenuto. Sotto la sua direzione la squadra ha vinto quattro campionati ('35-'36, '36-'37, '38-'39 " e '40-'41) più una prestigiosa Coppa d'Europa (1934) e un torneo internazionale a Parigi (1937). Qualcuno gli imputa una direzione decisamente artigianale, troppo alla vecchia maniera, e per ciò inadeguata alle idee di perfezione e automazione che paiono necessarie oggi anche in campo sportivo. Si potrebbe dire così: era uno di quei dirigenti (e lo era anche nella sua industria di magliaio) che dicono « Tas, ti, pistola! » a chi va a parlargli di public-relations, di marketing e di copywriters. A noi, francamente, non dispiacciono. Rimangono uomini di carne e di ossa. Sfuggono, si fa par dire, alla cibernetica, ma non alla saggezza collaudata dal tempo. Veramente, chiedere a lui che cosa rappresentava il Bologna nella sua vita di tutti i giorni, era cavargli immediata-più gli piaceva: « E' la mia famiglia, io non ho avuto figli, perciò i miei giocatori sono diventati i miei ragazzi ». Era un suo vezzo. Com'era un vezzo autodefinirsi « piccolo industriale di provincia con l'hobby del calcio ». E comperava e vendeva lui. Soprattutto comperava. « Il migliore modo di acquistare — diceva — è quello di non vendere ». La frase è rimasta famosa, tanto più che egli la pronunciò la prima volta il giorno in cui un gruppo di autorevoli sportivi petroniani andò a lamentarsi con lui, che la squadra declinava e bisognava rafforzarla. Questo fatto del non volere acquistare gli ha attirato addosso una taccia di cui egli rideva: avaro. Effettivamente somigliava a quei vecchioni nostri nonni o nostri padri d'altri tempi, che per qualunque lavoro o servizio si compiesse ti ricompensano con una « palanchetta ». Ci sembravano taccagni da morire e invece erano dei saggi parsimoniosi. « Perchè buttare i quattrini? — diceva —. Perchè inabissare le squadre in bilanci rovinosi? E' una strada che non porta lontano. Meglio essere parsimoniosi e infischiarsene di chi ti chiama avaro ». Era nato a Reggio Emilia il 10 ottobre del 1892. La sua attività di industriale laniero ha avuto inizio subito dopo la prima guerra mondiale, in cui aveva combattuto col grado di maresciallo di cavalleria. Fece tutto da solo, improvvisando e affidandosi alla buona sorte. Da poco nulla, arrivò ad impiantare una industria che con gli anni diverrà fiorente e fortunata. Si occupava già di calcio ma prima di arrivare alla presidenza del Bologna dovrà attendere fino all'ottobre del 1934. Incominciò con un trionfo: la conquista della Coppa d'Europa. Attualmente ricopriva il ruolo di consigliere della Lega Nazionale professionisti. Ma l'età e le varie indisposizioni di questi ultimi tempi, avevano rallentato dì molto questo genere d'attività extra-rossoblu. Sicuramente il famigerato « caso doping » deve avergli inferto un colpo molto duro. Dai brutti giorni in cui esplose, egli è parso sempre seriamente indisposto. Solo domenica scorsa, in occasione dell'incontro Bologna-Lazio, era tornato in tribuna. E' stata l'ultima partita cui ha assistito. Domenica, all'Olimpico, durante lo scontro più arduo in cui sarà impegnato il suo Bologna, gli sportivi italiani lo immagineranno di nuovo al suo posto, con in mano un lembo di quello scudetto ch'egli considerava il più caro e il più suo fra i tanti conquistati dal suo squadrone all'aria libera degli stadi. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Da "La Stampa" del 4 giugno 1964&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;La Tragica fine di Dall'Ara nella Lega Calcio a Milano&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Di Leo Cattini&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il presidente del Bologna muore discutendo col presidente dell'Inter Aveva 72 anni. Doveva concordare con Moratti i premi ai giocatori per la partita di Roma. All'improvviso si è piegato sulla sedia. E' spirato mentre il collega milanese cercava di sorreggerlo. La moglie è stata colta da choc alla notizia. Milano, 3 giugno. Il comm. Renato Dall'Ara, da trent'anni presidente del Bologna, è deceduto verso le ore 17,30 per infarto cardiaco nella sede della Lega nazionale e precisamente nella saletta del presidente dott. Giorgio Perlasca. Era stato quest'ultimo a convocare l'anziano dirigente calcistico (nato il 10 ottobre 1892 a Reggio Emilia) per una consultazione alla quale doveva intervenire anche il presidente dell'Internazionale, Angelo Moratti. Scopo principale della riunione era quello di concordare, in forma amichevole, l'entità del premio di partita da aggiudicare ai giocatori nerazzurri e rossoblu, impegnati nello spareggio di domenica prossima. Doveva essere stabilito, di comune accordo, un tanto da erogare ai vincitori ed un tanto agli sconfitti. Ciò nell'intento di placare l'attesa degli stessi giocatori, messi in agitazione dalle notizie diffuse in questi ultimi tempi, e nello stesso tempo di allentare la tensione che gravava sulla partita decisiva del campionato. Era anche intenzione del presidente della Lega nazionale di attenuare lo stato di evidente disagio venuto a detcr minarsi tra le due vecchie società calcistiche e tra i loro dirigenti in conseguenza delle polemiche accese dalla Questione del « doping » e da tutto il resto. Il presidente del Bologna era giunto a Milano in macchina verso le ore 15,30 accompagnato dalla moglie Nella e dal medico personale dr. Pinetti. Veniva ricevuto subito dal capo dell'ufficio stampa Scarambone ed accompagnato da questi nella saletta del dr. Perlasca. In attesa dell'arrivo del presidente dell'Inter, rintracciato per telefono in quanto l'orario preciso del convegno non era stato fissato, Dall'Ara aveva spiegato con disinvoltura che domenica scorsa più che sentirsi male aveva preferito ritirarsi per timore dell'entusiasmo popolare, specialmente dopo che il vicepresidente del sodalizio rossoblu l'aveva sollevato di peso in tribuna d'onore, esternando così il suo entusiasmo alla notizia — risultata poi falsa — che la squadra nerazzurra aveva pareggiato a San Siro contro l'Atalanta (e che pertanto il Bologna era campione. In seguito il comm. Dall'Ara aveva avuto espressioni d'ammirazione per la vittoria conquistata dall'Inter a Vienna contro il Real Madrid, rammentando però che anche il Bologna, ai tempi d'oro, s'era imposto due volte nella « Mitropa Cup ». Alle 17,22 era giunto il presidente dell'Inter e dopo i convenevoli di rito i tre dirigenti — Perlasca, Dall'Ara e Moratti — avevano iniziato con la massima serenità le discussioni per stabilire — come giù detto — l'entità dei premi di partita da assegnare per lo spareggio di domenica prossima, con l'impegno di osservare onestamente i patti. All'improvviso Dall'Ara si era appoggiato allo schienale della sedia, piegandosi poi verso sinistra, addosso a Moratti. Questi aveva sorretto subito il collega, e coadiuvato da Perlasca, l'aveva adagiato su un divano. Alle grida di Moratti e di Perlasca, accorreva il medico personale dott. Pinetti, che non poteva fare altro che accertare il decesso. La moglie era uscita per effettuare alcune compere e non era quindi per il momento rintracciabile. Secondo le modalità della legge, venivano avvertiti la Squadra Mobile, che provvedeva a sua volta a chiamare la Volante, ed il commissariato Duomo, che disponeva per gli accertamenti, stendendo il verbale sulla base della dichiarazione di morte (per cause naturali) stilata dal dott. Pinetti. Veniva pure interessato il Procuratore della Repubblica, che prospettava due possibilità: o il ricovero della salma all'obitorio o l'autorizzazione per il trasporto a Bologna (richiesto poi dalla moglie, che una volta rintracciata e sebbene avvertita con la massima cautela, era stata colpita da leggero choc). Per ottenere al più presto possibile l'autorizzazione per il trasporto a Bologna, veniva interpellato anche il sindaco prof. Bucalossi, che interessava a sua volta l'assessore allo Stato Ciuile. In attesa del furgone speciale, veniva allestita la camera ardente nel salone d'onore della Lega nazionale. Anche l'avv. Giustiniani, presidente della Corte d'Appello di Milano presidente della Corte federale, interveniva per accelerare le pratiche. Il presidente del sodalizio nerazzurro, Angelo Moratti, sconvolto e quasi fuori di sé, (l'anziano collega era morto fra le sue braccia) si rifiutava di rispondere a certe domande concernenti lo spareggio di domenica prossima. Verso le ore 21 il dirigente nerazzurro lasciava la sede della Lega ed a vegliare la salma (la cui rimozione è ammessa soltanto dopo ventiquattro ore dal decesso) sono rimasti il prof. Boselli, il dott. Perlasca e Scarambone, ai quali si sono aggiunti, più tardi, i consiglieri della società rossoblu, venuti da Bologna. Renato Dall'Ara aveva 72 anni. Aveva partecipato alla prima guerra mondiale come maresciallo di cavalleria. Successivamente, trasferitosi a Bologna, aveva organizzato un'industria di maglieria che doveva in breve tempo prendere ampio sviluppo. Da trent'anni ininterrottamente era presidente del Bologna, squadra che, sotto la sua guida, aveva vinto quattro campionati italiani (1935-36; 1936-37; 1938-39; 1940-41), una Coppa Europa (1934), il Torneo dell'Esposizione di Parigi (1937) e infine la Coppa dell'Europa Centrale (1962).&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Il cuore non ha retto alla passione sportiva&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Di Vittorio Pozzo&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;E' morto il presidente del Bologna. Il cuore, che da lungo tempo lo insidiava e faceva temere per lui, ha finito per cedere. O per tradirlo. E' morto facendo il suo dovere di dirigente, combattendo per la sua società. Si era recato a Milano, alla Lega Nazionale, dove, a seguito di iniziativa sua personale, doveva aver luogo una riunione col presidente dell'Internazionale, alla presenza di qualche alto esponente della Lega stessa o della Federazione, allo scopo di fissare, su basi di eguaglianza, i premi da versare ai giocatori che, vincendo lo spareggio di domenica prossima, avessero riportato il titolo di Campione d'Italia. Stava per difendere una causa giusta, insomma. Era, da tempo, in condizioni di salute alquanto scosse. Già, alcuni mesi or sono, aveva avuto due attacchi cardiaci. Poi si era ripreso. E, proprio al momento in cui era scoppiata la grossa « grana » del drogaggio per la sua squadra, aveva fatto una ricaduta, la più grave di tutte. Era stato un paio di mesi a letto, poi si era recato a Napoli ed altrove, in cerca di pace e di sole, colla proibizione di occuparsi delle cose del calcio. Se fosse stato presente, forse le cose sarebbero andate diversamente a Bologna in quel frangente. Perché una bella pratica dell'ambiente se la era acquisita nei lunghi anni di presidenza del suo sodalizio e di appartenenza agli enti federali. Allo stadio della sua città non ci era più stato, per lungo tempo. Fu proprio lui, personalmente, che volle andarci domenica scorsa, per l'incontro tra i rossoblu e la Lazio, malgrado il parere contrario della sua signora e del medico curante: i quali avevano finito per accompagnarlo. Quando nello stadio stesso avvenne quel finimondo che avvenne, per l'equivoco insorto fra i termini di « spa reggio e di pareggio », noi dicemmo ad un collega: « Chissà se il cuore di Dall'Ara avrà retto ad emozioni così violente e contrastanti! ». Guardammo. Al suo posto non c'era già più. Lo avevano portato via. Gli telefonammo la sera stessa, e rispose lui medesimo, dicendo che erano tutte esagerazioni e che lui stava benissimo. Per noi, invece, gli sono state fatali proprio le emozioni di quella sera. Tanto che, a notte, incominciammo l'articolo per la seconda edizione di « Stampa Sera » di lunedì, l'altro ieri, scrivendo che i malati di cuore non avrebbero più dovuto presenziare agli incontri calcistici. Era un presagio, il nostro: un triste presagio. Ci incontrammo ancora lunedì sera stesso. Ci raccontò più cose interessanti. Era magro e tirato, ma ci pareva abbastanza rimesso, tanto che ci disse: « Forse domenica prossima sarò a Roma per la finalissima ». E' caduto, come un soldato. Facendo il suo dovere. Passava un po' per tirchio nell'ambiente. Ma, effettivamente, per il suo Bologna aveva speso un patrimonio. Rispettava il danaro, che, in gioventù, aveva sudato a guadagnare, e, quando spendeva era perché era indispensabile spendere. Ci conoscevamo da più di una trentina d'anni, e ci aveva dato prove di vera e schietta amicizia. Non aveva figli, ma aveva una moglie che lo adorava ed in ogni dove lo seguiva. Come tutti i dirigenti sportivi che sono soliti pagare di persona, ha avuto dalla sua squadra, e dalla sua società, gioie e dolori, soddisfazioni e disinganni. Schiettamente, sinceramente, la sua morte ci ha colpito, ci ha addolorato nel modo più vivo e le condoglianze che noi rivolgiamo alla sua signora ed ai parenti ed amici suoi sgorgano direttamente dal cuore. Perché noi non apparteniamo a quella schiera dilagante di persone alle quali lo sport ha saputo e potuto insegnare l'odio per coloro che la pensano diversamente da loro. Noi amiamo dire e scrivere la verità, senza odiare né svergognare nessuno. Di uomini parliamo meno che possiamo: preferiamo parlare di fatti e di cose. E ci teniamo lontani il più possibile da chi, per abitudine, esagera. Per questo, preferiamo tenere per noi la nostra commozione. La morte di Dall'Ara ha turbato il campionato mentre questo stava avviandosi al suo momento culminante. Diciamo questo, perché conosciamo bene il Bologna. Il colpo che esso ha subito è grave. La pietà — quella che qualcuno proclamava fosse morta — ha ridotto lo slancio e ridotto anche le forze morali di quella creatura che egli tanto amava: la squadra bolognese.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/766277752732106703-8863523203285482817?l=tremareilmondofa.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tremareilmondofa.blogspot.com/feeds/8863523203285482817/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=766277752732106703&amp;postID=8863523203285482817' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/766277752732106703/posts/default/8863523203285482817'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/766277752732106703/posts/default/8863523203285482817'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tremareilmondofa.blogspot.com/2011/09/renato-dallara.html' title='Renato Dall&apos;Ara'/><author><name>mirkot.69</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10951977530425793598</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TCP-SEScouI/AAAAAAAAFz4/Ami9sYvfrPs/S220/angelo+schiavio+1925%40recolored_3_blog_.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-3ULMNaeMIB8/TpPH9xZ5nII/AAAAAAAAGds/xsnHHA-Ey8U/s72-c/renato%2Bdall%2527ara%2B1960.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-766277752732106703.post-1100756438563962001</id><published>2011-09-15T00:08:00.005+02:00</published><updated>2011-09-15T14:48:39.756+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Simbologia del Bologna F.C.'/><title type='text'>Ridateci il nostro vecchio logo!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-ZKDQ--qIq1M/TnF6gceqhiI/AAAAAAAAGUE/gfdB1oiFOX4/s1600/blasone%2BBFC%2Bvector_photoshop.png"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; FLOAT: left; HEIGHT: 271px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5652433705145894434" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-ZKDQ--qIq1M/TnF6gceqhiI/AAAAAAAAGUE/gfdB1oiFOX4/s320/blasone%2BBFC%2Bvector_photoshop.png" /&gt;&lt;/a&gt;Non è strano in questi tempi, dopo anni di prestazioni deludenti del Bologna F.C., una campagna per un logo?&lt;br /&gt;No, affatto.&lt;br /&gt;Soprattutto questi ultimi anni hanno dimostrato ancora una volta che giocatori e allenatori sono transitori, gente di passaggio. Le grandi bandiere, purtroppo, non esistono più.&lt;br /&gt;Cosa resta allora?&lt;br /&gt;Restano i capisaldi del club: la sua storia - una Grande e Nobile Storia, nel caso del Bologna F.C. -, le sue origini, la sua simbologia, la sua maglia gloriosissima.&lt;br /&gt;Ai tempi della presidenza Giuseppe Gazzoni fu completamente stravolto il nostro vecchio logo societario (oltre ai colori della maglia...). Per "esigenze commerciali...", si disse all'epoca.&lt;br /&gt;Quello che ereditammo dal fallimento del 1993, era tale e quale a quello originario, per colori e per caratteri. In più vi era solo la scritta "1909". Era un perfetto compromesso.&lt;br /&gt;In pratica ci eravamo salvati in corner, contenendo i danni. Molte squadre, per esempio, dovettero rinunciare per un po' di tempo ai loro vecchi loghi ( su tutte la Fiorentina dopo il fallimento Cecchi Gori). Ma nel 2001 ecco in azione i nuovi "creativi", su input societario. Via il vecchio logo ed ecco il nuovo: un orrido badge con i caratteri BFC stilizzati di color bianco, la croce rossa in campo bianco della città di Bologna non più sinuosa e arcuata, ma stilizzata anch'essa e contornata da un pallido azzurretto. Il tutto condito dagli improbabili azzurro e rosso "Catania" di Gazzoniana memoria (orrore!). Ciliegina sulla torta: una specie di giallino a fare da contorno al logo. In quello vecchio era perfetto ed elegante il color quasi oro; in quello nuovo il 'giallino' Modena sta come un pugno in un occhio.&lt;br /&gt;In soldoni, un calcio in faccia alla storia del nostro club.&lt;br /&gt;Stessa cosa accade per le nuove maglie: ora che finalmente si è tornati ai vecchi, bellissimi colori - con un bel blu scuro e rosso intenso -, quel badge stilizzato, con una tonalità completamente differente di rosso e blu quasi 'flash' stile "Catania", risulta veramente stonatissimo.&lt;br /&gt;Rovina l'estetica della maglia da gioco. Chi le ha comprate negli ultimi anni può testimoniare in tal senso. Ora, mi dicono che questo nuovo logo è depositato e che bisogna aspettare scada (?) per tornare a quello vecchio. Io penso che con un po' di buona volontà si possa fare qualcosa da subito, vero signor Guaraldi? Vero signor Montagnani? (per chi non lo sapesse, responsabile marketing del BFC)&lt;br /&gt;Torniamo al nostro vecchio logo, riappropriamoci della nostra Storia e delle nostre più belle tradizioni.&lt;br /&gt;La bellezza è nei particolari, dai particolari si nota la grandezza di un Club e l'amore di una tifoseria.&lt;br /&gt;Nell'immagine in alto a sinistra, il nostro antico, elegante e bellissimo logo. Lo rivogliamo.&lt;br /&gt;RIDATECI IL VECCHIO LOGO!&lt;br /&gt;Forza Bologna, sempre e comunque.&lt;br /&gt;TIMF&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/766277752732106703-1100756438563962001?l=tremareilmondofa.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tremareilmondofa.blogspot.com/feeds/1100756438563962001/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=766277752732106703&amp;postID=1100756438563962001' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/766277752732106703/posts/default/1100756438563962001'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/766277752732106703/posts/default/1100756438563962001'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tremareilmondofa.blogspot.com/2011/09/ridateci-il-nostro-vecchio-logo.html' title='Ridateci il nostro vecchio logo!'/><author><name>mirkot.69</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10951977530425793598</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TCP-SEScouI/AAAAAAAAFz4/Ami9sYvfrPs/S220/angelo+schiavio+1925%40recolored_3_blog_.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-ZKDQ--qIq1M/TnF6gceqhiI/AAAAAAAAGUE/gfdB1oiFOX4/s72-c/blasone%2BBFC%2Bvector_photoshop.png' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-766277752732106703.post-7108489491890219032</id><published>2011-08-31T00:11:00.004+02:00</published><updated>2011-09-01T04:42:04.876+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Simbologia del Bologna F.C.'/><title type='text'>Il Vessillo storico del Bologna Football Club</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-GudQIkr4JRI/Tl2m05GPRiI/AAAAAAAAGQY/6FoyMMcXMi4/s1600/animose_frangia%2540__%2540UNIONE_2coppe%2Beuropa_pagina%2Bsenza%2Btratti.png"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 223px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5646852935402866210" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-GudQIkr4JRI/Tl2m05GPRiI/AAAAAAAAGQY/6FoyMMcXMi4/s320/animose_frangia%2540__%2540UNIONE_2coppe%2Beuropa_pagina%2Bsenza%2Btratti.png" /&gt;&lt;/a&gt;Una mia personale riproduzione del Vessillo - o Labaro - del B.F.C., con tanto di scritta latina: "Animose Non Violenter". La frase in latino - di cui pochi tifosi rossoblù ne erano a conoscenza fino a poco tempo fa - è di fatto il motto ufficiale. Alla lettera il suo significato è: "Coraggiosamente Non Violentemente". Lo stendardo attuale riporta ricamati solo i sette scudetti vinti dal Bologna nella sua storia, senza le coccarde delle Coppe Italia e senza le Coppe Europa o altri trofei vinti dai rossoblù (le aggiunte nel disegno sono una mia interpretazione personale); ed è sempre presente - di solito portato dai ragazzi del settore giovanile - agli avvenimenti più importanti che scandiscono la vita del Club. I suoi colori sono gli stessi del blasone societario: la croce rossa in campo bianco (o argento), simbolo dell'antichissimo Comune di Bologna; il rosso e il blu: dal 3 ottobre 1909 - la fondazione - i colori ufficiali del club, grazie alla casacca a quarti del collegio svizzero (lo Schönberg di Rossbach) portata a Bologna da Arrigo Gradi, uno dei soci fondatori; i ricami dorati della scritta BFC, che campeggia là in alto, a sinistra, in campo blu; e quelli del motto latino. Il tutto rifinito con frangia - sempre dorata -, tutta attorno allo stendardo, in fondo, e in divisione delle varie simbologie. In origine - primi anni '10 e '20 del '900 - l'insegna era portata sul campo dal capitano del Bologna (famosa la foto che ritrae Giuseppe Della Valle allo " Sterlino "), prima di match molto importanti o di qualche celebrazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-s5bwojbQVIY/Tl3DwfQoBOI/AAAAAAAAGQo/Ih4AAniqjoc/s1600/giuseppe%2Bdella%2Bvalle%2B1925_gonfalone.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 218px; FLOAT: left; HEIGHT: 320px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5646884745584837858" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-s5bwojbQVIY/Tl3DwfQoBOI/AAAAAAAAGQo/Ih4AAniqjoc/s320/giuseppe%2Bdella%2Bvalle%2B1925_gonfalone.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/766277752732106703-7108489491890219032?l=tremareilmondofa.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tremareilmondofa.blogspot.com/feeds/7108489491890219032/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=766277752732106703&amp;postID=7108489491890219032' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/766277752732106703/posts/default/7108489491890219032'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/766277752732106703/posts/default/7108489491890219032'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tremareilmondofa.blogspot.com/2011/08/il-vessillo-storico-del-bologna.html' title='Il Vessillo storico del Bologna Football Club'/><author><name>mirkot.69</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10951977530425793598</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TCP-SEScouI/AAAAAAAAFz4/Ami9sYvfrPs/S220/angelo+schiavio+1925%40recolored_3_blog_.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-GudQIkr4JRI/Tl2m05GPRiI/AAAAAAAAGQY/6FoyMMcXMi4/s72-c/animose_frangia%2540__%2540UNIONE_2coppe%2Beuropa_pagina%2Bsenza%2Btratti.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-766277752732106703.post-529410537890106576</id><published>2011-03-01T00:56:00.051+01:00</published><updated>2012-01-02T07:03:53.882+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il Bologna F.C. in Europa'/><title type='text'>Parigi, 6 giugno 1937: Bologna F.C. - Chelsea F.C. 4-1</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-Yuqo3weDD9U/TwFHC4jxnzI/AAAAAAAAGvU/o-Yi0ysMRLg/s1600/bologna%2Bchelsea%2B1937%252C%2Bil%2Bcalcio%2Billustrato_.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 220px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5692909518840766258" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-Yuqo3weDD9U/TwFHC4jxnzI/AAAAAAAAGvU/o-Yi0ysMRLg/s320/bologna%2Bchelsea%2B1937%252C%2Bil%2Bcalcio%2Billustrato_.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Nell'estate del '37, fresco campione d'Italia per la quarta volta, il Bologna viene invitato a Parigi per il torneo de L'Exposition internationale « Arts et Techniques dans la Vie moderne » . Al torneo partecipano otto squadre, alcune delle quali sono da sempre l'aristocrazia del calcio europeo, Austria Vienna e Slavia Praga su tutte. E, udite udite, per la prima volta nella storia, partecipano a un torneo ufficiale internazionale i "maestri" inglesi, gli inventori del football moderno, inviando a Parigi come rappresentante ufficiale il glorioso Chelsea, formazione di medio alta classifica nella massima divisione inglese, reduce da un ottavo e un tredicesimo posto nelle precedenti due stagioni. I britannici sono quasi al completo, le uniche assenze veramente di peso sono il portiere Vic Woodley - grande campione e nazionale inglese -, e il centravanti George Mills, anch'esso nazionale inglese e topscorer - uno dei più prolifici nella storia dei "blues" di Stamford Bridge - della squadra. Non mancano ovviamente le squadre di casa, rappresentate dall'allora fortissimo F.C. Sochaux - forte di alcuni nazionali francesi, tra cui il portiere Di Lorto, e del grande campione svizzero André "Trello" Abegglen -, detentore della Coppa di Francia; e dall'Olympique de Marseille, campione di Francia. I rossoblù non si fanno pregare. Eliminano i francesi del Sochaux (4-1) tra la costernazione degli astanti, poi (2-0) anche i duri cechi dello Slavia Praga. La finalissima è contro i terribili inglesi del Chelsea. Questa la formazione petroniana: Ceresoli; Fiorini, Gasperi; Montesanto, Andreolo, Corsi; Busoni, Sansone, Schiavio, Fedullo, Reguzzoni. Quest'ultimo è in gran vena e mette a segno una doppietta: finirà 4-1 . In questa pagina, anche il resoconto di Gabriel Hanot, inviato del «Miroir des Sports» e ideatore, molti anni dopo, della « Coppa dei Campioni » e del « Pallone d'oro ». Da sottolineare che parecchie partite, compresa la finale tra Bologna e Chelsea, si disputarono nel leggendario stadio parigino di "Colombes", tempio di football e rugby, dove l'Italia si laureò Campione del Mondo nel 1938. Colombes divenne celeberrimo al grande pubblico negli anni '80, quando venne immortalato dal regista John Houston in alcune riprese del film "Fuga per la vittoria" - anche se in realtà le tribune usate nel film furono quelle dello stadio oggi dedicato a "Nandor Hidegkuti", a Budapest -, con protagonisti Pelè, Bobby Moore, Osvaldo Ardiles e un giovane Sly Stallone.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Il Torneo dell'Esposizione sarà favorevole alle squadre francesi?&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;BOLOGNA A.G.C. CONTRO F.C. SOCHAUX QUESTO POMERIGGIO A COLOMBES&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il torneo dell'Esposizione inizierà questo pomeriggio sotto il segno del caldo. I giocatori non saranno entusiasti di giocare 90 minuti in queste condizioni, considerando che in questo periodo dell'anno dovrebbero essere in pantaloni e camicia chiara o in piscina. I primi incontri si giocheranno oggi a Le Havre, Antibes, Strasburgo e Colombes, dove il F. C. Sochaux incontrerà il Bologna A. G. C., campione d'Italia. Cosa faranno i vincitori della Coppa di Francia contro la miglior squadra italiana? Sono capaci di fare bella figura, soprattutto dal momento che ricevono un sostegno prezioso da parte di molti giocatori stranieri. E' possibile che una squadra francese faccia una figura eccellente in questa competizione, senza che si possano trarre utili insegnamenti sul valore attuale del calcio francese. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Le due squadre saranno le seguenti:&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Per il Bologna A. G. C. - Portiere: Ceresoli; Backs: Fiorini, Gasperi; Centrocampisti: Montesanto, Andreolo, Corsi; Attaccanti: Busoni, Sansone, Schiavio, Fedullo, Reguzzoni.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Il Bologna giocherà in maglia rossa e blu.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;F. C. Sochaux. Portiere : Di Lorto; Backs: Mattler, Laloue; Centrocampo: Hug, Szabo, Lehmann; Attaccanti: Courtois, Abegglen, Bradac, Telechea, Williams.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Calcio d'inizio alle 15&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Arbitro: M. Turfkruyer (Belgio)&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Bologna - Chelsea 4-1, 6 giugno 1937&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;UNA LEZIONE DI STILE, UN'ESIBIZIONE DI FORZA.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Di Gabriel Hanot&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Sarebbe un grave errore, e una profonda ingiustizia, minimizzzare la vittoria del Bologna e la sua portata. Domenica, in tribuna stampa, v'era chi giustificava gli inglesi: affaticati da una stagione molto dura, reduci da una lunga tournée in Europa, vittime di infortuni, infastiditi dal caldo veramente opprimente della giornata. Ma perché, forse che tutto ciò non vale per gli italiani? Avevano meno infortunati, ma non hanno certo commesso l'errore del Chelsea che ha messo in campo il terzino Barkas sofferente ad una gamba e così incerto da consegnare il pallone a Schiavio, solo davanti alla porta difesa da Jackson. Questo errore (uno dei più grossolani che abbia mai potuto vedere) ha segnato l'inizio della fine per il Chelsea, a Colombes, nella finale del torneo dell'Esposizione. Fino a quel momento i londinesi erano sembrati alla pari con gli italiani, la cui rapidità in fase di distruzione e costruzione del gioco equilibrava quella che appariva una certa inferiorità nella manovra. La gaffe di Barkas ha come sbriciolato il gioco degli inglesi. Il Bologna, che allineava otto uomini in difesa, ha preso in velocità gli avversari. Una squadra in perfetta condizione atletica, giovane e fresca, vivace e mirabile in azione, dal dinamismo possente e costante, che ha mostrato un contrasto assoluto con il mestiere sicuro, ma lento e pesante, dei britannici. Il secondo goal, ottenuto al 20' dall'ala destra Busoni, e il terzo, dell'ala sinistra Reguzzoni al 30', hanno tradotto in punteggio questa enorme differenza di stile ricompensando la classe e la vitalità a detrimento del lavoro artigiano del Chelsea. Alla fine del primo tempo, il Bologna conduceva per 3-0 e aveva confermato l'opinione che il calcio italiano sia il più efficace d'Europa, irresistibile in attacco come in difesa. Alla ripresa, scontata la reazione inglese, rintuzzata con metodo da avversari più mobili, più abili nei contrasti e nel tiro, più veloci a sganciarsi e aggredire. Al 72' Reguzzoni consolidava il successo, meglio, il trionfo italiano con il quarto goal. Sei minuti più tardi Weaver salvava l'onore del football insulare con un goal bello, ma solitario. L'arbitro, l'energico signor Leclercq, ha dovuto fare appello a tutta la sua autorità per reprimere il tentativo dei giocatori di trasformarsi in belligeranti. Peccato per le baruffe: bisogna saper vincere, ma anche perdere. Resta da sottolineare come del molto calcio visto in questi giorrni, al torneo, soprattutto quello italiano abbia stupito i purtropppo pochi spettatori del torneo per la perfetta fusione del gioco dei tre uruguayani (Andreolo, Sansone e Fedullo) con quello degli altri giocatori del Bologna, in niente inferiori ai campioni sudamericani.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Da "Le Figaro", 6 giugno 1937&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Questo pomeriggio a COLOMBES&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Gli inglesi del Chelsea riusciranno a vincere la finale del Torneo dell'Esposizione contro gli italiani del Bologna?&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il Torneo dell'Esposizione prenderà il via questo pomeriggio allo stadio di Colombes. Saranno di fronte Bologna e Chelsea. Il Bologna parte favorito in questo incontro. La velocità di esecuzione degli italiani, la varietà del loro gioco, permetterà loro di mantenere il ruolo di favoriti e di battere i potenti ed essenziali inglesi del Chelsea? Il Chelsea si è messo in testa di vincere il torneo, questa affermazione non è esagerata, dato che in semifinale hanno destato grande sorpresa sconfiggendo i formidabili calciatori dell'Austria. Per raggiungere i suoi fini, il Chelsea è stato rafforzato da alcuni dei suoi giocatori che erano rimasti in Inghilterra. Tuttavia, i giocatori di Bologna sono decisi, anch'essi, a compiere ogni sforzo per vincere; il match sicuramente sarà duro e difficile, ma offrirà al pubblico una dimostrazione di football di primissimo piano. Gli italiani contano sulla velocità delle loro ali per mettere in difficoltà la difesa serrata degli inglesi, ed è molto probabile che esse ripaghino della fiducia che è riposta in loro. Eppure, il Chelsea è una di quelle squadre che, in partite importanti, può ottenere la vittoria. È, quindi, secondo la nostra opinione, osare troppo predire nettamente la vittoria del Bologna; le chances del Chelsea non sono affatto inferiori rispetto a quelle dei rivali. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Un'altra sconfitta per l'Austria&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Per il terzo e il quarto posto del torneo dell'Esposizione, lo Slavia Praga e l'Austria si sono incontrate, ieri pomeriggio, allo Stade de Saint-Ouen, davanti a diverse migliaia di spettatori. Gli austriaci, che erano i favoriti del torneo, e che erano già stati sconfitti dal Chelsea, hanno dovuto, nuovamente, inchinarsi. I cechi hanno vinto per 3 reti a 0. Va notato che entrambe le squadre sembravano stanche. Tuttavia, in diverse occasioni, la partita è stata funestata dal gioco scorretto e l'Austria ha finito la partita con nove uomini in campo&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Da «Stampa Sera» del 7 giugno 1937&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Dopo il Bologna non è piu' possibile discutere. Il calcio Italiano è sempre primo.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;di Enzo Arnaldi&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quando fu rinviato l'incontro fra le «nazionali» d'Italia e di Francia, a Parigi, fra i molti che commentarono la cosa in vario modo, ci furono anche i severi tecnici che rimpiansero di non poter vedere all'opera il «tanto discusso» gioco italiano. Noi, lo confessiamo, restammo un po' incerti di fronte a quel «tanto discusso». Ci pareva che, dopo la conquista del Campionato mondiale, dell'Olimpiade e la vittoria in due Coppe Intemazionali, di discussioni ce ne fossero più poche da fare. Forse eravamo un po'... candidi, ma ci sosteneva la convinzione che il valore del nostro calcio non avesse bisogno di ulteriori conferme. Da ieri sera crediamo che anche per i tecnici francesi la questione sia risolta. Senza attendere il giorno della ripetizione della partita Francia - Italia, il Bologna, da due anni detentore dello « scudetto », l'ha liquidata, vincendo quel trofeo dell'Esposizione per la cui conquista erano scesi in lizza i migliori esponenti del calcio inglese, cecoslovacco, austriaco e francese. Gli sportivi d'oltr'Alpe non hanno, dunque, di che lamentarsi, tanto più che sulla Costa Azzurra la Juventus ha pensato bene di accompagnare la dimostrazione dei campioni d'Italia con una controprova di indubbia efficacia. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;La grande vittoria&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Grande, bellissima vittoria, quella dei rossoblu. Per molte ragioni. Innanzi tutto per la forza e la fama degli avversari che l'hanno contrastata, eppoi perchè felicissima come « tempo » e come « luogo ». I nomi delle squadre che partecipavano al torneo parigino li conoscete. Si tratta dell'aristocrazia del calcio danubiano e britannico, oltre che di quello di Francia. Per uscire con l'aureola del trionfo da simile battaglia bisogna avere le ossa dure, i muscoli sciolti, i nervi saldi e lo spirito ad alta temperatura. Il Bologna ci sa stare in questi ambienti... surriscaldati. Lo dimostrano i suoi due successi in Coppa Europa. Lo conferma quello di Parigi. La strada non è stata cosparsa di rose per i bolognesi. Dapprima ebbero a che fare con la più coriacea delle squadre di Francia, il Sochaux: superata con un balzo maestro. Poi si trovarono di fronte i boemi dello Slavia, i rappresentanti di quella roccaforte calcistica che da pochi giorni appena era capitolata all'assalto del calcio italiano: due stoccate di Busoni e la questione fu appianata. Ieri, infine, nella lotta estrema, era in campo la rappresentante di quel gioco inglese che troppo si gloria del successo di Higbhury: il risultato lo sapete, i rossoblu passarono in bellezza per uno scarto di gol di 4 a 1. Queste le tre tappe per cui il Bologna giunse al trionfo. Si tratta di pochi dati scabri, anche se sufficienti. Qualora, però, li voleste adornare di qualche altro rilievo, potete sempre ricordare che, mentre il Bologna arrivò alla finale sempre vincendo, il Chelsea superò il primo turno per il gioco della fortuna, per l'estrazione a sorte, e che lo Slavia, battuto dal Bologna, battè l'Austria, piegato dal Chelsea, ottenendo il terzo posto. Sono rilievi che hanno il loro significato. E non crediate che il Chelsea fosse a Parigi per fare una di quelle gite di esibizione tanto care ai professionisti inglesi, quando varcano la Manica. Il Chelsea era a Parigi per vincere, è non per intascare la trasferta. Ricapitolato tutto questo, il trionfo dei campioni d'Italia acquista un significato definitivo e dimostra che non è soltanto per divertirci in famiglia che ci sentiamo di possedere i più forti calciatori d'Europa, anche se abbiamo la certezza di non attraversare il periodo calcistico più felice. Dopo i risultati di Parigi e di Lilla, crediamo che di « discussioni » non se ne possano più fare troppe! Con la nuova bellissima affermazione del calcio italiano abbiamo, intanto, quella particolare del Bologna. Siamo dei vecchi amici dei bolognesi, i primi che hanno riconosciuto in essi la più forte formazione della stagione nazionale. Le notizie dalla Francia non ci giungono, quindi, se non come gradita conferma a quanto da mesi andiamo sostenendo. Anche nei particolari il torneo parigino viene a darci ragione, poiché in esso sono rifulse quelle doti che nei rossoblu sempre abbiamo segnalato come primissime fra le altre molte: la forza morale e la tendenza a concretizzare con ogni mezzo la possibilità del gioco. Schiavio ha ancora potenziato queste doti e il fatto che a tradurre nella realtà del gol la superiorità dell'azione siano state sovente le due ali, Busoni e Reguzzoni, proclama la suprema praticità del gioco bolognese. E, siccome quel che conta, specialmente all'estero, è vincere, ciò suona come massimo elogio alla squadra che si fregia giustamente del titolo di campione d'Italia. Il torneo parigino, intanto, oltre che a toglier di mezzo ogni « discussione » sul calcio italiano, è servito anche a mettere in chiaro qualche dubbio che, con troppa fretta, era staio raccolto al di là dei confini su quella che è la correttezza dei nostri giocatori. Proseguendo nel sistema, ormai, ben conosciuto, di addossare la colpa di ogni incidente agli « azzurri », dopo la burrascosa partita di Vienna, erano state dette troppe cose sulla « violenza » dei calciatori di Pozzo. Per fortuna, erano, poi, venuti gli incontri di Torino (Ungheria), Praga ed Oslo ad affermare che gli « azzurri » giocano lealmente e non battagliano con ogni mezzo. I giornali ungheresi, cecoslovacchi a svedesi erano stati, al riguardo, assai precisi. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Il giudizio degli altri&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;A Parigi la luce è stata fatta. Mentre il Bologna ha vinto sfruttando le soli armi tecniche, l'Austria... ha perso scalciando a più non posso. Sull'argomento non sarà male citare qualche passo dell'Auto nell'incontro Chelsea-Austria. Eccovelo, alla rinfusa: « I giocatori viennesi non seppero reagire che violando largamente le regole del gioco leale », se l'arbitro fosse intervenuto a tempo « avrebbe evitato all'irascibile Sesta le ridicole provocazioni che prodigò ai suoi avversari, a Adamek di lanciarsi sull'ala sinistra inglese per colpirla con la testa », « Jerusalem pensò troppo, come Sesta e Molzer, a mettere fuori combattimento i suoi avversari ». « Dei viennesi non penso niente — ha, poi, detto il capitano del Chelsea —. Ricordo solo che, essendo a Vienna tre settimane fa, ho assistito all'incontro Austria-Rapid, e che l'arbitro ha dovuto interrompere la partita, poiché il Rapid non contava più che su sei giocatori: tre erano feriti e due erano stati espulsi... ». Jerusalem, Sesta, mettere fuori combattimento gli avversari, ridicole provocazioni, lanciarsi sull'ala sinistra, violare le regole del gioco, interrompere la partita, giocatori feriti ed espulsi... Oh! Quanto tutto ciò ci ricorda i resoconti dei nostri colleghi presenti alla burrascosa partita di Vienna!... Ma... gli « scarponi » siamo noi. Quanto è mai stato istruttivo e chiarificatore per tutto questo il torneo di Parigi, dove il calcio italiano ha trionfato su tutta la linea! Quel calcio italiano che, proprio mentre coglieva il suo ennesimo successo internazionale, completava la sua pattuglia per affrontare le imminenti contese della Coppa Europa. Proprio ieri, infatti, a Firenze il Genova ha conquistato la Coppa Italia e si è assicurata la partecipazione, con Bologna e Lazio, al massimo torneo calcistico annuale.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;da "Le Figaro", 7 giugno 1937&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Il TORNEO DI FOOTBALL DELL'ESPOSIZIONE E' TERMINATO&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;In finale, il Bologna si impone per 4 reti a 1 sul Chelsea che è stato battuto in tecnica, velocità e qualità atletiche&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;La potenza, la decisione e il coraggio dei giocatori italiani hanno seminato il panico nella squadra britannica&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;di André Reichel&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il favorito dalla prima giornata, l'A.G.C. Bologna, ha vinto il torneo dell'Esposizione. Battendo ieri a Colombes, per 4 reti a 1 il Chelsea, gli italiani hanno vinto il trofeo. Eppure, prima della partita, quasi i tre quarti degli addetti ai lavori non avrebbe dato che poche chances agli italiani. Il modo nel quale il Chelsea aveva eliminato giovedì l'Austria Vienna, aveva contribuito a mettere i britannici su un piano che, per la verità, non era il loro, anzi. Tuttavia non conviene minimizzare il successo italiano. Come contro il Sochaux, otto giorni fa, il Bologna si è imposto per le capacità atletiche dei suoi giocatori, il loro desiderio feroce di vincere, la loro decisione, ma anche per la sicurezza che ha fatto impallidire la tecnica britannica. Il Bologna ha dato la grande dimostrazione di quello che ci si si aspettava e sarebbe follia pura il negare le qualità di questa squadra, e del calcio italiano. A questo proposito, sarebbe bene che da questo lato delle Alpi ci si rendesse conto del valore dei calciatori italiani. Prima della partita, Di Lorto, il portiere del F. C. Sochaux, che aveva incontrato la domenica precedente i giocatori di Bologna, mi ha detto: "Io non credo che questo sia il vero valore del Bologna. La vittoria di domenica scorsa è dovuta principalmente al fatto che il Sochaux ha giocato molto male". Pochi minuti dopo, Di Lorto si è convinto del suo errore? E quanti dirigenti ed esperti di calcio che la pensano come lui, si saranno veramente convinti ? La partita Francia-Italia si giocherà all'inizio della prossima stagione. Il risultato di ieri ci ha mostrato il calcio italiano come noi sospettavamo, certo, ma è sembrato molto più atletico di quello che pensavamo. Per affrontare questi atleti, troveremo una squadra francese competitiva per rivaleggiare al loro livello? Sarà necessario mettere in campo giocatori veloci, potenti, atletici, ottimi calciatori. Di qualità, insomma, quello che cerchiamo invano da diversi anni nelle nostre squadre nazionali. La partita Francia-Italia si annuncia molto difficile per i nostri colori. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;La partita&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;I primi dieci minuti hanno visto la manovra britannica, molto brillante e ispirata, disporre dei loro avversari. Ma essi sono riusciti ad organizzarsi e a prendere il comando del gioco. Più veloci e soprattutto più determinati, gli italiani si sono imposti nettamente. Su un errore grossolano del terzino Barkas, Reguzzoni ha aperto le marcature. Sei minuti dopo Busoni ha segnato il secondo gol. Prima della pausa, Reguzzoni ha realizzato un terzo gol. Nella ripresa il Bologna, forte dei suoi tre gol di vantaggio, si rilassa. Gli inglesi ne approfittano per prendere il controllo del gioco, ma si trovano di fronte la difesa arcigna del Bologna, nella quale Ceresoli e Gasperi si distinguono particolarmente. E proprio in questa fase della partita che gli italiani segnano una nuova rete con Reguzzoni. Prima della fine, il Chelsea salva l'onore a seguito di una bella azione personale di Weaver. I migliori del Bologna sono stati Ceresoli, Reguzzoni, Sansone e Andreolo e Fedullo. Si noti che questi tre giocatori sono sudamericani. Il Chelsea ha profondamente deluso. Solo Argue e Weaver sono stati all'altezza della loro fama. Gli altri hanno commesso errori grossolani, come non siamo abituati a vedere nelle squadre britanniche. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Il Bologna sbaraglia il Chelsea (4-1) e vince il torneo dell' Esposizione di Parigi&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Riconferma di supremazia europea.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;BOLOGNA: Ceresoli; Fiorini, Gasperi; Montesanto, Andreolo, Corsi; Busoni, Sansone, Schiavio, Fedullo, Reguzzoni.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;CHELSEA: Jackson; Barkas, Barber, Mitchell, Craig, Weaver, Spence, Argue, Bambrick, Gibson, Reid.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Arbitro: il francese Leclercq.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Parigi, 7 mattino.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ieri, allo stadio di Colombes, i calciatori del Bologna hanno battuto quelli del Chelsea per 4 a 1 vincendo il trofeo dell'Esposizione e attribuendosi la Coppa offerta dall'« Auto ». La folla che ha assistito alla partita era di circa 15 mila persone: pubblico numeroso, come si vede, al quale però l'amore per lo sport e l'interesse per l'avvenimento imminente davano una fisionomia vibrante e rumorosa. In tribuna l'Ambasciatore d'Italia Cerruti ed il Console a Parigi on. Maciotta. Il Bologna, favorito dei giornali era pure il favorito del pubblico e, tirando le somme, solo gli inglesi presenti allo stadio si schieravano in favore dei connazionali. Alle 16.30 le due formazioni entrano in campo; salutate da calorosi applausi. Una piccola sorpresa. Il Chelsea, onde evitare possibili confusioni, ha adottato la maglia azzurro-bianca del Racing. La partita comincia. Il sorteggio per la scelta del terreno favorisce il capitano inglese Craig. Gli italiani attaccano ma poi gli inglesi manifestano velleità offensive. Essi praticano un giuoco spettacolare che impressiona il pubblico ma non i bolognesi. Appena i nostri trovano l'andatura e la velocità abituali la situazione si capovolge e il Chelsea ripiega, mentre una certa confusione si manifesta nei suoi ranghi. Il Bologna in un primo momento tenta di farsi strada cercando di sfondare al centro: in seguito, vista l'inutilità di tali sforzi, cambia tattica e gli uomini delle ali sono chiamati al lavoro con azioni rapide e sbrigative che danno il primo frutto al 14'. Su un errore dell'inglese Barkas, Reguzzoni intercetta la palla e segna con facilità il 1.o punto. Incoraggiato dal risultato e dalla indecisione avversarla il Bologna scatena subito una offensiva travolgente con una serie successiva di attacchi in massa che permettono a Sansone di marcare al 22. minuto un secondo punto. Il pubblico scatta in piedi e saluta con applausi la squadra italiana che ora fa mostra, di un brio, di una velocità e di una tecnica meravigliose. La situazione comincia già a diventare critica per gli inglesi che corrono ai ripari. Argue rimpiazza Craig come centro mediano mentre Barber passa all'ala destra: la squadra con queste modifiche parte all'attacco, cercando di riprendere l'ascendente dimostrato per breve tempo all'inizio. Il Bologna per pochi minuti si adatta alla difensiva e l'episodio permette agli spettatori di rendersi conto del valore dei nostri calciatori: irresistìbili nell'attacco, intrepidi e incrollabili nella difesa. Le metodiche azioni del Chelsea a nulla riescono; i ripetuti attacchi dei suoi giuocatori falliscono uno dopo l'altro. La difesa italiana è un muro infrangìbile che è impossibile sfondare. Gli inglesi, ostinandosi contro di essa, riescono soltanto a mettere in rilievo la loro impotenza e alla fine battono in ritirata, mentre i nostri riprendono l'iniziativa. La partita diventa a questo punto animatissima. Il Bologna manifesta un ardore straordinario. Al 30' Schiavio manda la palla a Reguzzoni, che dall'ala è passato al centro, e questi con un tiro imparabile segna il terzo punto. La lezione tuttavia non sembra che profitti molto agli inglesi; manifestando una sorprendente mancanza di inventiva essi ripartono ancora una volta, con testardaggine anglo-sassone, all'attacco cercando di portare il giuoco in campo italiano, ma ciò fanno con azioni che rivelano inconsistenza e puerilità. I nostri si oppongono con successo costringendoli a destreggiarsi al centro del campo. Malgrado i nuovi cambiamenti sopravvenuti nella formazione inglese e il ritorno di Craig come centro-mediano a partire da questo momento il Bologna è padrone completamente della situazione. Gli inglesi seguono con fatica l'andatura rapida dei nostri e il riposo giunge lasciando le cose come stavano: Bologna 3, Chelsea 0. Alla ripresa Chelsea attacca ma senza pericolo e l'impressione lasciata dai ginocatori britannici è francamente mediocre. Bologna ritorna alla carica e, senza forzare per nulla, riprende la direzione delle operazioni. Il giuoco comincia a diventare pesante. Busoni Weaver si azzuffano e l'arbitro linterviene per far tornare la calma. La volontà degli inglesi di segnare a ogni costo è evidente. Essi cominciano visibilmente a perdere il controllo dì loro stessi e le loro azioni restano sempre inefficaci e costellate di errori. Un quarto d'ora passa senza che la mischia dia luogo ad alcun risultato. In campo la tensione rimane seria e l'arbitro deve continuamente intervenire perchè gli sgambetti cessino e il giuoco non degeneri. I nostri ormai hanno di fronte degli avversari sfiancati, privi di controllo che manovrano disordinatamente. Reguzzoni sceglie questo momento e al 20.o minuto, scattando, marca il quarto punto per il Bologna. Sul terreno, in definitiva, non c'è che una sola squadra e probabilmente è l'eccessiva fiducia dei nostri che permette al 33.o minuto agli inglesi di marcare la sola porta al loro attivo. Il punto è segnato da Weaver con un tiro che Ceresoli non riesce a parare. Il resto della partita non apporta modifiche alla situazione. Il Bologna domina sino alla fine e vince per 4 a 1. « Gli inglesi sono stati superati in velocità », scrive il « Paris Soir », e la loro abilità di manovratori è stata battuta in breccia da uomini più decisi e più volitivi. Il Bologna ha ben meritato dal calcio italiano: anzitutto perchè, tecnicamente parlando, si è mostralo la migliore squadra del torneo e, dopo l'Arsenal, la formazione che a Parigi ha fatto la migliore impressione; in secondo luogo perchè i giuocatori hanno sempre praticato un giuoco corretto, ciò che non è stato il caso di tutte le squadre ingaggiate nel torneo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Da « La Stampa », 8 giugno 1937&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Il trionfo del Bologna&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;« La prima squadra d'Europa ».&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Calciatori d'Italia all'Estero&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Parigi, 7 notte.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;I tecnici del calcio dei quotidiani parigini commentano lungamente la vittoria riportata dal Bologna allo Stadio di Colombes. L'alto valore della squadra italiana è messo in rilievo nei loro articoli, in contrapposto alla scarsa efficenza di quella britannica che ha provocato nel pubblico, come negli specialisti, una grande delusione. Per l'«Auto» ieri, a Colombes, si sono urtati due metodi differenti di praticare il calcio ed è il latino che ha avuto nettamente il sopravvento. « Il giuoco libero, rapido della squadra campione d'Italia ha preso subito il vantaggio sul calcio classico dei giocatori britannici del Chelsea, schiavi assoluti del sistema di giuoco che si è generalizzato oltre Manica e che si è cercato di applicare integralmente in Francia durante la scorsa stagione. La coppa dell'« Auto » è stata dunque attribuita al Bologna e ciò è perfettamente giusto perchè la sua squadra ha, nell'insieme dell'incontro, manifestato una evidente superiorità sulla formazione londinese, superiorità che è affermata dal punteggio, perchè dopo i 90 minuti di giuoco la tabella dava il Bologna con 4 e il Chelsea con 1 ». Il giornale di Desgrange passa poi ad elogiare gli uomini del Bologna che più si distinsero nella partita di ieri: «Busoni a destra e Reguzzoni a sinistra giocarono ieri come dei campioni. Veloci, precisi, decisi, e molto bene inspirati, Busoni e Reguzzoni furono sempre pericolosi quando la palla si trovava in loro possesso ». Il « Paris Soir » afferma che i palloni di Schiavio sono proiettili di cannone. Il « Matin » abbonda ancora di più negli elogi scrivendo che: «Il Bologna è una grande e bella squadra che meritava la vittoria nel torneo dell'Esposizione. Dinnanzi al Sochaux, allo Slavia e al Chelsea essa ha dato prova di grande correttezza, del migliore spirito sportivo senza contare che essa possiede una tecnica e un allenamento che la piazzano come prima squadra d'Europa ». Dal canto suo il « Jour », dopo aver elogiato il Bologna, non manca di notare il nervosismo e la scarsa correttezza dei calciatori britannici e scrive che essi, « irritati dal primo punto marcato dagli italiani, decisero di punirli per questa netta lesa maestà. «Essi ci offrirono allora una dimostrazione di tutti i trucchi, di tutti i colpi proibiti che costituiscono il bagaglio dei contrabbandieri del calcio. Sgambetti, pugni nella schiena, calci negli stinchi, tutta la gamma di quanto non si deve fare venne utilizzata da essi. Gli italiani, che hanno le caviglie suscettibili come l'amor proprio, reagirono violentemente ma senza trascurare la palla di cui fecero uso brillantissimo ». Gli altri commenti sono in generale nello stesso senso. Alcuni giornali però commentano l'incontro di ieri da un punto di vista interessante da segnalare. Il « Petit Journal », ad esempio, dopo aver notato che la superiorità italiana è stata indiscutibile, scrive che i nostri hanno indicato al calcio francese la via da seguire. « Paris Midi» suona la stessa campana. Il giornale meridiano osserva che il calcio italiano, « veloce, efficace e basato sulle « qualità naturali dei giocatori, mira innanzitutto al risultato, cosa che dimenticano troppo spesso le nostre migliori formazioni». Naturalmente, in questo coro non mancano le voci stonate. Mentre la comunista « Humanité » si inchina e rende omaggio alla superiorità dei nostri calciatori, il cartellista « Oeuvre » schizza veleno da tutti i pori e cerca di sminuire il merito del Bologna, scrivendo che, «poco disposti a fornire degli sforzi continuati, gli inglesi si disinteressarono dell'incontro e del suo esito ». Inutile confutare questa affermazione, che non riposa su alcun fondamento. Essa tradisce soltanto l'insigne malafede dei nemici dell'Italia e la rabbia procurata loro dal suo trionfo. Ad essi dedichiamo le righe seguenti, con le quali, uno dei dirigenti del Chelsea il signor Harold Kinton, esprime nell'« Auto » un'opinione che non è nè favorevole nè contraria agli italiani, ma è semplicemente onesta: «Il Bologna è una bellissima squadra, molto ardente e che pratica un gioco intelligente ed efficacissimo. La sua vittoria è stata regolarissima e meritatissima. Le grandi formazioni continentali hanno fatto molti progressi in questi ultimi tempi e per incontrarle bisogna essere in piena forma ».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Il Bologna domina per 4-1 il Sochaux nel Torneo dell'Esposizione&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;I campioni d'Italia stravincono a Parigi&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;BOLOGNA: Ceresoli; Fiorini, Gasperi; Montesanto, Andreolo, Corsi; Busoni, Sansone, Schiavio, Fedullo, Reguzzoni.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;SOCHAUX: Di Lorto; Lalouè, Mattler; Hug, Szabo, Lehmann; Courtois, Abegglen, Lauri, Bradac, Williams.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Parigi, 31 mattino.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Le eliminatorie del torneo calcistico hanno avuto inizio con quattro incontri di cui il principale ha opposto allo Stadio di Colombes il Bologna al Sochaux, una delle migliori squadre francesi del momento. Assistevano alla partita 12.000 spettatori che hanno salutato con una lunga ovazione l'apparire dei nostri giuocatori sul terreno. Nella tribuna ufficiale si trovava il generale Vaccaro, Presidente della F.I.G.C. assieme ad altre personalità. Gli italiani hanno dominato costantemente fin dal principio e nella ripresa non si sono neppure soverchiamente impegnati, accontentandosi di paralizzare le rare iniziative francesi. I nostri atleti si sono mostrati infinitamente più veloci e padroni della palla. Le loro azioni, rapide, precise, erano consacrate al 9' con un punto di Busoni e poi, al 15' con un secondo di Schiavio, fra grandi applausi della folla. Al 31' il Bologna marcava una terza porta, ancora con Schiavio. L'ultimo quarto d'ora del primo tempo vede tuttavia un risveglio dei giuocatori francesi che attaccano con più decisione. La difesa italiana spezza nettamente i loro tentativi. Un giuocatore francese, essendo stato rovesciato da Gasperi l'arbitro fischia il calcio di rigore che Abegglen trasforma. Il secondo tempo conferma la superiorità degli italiani. I giuocatori del Sochaux, demoralizzati, giuocano con minore impegno e la partita perde parecchio in qualità. I nostri atleti tengono sempre l'iniziativa ed il giuoco perciò diventa, in certi momenti, lento. In questa seconda metà solo due giuocatori del Sochaux fanno del loro meglio per tenere testa ai nostri: Abegglen e Courtois. Gli altri praticano un giuoco slegato, privo di sicurezza e inframmezzato da errori. Al 9' il Bologna segna con Sansone una quarta porta e l'incontro si conclude con la vittoria della nostra squadra per 4 a 1. Le altre tre partite hanno opposto il Marsiglia al Chelsea ad Antibes, l'Austria al Leipzig a Le Havre e lo Slavia al Phoebus a Strasburgo. La prima partita è stata giocata accanitamente. Al riposo Chelsea era in vantaggio per 1 a 0, ma alla fine le due squadre erano alla pari. L'arbitro accordò allora un tempo supplementare che però non modifico la situazione. La squadra qualificata per la semifinale resta dunque da designare. Essa lo sarà o per mezzo di sorteggio o con un nuovo incontro. In quanto alle altre due partite l'Austria ha battuto Leipzig per 2 a 0; Slavia ha battuto Phoebus per 2 a 1; fino ad ora dunque le squadre che restano in linea per la semifinale sono Bologna, Austria, Slavia. La nostra squadra per la vittoria di oggi ha subito preso la posizione di favorita per la finale. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Bologna e Chelsea in finale&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;II torneo calcistico dell'Esposizione&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;I campioni d'Italia eliminano lo Slavia&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;BOLOGNA: Ceresoli; Pagotto, Fiorini; Corsi, Andreolo, Montesanto; Fedullo, Sansone, Reguzzoni, Schiavio, Busoni.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;SLAVIA: Bures; Fiala, Daucik; Vodicka, Prucka, Truhler; Horak, Vacek, Sobotka, Kopecky, Jezbera.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Lilla, 3 notte.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il Bologna ha battuto oggi lo Slavia per 2 a 0, qualificandosi per la finale del torneo dell'Esposizione. L'incontro si è svolto dinanzi ad un pubblico numerosissimo, che ha seguito con interesse sempre più crescente le varie fasi della partita e alla fine ha applaudito con una lunga ovazione le due squadre. I cecoslovacchi, al fischio d'inizio, si sono lanciati all'attacco con grande foga, riuscendo a portare il gioco in campo italiano. Durante tutto il primo tempo questa situazione non mutò e la difesa rosso bleu ha dovuto lavorare senza tregua. L'attacco dello Slavia è stato estremamente audace e serrato, ma i bolognesi hanno tenuto testa con grande bravura a questo vero e proprio uragano, salvando con calma situazioni che sembravano disperate. Molto ammirato Ceresoli che, fra l'altro, è riuscito ad arrestare due formidabili tiri di Sobotka con due parate stupefacenti. L'inizio della ripresa ha visto ancora i cecoslovacchi lanciati all'offensiva. Essi, però, si erano già abbastanza stancati durante il primo tempo per poter condurre le loro azioni con la medesima foga e con ordine. La squadra ha avuto qualche occasione di segnare, ma non è riuscita nell'intento perchè, in area di rigore, gli attaccanti, anziché aiutarsi, si intralciavano a vicenda. Anche in questa occasione la nostra difesa compì dei miracoli e Ceresoli, tra l'altro, riuscì a bloccare una palla che il pubblico vedeva già in rete. Quando i cecoslovacchi furono sfiancati, i bolognesi, che fino a quel momento avevano osservato una saggia tattica temporeggiatrice, partirono decisamente all'offensiva, conducendo il giuoco a loro piacere. Una impressionante discesa di Reguzzoni al 25' procurò ai rosso-bleu il primo punto. Poco dopo un lungo tiro raso terra portò il pallone dinanzi al portiere dello Slavia. Busoni, che aveva molto ben seguito l'azione, segnò al 43' consolidando il punteggio. Gli ultimi minuti di gioco furono penosi per i cecoslovacchi, che non riuscivano più a fronteggiare il ritmo velocissimo delle azioni bolognesi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Da "Le Figaro", 3 giugno 1937&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;FOOTBALL DI FINE STAGIONE&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Italiani e Austriaci si incontreranno in finale del Torneo dell'Esposizione?&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Le semifinali del Torneo dell'Esposizione saranno giocate oggi: una, a Colombes, vedrà la sfida tra i britannici del Chelsea e gli austriaci dell'Austria, l'altra, a Lille, metterà di fronte i cechi dello Slavia Praga e gli italiani del Bologna. L'incontro di Colombes avrà inizio alle ore 16.30; quello di Lille alle 18. Gli italiani hanno lasciato ieri Parigi alle ore 16.35, dalla stazione Nord per Lille. Tutto fa pensare che gli italiani si qualificheranno. Il compito è più difficile rispetto al match contro il Sochaux però, perché i cechi hanno una squadra di qualità che gioca un calcio efficace. A Colombes, il Chelsea dovrà affrontare l'Austria e si può ipotizzare una vittoria di questi ultimi, i quali giocano un calcio più bello e più potente di quello del Chelsea. Tuttavia, sarà interessante vedere alle prese i due differenti stili di football, quello austriaco e quello inglese, che da alcuni anni si disputano la supremazia in Europa.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Ecco le formazioni di entrambe le squadre: per il Chelsea: portiere: Jackson; terzini: Barkas Barber; centrocampisti: Mitchell, Craig, Weaver, attacco: Spence, Argue, Bambrick, Gibson, Burgess.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Il Chelsea giocherà con i colori royal blu e calzoncini bianchi.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Per l'F. K. Austria: portiere: Zohrer; terzini: Andritz, Szesztak; centrocampo: Adamek, Mölzer, Nausch; attacco: Riegler, Stroh, Sindelar, Jérusulem, Viertl.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Da « La Stampa » del 4 giugno 1937&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Burrascoso incontro fra Austria e Chelsea&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;CHELSEA: Jackson; Barkas, Barber; Mitchell, Craig, Weaver; Argue, Gibson, Spence, Bambrick, Burgess.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;AUSTRIA: Zohrer; Sesta, Andritz; Nausch, Molzer, Adamek; Jerusalem, Stroh, Viertl, Sindelar, Riegler.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;La seconda partita di semifinale ha avuto luogo allo Stadio di Colombes di Parigi, davanti a pubblico piuttosto scarso. Essa opponeva Chelsea all'Austria. L'Austria era favorito ma gli inglesi hanno vinto per 2 a 0, dopo una partita aspramente disputata, male arbitrata, combattuta spesso e volontieri con modi brutali. I cazzotti e i calci negli stinchi non sono mancati sia nel primo che nel secondo tempo. Primi ad attaccare sono stati gli austriaci; ma la foga e la precisione di giocatori della classe di Sindelar e Stroh non diedero frutti per la mancanza di decisione delle ali. A questa mancanza di coesione i giocatori del Chelsea opposero una sufficiente omogeneità e in questo va ricercata la ragione prima della loro vittoria. Al 20' Argue manda la palla a Bambrick e quest'ultimo, con un tiro improvviso, segna il primo punto. Dopo il successo, gli inglesi ripiegano in difesa, mentre cominciano a volare i cazzotti. Al riposo la situazione è immutata. Alla ripresa le violenze ricominciano ed ad un certo momento l'arbitro rimanda negli spogliatoi l'austriaco Molzer. Malgrado ciò gli austriaci ripartono all'attacco conducendo una serie di azioni che rimangono infruttuose. Tocca invece agli inglesi segnare nuovamente poco dopo: un tiro di Mitchell è ben ripreso da Argue che segna la seconda porta. Le ultime offensive austriache non mutano la situazione e alla fine Chelsea è vincitore per 2 a 0. Per la finale che si disputerà domenica prossima rimangono dunque qualificati Bologna e Chelsea. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;FOOTBALL &lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Il Marsiglia è ELIMINATO dal Torneo dell'Esposizione ... dal sorteggio&lt;/em&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il sorteggio ha deciso ieri sera che il Chelsea giocherà la semifinale del torneo. Il Marsiglia è eliminato. Giovedi le partite si svolgeranno come segue: Chelsea Austria a Colombes, ore 16.30. Bologna-Slavia a Lille (campo OL), alle 18.00. La partita si svolgerà Sabato alle ore 16.30, allo Stade de Paris. La finale si giocherà domenica a Colombes, alle 16.30.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;IL TORNEO DI FOOTBALL DELL'ESPOSIZIONE&lt;/em&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Da Le Figaro, 4 giugno 1937 &lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Di A.L.&lt;/em&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Bologna e Chelsea disputeranno la finale domenica a Colombes&lt;/em&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Gli inglesi del Chelsea hanno destato una grande sorpresa eliminando l'Austria&lt;/em&gt; &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Bologna b. Slavia 2-0 &lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Chelsea b. Austria 2-0&lt;/em&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Contrariamente a quello che si pensava, l'Austria non ha superato vittoriosamente la semifinale del Torneo dell'Esposizione. E' stata battuta ieri a Colombes, dalla squadra inglese del Chelsea, per 2 goal a 0, dopo una magnifica partita che i giocatori del Chelsea hanno condotto con grande tecnica, abilità, potenza e soprattutto efficacia. E' stata la sorpresa della giornata, sorpresa che non è stata accettata con sportività dai giocatori austriaci che si sono prodotti in numerose scorrettezze. La violenza di un Sesta, per esempio, o quella di Mölzer - che l'arbitro ha dovuto espellere dal campo nel secondo tempo - ha fatto un'impressione penosa e non ha certamente reso un gran servizio alla propaganda del calcio austriaco. I britannici hanno accolto le "gentilezze" austriache con la classica flemma d'oltremanica. Essi hanno risposto nel modo più elegante, segnando due gol con Bambrick e Mitchell, e sopportando le provocazioni senza batter ciglio. Erano stati un po 'sottovalutati e, senza dubbio, hanno voluto dimostrare in questa sfida tra il calcio continentale e il loro, che quest'ultimo intende mantenere la supremazia. Ecco quindi il Chelsea qualificato per la finale. Incontrerà domenica, a Colombes, gli italiani del Bologna che hanno eliminato ieri, a Lille, i cechi dello Slavia per 2 goal a 0. La sfida sarà interessante da seguire, tra il team ardente e atletico del Bologna e quello del Chelsea, flemmatico e accademico. Noi continuiamo a dare il Bologna come nostro favorito.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;IL TORNEO DI FOOTBALL DELL' ESPOSIZIONE TRE SEMIFINALISTE SONO GIA' NOTE&lt;/em&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;BOLOGNA, AUSTRIA E SLAVIA &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Chi tra Marsiglia e Chelsea la sorte designerà per la semifinale? &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;A Colombes, gli italiani da Bologna hanno destato una magnifica impressione &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;A.G.C. Bologna b. F. C. Sochaux 4-1 &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;F. K. Austria b. Lipsia 2-0 &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Slavia Praga b. Phöbus Budapest 2-1&lt;br /&gt;Ol. Marsiglia 1-1 Chelsea Football Club &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Da "Le Figaro", 31 maggio 1937&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Di A.L.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il Torneo del'Esposizione è iniziato ieri. Quattro partite sono state giocate a Colombes, Le Havre, Strasburgo e Antibes. A seguito di questi incontri solo tre squadre si sono qualificate per le semifinali: Bologna, Austria e Slavia. La quarta si conoscerà solo oggi, Marsiglia e Chelsea hanno infatti pareggiato dopo i tempi supplementari e il sorteggio deciderà questo pomeriggio la quarta finalista. Le squadre avrebbero dovuto giocare di nuovo giovedì per le semifinali ma si è giustamente pensato che fosse impossibile a causa della temperatura attuale, soprattutto, e per evitare nuovamente i tempi supplementari alle due squadre. In semifinale così troviamo una squadra italiana l'A.G.C. Bologna, in grado di vincere il torneo, una squadra austriaca, l'Austria, una squadra ceca, lo Slavia. Una squadra francese l'Olympique de Marseille, sarà presente in semifinale? Bisogna riconoscere che il Chelsea, la squadra britannica, ha le stesse chances di accedervi. In generale - fatta eccezione per Colombes, dove la superiorità italiana si è affermata gol dopo gol - la sfida è stata combattuta ed è stato solo per il minimo scarto che i vincitori hanno avuto la meglio. A Le Havre, tuttavia, l'Austria è stata superiore per la finezza del suo gioco e ha dominato per lunghi tratti una squadra coraggiosa e determinata come il Lipsia, che ha giocato una partita corretta e piacevole. A Strasburgo, gli ungheresi sono stati eliminati dai cechi dello Slavia, dopo una partita combattuta e per lunghi tratti indecisa. A Colombes, gli italiani del Bologna, campioni d'Italia, hanno vinto da grande squadra. Hanno manovrato l'F.C. Sochaux a loro piacimento, imponendogli, ahimè, uno scacco cocente. Lo stile di gioco riflette al meglio la superiorità dei vincitori, le cui qualità atletiche sono state una rivelazione per gli spettatori presenti ... e per il Sochaux. Abbiamo visto nel Bologna una squadra di calcio completa, ardente, veloce, che gioca un calcio semplice, diretto, incisivo, e che ha seminato il panico nella squadra del Sochaux, lenta e messa male in campo. Non è stato certamente il solito Sochaux, quello che si pensava avrebbe potuto fare di meglio di fronte a giocatori di qualità come gli italiani. Né Di Lorto, né Mattler, né Lalloué, né Courtois, né Téletchéa, né Szabo, anche lui, hanno giocato la loro solita partita. Cattiva forma? Il grande caldo? non si sa. Sono stati sempre e costantemente dominati vis-à-vis, nei confronti diretti. Gli italiani si sono imposti di prepotenza. Otto minuti dopo il kick-off, hanno segnato il loro primo gol con Busoni. Otto minuti dopo un secondo e quindici secondi prima del riposo il terzo gol, entrambi non Schiavio. Prima della fine del primo tempo, il Sochaux ha segnato una rete su rigore, rigore discutibile, peraltro. Courtois è stato falciato mentre correva verso la porta, quando la palla era già fuori dalla sua portata e già nelle mani del portiere. Nel secondo tempo, Courtois viene schierato centravanti, una posizione che non dovrebbe mai abbandonare, e il Sochaux ha fatto una migliore impressione, mettendo in apprensione gli italiani. Tuttavia sono ancora questi ultimi che segnano una nuova rete, su un doppio errore di Szabo e Di Lorto. Il Sochaux è battuto, non reagirà più, anche perchè si è trovato di fronte una grande difesa, della quale il portiere Ceresoli è stato l'eroe.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-BUm_6S2iY6s/Tn3bXopT9pI/AAAAAAAAGUo/ZmHNnBZmcig/s1600/Bologna%2B-%2BChelsea%2B1937_.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 225px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5655917906141378194" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-BUm_6S2iY6s/Tn3bXopT9pI/AAAAAAAAGUo/ZmHNnBZmcig/s320/Bologna%2B-%2BChelsea%2B1937_.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-Z9-ryH2NX8o/TZlcFODrW5I/AAAAAAAAGIA/_-6JugMh0YQ/s1600/Sochaux%2B1936-37.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 208px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5591601657099803538" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-Z9-ryH2NX8o/TZlcFODrW5I/AAAAAAAAGIA/_-6JugMh0YQ/s320/Sochaux%2B1936-37.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-REWnXs5ozX4/TnwOG6u7ngI/AAAAAAAAGUQ/A3A7-axqgVw/s1600/Bologna%2BSochaux%2B1937_Di%2BLorto.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 186px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5655410744078605826" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-REWnXs5ozX4/TnwOG6u7ngI/AAAAAAAAGUQ/A3A7-axqgVw/s320/Bologna%2BSochaux%2B1937_Di%2BLorto.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-5p-AllLUtvY/TnwOfLkCn_I/AAAAAAAAGUY/E7R0DWbM5qA/s1600/Bologna%2BSochaux%252C%2BDi%2BLorto.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 138px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5655411160913190898" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-5p-AllLUtvY/TnwOfLkCn_I/AAAAAAAAGUY/E7R0DWbM5qA/s320/Bologna%2BSochaux%252C%2BDi%2BLorto.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-Zyn4pSOo5Zg/Ti-YPDPuwSI/AAAAAAAAGPE/ektyyi7i9eE/s1600/bologna%2Bsochaux%2B1937%252C%2B4-1.%2Babegglen%2Brealizza%2Bla%2Brete%2Bdella%2Bbandiera%2Bsu%2Brigore..jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 202px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5633889043200524578" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-Zyn4pSOo5Zg/Ti-YPDPuwSI/AAAAAAAAGPE/ektyyi7i9eE/s320/bologna%2Bsochaux%2B1937%252C%2B4-1.%2Babegglen%2Brealizza%2Bla%2Brete%2Bdella%2Bbandiera%2Bsu%2Brigore..jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-ZVBtoN8wgoA/TakPIPKw0jI/AAAAAAAAGLc/sqhF0g3F-8E/s1600/Bologna%2BSochaux%2B1937%2540.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 150px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5596020646169596466" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-ZVBtoN8wgoA/TakPIPKw0jI/AAAAAAAAGLc/sqhF0g3F-8E/s320/Bologna%2BSochaux%2B1937%2540.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-ddunnByUGBw/TafF7L182QI/AAAAAAAAGKY/GPPtGCQrmu4/s1600/Sochaux%2B1936-37%2540.png"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 202px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5595658682613160194" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-ddunnByUGBw/TafF7L182QI/AAAAAAAAGKY/GPPtGCQrmu4/s320/Sochaux%2B1936-37%2540.png" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-ubykcF0gDgE/TajuWEX040I/AAAAAAAAGLE/Ul1R2vCqPwg/s1600/Bologna%2BSochaux%2B1937_Ceresoli.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 206px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5595984599906050882" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-ubykcF0gDgE/TajuWEX040I/AAAAAAAAGLE/Ul1R2vCqPwg/s320/Bologna%2BSochaux%2B1937_Ceresoli.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-BgKBtakUOdk/TakTlj2lslI/AAAAAAAAGLk/mT5sg6_Vqp0/s1600/Bologna%2BSochaux%2B1937_La%2BVie%2BSportive.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 204px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5596025547984843346" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-BgKBtakUOdk/TakTlj2lslI/AAAAAAAAGLk/mT5sg6_Vqp0/s320/Bologna%2BSochaux%2B1937_La%2BVie%2BSportive.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-fn7chQrDHlI/TafRe-TqQTI/AAAAAAAAGK8/QYuou1c2pYc/s1600/Bologna%2BSochaux%2B1937_1.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 182px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5595671392082870578" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-fn7chQrDHlI/TafRe-TqQTI/AAAAAAAAGK8/QYuou1c2pYc/s320/Bologna%2BSochaux%2B1937_1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-Xxj0azguLIQ/Tn3cemWFzMI/AAAAAAAAGUw/9peKffuZ3xg/s1600/Bologna%2B-%2BSlavia%2BPraga%2B1937_1.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 194px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5655919125294599362" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-Xxj0azguLIQ/Tn3cemWFzMI/AAAAAAAAGUw/9peKffuZ3xg/s320/Bologna%2B-%2BSlavia%2BPraga%2B1937_1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-8-DutpHOI5E/Tn3lLqmAnhI/AAAAAAAAGU4/h6IV_0jsHJE/s1600/slavia.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 216px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5655928695622245906" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-8-DutpHOI5E/Tn3lLqmAnhI/AAAAAAAAGU4/h6IV_0jsHJE/s320/slavia.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-HRpymXwwmXE/Tn6RbzszdlI/AAAAAAAAGVY/7non7ss1U_4/s1600/fiore%2B1.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 255px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5656118088944547410" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-HRpymXwwmXE/Tn6RbzszdlI/AAAAAAAAGVY/7non7ss1U_4/s320/fiore%2B1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-EAlxQiSsMcE/Tn6RvUGDAxI/AAAAAAAAGVg/20xh0CWCNuI/s1600/fiore%2B3.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 253px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5656118424057873170" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-EAlxQiSsMcE/Tn6RvUGDAxI/AAAAAAAAGVg/20xh0CWCNuI/s320/fiore%2B3.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-IV99Wj8D4bk/TakpxPWOV4I/AAAAAAAAGL0/r4sLH8aQ-OQ/s1600/Coppa%2Bde%2BL%2527Auto_.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 133px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5596049937894627202" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-IV99Wj8D4bk/TakpxPWOV4I/AAAAAAAAGL0/r4sLH8aQ-OQ/s320/Coppa%2Bde%2BL%2527Auto_.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-LxkP5vROSvQ/TZqIwOGh4kI/AAAAAAAAGIU/xr32roMoyr0/s1600/bologna%2Bchelsea%2B1937%252C%2Bstade%2Bde%2Bcolombes.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 203px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5591932249334473282" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-LxkP5vROSvQ/TZqIwOGh4kI/AAAAAAAAGIU/xr32roMoyr0/s320/bologna%2Bchelsea%2B1937%252C%2Bstade%2Bde%2Bcolombes.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-3GbA8ixKm9c/TZqmXLWmzlI/AAAAAAAAGIk/HOB4QGW7_mE/s1600/Colombes.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 203px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5591964804448702034" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-3GbA8ixKm9c/TZqmXLWmzlI/AAAAAAAAGIk/HOB4QGW7_mE/s320/Colombes.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-Wcr8yxBA28E/TafEYZrBt_I/AAAAAAAAGKI/W-wvYIlBfA8/s1600/bologna%2Bsochaux%2B1937.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 283px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5595656985518389234" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-Wcr8yxBA28E/TafEYZrBt_I/AAAAAAAAGKI/W-wvYIlBfA8/s320/bologna%2Bsochaux%2B1937.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-L4T--wRyDoA/Tn6F__P96fI/AAAAAAAAGVQ/ssyuor--8Qw/s1600/OM%2B-%2BChelsea%2B1937.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 202px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5656105516380580338" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-L4T--wRyDoA/Tn6F__P96fI/AAAAAAAAGVQ/ssyuor--8Qw/s320/OM%2B-%2BChelsea%2B1937.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/--KIfzSwv6bU/TgF3giu5yJI/AAAAAAAAGOw/qFMsDAv3GRc/s1600/Bologna%2BChelsea%2B1937_1.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 187px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5620905210898139282" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/--KIfzSwv6bU/TgF3giu5yJI/AAAAAAAAGOw/qFMsDAv3GRc/s320/Bologna%2BChelsea%2B1937_1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-khLKAN4oD-U/TZqN962z8xI/AAAAAAAAGIc/4N8d4-ZtGIg/s1600/Bologna%2B-%2BChelsea%2B1937%252C%2Bla%2Bformazione.%2BFedullo%252C%2BCorsi%252C%2BSansone%252C%2BAndreolo%252C%2BGasperi%252C%2BFiorini%252C%2BMontesanto.%2Baccosciati.%2B%2BReguzzoni%252C%2BSchiavio%252C%2BCeresoli%252C%2BBusoni..jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 215px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5591937982244582162" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-khLKAN4oD-U/TZqN962z8xI/AAAAAAAAGIc/4N8d4-ZtGIg/s320/Bologna%2B-%2BChelsea%2B1937%252C%2Bla%2Bformazione.%2BFedullo%252C%2BCorsi%252C%2BSansone%252C%2BAndreolo%252C%2BGasperi%252C%2BFiorini%252C%2BMontesanto.%2Baccosciati.%2B%2BReguzzoni%252C%2BSchiavio%252C%2BCeresoli%252C%2BBusoni..jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-4rK-nb7dPzs/TaURddyk5FI/AAAAAAAAGJA/FN0N3YOhhfA/s1600/Bologna%2B-%2BChelsea%2B1937%252C%2Bmischia%2Bsotto%2Bporta_.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 262px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5594897309988349010" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-4rK-nb7dPzs/TaURddyk5FI/AAAAAAAAGJA/FN0N3YOhhfA/s320/Bologna%2B-%2BChelsea%2B1937%252C%2Bmischia%2Bsotto%2Bporta_.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-4_HzKK4cqU8/TaZCws9UKcI/AAAAAAAAGJI/eYbKfOLb9fE/s1600/bologna%2Bchelsea%2B1937%252C%2Bcarlo%2Breguzzoni%2B1937%252C%2Bsegna%2Buno%2Bdei%2Bsuoi%2B3%2Bgoals%2Bal%2Bportiere%2Bjackson%252C%2Bestremo%2Bdifensore%2Bdel%2Bchelsea..jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 206px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5595232991523908034" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-4_HzKK4cqU8/TaZCws9UKcI/AAAAAAAAGJI/eYbKfOLb9fE/s320/bologna%2Bchelsea%2B1937%252C%2Bcarlo%2Breguzzoni%2B1937%252C%2Bsegna%2Buno%2Bdei%2Bsuoi%2B3%2Bgoals%2Bal%2Bportiere%2Bjackson%252C%2Bestremo%2Bdifensore%2Bdel%2Bchelsea..jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-7V7PTP2ihtQ/TaZG1xmEwRI/AAAAAAAAGJQ/FsKYWjCdaWk/s1600/bologna%2Bchelsea%2B1937%252C%2B4-1%2Bagli%2Binglesi..jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 158px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5595237476714463506" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-7V7PTP2ihtQ/TaZG1xmEwRI/AAAAAAAAGJQ/FsKYWjCdaWk/s320/bologna%2Bchelsea%2B1937%252C%2B4-1%2Bagli%2Binglesi..jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-6VZpIjlbTaM/TgFaOpybVuI/AAAAAAAAGOo/L7Y__fMFQX0/s1600/bo1.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 241px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5620873017717118690" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-6VZpIjlbTaM/TgFaOpybVuI/AAAAAAAAGOo/L7Y__fMFQX0/s320/bo1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-jaEGXvQl05g/TaZIK7AlIlI/AAAAAAAAGJY/RY3DNL1HnIs/s1600/bologna%2Bchelsea%2B1937%252C%2B4-1.%2Bceresoli%2Be%2Bgasperi%2Banticipano%2Bweaver..jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 242px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5595238939530437202" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-jaEGXvQl05g/TaZIK7AlIlI/AAAAAAAAGJY/RY3DNL1HnIs/s320/bologna%2Bchelsea%2B1937%252C%2B4-1.%2Bceresoli%2Be%2Bgasperi%2Banticipano%2Bweaver..jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-hhpjbAz4X7o/TaZKjfFyQbI/AAAAAAAAGJg/wHEcLPBjR6A/s1600/bologna%2Bchelsea%2B1937%252C%2Breguzzoni%2Bsemina%2Bil%2Bpanico%2Bnella%2Bdifesa%2Binglese%252C%2Bschiavio%2Baccorre..jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 210px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5595241560556061106" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-hhpjbAz4X7o/TaZKjfFyQbI/AAAAAAAAGJg/wHEcLPBjR6A/s320/bologna%2Bchelsea%2B1937%252C%2Breguzzoni%2Bsemina%2Bil%2Bpanico%2Bnella%2Bdifesa%2Binglese%252C%2Bschiavio%2Baccorre..jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-Nbb7IHBTV2g/TaZVl-FwR2I/AAAAAAAAGJo/zECVP5VEliw/s1600/bologna%2Bchelsea%2B1937%252C%2Buscita%2Bdi%2Bjackson%252C%2Bschiavio%2Bosserva.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 259px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5595253697865074530" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-Nbb7IHBTV2g/TaZVl-FwR2I/AAAAAAAAGJo/zECVP5VEliw/s320/bologna%2Bchelsea%2B1937%252C%2Buscita%2Bdi%2Bjackson%252C%2Bschiavio%2Bosserva.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-dZkyDwxTRUc/Tn3tZWDyH1I/AAAAAAAAGVI/Mu6StPifvr4/s1600/le%2Bmatin1.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 194px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5655937726721171282" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-dZkyDwxTRUc/Tn3tZWDyH1I/AAAAAAAAGVI/Mu6StPifvr4/s320/le%2Bmatin1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-bw8DOI251mA/TaZ3Bf-JU6I/AAAAAAAAGJw/VvR40_LW1Wo/s1600/bologna%2Bchelsea%2B1937%252C%2Bhandbook.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 175px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5595290454700151714" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-bw8DOI251mA/TaZ3Bf-JU6I/AAAAAAAAGJw/VvR40_LW1Wo/s320/bologna%2Bchelsea%2B1937%252CBhandbook.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-cN2FpI9gQoc/TaZ-98w01zI/AAAAAAAAGJ4/100GojQRZP8/s1600/bologna%2Bchelsea%2B1937__.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 215px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5595299189802456882" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-cN2FpI9gQoc/TaZ-98w01zI/AAAAAAAAGJ4/100GojQRZP8/s320/bologna%2Bchelsea%2B1937__.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-sXNR38YuXSw/Tau88Oi_yCI/AAAAAAAAGL8/Fz0dLj9L_A4/s1600/Bologna%2BChelsea%2B1937_50%2Banni.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 199px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5596774704821028898" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-sXNR38YuXSw/Tau88Oi_yCI/AAAAAAAAGL8/Fz0dLj9L_A4/s320/Bologna%2BChelsea%2B1937_50%2Banni.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-6EEXJBS_yB8/TakZPFkfoNI/AAAAAAAAGLs/Ea5EOP3NDqk/s1600/bologna%2Bchelsea%2B1937_.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 182px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5596031758968529106" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-6EEXJBS_yB8/TakZPFkfoNI/AAAAAAAAGLs/Ea5EOP3NDqk/s320/bologna%2Bchelsea%2B1937_.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-ROZk7qdtpQk/Tau9cyazfmI/AAAAAAAAGME/MQXcRUtiuXM/s1600/Bologna%2BChelsea%2B1937%2523.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 261px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5596775264206159458" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-ROZk7qdtpQk/Tau9cyazfmI/AAAAAAAAGME/MQXcRUtiuXM/s320/Bologna%2BChelsea%2B1937%2523.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="BORDER-BOTTOM: medium none; TEXT-ALIGN: center; BORDER-LEFT: medium none; CLEAR: both; BORDER-TOP: medium none; BORDER-RIGHT: medium none" class="separator"&gt;&lt;a style="MARGIN-BOTTOM: 1em; FLOAT: left; CLEAR: left; MARGIN-RIGHT: 1em; cssfloat: left" href="http://2.bp.blogspot.com/-TfFPHH51GPw/TgFKN4rIlvI/AAAAAAAAGOY/h79FxSr2mqg/s1600/ex1+%25282%2529.jpg" imageanchor="1"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/-TfFPHH51GPw/TgFKN4rIlvI/AAAAAAAAGOY/h79FxSr2mqg/s320/ex1+%25282%2529.jpg" width="320" height="147" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-v_Z_vEeD_OM/TavPE0Hp3CI/AAAAAAAAGM0/4V-k3eMhXRM/s1600/Bologna%2BChelsea%2B1937-spence%2B%25282%2529.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 98px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5596794643555146786" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-v_Z_vEeD_OM/TavPE0Hp3CI/AAAAAAAAGM0/4V-k3eMhXRM/s320/Bologna%2BChelsea%2B1937-spence%2B%25282%2529.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-VXZlIVYEwC0/TavMs5F51lI/AAAAAAAAGMU/e-dBcMGjKJI/s1600/Bologna%2B-%2BChelsea%2B1937.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 229px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5596792033549866578" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-VXZlIVYEwC0/TavMs5F51lI/AAAAAAAAGMU/e-dBcMGjKJI/s320/Bologna%2B-%2BChelsea%2B1937.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-y0-iCyeRNU0/TgFOz8ZXuVI/AAAAAAAAGOg/Ut0uE3qWZxM/s1600/ba4.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 224px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5620860464227924306" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-y0-iCyeRNU0/TgFOz8ZXuVI/AAAAAAAAGOg/Ut0uE3qWZxM/s320/ba4.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-jp-uTWcGYH8/Tn3lx2kQ2jI/AAAAAAAAGVA/Bxrj5-qOLXE/s1600/Joe%2BBambrick_1.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 239px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5655929351671175730" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-jp-uTWcGYH8/Tn3lx2kQ2jI/AAAAAAAAGVA/Bxrj5-qOLXE/s320/Joe%2BBambrick_1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-wIVYaaJZ0dA/Taj98O-9k0I/AAAAAAAAGLU/CjaeRdKEvj8/s1600/Chelsea%2BPensiorer.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 132px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5596001748263998274" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-wIVYaaJZ0dA/Taj98O-9k0I/AAAAAAAAGLU/CjaeRdKEvj8/s320/Chelsea%2BPensiorer.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-Um6Vl1Fjm54/TaaGQgv1WnI/AAAAAAAAGKA/7W-hzniEV-U/s1600/bologna%2Bchelsea%2B1937%252C%2Bjames%2Bargue.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 252px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5595307205281012338" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-Um6Vl1Fjm54/TaaGQgv1WnI/AAAAAAAAGKA/7W-hzniEV-U/s320/bologna%2Bchelsea%2B1937%252C%2Bjames%2Bargue.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/766277752732106703-529410537890106576?l=tremareilmondofa.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tremareilmondofa.blogspot.com/feeds/529410537890106576/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=766277752732106703&amp;postID=529410537890106576' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/766277752732106703/posts/default/529410537890106576'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/766277752732106703/posts/default/529410537890106576'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tremareilmondofa.blogspot.com/2011/03/parigi-6-giugno-1937-bologna-fc-chelsea.html' title='Parigi, 6 giugno 1937: Bologna F.C. - Chelsea F.C. 4-1'/><author><name>mirkot.69</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10951977530425793598</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TCP-SEScouI/AAAAAAAAFz4/Ami9sYvfrPs/S220/angelo+schiavio+1925%40recolored_3_blog_.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-Yuqo3weDD9U/TwFHC4jxnzI/AAAAAAAAGvU/o-Yi0ysMRLg/s72-c/bologna%2Bchelsea%2B1937%252C%2Bil%2Bcalcio%2Billustrato_.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-766277752732106703.post-9171111288943402682</id><published>2011-03-01T00:13:00.020+01:00</published><updated>2011-09-23T06:00:19.795+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il Bologna F.C. in Europa'/><title type='text'>Il Trofeo dell'Esposizione di Parigi del 1936-37</title><content type='html'>&lt;iframe title="YouTube video player" height="390" src="http://www.youtube.com/embed/noY_iw2LmLQ" frameborder="0" width="480"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bel video girato a casa Schiavio, dove era custodito il leggendario Trofeo dell'Esposizione Internazionale di Parigi, vinto dal Bologna contro gli inglesi del Chelsea per 4 a 1. Il torneo, che si svolse nelle città di Le Havre, Strasburgo, Antibes, Lilla e Parigi, dal 30 maggio al 6 giugno del 1937, in occasione della grande esposizione parigina «Arts et Techniques dans la Vie moderne», vide la partecipazione delle seguenti squadre:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;FK Austria Wien&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; (Seconda nel campionato 1936-1937 e&lt;br /&gt;vincitrice della Coppa Europa Centrale 1936)&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;SK Slavia Praha&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; (Campione nazionale 1936-1937)&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Chelsea F.C.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; (13° nel campionato inglese 1936-1937)&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Olympique de Marseille&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; (Campione nazionale 1936-1937)&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;F.C. Sochaux-Montbéliard&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; (vincitore della Coppa di Francia e secondo in campionato 1936-1937)&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;VfB Leipzig&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; (vincitore della Coppa di Germania 1935-1936)&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Phöbus F.C. Budapest&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; (Quarto nel campionato ungherese 1936-1937)&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Bologna F.C.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; (Campione d'Italia 1936-1937)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Bologna si sbarazzò in finale del Chelsea (reduce da due campionati terminati con un 8° - a soli 2 punti dal grande Arsenal di Ted Drake, Eddie Hapgood e Alex James, vincitore della FA Cup - e un 13° posto in First Division, la "Serie A" inglese) praticamente al completo. Uniche assenze veramente di rilievo tra i britannici: il grande portiere Vic Woodley - 19 volte nazionale inglese -, sostituito da John Jackson, già portiere titolare della Nazionale scozzese; e quella del bomber George R. Mills, cannoniere della squadra, sostituito da una leggenda del calcio irlandese e britannico: Joe Bambrick, 364 gol in 299 presenze in carriera (!).&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/766277752732106703-9171111288943402682?l=tremareilmondofa.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tremareilmondofa.blogspot.com/feeds/9171111288943402682/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=766277752732106703&amp;postID=9171111288943402682' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/766277752732106703/posts/default/9171111288943402682'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/766277752732106703/posts/default/9171111288943402682'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tremareilmondofa.blogspot.com/2011/03/il-trofeo-dellesposizione-di-parigi-del.html' title='Il Trofeo dell&apos;Esposizione di Parigi del 1936-37'/><author><name>mirkot.69</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10951977530425793598</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TCP-SEScouI/AAAAAAAAFz4/Ami9sYvfrPs/S220/angelo+schiavio+1925%40recolored_3_blog_.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/noY_iw2LmLQ/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-766277752732106703.post-4600130120242284988</id><published>2011-01-10T00:33:00.024+01:00</published><updated>2011-03-04T22:56:10.003+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='La tournée in Sud America del 1929'/><title type='text'>Bologna F.C. - S.C. Corinthians e Bologna F.C. - Seleção Paulista, 1929</title><content type='html'>&lt;p align="justify"&gt;&lt;iframe title="YouTube video player" width="560" height="349" src="http://www.youtube.com/embed/nnIbzvCLJWg" frameborder="0" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/embed&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Seleção Paulista (APEA) - Bologna F.C. 6-4, 28 luglio 1929; S.C.Corinthians Paulista -Bologna F.C. 6-1, 30 luglio 1929.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;iframe title="YouTube video player" width="425" height="349" src="http://www.youtube.com/embed/iRsMpGWNDUc" frameborder="0" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Video di "Rede Globo" sul ritrovamento della pellicola originale del 1929.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;iframe title="YouTube video player" width="425" height="349" src="http://www.youtube.com/embed/wBUM4TXB2Jc" frameborder="0" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Mio personale montaggio di tutte le azioni di entrambi i video, senza commento.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Straordinario documento filmato venuto alla luce in occasione del centenario del Corinthians di São Paulo. Il filmato, donato dalla familia Gragnani - proprietaria dell'antico "Cine Roma", nel quartiere Barra Funda a São Paulo -, è un'autentica reliquia di 35 millimetri, della durata di tre minuti e 20 secondi. Datato 30 luglio 1929, narra di uno dei momenti più gloriosi della storia corintiana, con un 6 a 1 rifilato al Grande Bologna dell'epoca (Campione d'Italia in carica e una delle migliori squadre d'Europa), nello stadio Palestra Itália - oggi Parque Antarctica - che appare nella sua costruzione originaria, con gli eucalipti dietro alle tribune. E' tra l'altro il fimato più antico della storia del football corintiano. Un match del filmato riguarda proprio la sfida contro il "Timão"; mentre nell'altra partita il Bologna è opposto alla Seleção Paulista, l'APEA, che schierava tra le proprie fila tutti i migliori giocatori delle squadre dello stato di São Paulo - Palestra Italia (l'attuale Palmeiras), Santos, Corinthians, Antarctica, ecc. -, compreso il mitico "Ministrinho" Pietro Sernagiotto, minuscola e formidabile ala destra del Palestra Italia e poi della Juventus, con la quale vincerà due scudetti. Nel video si possono riconoscere chiaramente alcune leggende del Bologna: Pietro Genovesi che scambia il gagliardetto della "Bologna Sportiva Sezione Calcio" (il Bologna F.C. era stato inglobato in questa polisportiva per volere di Leandro Arpinati) con Grané del Corinthians; un bel primo piano di Enrico Sabattini, factotum del Bologna dell'epoca - arbitrò anche la sfida contro la Seleção Paulista - e di Monzeglio; "Gisto" Gasperi dietro alla porta che osserva la partita e una bella immagine della formazione rossoblù prima della partita contro il Corinthians.&lt;br /&gt;........................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Le formazioni di Seleção Paulista (APEA) - Bologna S.S.C.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;........................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Bologna: Gianni; Martelli, Monzeglio; Genovesi, Baldi, Pitto; Costantino, Schiavio, Banchero, Magnozzi, Muzzioli.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;.........................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Seleção Paulista (APEA): Tuffy; Granè, Del Debbio; Nerino, Amilcar, Serafini; Sernagiotto, Camerao, Petronilho, Feitiço, Evangelisti. Arbitra il sig. Sabattini.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;..........................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Le formazioni di S.C. Corinthians - Bologna S.S.C.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;..........................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;S.C. Corinthians: Tuffy, Grané e Del Debbio; Nerino, Guimarães e Munhoz; Apparício, Peres, Gambinha, Rato e Rodrigues. T: Virgílio Montarini.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;...........................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Bologna S.S.C.: Compiani; Gasperi, Monzeglio; Genovesi, Pitto, Dugoni; Costantino, Banchero, Schiavio, Busini &lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;III° e Tansini. All. H. Felsner.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; ...........................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Dal "Littoriale" di lunedì 29 luglio 1929.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;..............................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;"IL BOLOGNA SI BATTE VALOROSAMENTE MA SENZA FORTUNA, CONTRO I PIU' FORTI AVVERSARI DEL MONDO".&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;.................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Il Bologna vinto per 6 a 4 dalla selezione di San Paolo dopo aver segnato i primi tre goals. Il match dei rosso-bleu.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;.................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;San Paulo 28. (A.A.)&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;.................................................................................................&lt;br /&gt;La seconda partita del Bologna in terra brasiliana era attesa qui con vivissimo interesse, più ancora, se pure è possibile, di quella che non sia stata la prima, combattuta a Rio de Janeiro. San Paulo, com'è noto, conta una colonia italiana imponentissima che costituisce una parte cospicua della popolazione della città. Era naturale quindi che qui, più ancora che a Rio, fosse viva la tensione di animi per l'odierna contesa sportiva. Effettivamente gli sportivi paulisti, nei quali grandi impressione aveva suscitato, malgrado la sconfitta, il debutto del Bologna a Rio, hanno vissuto due o tre giorni di ansietà e di nervosismo. L'Apea, data l'importanza annessa al combattimento di oggi, ha schierato in campo, la sua migliore squadra; da parte sua il Bologna è andato al nuovo incontro animato dal proposito di cancellare la sconfitta di tre giorni or sono. Le sue speranze purtroppo sono state frustrate: dopo un primo tempo nel quale i rosso-bleu hanno avuto una netta superiorità e hanno creduto di avere la vittoria assicurata, la situazione si è capovolta nel secondo tempo. Lo svolgimento della partita è stato tale da deludere tutti. Né gli italiani, né i brasiliani hanno saputo svolgere un gioco uniforme. La partita nel complesso è stata movimentatissima, sempre accanita, ma disordinata. Una folla di ben 40 mila persone gremiva lo stadio Parque Antarctica che era imbandierato con i colori italiani e brasiliani. Nella tribuna d'onore si notavano parecchi membri del Governo dello stato di San Paolo, le autorità cittadine, il console d'Italia on. Mazzolini, il vice console ed uno stuolo di notabilità della colonia. Il Bologna è sceso in campo nella seguente formazione: Gianni; Martelli, Monzeglio; Genovesi, Baldi, Pitto; Costantino, Schiavio, Banchero, Magnozzi, Muzzioli. La rappresentativa di San Paulo ha così allineati i suoi uomini: Tuffy; Granè, Del Debbio; Nerino, Amilcar, Serafini; Sernagiotto, Camerao, Petronilho, Feitiço, Evangelisti. Arbitra il sig. Sabattini. L'entrata delle due squadre è salutata da grandissime acclamazioni. La partita ha inizio alle 15, 50. I paulisti danno i primi calci e tentano alcune azioni prive di risultato, brillantemente contenute da Baldi e Gianni. La linea attaccante ed i mediani bolognesi svolgono una tattica ben combinata di spostamenti improvvisi e passaggi esatti e tempestivi che non tarda a dare i suoi frutti. A 5 minuti dall'inizio un potente calcio di Schiavio manda il pallone nella rete avversaria. Un'acclamazione entusiastica saluta il primo punto italiano. La squadra locale non contrappone nessuna azione efficace. Alle 16,3 su un preciso passaggio di Muzzioli, Banchero segna il secondo gol. I paulisti appaiono come storditi dalla precisione e velocità dei rosso-bleu. Della loro indecisione, del loro sbandamento approfittano gli italiani per incalzare con nuovi attacchi che alle 16,16 fruttano loro un nuovo punto, questa volta, segnato da Costantino. Il triplice scacco ha l'effetto di ridare compattezza ed energia alla squadra paulista; e tre minuti dopo, alle 16,19, il brasiliano Feitiço calcia brillantemente nella rete italiana fra calorosi applausi del pubblico. Il primo tempo termina con nettissimo vantaggio dei bolognesi: 3 a 1. I commenti del pubblico rilevano la superiorità indiscutibile del Bologna, e il gioco fiacco, inefficace e slegato dei paulisti. Il secondo tempo vede cadere inaspettatamente le previsioni di vittoria fatte per la squadra italiana. I calciatori paulisti attaccano ad andatura celerissima sferrando senza posa azioni su azioni. Il fuoco di fila brasiliano martella la difesa bolognese. Gianni si produce infaticabile, ma non riesce ad infrenare gli indiavolati assalti. Per cinque volte consecutive i paulisti mandano il pallone nella rete italiana. I cinque punti sono segnati successivamente da Feitiço, Camarao, ancora da Feitiço da Petronillo e da Evangelisti. I calciatori bolognesi, visibilmente amareggiati, hanno verso la fine una ripresa energica. Essi reagiscono, tornano all'offensiva, costringono la difesa paulista ad una dura lotta e finalmente qualche minuto prima del termine della partita segnano con un ben aggiustato tiro di Costantino il loro quarto punto della giornata. Segue ancora qualche azione movimentata e poi l'arbitro fischia la fine. La partita è terminata con la vittoria della rappresentativa di San Paolo per 6 a 4. Il pubblico cavallerescamente ha applaudito più volte le due squadre. L'intera partita è stata cinematografata ed una stazione radio installata sul campo ha diffuso in tutto il Brasile il resoconto dettagliato dell'incontro in tutte le sue fasi.&lt;br /&gt;................................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Nuova sconfitta del Bologna &lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;al Brasile&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;................................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;I Petroniani battuti per 4 a 6 a S. Paulo&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;................................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;San Paolo, 29 mattino.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;................................................................................................................&lt;br /&gt;La seconda partita del Bologna in terra brasiliana era attesa qui con vivissimo ed appassionato interesse, più ancora, seppure è possibile, di quello che non sia stata la prima combattuta a Rio de Janeiro. San Paolo, com'è noto, conta una colonia italiana imponentissima, che costituisce la parte cospicua della popolazione della città. Era naturale quindi che qui, più ancora che a Rio, fosse viva la tensione degli animi per l'odierna contesa sportiva; effettivamente gli sportivi locali, nei quali grande impressione aveva suscitato il debutto del Bologna a Rio, malgrado la sconfitta, hanno vissuto due o tre giornate di ansia e di nervosismo. L'A.P.E.A., data la importanza annessa al combattimento di oggi, ha schierato in campo la sua migliore squadra. Da parte sua il Bologna è andato al nuovo incontro col proposito di cancellare l'impressione della sconfitta di tre giorni or sono. Le sue speranze purtroppo sono state frustrate. Dopo un primo tempo nel quale i rosso-bleu hanno avuto una netta superiorità ed hanno creduto di avere la vittoria assicurata, la situazione si è capovolta nel secondo tempo. Lo svolgimento della partita è stato tale da deludere tutti: nè gli italiani nè i brasiliani hanno saputo svolgere un gioco uniforme per i due tempi. La partita, nel complesso, è stata movimentatissima, quasi sempre accanita, e spesso disordinata. Una folla di ben 40 mila persone gremiva lo stadio del Parque Antartica, che era imbandierato coi colori italiani e brasiliani. Nella tribuna d'onore si notavano parecchi membri del Governo di San Paolo, le autorità cittadine, il console d'Italia on. Mazzolini, il viceconsole ed uno stuolo di notabilità della colonia. Il Bologna è sceso in campo nella seguente formazione: Gianni; Martelli e Monzeglio; Genovesi, Baldi e Pitto; Costantino, Schiavio, Banchero, Magnozzi e Muzzioli. La rappresentativa di San Paolo ha così allineato i suoi uomini: Tuffy; Grané e Del Debbio; Nerino, Amilcar e Serafini; Sernagiotto, Camarao, Petronilho, Feitiço ed Evangelista. Arbitrava il signor Sabattini del Bologna. L'entrata delle due squadre è stata salutata da grandi accla mazioni. La partita ha inizio alle 15,50. I paolisti danno il primo calcio e tentano alcune azioni prive di risultato, brillantemente contenute da Baldi e Gianni. La linea attaccante ed i terzini del Bologna svolgono una tattica ben combinata di spostamenti improvvisi e di passaggi esatti e tempestivi, che non tarda a dare i suoi frutti. A cinque minuti dall'inizio, un potente calcio di Schiavio manda il pallone nella rete avversaria. Una acclamazione entusiastica saluta il primo punto italiano. La squadra locale non contrappone alcuna azione efficace. Alle 16,30 su di un preciso e tempestivo passaggio di Muzzioli, Banchero segna il secondo goal. I paolisti appaiono come storditi dalla precisione e dalla velocità del rosso-bleu. Del loro sbandamento approfittano gli italiani per incalzare con nuovi attacchi che alle 16,16 fruttano loro un nuovo punto, questa volta segnato da Costantino. Il triplice scacco ha per effetto di ridare compattezza ed energia alla squadra paolista. Tre minuti dopo, alle 16,19, il brasiliano Feitiço calcia brillantemente nella rete italiana, tra i calorosi applausi del pubblico. Il primo tempo termina con netto vantaggio dei bolognesi per tre ad uno. I commenti del pubblico rivelano la superiorità indiscutibile del Bologna ed il giuoco fiacco ed inefficace dei paolisti. Il secondo tempo vede cadere inaspettatamente le previsioni di vittoria per la squadra italiana. I calciatori paolisti attaccano ad andatura celerissima, sferrando azioni su azioni. Il fuoco di fila dei brasiliani martella la difesa bolognese. Gianni si prodiga infaticabile ma non riesce ad infrenare gli indiavolati attacchi. Per cinque volte consecutive i paolisti mandano il pallone nella rete Italiana. I cinque punti sono segnati successivamente da Feitiço, Camarao, Feitiço, Petronilho ed Evangelista. I calciatori bolognesi, visibilmente amareggiati, hanno verso la fine una ripresa di energia. Essi reagiscono rabbiosamente e prendono l'offensiva costringendo la difesa paolista ad una dura lotta e finalmente qualche minuto prima del termine della partita segnano, su un ben aggiustato tiro di Costantino il loro quarto punto della giornata.&lt;br /&gt;................................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;I festeggiamenti al «Bologna» a San Paulo&lt;br /&gt;San Paulo (Brasile), 30.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;................................................................................................................&lt;br /&gt;(A. A.). — Un sontuoso ricevimento ha avuto luogo alla sede del Circolo italiano in onore del «Bologna F. C». Vi hanno partecipato le autorità italiane e tutti i maggiorenti della Colonia. Gli italiani di San Paulo offriranno agli ospiti bolognesi un banchetto. Il « Bologna » s'incontrerà oggi 30 corrente con lo « S. C. Corinthians » di San Paulo.&lt;br /&gt;................................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Tratto da "La Stampa" di Torino del 31 luglio 1929.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;................................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Il Bologna ancora sconfitto&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;................................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Vittoria dei « Corinthians » per 6 ad 1.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;................................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;San Paulo, 30 notte.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;................................................................................................................&lt;br /&gt;Nel pomeriggio di oggi il Bologna ha combattuto la terza partita della sua « tournée » sud americana, contro la squadra dello Sporting Club Corinthians, che è forse la più forte di San Paulo e una delle più quotate del Brasile. Anche il nuovo incontro ha sortito, con forte differenza di punteggio, esito sfavorevole per la squadra italiana. Questa ha ceduto in modo grave di fronte al team avversario, che ha nettamente dominato durante tutto lo svolgimento della partita, con un giuoco abile serrato, veloce e preciso. La formazione odierna del Bologna era notevolmente diversa da quella delle precedenti partile. Gasperi rimessosi dall'infortunio occorsogli durante l'allenamento a bordo del Conte Rosso, ha ripreso il suo posto di terzino, mentre Compiani del Milan ha sostituito Gianni in porta. Altri mutamenti sono stati apportati alla linea mediana coll'intervento di Dugoni del Modena, ed alla linea attaccante con la partecipazione di Busini III° del Bologna e di Tansini del Milan. I mutamenti però non hanno giovato all'efficienza della squadra. Eccone la formazione per il terzo incontro della tournée: Compiani; Monzeglio e Gasperi; Genovesi, Pitto e Dugoni; Costantino, Banchero, Schiavio, Busini e Tansini. La squadra dei Corinthians era cosi costituita: Tuffy; Grané e Del Debbio; Nerino, Guimarães e Munhoz; Apparício, Peres, Gambinha, Rato e Rodrigues. Arbitro fu il sig. Rowlands. La partita si è svolta allo Stadio del Parco Antartica, presenti 25 mila persone. Appena iniziato il primo tempo, alle 15,15, gli avanti paulisti avanzano intrecciando una serie di azioni efficacemente contenute dai bolognesi. Il giuoco si mantiene equilibrato per qualche tempo. I brasiliani si distinguono in passaggi velocissimi. Compiani, assai impegnato, blocca alcuni tiri pericolosi. Al 15.o minuto Munhoz trova la porta italiana sguernita e manda il pallone nella rete segnando il primo punto per i paulisti. I bolognesi tentano di reagire; una loro discesa pericolosa provoca una mischia davanti alla porta dei paulisti, ma questi ultimi riescono a liberarsi e Munhoz segna, al 22.o minuto, un nuovo punto. Al 30.o minuto Muzzioli e Magnozzi sostituiscono Busini e Tansini. Il primo tempo termina con due punti a zero per i paulisti. Nel secondo tempo la superiorità della squadra paulista diviene ancor più evidente. Alle 17,1, per un bellissimo tiro di Banchero il Bologna segna il suo unico goal della giornata. Dopo quattro minuti penalty contro il Bologna: Grané tira e segna il terzo punto per i brasiliani. Alle 17,12 Rato manda per la quarta volta il pallone nella rete italiana. Alle 17,15 nuovo penalty contro il Bologna. Grané segna il quinto punto per i paulisti. Poco dopo su un bellissimo gioco di passaggi, Rodriguez per la sesta volta viola la rete del Bologna. I bolognesi reagiscono con rinnovate azioni fino alla fine senza conseguire però alcun risultato. Negli ultimi minuti Ferrari sostituisce Banchero e tra i paulisti Rato II° sostituisce Apparício. La partita termina con la vittoria dei paulisti per 6 a 1. La squadra dei paulisti ha giuocato notevolmente meglio di quella de! Bologna. Di quest'ultima si sono particolarmente fatti notare: Schiavio, Pitto, Compiani, Monzeglio, Dugoni, Genovesi e Costantino&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;..................................................................................................................&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;LA STAMPA - 1 Agosto 1929&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;...................................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Calciatori Sudamericani in casa propria&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;...................................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Di Vittorio Pozzo.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;...................................................................................................................&lt;br /&gt;Non è la cosa più facile di questo mondo il riportar vittoria nell'America del Sud. Se ne stanno convincendo tanto il Torino quanto il Bologna. Ne avevano fatto l'esperienza, precedentemente, squadre di ogni provenienza e di ogni calibro. Ogni anno, l'Argentina, l'Uruguay ed il Brasile ricevono la visita di unità europee, ed ogni anno gli ospiti prendono la via del ritorno con parecchie sconfitte al passivo e con un sacro rispetto per gli avversari incontrati. Compagini professioniste inglesi e scozzesi, squadre basche, catalane, italiane, ungheresi han tentato la ventura nell'America latina: tutte hanno riportato la stessa impressione. Il giuoco del calcio si è sviluppato nell'America del Sud quasi all'insaputa dell'Europa. Gli insegnamenti degli inglesi, che là come altrove, fecero da pionieri, trovarono un terreno oltremodo fecondo; una razza giovane, forte ed esuberante, la tipica razza proveniente dagli incroci, un entusiasmo pronto ed irresistibile per tutto quello che è movimento e rischio, una organizzazione che subito venne impiantata su salde basi. Buenos Aires e Montevideo presero fuoco per le prime. Poi la passione per il giuoco, dalle capitali si diffuse all'interno. Si diffuse anche negli Stati limitrofi, ma, mentre nel Cile, nel Paraguay ed in Bolivia non riuscì a vincere l'apatìa del pubblico, essa riportò viceversa vittoria nel Brasile. Alla diffusione quantitativa seguì la diffusione qualitativa del giuoco, favorita dai frequenti incontri fra squadre dei diversi paesi e dalla viva rivalità regnante fra l'una repubblica e l'altra. Le squadre nazionali dell'Argentina, dell'Uruguay, del Brasile, del Cile e del Paraguay disputano ogni anno, sotto il nome di Campionato Sudamericano, un torneo che è, sia sotto l'aspetto prettamente tecnico come sotto quello dei favori del pubblico, fra i più interessanti che si possano concepire. Ma l'intero movimento si svolse per anni talmente all'infuori dell'attenzione degli sportivi del vecchio continente, che quando l'Uruguay, cinque anni or sono, vinse per la prima volta il torneo delle Olimpiadi calcistiche a Parigi, la grande maggioranza dei tecnici parve trasecolare dalla sorpresa. La Jugoslavia ebbe il compito di rompere il ghiaccio e di affrontare per la prima i calciatori della Repubblica Orientale, prese talmente la cosa in confidenza, che mandò al fuoco soltanto una parte dei suoi migliori uomini. Voleva tenere a disposizione i rimanenti per l'incontro seguente, e subì invece una sconfitta tale che ancora il bruciore deve ritornare al solo ricordo. L'Uruguay soverchiò nettamente, nel non dimenticato torneo di Parigi, tutti quanti i concorrenti che avevan preso la partenza: li soverchiò in tecnica, in stile, in velocità, in freschezza, in spirito pratico. Alle Olimpiadi seguenti, i calciatori di Montevideo, non furono più i soli a varcare l'Oceano. Argentina e Cile si iscrissero pure. E, se i rappresentanti del Calcio di Santiago e di Valparaiso furono presto eliminati dalla lotta, uruguayani ed argentini giunsero alla finale, e, come a dimostrare la parità del loro valore, dovettero giuocare per più di tre ore per definire a chi spettasse il titolo di Campione. Vinse ancora l'Uruguay, ma l'impressione della portentosa forza tecnica del giuoco sudamericano, impressione derivante dal magnifico duello a cui si era assistito, rimase indelebile nella memoria dei tecnici europei. A rinfrescarla questa memoria, se caso fosse proprio necessario, giungono ora i risultati dei primi incontri disputati dalle due migliori squadre italiane della stagione. Brasile ed Argentina, attaccati per i primi han subito mostrato i denti. Fra i tre paesi che stanno visitando e visiteranno i calciatori nostri, una differenza di classe, di stile, di tipo di giuoco, di grado di evoluzione, è constatabile all'osservatore che voglia dedicarsi ad un esame un po' minuzioso dello stato delle cose e delle circostanze d'ambiente. L'Uruguay ha fatto colpo. Le due consecutive vittorie riportate alle Olimpiadi di Parigi e di Amsterdam han richiamato l'attenzione del mondo. Ma una crisi del Calcio uruguayano non è lontana. Essa già apparve all'orizzonte fin dalle Olimpiadi del 1928. La squadra era la medesima del 1924, ma i mezzi a disposizione non erano più quelli. L'unità aveva acquistato in solidità ed in esperienza, ma aveva perduto in slancio ed in freschezza: segno che era invecchiata. A quattro anni di distanza gli uomini che vestirono la maglia nazionale erano, quasi per ogni posizione, i medesimi. Segno che nulla di meritevole era cresciuto nel frattempo. La sconfitta subita ad opera del Ferenczvaros di Budapest, che non è certo uno dei più validi esponenti della tecnica europea della presente stagione, conferma che un periodo di declino è prevedibile nell'efficienza del giuoco del calciatori di Montevideo. Al Brasile si cammina forte. Più che forte, veloce. E' giuoco essenzialmente d'attacco quello brasiliano. Campi larghi, una velocità portentosa, un brio indiavolato, una resistenza senza pari. La rapidità è tutto in questi attacchi, e l'individualismo vi conta per molto. Già nel 1914, quando il Torino fece il suo primo viaggio all'America del Sud, la equadra dei Corinthians di Sao Paulo contava su una prima linea tanto impetuosa quanto è possibile di immaginare. Fuori di casa propria i brasiliani perdono del cinquanta per cento del proprio valore, ma a Rio de Janeiro, a Sao Paulo, a Santos fortunato può considerarsi colui che riesce a piegarli. L'Argentina va considerata all'avanguardia del movimento calcistico sudamericano, se si vuol pensare al presente ed all'avvenire assieme. Quello degli argentini è giuoco di squadra di qualità sopraffina, sul tipo di quello degli uruguayani, ma più spigliato, più fresco, più genuino. Gli è che Buenos Aires e Rosario sono due serbatoi autentici di giocatori di classe. Dietro alla squadra che rappresenta il paese nelle competizioni internazionali, sta materiale sufficente in qualità e quantità per formare non un'altra, ma due o tre altre compagini di quasi identico valore. E' tale la forza con cui di sotto in su si spinge, è cosi ricca e continua la produzione, che la figura della squadra nazionale e quella delle unità bonearensi che vanno per la maggiore viene continuamente modificandosi. Erano dapprima elementi dal nome e dall'origine inglese, quelli che prevalevano: l'interminabile dinastia dei Brown, che formarono da soli tutta una squadra, quella degli « Alumni », i Wilson, i Watson-Hutton. Furono in seguito giuocatori di discendenza spagnuola. Sono ora in maggioranza uomini di nome e di sangue italiano. Son passati dodici mesi da Amsterdam, e già la squadra che venne allineata contro il Torino è variata per la metà da quella delle Olimpiadi. Ma, si chiamino gli avversari argentini, uruguayani o brasiliani, essi rappresentano un osso ben duro da rodere. Sono riusciti ad imporsi ed a trionfare, da noi, qui in Europa, si può pensare quel che valgano in casa propria, nel proprio ambiente, con la disponibilità completa dei propri mezzi. Per quanta impressione possano sollevare le sconfitte iniziali del Bologna e del Torino, occorre ammettere che il compito che essi si sono proposti di affrontare non poteva esser più arduo.&lt;br /&gt;....................................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;In basso, nella terza foto: i giocatori del Bologna e del Torino, a bordo del “Conte Rosso„, posano sul pontile della nave per una fotografia.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;...................................................................................................................&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TTfbIUBCVbI/AAAAAAAAGGM/x3CUGmLlp9U/s1600/genovesi2.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 126px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5564156800498030002" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TTfbIUBCVbI/AAAAAAAAGGM/x3CUGmLlp9U/s320/genovesi2.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TTEuCiJ7pyI/AAAAAAAAGFc/jNR9FZa8lG0/s1600/Corinthians%2B-%2BBologna%2BF.C.%2B1929%252C%2BAngelo%2BSchiavio.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 195px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5562277635842352930" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TTEuCiJ7pyI/AAAAAAAAGFc/jNR9FZa8lG0/s320/Corinthians%2B-%2BBologna%2BF.C.%2B1929%252C%2BAngelo%2BSchiavio.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TTDy-J4QJiI/AAAAAAAAGFE/UJCTk0ekeg4/s1600/Bologna%2BF.C.%2Be%2BTorino%2BF.B.C.%2Bsul%2Bpontile%2Bdel%2BConte%2BRosso%252C%2BTourn%25C3%25A9e%2Bin%2BSud%2BAmerica%2B1929_%2B%25282%2529.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 238px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5562212689420232226" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TTDy-J4QJiI/AAAAAAAAGFE/UJCTk0ekeg4/s320/Bologna%2BF.C.%2Be%2BTorino%2BF.B.C.%2Bsul%2Bpontile%2Bdel%2BConte%2BRosso%252C%2BTourn%25C3%25A9e%2Bin%2BSud%2BAmerica%2B1929_%2B%25282%2529.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TTD2CNWVv3I/AAAAAAAAGFM/_bqMAi4o4oU/s1600/Le%2Bcoppe%2Bche%2Bsi%2Baggiudic%25C3%25B2%2Bil%2BCorinthians%2Bnel%2Bmatch%2Bcontro%2Bil%2BBologna.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 267px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5562216057606094706" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TTD2CNWVv3I/AAAAAAAAGFM/_bqMAi4o4oU/s320/Le%2Bcoppe%2Bche%2Bsi%2Baggiudic%25C3%25B2%2Bil%2BCorinthians%2Bnel%2Bmatch%2Bcontro%2Bil%2BBologna.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TTEK6N5hnGI/AAAAAAAAGFU/C95YYCNwdw0/s1600/baldi1.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 223px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5562239010058902626" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TTEK6N5hnGI/AAAAAAAAGFU/C95YYCNwdw0/s320/baldi1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/766277752732106703-4600130120242284988?l=tremareilmondofa.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tremareilmondofa.blogspot.com/feeds/4600130120242284988/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=766277752732106703&amp;postID=4600130120242284988' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/766277752732106703/posts/default/4600130120242284988'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/766277752732106703/posts/default/4600130120242284988'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tremareilmondofa.blogspot.com/2011/01/bologna-fc-sc-corinthians-e-bologna-fc.html' title='Bologna F.C. - S.C. 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Una partita da sempre ricca di scontri, feroci polemiche, accuse reciproche, fin dagli albori ricca di pathos. Partita sentitissima dai bolognesi e dagli juventini della Romagna e dintorni che, come narrava Gianni Brera, tifavano Juve nel desiderio di umiliare la “prepotente„ Bologna e la sua squadra di calcio, che proprio in quegli anni stava per assurgere a livelli di mitologia calcistica. Quello che posto è il resoconto della partita di andata del campionato 1924-1925, l'anno nel quale il Bologna F.C. si laureò Campione d'Italia per la prima volta nella sua storia. Fu una sconfitta, subita sul vecchio campo di proprietà della Juventus: il mitico stadio di “Corso Marsiglia„, uno dei più belli e moderni dell'epoca. Il Bologna perse per 2 a 1, con le reti di Pietro Pastore - grande attaccante originario di Padova, in seguito divenuto attore cinematografico -, pareggio di Pietro Genovesi per i rossoblù, e gol della vittoria in palese posizione di fuorigioco di Virginio “Viri„ Rosetta, formidabile campione strappato dalla Juventus alla Pro Vercelli nel 1923. Questo fu solo “l'antipasto„ di una sfida infinita che infiammò tutti gli anni '20 e '30, e che ancora oggi regala scintille.&lt;br /&gt;.....................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Tratto da “Il Progresso Sportivo„&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;.....................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;del 10 novembre 1924&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;.....................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;6ª giornata&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;.....................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;L'ARBITRO NON FA IL MONACO&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;.....................................................................................................&lt;br /&gt;Prima o poi doveva accadere: in un colpo solo il Bologna perde imbattibilità e primato, interrompendo nel modo più brusco la propria striscia di successi. Gli uomini di Felsner cadono sul campo della Juventus nella partita clou della giornata, aperta da un immediato gol dell'implacabile Pastore. Molto disappunto alla fine per gli ospiti, piegati da un gol segnato da Rosetta da una posizione decisamente irregolare. I bianconeri si isolano in testa alla classifica anche grazie al pari cui una rinfrancata Andrea Doria costringe i bianchi della Pro Vercelli. Il Livorno si riprende contro la Sampierdarese grazie a una doppietta del sempre più strepitoso Magnozzi, il Padova fa lo stesso sbarazzandosi del Derthona, che resta così solo in fondo alla classifica. Preoccupante il momento del Milan, che esce a pezzi dalla partita di Mantova e scivola in zona retrocessione.&lt;br /&gt;.................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;9 novembre 1924, Torino&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;.................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;JUVENTUS-BOLOGNA 2-1&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;.................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Reti: 1' Pastore, 86' Genovesi, 87' Rosetta&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;.................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;JUVENTUS: Combi; Gianfardoni, Bruna; Viola, Monticone, Giriodi; Grabbi, Rosetta, Pastore, Munerati, Gambino&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;.................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Allenatore: Karoly&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;.................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;BOLOGNA: Gianni; Borgato, Gasperi; Genovesi, Baldi, Spadoni; Pozzi, Della Valle III°, Schiavio, Perin, Muzzioli&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;.................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Allenatore: Felsner&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;.................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Arbitro: Barnabò di Milano&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;.................................................................................................&lt;br /&gt;L'arbitro Barnabò, concedendo alla Juventus il goal segnato al 42° minuto del secondo tempo da Rosetta, che si trovava a qualche metro dalla porta in perfetta e lampante posizione di fuori giuoco, non solo, ma che aveva anche allontanato con uno spintone un difensore avversario, ha completamente falsato il risultato della partita. La squadra torinese sinceramente non ha oggi meritato di vincere: un match nullo avrebbe potuto esattamente rispecchiare l'andamento dell'incontro. E ciò diciamo anche se chi ha dominato in campo è stato il Bologna. I rosso-bleu sono stati nettamente superiori, in specie nel primo tempo, sia per numero di attacchi che per qualità di gioco. Ma a tale supremazia complessiva non ha corrisposto una adeguata efficienza.Il difetto della squadra bolognese è stato oggi nell'indecisione e più ancora nella imprecisione degli attaccanti i quali si sono lasciati sfuggire occasioni, pur create magnificamente da loro, quali di rado si presentano in una partita; e non hanno saputo sfruttare situazioni che sembrava dovessero fatalmente concludersi nel sospirato goal. In specie nel primo tempo abbiamo detto, perché fu nel primo tempo e precisamente nella sua seconda metà che il pallone stazionò quasi senza soste nel campo juventino. E fu in questo periodo che le azioni bolognesi piacquero di più.La prima linea scendeva a veloci folate, combinando piacevolmente, ben sostenuta dagli halves per quanto questi fossero seriamente preoccupati della difesa non troppo sicura e le cui incertezze avevano già provocato a qualche minuto dall'inizio il goal di Pastore. Perin, Schiavio e Della Valle, ottimi palleggiatori, aggressivo il terzo, furono brillanti, efficaci, scintillanti da metà campo, fino al limite dell'area di rigore: la seconda linea juventina specialmente debole a sinistra, con Giriodi, il quale veniva regolarmente superato da Pozzi, la cui intesa con Della Valle ha avuto dei momenti brillantissimi, non ha quasi mai costituito un ostacolo insuperabile per gli attacchi dei bolognesi. Ma giunti a ridosso dell'estremo triangolo difensivo ogni sicurezza, ogni vivacità scompariva: Gianfardoni e Bruna avevano un buon giuoco con i loro energici e tempestivi interventi a liberare, ad allontanare la minaccia, perché potevano approfittare della indecisione, in certi momenti quasi dello smarrimento forse dovuto a una inesplicabile emozione, dei forwards i quali o si perdevano in passaggi in linea, o tiravano sbagliando nettamente il bersaglio o si lasciavano pescare con il pallone tra i piedi. Combi, relativamente al numero delle volte che si è visto invasa la propria metà campo, è stato poco impegnato e quasi sempre con tiri non pericolosi. È mancato insomma ai bolognesi lo scatto finale e risolvente; le discese iniziate con energia sono andate sempre perdendo vigore, quasi arenandosi. Diremo però che tutta la squadra bolognese è apparsa fredda, non trascinante. Non intendiamo dire, si badi bene, che siano apparsi freddi i suoi singoli componenti i quali anzi spesso fanno sfoggio di un bel ardore, di un focoso impegno, ma è apparso freddo il complesso del giuoco e lo stile un po' accademico. Le azioni si sviluppano quasi con lentezza, non sono mai travolgenti. E poiché quelli che hanno oggi dominato, che hanno imposto il proprio gioco sono stati i bolognesi, non c'è da stupirsi se il match non sia stato dei più appassionanti. Abbiamo detto della prima linea bolognese: dobbiamo aggiungere che Muzzioli, reso quasi inattivo nel primo tempo dall'attenta sorveglianza di Viola, è stato più brillante nella ripresa. Del resto se la qualità del gioco nel secondo tempo non valeva quella del primo ciò non toglie che i bolognesi siano stati più energici e più attivi. Ma si sono allora un po' disuniti, hanno perduto il loro assieme, si sono alquanto sbandati e l'intesa non è più stata tanto efficace. E questo benché l'appoggio della seconda linea non sia loro venuto meno: tutt'altro. Genovesi, Baldi e Spadoni si sono oggi prodigati con maggior generosità nel secondo tempo. Ma mentre il loro gioco di sostegno è sempre apprezzabile, quello difensivo non sempre riesce soddisfacente. Costretti a retrocedere per arginare gli attacchi si disorientano precipitosi e talvolta anche imprecisi. Il male sì è che oggi si è abbastanza spesso richiesto il loro aiuto in difesa perché la coppia Borgato e Gasperi non ha costituito un blocco saldo che desse completo affidamento. È migliore Borgato, ma anche il veneziano non è apparso eccessivamente sicuro benché abbia avuto dei buoni momenti. È certo che se l'accennata deficienza organica della prima linea ha impedito oggi al Bologna di vincere, perché non è riuscita a segnare dei goals malgrado la sua lunga permanenza in area avversaria, alla debolezza della difesa è imputabile la sconfitta o, per essere più esatti, il primo goal, perché il secondo, come abbiamo detto, è stato segnato da Rosetta portatosi comodamente alle spalle dei backes. Gianni fra i difensori è stato pure il migliore: non che non abbia commesso errori, specie all'inizio quando era o appariva emozionatissimo, ma nessun errore è stato fatale e i due goals segnati sono di quelli assolutamente imparabili. La Juventus non ha giuocato una grande partita: tutt'altro. Ha vinto, sia pura fortunosamente, e la vittoria forse farà dimenticare tante cose, ma non è apparsa per niente in buone condizioni. Intanto l'attacco non funzionava: e questo diciamo anche se oggi Pastore, colpito duramente dopo una decina di minuti, al ginocchio malato, ha potuto essere di ben scarso rendimento. E tale mancato funzionamento stupisce in quanto gli uomini, tranne Gambino, sono quelli che l'anno scorso ci hanno fatto assistere a tante belle partite. Se prendiamo i cinque avanti uno per uno dobbiamo riconoscere di trovarci davanti a uomini di una certa classe: e ci riferiamo in particolar modo al terzetto centrale cioè a Munerati, Pastore e Rosetta. Anche Grabbi e Gambino non giuocano male: il primo è un po' troppo irruento e confusionario, ma quando riceve la palla sa non sciuparla. Tutti sono buoni palleggiatori, non distribuiscono male, ma non riescono ad andare d'accordo. Oggi è mancata loro ogni intesa. Hanno portato attacchi irruenti, vigorosi, decisi, ma quasi esclusivamente basati su azioni individuali, su scappate isolate. Sono stati nettamente soverchiati dagli avversari e non hanno potuto sbaragliare la non eccessivamente solida difesa bolognese. È alla seconda linea, tranne Giriodi del tutto nullo, ai backes e a Combi che la Juventus deve l'odierna affermazione. La difesa juventina costituisce un blocco quasi si potrebbe dire granitico quale ben poche squadre possano attualmente vantare. Monticone, Viola, ripresosi dopo un inizio incerto, Gianfardoni, Bruna in gran forma e in gran giornata, e Combi sempre sicuro (anche se nel goal bolognese si possa riscontrare una qualche sua responsabilità) hanno resistito all'imperversare degli attacchi del Bologna. E hanno resistito bravamente, sempre sicuri, senza incertezze. L'anima di questa ostinata, efficace quasi irruenta azione difensiva è stato il "vecchio" Bruna: vecchio per modo di dire perché il capitano juventino ha fatto sfoggio oggi di una foga, di un ardore inesauribile, di una sicurezza, di un senso nella scelta del tempo veramente entusiasmanti. Ma anche gli altri che abbiamo citato si sono prodigati senza risparmio e possono esser ben fieri della loro partita, perché l'esito che ha coronato i loro sforzi è essenzialmente dovuto alla difesa.&lt;br /&gt;.................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;IL PRIMO TEMPO&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;.................................................................................................&lt;br /&gt;Agli ordini dell'arbitro Barnabò dell'Internazionale, alle ore 15 le squadre si sono allineate in campo. Hanno la palla i bolognesi, che giocano con il sole in faccia, ma i primi ad attaccare sono i torinesi i quali impegnano subito il portiere che però si libera facilmente. I torinesi scendono di nuovo per iniziativa di Grabbi il cui centro è raccolto di testa da Munerati che manda alto fra il disappunto della folla enorme che gremisce spettacolosamente il campo. Non è passato un minuto che durante una discesa dei bianco-neri Pastore appprofittando senza incertezze di un errore di Borgato fila verso Gianni, scarta Gasperi e segna con un tiro fortissimo da pochi metri. Questo insperato succcesso che manda in rumoroso visibilio la gran massa del pubblico, senza scoraggiare i bolognesi ringalluzzisce i torinesi che al 6° minuto possono usufruire di un corner dovuto a Spadoni; la inevitabile mischia nell'area della porta viene risolta da un offside. Ma il Bologna a poco a poco va imponendosi e l'area juventina incomincia ad essere invasa dai suoi cinque attaccanti ben sospinti da Genovesi, Baldi e Spadoni i quali appaiono più a loro agio all'offesa che alla difesa. Al 7° minuuto Della Valle manda fuori, imitato all'8° minuto da Perin che raccogliendo un centro di Pozzi tira sfiorando il palo laterale della porta. La Juventus non si limita però a difendersi con molta energia: non manca di attaccare con altrettanta energia, anche se Pastore colpito duramente al ginocchio al 10° minuto può dare ben poco aiuto ai compagni. E al 13° minuto ottiene un secondo corner: infruttuoso anche questo; ché anzi sul lungo calcio liberatore di Borgato l'iniziativa passa ai Bolognesi che obbligano, con Schiavio e Perin, il portiere avversario a due consecutive parate difficili: subito dopo Schiavio sciupa un'occasione favorevolissima a pochi metri da Combi. E il pallone torna verso Gianni: la difesa rosso-bleu, serrata da presso, non trova di meglio che salvare in corner al 17° minuto: ma il calcio d'angolo non provoca alcuna soluzione. La Juventus insiste per qualche minuto e minaccciosamente, perché Rosetta colpisce violentemente il palo laterale con un tiro da oltre quindici metri e poco dopo Pastore con un tiro raso terra obbliga Gianni ad una parata a terra. Da qui si inizia la netta supremazia del Bologna: la prima linea juventina perde ogni efficienza e gli avversari hanno modo di mantenersi lungamente all'attacco. Svolgono delle buoni azioni, ben coordinate, ma, come abbiamo detto, prive di quella travolgente energia con la quale dovrebbero concludersi. Numerose sono in questo periodo le occasioni perdute. Notiamo cosi al 22° minuto un centro di Pozzi sbagliato nettamente da Della Valle, Schiavio e Perin, raccolto solo da Muzzioli che per precipitazione manda fuori, un tiro a lato di Della Valle al 23° minuto, un corner contro la Juventus al 25° minuto. Poi la difesa torinese, che lavora splendidamente, riesce ad allontanare la minaccia; e gli avanti giungono fin presso alla porta di Gianni. Ma Munerati manda alto di testa. E il Bologna riprende l'offensiva: Combi al 28° minuto salva miracolosaamente un tiro di testa di Della Valle e poco dopo blocca con sicurezza un pallone inviatogli da Perin. La superiorità bolognese è netta, chiara. Al 32° minuto la Juventus è per la seconda volta in corner, ma Muzzioli manda in corner. Una breve riscossa juventina abbiamo verso il 40° minuto e Gianni deve anche liberarsi di un pericoloso tiro spiovente dopo aver annullato un debole tentativo di Monticone, ma al 41° minuto Muzzioli raccogliendo un free-kick di Genovesi sbaglia il bersaglio da un paio di metri. Ancora una fuga senza seguito di Gambino, un terzo corner contro la Juventus a coronamento di una brillante discesa bolognese, il primo tempo finisce.&lt;br /&gt;.....................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;LA RIPRESA&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;.....................................................................................................&lt;br /&gt;L'inizio del secondo tempo vede una maggiore vivacità e aggressività dei bolognesi: già al 1° minuto Della Valle tenta la via del goal ma manda alto. La Juventus però non sembra disposta a subire ancora la supremazia avversaria e la sua azione offensiva appare più nutrita. La partita acquista in vivacità anche se perde in compostezza da parte dei rosso-bleu. Gianni è impegnato al 2° minuto da un tiro di Rosetta e al 3° minuto da Giriodi. Ma poi gli attaccanti bolognesi partono in controffensiva: è Baldi che con una spettacolosa entrata libera prima; poi l'azione è sciupata da un tiro a lato di Perin. AI 6° minuto Combi deve parare un tiro di Pozzi: il pallone gli sfugge dalle mani, ma Schiavio da due metri lo manda incomprensibilmente molto alto. Gli avanti bolognesi peccano evidentemente nell'area di rigore della calma necessaria, di sangue freddo. Al 5° minuto un errore di Gasperi, spostato molto avanti, da modo a Rosetta di scendere verso la porta avversaria: stretto da Borgato passa a Gambino il quale però manda fuori. E siamo ancora sotto il goal di Combi: l'azione bolognese è pericolosa per i torinesi, ma un hand di Schiavio sciupa ogni cosa. Una situazione gravissima per il Bologna provoca poco dopo Grabbi, ma Gianni con due belle parate si salva in corner: la melée che ne succede è senza effetto. E la superiorità complessiva di giuoco del Bologna appare nuovamente anche se infruttuosa: perché prima Schiavio tira alto, poi Muzzioli, dopo aver superato brillantemente Gianfardoni e Bruna, manda di lato. I bolognesi insistono ma la difesa juventina è quasi impenetrabile: Della Valle tenta al 19°, 21° e 23° minuto di sorprendere da lontano Combi, ma i suoi tiri peccano di misura e il portiere avversario non ha nemmeno bisogno di intervenire. Intanto ci avviciniamo alla fìne: Karoly decide di rinforzare la difesa e manda Giriodi all'ala destra, retrocedendo Grabbi. Gli attacchi bolognesi diventano più irruenti, più precipitosi: ma Schiavio, Muzzioli e Della Valle o sbagliano o trovano Combi pronto alla parata. Qualche discesa juventina disordinata riesce inconcludente per colpa di Pastore e Munerati che imitano gli avversari. Il Bologna passa ora tutti i suoi uomini all'attacco: solo Borgato e Gasperi rimangono a guardia della loro metà campo, mentre la Juventus si richiude in difesa retrocedendo anche Rosetta. Il giuoco è vivacissimo se pur disordinato. È al 41° minuto che il Bologna riesce a segnare: tira Pozzi, Combi dopo aver parato sta per respingere, quando Genovesi interviene mandando il pallone nella rete. L'insuccesso sembra galvanizzare i torinesi che subito invadono il campo avversario e ottengono al 42° minuto un free-kick. Mentre Viola si appresta al tiro, Rosetta si porta dietro i backes in perfetta posizione di offside. Viola passa a Pastore il quale allunga a Rosetta, il vercellese, che aveva già allontanato con le mani un avversario, non ha difficoltà a infilare la rete di Gianni. Tra la sorpresa generale Barnabò concede il goal: i bolognesi protestano, ma l'arbitro che ha lasciato molto a desiderare durante la partita, minaccia l'espulsione di Gasperi. Il dott. Felsner deve sudare non poco per calmare i suoi uomini e indurli a non abbandonare il campo. E ci riesce. Ma oramai la partita è decisa e nessuno sforzo dei rosso-bleu riesce a mutare le sorti.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;..................................................................................................&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Juventus batte Bologna&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;..................................................................................................&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Da &lt;em&gt;"La Stampa"&lt;/em&gt; del 10 novembre 1924&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;..................................................................................................&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;di Vittorio Pozzo&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;..................................................................................................&lt;br /&gt;La partita si era aperta sotto buoni auspici sia per la tecnica del giuoco che per la squadra concittadina. La prima linea della Juventus funzionava. Qualche riuscito cambiamento di posizione fra gli uomini del centro, o qualche veloce incursione delle ali, erano l'indice di questa buona disposizione dell'attacco. Come conseguenza, il portiere bolognese veniva chiamato ben presto al lavoro. Come risultato concreto i juventini segnavano un punto quando appena cinque minuti dall'inizio erano passati. Un'azione sulla sinistra, a cui prendevano parte Gambino, Pastore, Munerati, Rosetta e Monticone ed alla cui riuscita concorreva una incertezza di Genovesi, e Pastore evitava un terzino, sgusciava a fianco dell'altro e senza esitazione alcuna sparava alto nell'angolo sinistro, lasciando Gianni senza mercè. Urlo di gioia, giubilo frenetico in campo juventino. I bolognesi, colpiti dallo smacco, si rimboccavano moralmente le maniche, riorganizzavano le file e partivano alla controffensiva. In una avanzata juventina, Pastore si feriva seriamente ad un ginocchio, cadendo nell'area di rigore. L'infortunio del bravo attaccante della Juventus avveniva appunto al momento psicologico in cui gli ospiti stavano superando moralmente il disappunto del goal subito. Pastore usciva dal campo, vi rientrava subito, tornava ad uscirne, se ne allontanava di nuovo, e quando vi rimetteva piede non era che per farvi la parte della comparsa. L'attacco bolognese si snodava, e brillava in questo momento della sua miglior luce a metà tempo. Continuazione, intesa, padronanza della palla, stile di corsa, tutto colpiva l'occhio. Ma una cosa mancava assolutamente ed impressionava vivamente, ed era la mancanza di efficacia davanti alla porta. Perin scendeva a dare una mano ai proprii mediani e distribuiva lodevolmente. Della Valle metteva nel suo giuoco quelle belle doti di energia che lo distinguono, Pozzi mostrava dominio della palla e precisione di centro, Schiavio dava a vedere l'intelligente studio di indurre in errore i due terzini per quindi sgusciar loro di mezzo; ma tutti quanti si trovavano confusi ed imprecisi nell'area di rigore, come se il miraggio dello scopo che si approssimava, abbacinasse loro gli occhi col suo splendore. Così succedeva che il Bologna dominava, ma che le occasioni di segnare in questo primo tempo era quasi identiche alle due parti. Rosetta infatti colpiva uno dei pali della porta bolognese con un tiro preciso ed improvviso, e Grabbi e Gambino portavano al centro alcuni palloni densi di pericolo. Dall'altra parte chi era che mancava un'occasione madornale di segnare, era l'ala sinistra, Muzzioli. Un bel centro proveniente dalla destra portava ad una situazione così confusa fra difensori ed attaccanti, che Muzzioli veniva a trovarsi a due metri dalla porta, con Combi a terra e con sette metri di bersaglio aperti innanzi a sè. Era un invito dalla corte, Muzzioli lo declinava e deviava a lato.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;**&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Si giungeva così a metà tempo con vantaggio torinese. Alla ripresa, la fisionomia del giuoco non variava di molto. Se c'era una variazione, era quella che l'attacco bolognese perdeva molte delle sue belle caratteristiche tecniche. E perdendo in finezza, quest'attacco otteneva migliori occasioni di segnare che nel primo tempo. Era Combi che lasciava cadere il pallone nei piedi di Perin, e la palla invece di un tocco leggero in un angolo della rete riceveva un colpo furioso che la spediva a cinque metri al di sopra del palo trasversale. Era Muzzioli che scavalcava di forza l'ostacolo di tre o quattro uomini, e trovatosi in eccellente posizione mancava oltre che l'obbiettivo anche quel proiettile che è rappresentato dal pallone. Era Schiavio che s'ingarbugliava e rendeva, coll'esitazione, difficile una posizione straordinariamente facile. Al lato opposto non si poteva parlare di attacchi organici, ma la difesa bolognese veniva tenuta desta da puntate individuali e da energiche per quanto confusionarie azioni dei superstiti dell'attacco. Superstiti nel senso che, con Pastore invalido, con Rosetta la cui attività parodiava quella di un attaccante, e con Giriodi che aveva cambiato di posto con Grabbi, gli elementi effettivi erano rimasti pochini. L'incontro si protraeva così in un ambiente di grande elettricità fuori dal campo, con predominio bolognese e poco ordine generale sul campo, fino a pochi minuti dal termine. A questo punto giungeva inaspettatamente la soluzione sotto forma di due punti che facevano soffrire il soffribile e godere il godibile ai sostenitori delle due parti. Un accenno a giuoco largo dei bolognesi cho spediva la palla a Pozzi, un bel centro spiovente sulla porta. Combi afferrava la palla ed aveva la disdetta di vedersela rimbalzare sulla rete, tramite la schiena Genovesi sopravveniente in carica. Pareggio. Reazione juventina violenta ed impetuosa. Un calcio di punizione sulla destra tirato da Viola. Un pallone ribelle che sfugge di taglio a bolognesi e juventini, e che giunge a Rosetta, solo davanti a Gianni. Un piccolo tocco, e la palla è nella rete. Una lunga e concitata discussione sui fuori giuoco, sulle sue origini e sfumature, discussione fra i giuocatori e fra il pubblico. Rosetta era «offside». Più «fuori giuoco» di così si muore. Per giudicare però della validità del punto, occorre vedere chi toccò per ultimo la palla, prima che essa giungesse a Rosetta. Cosa che non è della maggior facilità dato il groviglio e la rapidità dell'azione. Il fatto è, che l'unica persona autorizzata ad un'opinione ufficiale in materia, decretava il punto come valido, e tutto il rimanente si liquidava in chiacchiere, reclami e commenti. Così la Juventus chiudeva l'incontro vittorioso. Le due squadre presentavano la seguente formazione:&lt;br /&gt;............................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Bologna: Gianni; Borgato e Gasperi; Genovesi, Baldi e Spadoni; Pozzi, Della Valle, Schiavio, Perin e Muzzioli.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;............................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Juventus: Combi; Gianfardoni e Bruna; Viola, Monticone e Giriodi; Grabbi, Rosetta, Pastore, Munerati e Gambino.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;.............................................................................&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Arbitro Barnabò di Milano.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;.............................................................................&lt;br /&gt;Partita strana. Strana per un arbitraggio irto di trovate amene. Strana per l'andamento del giuoco e per il comportamento delle squadre. Forse le cose sarebbero andate diversamente se l'attacco juventino fosse riuscito al completo fino al termine. Come andarono le cose, la migliore delle due unità fu la bolognese. C'è equilibrio nell'undici. Non v'è più una sproporzione enorme fra il valore dei diversi elementi. Anche la difesa, che rappresentò a lungo il tallone d'Achille della squadra, si è consolidata. Borgato fu ieri un terzino sicuro sul pallone e nella posizione. L'attacco rivelò coesione nel primo tempo. In questo periodo quattro almeno dei cinque «avanti» mostrarono chiaramente quanto sia facile lo scombussolare una difesa con delle avanzate miranti sistematicamente ad attrarre due avversari su una stessa linea per poi eliminarli ambedue con un passaggio effettuato in senso diagonale, fra l'uno e l'altro. Un'offensiva bolognese condotta verso il ventesimo minuto del primo tempo, e terminata in un centro di Pozzi, fu un esempio classistico di questo tipo di intesa. Ma sotto alla porta, ogni velleità aggressiva svaniva. E se il Bologna non vinse il match deve in primo luogo attribuirlo ai suoi attaccanti, che ebbero occasioni sufficienti per rimediare e alla precisione di Pastore e alle opinioni dell'arbitro. In ogni incontro, il coefficiente «fortuna» pesa sul risultato finale altrettanto quanto il merito o poco meno. Per questo il giuoco è bello: per la sua gloriosa incertezza. Ma la fortuna è femmina. Ama che le si vada incontro con intraprendenza ed intelligenza. Ama esser conquistata. E chi si lascia sfuggire ad esempio l'occasione che il caso aveva presentata a Muzzioli nel primo tempo, perde ogni diritto a parlar di sfortuna. Perchè gli attaccanti dei tempi nostri abbiano perso l'abitudine di deviare con un semplice tocco dell'interno del piede o della suola stessa della scarpa un centro che ha carattere di difficoltà, riesce inspiegabile. Si preferisce oggi incontrare di violenza un pallone pieno di effetto, si preferisce la cannonata ultra potente in casi dove non la forza ma la precisione contano: si manca il facile perchè si vuol fare il difficile. Della Valle profuse all'inizio tutta la sua generosa e vigorosa energia nell'incontro. Nel 2° tempo questa energia si era trasformata in orgasmo e nervosismo. Quando si parla di attacco bolognese, vi si include la linea mediana, con in primo piano Baldi, che ha spiccate attitudini costruttive. Ora Baldi, preciso come fu nel servire i suoi attaccanti, fu, come Della Valle, ligio ad un tema solo d'attacco: il tema stretto e minuto. Mai una volta Della Valle cercò il contatto colla lontana ala sinistra, saltando gli indugi della combinazione coi compagni vicini. E non fu che nell'ultimo quarto d'ora che Baldi diede segno di ricordarsi di quella larga distribuzione di cui pure aveva notato l'abilità in un giorno non lontano in cui restò la maglia azzurra allo Stadio Pershing di Parigi. Non poca dell'inefficacia dell'attacco bolognese è dovuta a questa monotonia del suo giuoco, a questo carattere unilaterale, della sua attività.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;**&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;La Juventus vide Bruna in gran giornata. Senza esser potente, Bruna fu ieri intelligente nell'intuire le intenzioni dell'avversario, energico nell'intervenir in situazioni disperate, preciso nel liberare la propria area di rigore. Bruna fu il miglior uomo in campo. Combi scontò con un «goal» l'unico errore commesso nella giornata. Errore che consistette essenzialmente nel tentar di liberare dallo stesso lato del campo da cui è nato l'attacco, il che significa correre incontro al pericolo. Ma, a parte questo, Combi ha della classica per la perfezione degli atteggiamenti e per l'elasticità dello movenze. Viola e Monticone furono due lavoratori instancabili, due delle colonne su cui si resse l'ossatura della squadra, mentre Giriodi fu così lontano dalla forma mostrata anche soltanto l'anno scorso, da lasciar perplessi sullo sue reali condizioni fisiche.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;..............................................................................................&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TJLi5eP5r9I/AAAAAAAAF8c/-w9lp9iZMOo/s1600/bologna+juventus+1924-25,+tourn%C3%A9e+pasqua+1924_1.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 272px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5517721970482458578" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TJLi5eP5r9I/AAAAAAAAF8c/-w9lp9iZMOo/s320/bologna+juventus+1924-25,+tourn%C3%A9e+pasqua+1924_1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TJLr9ukOyPI/AAAAAAAAF8k/0CkplQhQ9b4/s1600/bologna+juventus+1924-25,+azione_2.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 120px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5517731939186821362" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TJLr9ukOyPI/AAAAAAAAF8k/0CkplQhQ9b4/s320/bologna+juventus+1924-25,+azione_2.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TKFFpEkaMZI/AAAAAAAAF88/Ss3ofUsb2QA/s1600/pietro+genovesi+1921%23%C2%B0.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 176px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5521771190036345234" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TKFFpEkaMZI/AAAAAAAAF88/Ss3ofUsb2QA/s320/pietro+genovesi+1921%23%C2%B0.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TKFplXVaR5I/AAAAAAAAF9c/8MVf4vM4pqM/s1600/bologna+juventus+1924-25,+azione_1.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 125px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5521810708772833170" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TKFplXVaR5I/AAAAAAAAF9c/8MVf4vM4pqM/s320/bologna+juventus+1924-25,+azione_1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/766277752732106703-1096779455055157519?l=tremareilmondofa.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tremareilmondofa.blogspot.com/feeds/1096779455055157519/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=766277752732106703&amp;postID=1096779455055157519' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/766277752732106703/posts/default/1096779455055157519'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/766277752732106703/posts/default/1096779455055157519'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tremareilmondofa.blogspot.com/2010/09/bologna-contro-juventus-una-grande.html' title='1924-25: Juventus F.C. vs Bologna F.C., le prime polemiche'/><author><name>mirkot.69</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10951977530425793598</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TCP-SEScouI/AAAAAAAAFz4/Ami9sYvfrPs/S220/angelo+schiavio+1925%40recolored_3_blog_.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TI2Iwgy1SxI/AAAAAAAAF8I/rNXA1J49dhE/s72-c/bologna+juventus+1924-25,+corso+marsiglia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-766277752732106703.post-6072466448092066843</id><published>2010-03-07T00:53:00.096+01:00</published><updated>2011-10-24T06:31:20.482+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il Bologna in Europa'/><title type='text'>Il Bologna e l'Austria Vienna di Matthias Sindelar</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/S5NOeobvzvI/AAAAAAAAFi8/Wozhhfyre8k/s1600-h/matthias+sindelar+1936,+contro+il+Bologna+contrastato+da+Gasperi.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 244px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5445782662577901298" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/S5NOeobvzvI/AAAAAAAAFi8/Wozhhfyre8k/s320/matthias+sindelar+1936,+contro+il+Bologna+contrastato+da+Gasperi.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Il Bologna e l'Austria Vienna di Matthias Sindelar, si incontrarono per la prima volta in un lontano pomeriggio di gennaio del 1925, precisamente il giorno 6, periodo della stagione che all'epoca era riservato alle prestigiose amichevoli contro le squadre danubiane, che a quei tempi, assieme alle squadre italiane, erano le migliori del vecchio continente, britannici esclusi. L'Austria Wien, nel 1925, non aveva ancora cambiato denominazione sociale: era ancora conosciuta da tutti con lo storico nome di 'Wiener Amateur Sportvereine', o più semplicemente 'Amateure'. Sindelar ne fu da subito l'indiscutibile alfiere, un sopraffino artista del football, un genio del pallone. I rossoblù incontrarono altre volte sul proprio cammino il grande Sindelar e la sua Austria, nel 1935-36 e nel 1936-37, sempre in Coppa Europa, venendo eliminati in entrambe le occasioni, con Sindelar grande protagonista. L'Austria Vienna fu un po' l'autentica bestia nera di quel Bologna dominatore in Europa, per 2 volte vincitore della Coppa: solo per due volte, con Sindelar in campo, riuscì ai rossoblù di sconfiggere la squadra viennese: in quel lontano pomeriggio del 1925 allo 'Sterlino', quando il Bologna si impose per 4 a 2, con reti danubiane di Alfred Schaffer e del giovane Sindelar; mentre nel 1936, in Coppa Europa, vittoria bolognese al 'Littoriale' per 2-1, con reti di Maini e Schiavio, e gol della bandiera viennese di Viertl. Al 'Prater' di Vienna invece non ci fu nulla da fare: 4 a 0 nel 1936, con Sindelar sugli scudi e autore di un gol, e addirittura un 5-1 nel 1937, con ancora Sindelar in rete e gol della bandiera bolognese di Angelo Schiavio, due fuoriclasse a confronto. Matthias Sindelar nacque a Kozlov il 10 febbraio 1903, nella Moravia austriaca, all'epoca facente parte di quell'immenso calderone di etnie che era l'Impero austro-ungarico. Trasferitosi a Vienna da bambino, crebbe nel popolarissimo quartiere "Favoriten", il 10° distretto della capitale austriaca, ai tempi quartiere povero e operaio, pieno di fabbriche e sovrappopolato da una forte immigrazione, proveniente soprattutto da Moravia, Boemia e Ungheria (si calcola che più di 300mila immigrati si stabilirono all'epoca al Favoriten). Nelle strade polverose e sassose del Favoriten, il giovanissimo Matthias si distingue subito tra i suoi coetanei, figli di altri operai, giocando con una palla di stracci, mettendo in luce un'innata classe e arte del dribbling. Ma nel 1917 la familia Sindelar subì un durissimo colpo: il padre di Matthias (che di mestiere faceva il muratore), cadde sull'Isonzo durante la Grande Guerra. I Sindelar, familia operaia, si ritrovarono in gravi ristrettezze economiche. La madre, lavandaia, a stento riusciva a far quadrare i conti di casa, tanto che il 14enne Matthias dovette cercarsi un lavoro per aiutare la madre e le sue tre sorelle. Trovò impiego presso una piccola officina meccanica, e tra una chiave inglese, bulloni da stringere e ruote da riparare, il nostro riuscì a trovare il tempo per la sua grande passione: il football. Nel 1918 il suo talento non passa inosservato: notato da Karl Weimann, un insegnante di professione, entra nelle giovanili del club del suo quartiere, l'Herta ASV di Vienna, piccola squadra locale il cui stadio era praticamente ubicato nella via dove abitavano i Sindelar. "Motzl" (come era soprannominato da bambino), spopolò letteralmente tra i ragazzi dell'Herta e a 18 anni esordì nella massima serie. Fu a quei tempi che per il suo modo di giocare, per la sua figura esile, leggera, quasi eterea, ma dall'improvviso scatto felino, nervoso, venne da tutti soprannominato "der papierene", 'cartavelina', come fu ribattezzato in Italia. Ormai leader indiscusso dell'Herta, nel 1923 un episodio mette a repentaglio la carriera del fuoriclasse austriaco: dopo una rovinosa caduta in piscina, si fa male seriamente ad un ginocchio. La diagnosi è impietosa: rottura del menisco, che all'epoca significava, spesso e volentieri, la fine della carriera ad alti livelli. Invece, un famoso medico austriaco, il Dr. Hans Spitzy, intervenne chirurgicamente sul ginocchio di Sindelar ottimamente, e il nostro poté così tornare in azione in perfette condizioni, come e meglio di prima. Di quell'episodio conservò però la paura di potersi rifarsi male, o che il ginocchio potesse nuovamente cedere: ecco allora la famosa ginocchiera elastica sul ginocchio destro, che l'accompagnerà per tutta la sua carriera. Nel 1924 una grave crisi finanziaria colpì l'Herta Vienna: la società, per coprire i debiti, dovette prendere in considerazione di vendere parecchi elementi della rosa, Sindelar compreso. Fu in quel periodo che il giovane Matthias pensò seriamente di trasferirsi in Italia, precisamente a Trieste. Ma arrivò l'offerta del 'Wiener Amateure' e in estate si trasferì ai 'viola', che si erano appena laureati campioni d'Austria. Sindelar divenne da subito uno degli idoli della tifoseria 'viola', incendiò le folle viennesi con giocate di altissima caratura tecnica, da vero virtuoso del pallone. A turno, accanto a lui, evoluirono altri 'mostri sacri' del calcio austriaco e ungherese: da Alfred Schaffer, ungherese, fenomenale calciatore; Gustav Wieser (per 3 volte capocannoniere del campionato austriaco, dal 1923-24, al 1925-26) e Viktor Hierländer, micidiale coppia offensiva dell'Amateure di quegli anni, e in due fratelli Konrad, Jeno e Kálmán, ungheresi anch'essi, due uomini e calciatori che ebbero un'enorme influenza sul giovane Sindelar. Da quel momento in poi fu solo una grande escalation per Matthias Sindelar e la nuova 'Austria Vienna': divenne una celebrità anche fuori dal campo, con le aziende che se lo "litigavano" per fargli sponsorizzare i propri prodotti; mentre sul terreno di gioco divenne una colonna della Nazionale austriaca, del mitico 'Wunderteam' di Hugo Meisl, una squadra irripetibile e sfortunata, che giocava un calcio da favola. Con l'Austria Vienna vinse tutto quello che era possibile vincere, comprese 2 Coppe Europa, all'epoca la massima competizione per club a livello internazionale, la Champions di oggidì, tanto per intenderci. Rimase sempre fedele ai 'Viola' viennesi, nonostante ricevesse continuamente offerte faraoniche per andare a giocare in altri club: l'Arsenal, negli anni '30 la squadra più forte d'Inghilterra, arrivò ad offrire per Sindelar 40.000 sterline, dopo che tutti gli inglesi erano rimasti incantati da questo artista del football che, allo Stamford Bridge, nel 1932, realizzò un gol favoloso, dribblando l'intera difesa inglese e portando la Nazionale austriaca quasi alla vittoria in terra d'Albione: uscirono sconfitti per 4-3, ma meritando ampiamente il pareggio. Il rapporto tra Sindelar e la Nazionale non fu solo costellato da gioie e soddisfazioni: Hugo Meisl, dopo una sconfitta bruciante per 5 a 0 contro una selezione della Germania del Sud, partita nella quale Sindelar, su un campo completamente innevato, perse parecchi palloni -- preferendo come suo solito giocare tecnicamente, con corti passaggi, invece di usare un metodo più essenziale --, a partire dal 1928 escluse Sindelar dal 'Wunderteam' per ben 14 partite! La goccia che fece traboccare il vaso, fu la conversazione durante il viaggio di ritorno tra Sindelar e Fritz Gschweidl (finissimo attaccante del First Vienna, la 'spalla' preferita di Matthias in Nazionale), nella quale, alla precisa domanda di quest'ultimo sul motivo della sconfitta, Sindelar rispose come segue: "Fritz, sai perchè non abbiamo vinto? Perchè avremmo dovuto passarci ancora di più il pallone, mantenere ancora più il possesso palla, giocare maggiormente di fino...". Tuttavia la pressione di tifosi, giornalisti e addetti ai lavori su Meisl per reinserire Sindelar andò crescendo. nel 1931, durante una disputa verbale con alcuni rappresentanti della stampa tenutasi al Wiener Ring-Café (zona Stubenring), Meisl finì per cedere ai giornalisti sportivi ai quali gettò un foglietto con la formazione da loro auspicata per l'imminente partita contro la Scozia, con scritte le seguenti parole: 'ecco il vostro "Schmiranskiteam".' Sindelar e anche Friedrich Gschweidl tornarono in squadra: Matthias Sindelar occupò la posizione di centravanti, Fritz Gschweidl mezzala destra, 'Toni' Schall mezzala sinistra, 'Adi' Vogl ala sinistra e Karl Zischek ala destra. Questo fu l'attacco del leggendario 'Wunderteam' di Hugo Meisl che demolì la Scozia a Vienna per 5 a 0. Dopo questa grande vittoria sui britannici, per il 'Wunderteam" guidato da Sindelar fu il trionfo: 6 a 0 a Berlino contro la Germania, 5 a 0 nella rivincita giocata a Vienna (3 gol di Matthias), 8-1 alla Svizzera, 4-0 alla Francia, 2-1 all'Italia, 6-1 al Belgio, 4-3 alla Svezia, più la partita capolavoro giocata a Budapest contro l'Ungheria, finita 8-2 per gli austriaci con Sindelar mattatore con 2 reti. Poi la grande delusione del Mondiale 1934, con l'Austria sconfitta in semifinale dall'Italia di Meazza e Schiavio, non senza polemiche di parte austriaca per l'arbitraggio dello svedese Eklind. Le soddisfazioni europee Sindelar se le andò a prendere con l'Austria Vienna in Coppa Europa, vincendo l'edizione del 1933. l'Austria si sbarazzò della Juventus in semifinale, vincendo con un netto 3-0 a Vienna ( Sindelar autore del primo gol). Durante la partita fu espulso Monti, dopo che quest'ultimo aveva tentato di brutalizzare l'odiato Sindelar con una delle sue entrate killer. L'Austria però impose la propria forza pareggiando per 1-1 a Torino, volando così in finale contro l'Ambrosiana Inter di Meazza. Sindelar-Meazza, una sfida nella sfida tra due dei più grandi fuoriclasse dell'epoca. L'Austria fu sconfitta per 2-1 all'Arena di Milano, ma al ritorno Sindelar impose la propria legge: 3 a 1 Austria, tripletta di Matthias, con l'ultimo gol segnato proprio allo scadere, quando l'Ambrosiana Inter di un grande Meazza aveva quasi agguantato lo spareggio. Nel 1936 altra Coppa Europa, e questa volta ne fece le spese anche il Bologna di Schiavio, precocemente eliminato dall'Austria al primo turno. In finale vittoria ai danni dello Sparta Praga per 1-0, e seconda Coppa a Vienna. Sindelar era allo zenit della propria popolarità come non mai, nemmeno ai tempi della contrapposizione con Josef 'Pepi' Uridil, 'der tanke', il mitico centravanti 'carro armato' del Rapid Vienna, squadra simbolo della classe operaia viennese, la sua stella aveva brillato tanto. Durante gli anni '20, nella cultura urbano-cosmopolita di Vienna, i celebri "kaffeehaus" divennero un'istituzione tra i tifosi e gli appassionati di football della capitale austriaca, all'epoca una città che esprimeva tanti club di altissimo livello, tutti con un forte radicamento territoriale al proprio quartiere, tutti con un'identità sociale molto diversa tra di loro: l'Hakoah, la squadra degli ebrei di Vienna, chiusa dai nazisti nel 1938, nella zona del Prater, il First Vienna, il club più antico della capitale, giocava a Döbling, e disputava le sue partite all'Hohe Warte, il leggendario stadio viennese nel quale il 'Wunderteam' si esaltava, il Rapid, squadra all'epoca a forte connotazione operaia, ad Hütteldorf, il Wiener Amateur-Austria Vienna, club ai tempi della borghesia, all'Ober-St.-Veit, l'Admira Wien a Florisdorf, il Wiener Sportklub a Dornbach, ecc., ecc. Un'affascinante e tentacolare metropoli del football, della quale Sindelar era la stella assoluta, la più splendente. Purtroppo per Sindelar, per l'Austria e per la magnifica Vienna, la follia nazista era ormai alle porte della città: nel 1938, bandiere, striscioni, manifesti e stendardi rossi con la svastica erano ovunque, così come i soldati di Adolf Hitler, e il 12 marzo 1938, fu decretato l'Anschluss', l'annessione dell'Austria alla 'Grande Germania', che di fatto divenne una provincia tedesca. Questo atto di forza e sottomissione, venne vissuto malissimo da tantissimi austriaci, da Sindelar in particolare. Era un'epopea che finiva, il sogno di una nazione che terminava. Parecchi club di matrice ebraica (tra cui l'Austria Vienna), furono costretti a chiudere, oppure a cambiare nome: l'Austria Vienna del presidente ebreo Michl Schwarz (il quale fu destituito dall'incarico, negata la frequentazione del club, e proibito qualsiasi contatto con un appartenente ad esso), venne rinominata SC Ostmark Wien. Sindelar non ebbe paura ad esporsi e offrì la sua solidarietà al presidente Schwarz, dichiarando pubblicamente quanto segue:&lt;em&gt;"Il nuovo führer dell'Austria Vienna, ci ha proibito di salutarla, ma io vorrò sempre dirle buongiorno, signor Schwarz, ogni volta che avrò la fortuna di incontrarla"&lt;/em&gt;. Nel frattempo, la Nazionale austriaca venne praticamente sciolta, anche se già qualificata per i mondiali di Francia del '38, ma non prima che i vertici nazisti programmassero un'amichevole tra l'Ostmark e "l'Altreich", il modo in cui i tedeschi chiamavano i territori annessi, per "festeggiare" il ritorno dell'Austria nella Germania riunificata. Sindelar e i suo vecchi compagni del 'Wunderteam' schiumavano rabbia. L'Austria quel giorno, abbandonata la classica divisa bianca con calzoncini neri, scese in campo con una fiammante maglia rossa con calzoncini bianchi, i colori della bandiera nazionale austriaca. Matthias, capitano in quella partita, segnò una rete, andando ad esultare sotto alla tribuna dei gerarchi nazisti e disputando una delle più belle partite della sua vita. Karl Sesta firmò il raddoppio con una punizione-bomba da 40 metri. Alla fine della partita, i calciatori, secondo il curatissimo protocollo degli organizzatori, sono chiamati a salutare i gerarchi nazisti presenti in tribuna.Tutti i calciatori, compresi gli austriaci più giovani e meno coinvolti, fanno il saluto nazista: solo Sindelar ed il suo fedele compagno Karl Sesta si rifiutano, come rifiutarono di vestire la maglia della Nazionale tedesca. I nazisti non perdonarono mai la sua ribellione e il suo rifiuto. Poco meno di un mese dopo, il 23 gennaio del 1939, Sindelar venne trovato morto nel suo letto al numero 3 di Annagasse (St. Annahof), accanto a lui vi era la sua compagna, Camilla Castagnola, una donna italiana di origine ebraica che aveva conosciuto solo da poche settimane. Morì il giorno dopo, senza avere mai ripreso conoscenza. La causa ufficiale della morte di Sindelar e compagna fu "avvelenamento da monossido di carbonio", dovuta a una stufa difettosa. Le indagini sulla morte di Sindelar furono quasi subito archiviate, quasi a volere mettere il "silenziatore" all'intera vicenda. Ma la sede dell'Austria Vienna fu tempestata da telegrammi da ogni angolo d'Europa, oltre 15.000, e al suo funerale assisteranno più di 40.000 persone. Su Sindelar, sulle circostanze, e sui motivi della sua morte misteriosa, negli anni si è speculato molto: chi parlò di suicidio, chi disse che la compagna, Camilla Castagnola, in realtà non era altro che una prostituta, chi parlò addirittura di Sindelar afflitto e infelice perchè omosessuale, si disse di un omicidio organizzato dalla Gestapo venuta a conoscenza di un’agenzia ebraica che aveva il compito di arruolare Sindelar in un’organizzazione che avrebbe dovuto favorire l’espatrio degli ebrei austriaci, ecc., ecc. Anche l'origine ebrea di Sindelar viene spesso messa in dubbio, anzi: Matthias Sindelar è stato anche accusato di essere un membro del partito nazista e di conseguenza un "mito fasullo", di avere espropriato, con l'appoggio dei nazisti, il caffè di proprietà di un ebreo di nome Leopold Simon Drill, pagandolo molto meno di quello che avrebbe dovuto e facendone un 'kaffehaus' ariano. In realtà non è mai stato esibito nessun documento a sostegno di questa tesi, Sindelar non fu mai un membro del partito nazista. Speculazioni, appunto. E nonostante queste ultime, le fantasie "montate ad arte", le tante voci e le mistificazioni, Matthias Sindelar, a più di 70 anni dalla morte, per i viennesi (e non solo) è ancora un mito: da allora, il 23 gennaio, data che cade a pochi giorni dalla "giornata della memoria" dedicata alla commemorazione della Shoah, sulla tomba di Matthias Sindelar, nel Cimitero Centrale di Vienna, il celebre "Zentralfriedhof", si tiene una semplice cerimonia cui partecipano i dirigenti della Federazione austriaca di calcio e, fino ad alcuni anni fa, gli ex compagni di squadra dei tempi dell'Austria Vienna e del 'Wunderteam'. Alla fine viene deposta una corona d’alloro e di fiori bianchi e viola, i colori dell’Austria Vienna. Matthias Sindelar, "Der Papierene","Cartavelina", il "Mozart del football" come lo definì il grande allenatore Hugo Meisl, l’uomo che disse no a Hitler e ai nazisti. Il calciatore che, in questi tempi di scandali e parole gettate al vento, costituisce ancora una speranza.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;PUNTO DI VISTA ITALIANO.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Riguardo alle due ultime partite giocate in Italia dal Rapid e dagli Amateure, uno dei maggiori fogli sportivi italiani riporta quanto segue:&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;F.C. BOLOGNA CONTRO AMATEURE&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Articolo tratto dal "Wiener Sport-Tagblatt" del gennaio 1925&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Traduzione dal tedesco di Remo C.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Rapid, Graz e Amateure Vienna, tre forti rappresentanti del calcio austriaco (Rapid e Amateure attualmente le migliori formazioni che l’Austria riesca a mettere in piedi), sono state successivamente sconfitte dai compagni di Della Valle. Così come contro il Rapid, i rossoblù riuscirono anche oggi a prevalere contro l’eccellente tecnica dei calciatori dell’Amateure Vienna, addirittura con uno scarto di reti tale da non poter lasciare dubbi sulla correttezza del risultato. Peccato che una pioggia scatenatasi poco prima dell’inizio dell’incontro abbia portato molti spettatori a non recarsi al campo di gioco, perdendo così la grande opportunità di assistere alla vittoria casalinga contro questa famosa squadra. Pur senza mostrare nulla di eccezionale, il Bologna ha saputo fornire una bella partita. La grande sicurezza dimostrata nelle linee difensive, ha dato la possibilità agli attaccanti di dedicarsi interamente alle vicende offensive e di poggiare le proprie prestazioni individuali su una base solida. Quattro reti hanno ricompensato gli sforzi del reparto d’attacco rossoblù, che ha saputo mettere a referto la propria superiorità con successi sin dal primo tempo. Tuttavia, spingendo con grande energia, nella ripresa i viennesi riuscirono spesso a rinchiudere la squadra di casa nella sua metà campo. Ma anche in questo caso gli ospiti si scontrarono con una resistenza eroica dei bolognesi. I brillanti Borgato e Innocenti riuscirono con molto temperamento e sicurezza a sbrogliare diverse situazioni critiche e, laddove la loro forza si rivelò insuffuciente, subentrò un Gianni capace di disinnescare i migliori tiri dei vinennesi sotto una tempesta di applausi degli spettatori. La formazione dei viennesi, probabilmente un po’ più forte in campo rispetto a quella del Rapid, non ha saputo prevalere sul piano della velocità nelle singole azioni, né dispiegare quella precisione di gioco corale e quella compiutezza tecnica che le conoscevamo. Pur mostrando un bellissimo dribbling, nell’insieme è mancata ai viennesi quella necessaria coesione al momento giusto, che sarebbe stata in grado di imprimere una svolta a loro favorevole alla partita. Ciononostante e contrariamente al Rapid, non hanno solo messo in mostra delle attitudini puramente accademiche, ma hanno anche tirato in porta ripetutamente e con decisione. Onestamente, gli Amateure hanno meritato le due reti conseguite e alcuni altri tiri, che sembravano quasi imparabili, sono invece stati parati da Gianni in maniera pressoché stupefacente. Anche verso fine partita si sono ritrovati pericolosamente nei pressi della porta e avrebbero potuto creare ancora grossi pensieri al portiere avversario, qualora in quel momento i loro tiri fossero stati più precisi e meglio piazzati. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Ringrazio per la disponibilità e per la traduzione dal tedesco l'amico Remo, grande tifoso rossoblù e preziosissimo aiuto.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Da "La Stampa" del 7 gennaio 1925&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Bologna batte Wiener Amateur (4-2)&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;...........................................................................&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Bologna, 6, notte.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;...........................................................................&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;La squadra viennese del Wiener, benché sconfitta, ha prodotto una grande impressione. La partita ha avuto inizio alle 15. Appena un minuto dopo un fallo di Geyer provoca un calcio di rigore pei concittadini, che Della Valle tramuta in goal. Tre minuti dopo, in seguito a corner, Sindelar marca il pareggio per gli austriaci. All'undicesimo minuto gli ospiti sono in vantaggio per un tiro raso a terra di Schaffer che finisce in goal. Ancora su corner nuovo pareggio dovuto a Perin del Bologna, che segna mentre il portiere si trova fuori porta. La partita diviene emozionante. Il terzo goal dei bolognesi viene al 41.° minuto e spetta ancora a Perin il merito del successo dopo una veloce azione di Urik. Nella ripresa abbiamo il quarto goal per merito anche di Urik. Poi i viennesi attaccano decisi e battono replicatamente nella rete avversaria ma inutilmente. Il fischio finale trova cosi il Bologna vincitore per quattro a due.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Dal "Wiener Sport-Tagblatt del gennaio 1925&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;DELLA SCONFITTA DEGLI ‘AMATEURE’ A BOLOGNA.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ora che anche gli ‘Amateure’ sono rientrati tra le mura amiche, non è stato difficile rivolgere alcune domande sull’ultima partita (e magari qualcosa di più) ad uno dei partecipanti della trasferta. Qui di seguito riportiamo le sue risposte, in un testo coerente e rispettoso del senso del discorso più che delle singole parole: In Italia gli ‘Amateure’ hanno mostrato tutto il loro stile particolare, hanno cioè giocato bene, esagerando però nel farsi troppi passaggi e stentando a tirare in porta, persino Wieser. Quelle poche volte che gli attaccanti si sono decisi a tirare…non è accaduto nulla. Era già andata così contro il Rapid e contro il Bologna non è cambiato quasi niente. Tuttavia a Bologna c’è stato da registrare la partecipazione straordinaria dell’arbitro. Pioveva leggermente quando gli ‘Amateure’ si sono schierati, lo stadio era il più bello che abbiamo incrociato in Italia e la squadra –questo va ammesso- era la più forte che abbiamo incontrato laggiù. Non ci è stato possibile imparare il nome dell’arbitro, sappiamo solamente che appartiene a qualche club della seconda divisione. Si sa che i dilettanti sono uno strumento che stona facilmente e in questo caso la stonatura avrebbe potuto iniziare per così dire sin dal fischio. Il calcio d’inizio andò al Bologna, la palla giunse all’esterno di sinistra che avanzò, centrò in mezzo…, un fischio: tutti tornarono di nuovo in centro al campo, pensando che l’arbitro avesse dato un off-side; guarda caso però, era stato decretato un rigore per un ‘mani’. Il pubblico urlò e fischiò e Geyer, colpevole del presunto ‘mani’, corse dall’arbitro mostrandogli la macchia ben visibile sui calzoncini dove era rimbalzata la palla infangata, nonché le proprie mani ‘pulite’. In questo caso, un’occhiata di controllo avrebbe davvero avuto valore di prova, in quanto lo strano rigore fu fischiato al 30° secondo, quando le divise erano ancora immacolate, mentre il pallone era naturalmente già bagnato e infangato. Ogni prova risultò vana, il rigore fu tirato e trasformato. Quattro minuti dopo, Sindelar siglò la rete del pareggio in maniera brillante. Gli ‘Amateure’ erano prevalentemento all’attacco, spesso fermati per fuorigioco inesistente; ciononostante, al 16° minuto Schaffer poté nuovamente insaccare e portare in vantaggio I viennesi, sotto un nutrito applauso. Il pareggio avvenne ancora in maniera misteriosa a causa dell’arbitro: ci fu una mischia davanti alla porta degli ‘Amateure’ e poi di nuovo un improvviso fischio. Lorhmann aveva catturato una palla dietro alla linea di porta, come sostenne di aver visto l’arbitro. Ora, la palla era stata presa al volo e non era rimbalzata, sicché questa volta non c’era nemmeno l’indizio di una prova, ma le squadre andarono al riposo sul 2 : 2. Secondo il nostro punto di vista, il risultato avrebbe dovuto essere 2 : 0 per gli ‘Amateure’. Dopo la pausa e similarmente all’inizio della partita, un’ala italiana si fece tutta la corsia al galoppo, centrò e, non era passato nemmeno mezzo minuto, subimmo di nuovo una rete – questa volta indiscutibile. Gli ‘Amateure’ continuavano per lo più a fare la partita, però non tiravano, se non a lato della porta, rispettivamente il bravo portiere di casa poté sventare il pericolo. Lorhmann non ebbe molto da fare. Schaffer sciupò le più incredibili opportunità da distanza ravvicinatissima. Una volta si ritrovò da solo tre metri davanti alla porta e si perse in giochetti fino a che il portiere uscì gettandosi sul pallone, annullando l’occasione. La quarta rete degli italiani naque per modo di dire a causa di un infortunio di Lohrmann; in uscita, Lohrmann si scontrò con Urik ed entrambi caddero a terra, quando sopraggiunse un altro attaccante bolognese che tolse la palla dalle mani di Lohrmann (ferendo il viennese) e ripartì con la sfera di cuoio insaccandola nella porta: 4 : 2. Seguì una zuffa, nella quale Wieser in particolare diede mostra di scarsa disciplina sportiva, anche se l’eccitazione dei viennesi era ben comprensibile: a questo punto l’arbitro ebbe il vantaggio di non capire nemmeno il tedesco, oltre al gioco stesso. Dal secondo tempo in poi, quindi da quando il Bologna era andato in vantaggio grazie ad una rete corretta, anche il pubblico si era schierato in favore della squadra di casa, mentre prima aveva simpatizzato per gli ospiti. Non corrisponde a verità quanto fu scritto qui a Vienna sul fatto che abbiamo sprecato soldi a San Remo, nonostante le difficoltà fininaziarie della nostra società, pari a quelle di tutte le squadre viennesi. La permanenza a San Remo era meno costosa rispetto a Milano ed era impossibile reperire un avversario in Italia il 28 dicembre, perché in quella data si svolse una giornata del campionato nazionale. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;IL FOOTBALL CLUB BOLOGNA&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Dal "Wiener Sport-Tagblatt" del gennaio 1925&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;È appena accaduto ciò che era lecito temere alla luce dei risultati delle ultime settimane. Alla stregua del Rapid, anche gli Amateure sono stati battuti a Bologna, e questo senza che si possa invocare particolari scusanti. Certo, gli Amateure erano giunti a Bologna alla fine di una faticosa tournée italiana, però il Bologna F.C. non era rimasto al riposo durante i tanti giorni festivi che hanno preceduto l’incontro con gli Amateure: ha infatti giocato contro il Rapid e il G.A.K., oltre ad aver disputato due partite di campionato contro avversari agguerriti, vincendo tutti questi incontri. Le possibilità per entrambe le squadre erano quindi abbastanza eque, anche se i viennesi partivano da una posizione leggermente più sfavorevole a causa del viaggio, della vita e del cibo inconsueti. Perciò, questa sconfitta netta e senza scusanti dei viennesi, per di più con un arbitraggio impeccabile, dimostra quantomeno che l’F.C. Bologna è pienamente degno della nostra prima divisione e che rappresenta la miglior arma dello sport calcistico italiano nelle competizioni internazionali. Il Bologna F.C. non è una squadra sconosciuta a Vienna e se si è fatto conoscere qui, lo si deve in realtà al caso. Un uomo di sport di Graz che aveva vissuto a lungo a Vienna, il dott. Hermann Felsner del S.K. Vienna, si ritrovò ad allenare il Bologna F.C. dopo una serie di circostanze e l’ascesa della società è riconducibile a quella data (1920). Nel giro di pochissimo tempo, il dott. Felsner seppe crearsi una buona posizione in questa sua nuova avventura professionale, godendo meritatamente della massima fiducia sia da parte della squadra, che dalla dirigenza. La qualità di gioco della squadra migliorò vistosamente e sin dal 1921 l’ambizioso club poté organizzare trasferte in Austria e in Cecoslovacchia. Questa trasferta fu completata con qualche difficoltà, in quanto il Bologna F.C. si era dissociato dalla federazione italiana assieme a tutte le altre grosse società italiane, subendo una sospensione. Si dovette limitare il programma iniziale e una sola partita fu disputata a Vienna, contro l’S.K. Gli italiani giocarono in maniera contratta uscendo sconfitti per 2 : 7, soprattutto a causa del crollo del loro mediano Baldi, che all’epoca era un mero debutante, anche se ultimamente ha assunto un ruolo di spicco nelle partite della sua squadra, al punto di diventare un giocatore della nazionale. Gli italiani fallirono a Vienna, ma seppero dimostrare nei due incontri successivi che avevano tratto sufficiente insegnamento dalla loro sconfitta viennese: batterono per 2 : 1 un Bratislava all’epoca molto forte e pareggiarono 2 : 2 contro l’S.K. Brno. La chiara dimostrazione che gli italiani ebbero un profitto duraturo dal loro viaggio arrivò presto. Infatti, la squadra iniziò ad assumere un ruolo completamente diverso nel proprio campionato, riuscendo nel giro di due anni a vincere il campionato regionale e a giungere in finale. Seppero stabilirsi con altrettanta potenza anche nelle competizioni internazionali. Il Rapid fu la prima squadra viennese ospite a Bologna, l’anno scorso fu la volta del S.K. Vienna e ora di nuovo il Rapid e gli Amateure. È cosa nota che l’anno scorso l’S.K. fu sconfitto e questa volta furono nuovamente sconfitti sia il Rapid che gli Amateure. I giocatori più conosciuti del Bologna sono i seguenti: Giuseppe Della Valle, che occupa regolarmente il posto di mezz’ala destra o di centravanti nella selezione italiana. Trattasi di un signore con un certo temperamento e durante l’ultima partita contro il Rapid è stato prontamente espulso dopo uno scontro con Brandstetter. Ci sono inoltre Perin, la piccola mezz’ala sinistra che dispensa finezze, la sua ala Pozzi e da poco anche Urik, l’ex giocatore del Törekvés di Budapest, che però pare non riesca a farsi valere veramente a Bologna. Infine, i mediani Spadoni, Baldi e Genovesi, gli ultimi due essendo nazionali. I difensori e il portiere sono invece nella media o poco più. La forza della squadra risiede nell’attacco e nella copertura. Il dott. Felsner è stato di grande utilità alla squadra grazie alla suo modo di guidarla e il ‘dottore’ gode di immenso prestigio in Italia. Sarebbe davvero interessante se si potesse convincere questa famosa squadra italiana a giocare a Vienna. Magari si riuscirà a combinare una visita del Bologna F.C. a Vienna; il fatto che la selezione italiana ora non venga più a Vienna conferirebbe ulteriore interesse a tutto ciò. Gli eventuali organizzatori viennesi potrebbero sicuramente contare su una bella affluenza di pubblico, in quanto le vittorie del Bologna F.C. sul Rapid e sugli Amateure costituiscono una pubblicità più che sufficiente. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Traduzione di Remo C.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;LA VITA E LA MORTE MISTERIOSA DELLA SUPERSTAR AUSTRIACA.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quando 20.000 persone si ritrovano ad assistere alla lenta processione funeraria attraverso il centro di una grande città, è lecito pensare che il defunto sia stato qualcuno di veramente importante. Eppure la folla schierata lungo le strade di Vienna in un freddo e triste giorno del gennaio 1939 non stava offrendo il suo silenzioso tributo ad un re, né stava marcando la morte di un esponente politico di spicco. Si trattava di qualcuno di gran lunga più importante. L’uomo che in quel giorno stava per essere portato al luogo del suo riposo definitivo nel centro di una delle città europee più eleganti era un calciatore. Era la stella di una delle migliori nazionali mai costruite, poeti ne cantavano le lodi in versi e rappresentava un simbolo di speranza per migliaia di cittadini di una nazione occupata. Gli si riconosceva altresì il fatto di essere una delle prime superstar del calcio fino alla sua prematura e misteriosa morte. Il suo nome era Matthias Sindelar. In un recente sondaggio realizzato a livello planetario, Sindelar è stato incluso fra i 100 più grandi calciatori di tutti i tempi e la considerazione della quale egli gode in Austria è tuttora immensa, al punto che ancora l’anno scorso, quindi quasi 60 anni dopo la sua morte, è stato eletto Sportivo austriaco del Secolo. Segnò 27 reti per l’Austria in 44 incontri internazionali in un’epoca nella quale il 'Wunderteam' austriaco era reputato per essere il migliore al mondo. Portò il suo club, l’FK Austria, a vincere per due volte la Mitropa Cup, l’antenata della Champions League. Eppure ciò che seppe compiere va ben oltre l’elenco di questi semplici dati. Sindelar ha praticamente rappresentato Vienna negli anni ’20 e ’30. Egli giocava con una grazia, un’eleganza e un estro rari, in una città reputata per la sua eccellenza artistica ed era il faro della nazionalità austriaca all’interno di un paese schiacciato dall’occupazione nazista. Matthias Sindelar aveva origini umili. I suoi genitori si spostarono dalla Moravia a Vienna per permettere a suo padre (muratore) di trovare un impiego presso una fabbrica di mattoni nel quartiere industriale di Favoriten. E fu proprio nelle sudicie strade di questo quartiere che Sindelar imparò l’arte che gli avrebbe valso il soprannome di 'Uomo di Carta', a causa della sua capacità di sgattaiolare attraverso le difese e di essere apparentemente in grado di battere un giocatore dopo l’altro a proprio piacimento. Sindelar era stato notato mentre giocava in una strada con una palla fatta di pezze e aderì alla squadra locale del Hertha all’età di 15 anni, un anno dopo che suo padre fu ucciso sul fronte italiano durante la Prima Guerra Mondiale. Poco dopo si spostò al Wiener Amateure Club, che in seguito sarebbe stato ridenominato FK Austria; conquistò presto un posto in prima squadra, nonostante un persistente disturbo al ginocchio che necessitò di cure chirurgiche. Molti attribuirono il suo stile di gioco sfuggente alla paura che aveva di subire una botta tale al suo ginocchio perennemente fasciato da dover porre termine alla propria carriera. Sindelar sedusse i tifosi del FK Austria, il club tradizionale delle classi medie ebraiche. Le sue imprese venivano descritte nei caffè della Vienna bene, che erano al centro della vita culturale, con gli stessi termini usati per descrivere le grandi prestazioni canore o teatrali. Nelle sue tre prime stagioni con l’FK Austria, Sindelar guidò la squadra a tre vittorie nella Coppa d’Austria, nonché a una vittoria in campionato. Nel 1933 l’FK Austria vinse la Mitropa Cup battendo l’Ambrosiana (che in seguito diventò l’FC Internazionale). L’FK si ripeté tre anni dopo, sconfiggendo lo Sparta Praga. Sindelar era una stella a livello di club, ma si può affermare che è sul palcoscenico internazionale che fiorì realmente. Esordì per l’Austria a Praga nel 1926, segnando il gol vittoria del 2 : 1 contro i cechi, al che seguì una doppietta nella demolizione della Svizzera per 7 : 1 a Vienna. Sindelar sarebbe stato al centro della squadra meravigliosa che il dirigente Hugo Meisl e l’allenatore inglese Jimmy Hogan stavano per costruire. Già nei primi anni ’30 l’Austria era diventata con ogni probabilità la miglior squadra del mondo, guadagnandosi il soprannome di 'Wunderteam'. Questo nome fu coniato per la prima volta nel maggio 1931 a Vienna, dopo la distruzione per 5 : 0 di una Scozia forte e rispettata per il suo gioco fatto di passaggi elaborati. I movimenti e i passaggi di bella fattura messi in mostra in quella data, uniti alle conclusioni fatali, finirono per diventare il marchio inconfondibile dell’Austria, dominatrice del calcio mondiale per altri tre anni. Nel 1932 gli austriaci affrontarono il loro test più difficile – una partita allo Stamford Bridge contro un’Inghilterra mai sconfitta in casa da un’avversario straniero. L’importanza della gara era tale che 10.000 austriaci si riunirono nella piazza degli Eroi (Heldenplatz) di Vienna al fine di seguire i commenti in diretta diffusi a mezzo altoparlanti. Dopo un inizio nervoso, gli ospiti si ritrovarono già sotto di due reti alla mezz’ora, ma capirono ben presto che l’Inghilterra non era così forte come veniva descritta e gradualmente tornarono in partita, con una bella rete segnata da Sindelar. Nell’ultima mezz’ora di gioco, l’Inghilterra vide raramente la palla, ma riuscì in qualche modo a restare aggrappata alla gara per vincere finalmente 4 : 3. Il ‘Times’ disse di Sindelar che era ‘uno dei più grandi giocatori del mondo’, il ‘Daily Mail’ lo descrisse come ‘uno genio’, mentre il famoso arbitro belga John Langenus, che due anni prima aveva arbitrato la finale della prima Coppa del Mondo, disse che la rete di Sindelar ‘era un capolavoro che nessun altro avrebbe segnato contro una squadra come l’Inghilterra, né prima né dopo. Raccolse la palla nella sua metà campo, risalendo in maniera straordinariamente lenta, prima di infilare la palla in rete con un splendido tiro.’Poco prima nello stesso anno, Sindelar aveva segnato contro l’Italia un gol leggendario: la palla arrivò su calcio d’angolo da destra e lui la fece passare sopra un primo difensore con un tocco di testa, ripeté il gesto con un secondo difensore e infine, sempre di testa, superò il portiere insaccando la palla nell’angolo. Sindelar era la stella incontestata di una grande squadra. Capelli biondi e fisco atletico, divenne un’immensa celebrità a Vienna; apparì in pubblicità per marche di latte e di orologi, nonché in un film chiamato ‘Roxy und ihr Wunderteam’. La sua reputazione iniziò a varcare i confini dell’Austria. Dopo la prestazione di Sindelar contro l’Inghilterra a Stamford Bridge, molti club (incluso il Manchester United) offrirono al FK ingenti somme di denaro per il suo attaccante, che però non era interessato a lasciare la sua patria. Egli era un uomo dai gusti semplici, che andò avanti a vivere in un appartamento, assieme a sua madre che gestiva una lavanderia, fino agli ultimi mesi della sua vita. Ricchezza e avventure all’estero non lo avrebbero strappato dalla squadra e dal paese che amava. Nel 1934 l’Austria era largamente indicata come favorita della seconda Coppa del Mondo in Italia, con Sindelar a diventare la stella del torneo. Tuttavia, le difficoltà economiche che imperservano in Austria all’epoca erano tali da non permettere alla squadra di farsi accompagnare da un allenatore o da un massaggiatore. Per di più, la stagione austriaca era terminata tardi e i giocatori anche affaticati da un impegno lungo e duro. Malgrado queste difficoltà, gli austriaci riuscirono ad arrivare alle semifinali, nelle quali avrebbero dovuto affrontare una nazionale di casa smaniosa di impressionare Mussolini. Forti piogge avevano trasformato il campo di gioco in un pantano che finì per ledere il gioco austriaco basato sui passaggi, mentre Sindelar fu oggetto di un trattamento spaventoso da parte del difensore italo-argentino Luis Monti. In precedenza, Monti, che era stato umiliato da Sindelar (egli era uno dei due difensori scavalcati di testa da Sindelar, nella famosa partita contro l’Italia due anni prima), aveva detto al suo allenatore Vittorio Pozzo: ‘Quando vedo Sindelar, vedo rosso.’Un forte calcione nelle prime battute misero praticamente fuori uso l’attaccante austriaco per il resto dell’incontro, ma questo non bastò a Monti che continuò a rifilargliene altri, fra i quali un colpo perfido con Sindelar a terra per infortunio. Gli italiani vinsero per un’unica e discutatissima rete in fuorigioco a zero, frantumando le speranze degli austriaci di sigillare la propria reputazione con la vittoria nella Coppa Jules Rimet. Nel 1938 i carri armati di Hitler varcarono la frontiera austriaca per realizzare l’Anschluss (annessione). Ed è dopo l’Anschluss che la storia di Sindelar, socialdemocratico convinto che aborriva il nazismo, si trasformò in leggenda. Nella catena di eventi che alla fine avrebbero condotto all’olocausto, giocatori e dirigenti ebrei del FK furono sostituiti e molti di loro costretti all’esilio. Il presidente fu rimosso e sostituito da un successore più ‘ariano’. Infatti, il neopresidente Hermann Haldenwang proibì ogni contatto con i giocatori ebrei e mise nel suo ufficio un ritratto di Hitler al posto di quello del suo predecessore. I nazisti non amavano minimamente l’FK a causa dei suoi legami con gli ebrei, ma anche perché il suo stile di gioco pulito e basato su passaggi raffinati, umiliava quello tedesco più diretto e meno tecnico. Il calcio tentò di andare avanti con un minimo di parvenza di normalità, nonostane una differenza di peso rispetto al passato, cioè l’allontanamento forzato degli ebrei. L’FK Austria, provvisoriamente ribattezzato ‘Ostmark’ dai nazisti fino a che la pressione popolare li obbligò a ripristinare il nome tradizionale, dovette fare a meno di mezza squadra e della maggior parte dei suoi dirigenti. Ad un certo punto il suo stadio fu requisito e adibito a caserma. Ai giocatori rimasti fu ordinato di tagliare ogni rapporto con i loro ex colleghi ebrei. Sindelar disse al presidente rimosso Schwarz: ‘Il nuovo presidente ci ha proibito di rivolgerle la parola, ma io con lei parlerò sempre, Dottore!’ Tuttavia, fu con i suoi piedi che Sindelar poté esprimere la propria opposizione al nazismo nella maniera più efficiente. Malgrado l’Austria si fosse qualificata per la Coppa del Mondo del 1938, dopo l’Anschluss la nazione era considerata parte della ‘Grossdeutschland’ (Grande Germania) e ufficialmente l’Austria sparì dalle cartine geografiche. I migliori giocatori austriaci dovevano essere integrati in quella che, nelle intenzioni, sarebbe dovuta diventare l’onnipotente nazionale tedesca; nel mese di aprile 1938 fu organizzata una partita della ‘riunificazione’ a Vienna, con Sindelar a fare le veci del capitano della ‘vecchia Austria’ contro la nuova formazione austro-tedesca. La sua prima mossa fu di insistere per fare indossare alla sua squadra i colori biancorossi, i medesimi della bandiera austriaca. Prima della gara, Sindelar e i suoi furono avvertiti che era sconsigliabile segnare – di provare a vincere la partita non se ne parlava proprio. Malgrado l’età di 35 anni, Sindelar risultò con facilità il miglior giocatore in campo davanti a 60.000 persone. Bucò ripetutamente la difesa tedesca con il suo stile caratteristico, prima di sbagliare appositamente un’occasione dietro l’altra, in maniera quasi comica. La folla capì in fretta ciò che stava accadendo e la partita diventò un festival dell’antinazismo. Nel secondo tempo, Sindelar, incapace di resistere ulteriormente, segnò una rete per l’Austria. La folla impazzì, raggiungendo il picco al secondo gol segnato da un amico intimo di Sindelar, Sesta, con un tiro sensazionale da 40 metri. Sindelar corse davanti alla tribuna ufficiale per fare un balletto di gioia di fronte ai gerarchi nazisti rabbuiati in viso: per loro, la sconfitta 2 : 0 non era proprio il risultato auspicato. A dispetto degli anni, Sindelar rimaneva senza dubbio il più grande giocatore austriaco. Pur reticenti, le autorità si videro costrette ad invitarlo alle ‘sessioni di allenamento del Reich’, inviti puntualmente ignorati o respinti da Sindelar, che invocò l’età o qualche infortunio. Per nessuna ragione avrebbe giocato per la Germania nazista. Dopo la guerra, Sepp Herberger, che allenò la Germania prima del conflitto e in seguito condusse la Repubblica Federale Tedesca a vincere i mondiali del 1954, ebbe a dire che ‘Sindelar era una bella persona, la cui memoria sarà custodita per sempre negli ambienti calcistici. Ero e sono convinto che il suo rifiuto di partecipare ai nostri allenamenti sia stato motivato dallo sconforto e dal rigetto che il regime politico dell’epoca generavano in lui.’Al mattino del 29 gennaio 1939, Sindelar fu trovato morto nel suo appartamento, sopra il bar che aveva acquisito l’anno precedente; giaceva a fianco della sua nuova compagna, Camilla Castagnola. Il verdetto ufficiale fu morte incidentale per avvelenamento al monossido di carbonio. Tuttavia, lo scioglimento della squadra e della città stessa che amava, avevano gradualmente portato Sindelar alla depressione e molti si convinsero che si era tolto la vita in un patto suicidario con la sua compagna di origini ebraiche. C’è però una terza teoria: il gioco sporco. Dopo alcuni mesi l’investigazione della polizia fu cancellata su imposizione dei nazisti e le cartelle legate al caso scomparirono poco dopo: non sarebbero mai più state ritrovate in seguito. È stato tirato in ballo anche il ruolo della compagna di Sindelar. Due giorni dopo la sua morte, il giornale viennese ‘Kronen-Zeitung’ scrisse che ‘ogni prova indica che questo splendido uomo e sportivo esemplare sia stato avvelenato. Il motivo va ricercato nell’anima di quella donna, che potrebbe essere colpevole di questa morte. Ora però la bocca di Camilla Castagnola rimarrà chiusa per sempre.’ Ogni anno alla ricorrenza della morte di Sindelar, i giocatori della nazionale austriaca -attuali e del passato- si riuniscono davanti alla sua tomba per commemorare il più grande giocatore della storia del paese. Ormai sono rimasti in pochi quelli che lo hanno conosciuto personalmente, ma l’educazione di un tifoso austriaco non è completa senza una solida conoscenza delle imprese dell’ ‘Uomo di Carta’.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Il Mozart del pallone&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Di Piero Cavallotti&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;....................................................................&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Articolo tratto da Narab&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;....................................................................&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Faceva caldo in quella stanza d’ospedale, nonostante la penombra e il ventilatore che ronzava lentamente al soffitto. Il dottor Datzberger entrò in punta di piedi, per non disturbare il paziente, l’unico, presente lì dentro. Poi però vide che era sveglio, e che, anzi, gli sorrideva, e allora lasciò da parte le cautele. «Buonasera, signor Sesta. Come va stasera?» Il paziente sollevò a fatica la testa, e la sistemò un po’ meglio sul cuscino, aiutato dal dottore. La voce era quasi impercettibile, sottile come le braccia di quell’uomo. «Che vuole che le dica, dottore. Aspetto». Non specificò che cosa stesse aspettando, né il dottore glielo chiese: lo sapevano perfettamente, tutti e due. Il dottore gli sorrise, gli sistemò un po’ meglio la testa sul cuscino, prese una sedia che era nei pressi, e dopo averla sistemata vicino al letto, si sedette. «Fra un po’ finisce il mio turno, signor Sesta, ma prima di tornare a casa ero venuto a fare due chiacchiere con lei. Se non è troppo stanco, naturalmente». «No, anzi, non sa quanto piacere mi faccia». «Per prima cosa, devo inchinarmi alla sua competenza. Aveva ragione lei, ha vinto la Germania». Il vecchio sorrise: «Già. Non avevo dubbi. Naturalmente ho visto poche partite dell’Olanda, in questi ultimi tempi, ma ne ero sicuro. Troppo poco previdenti, gli olandesi, troppo poco accorti…» ma non finì il discorso, interrotto da un colpo di tosse, che presto si trasformò quasi in un rantolo. Il dottor Datzberger, allarmato, si alzò, ed aiutò il malato a mettersi a sedere per respirare un po’ meglio. «Vuole che vada, signor Sesta, vuole riposare?» Ma il vecchio, fra un colpo di tosse e l’altro faceva di no, sia con una mano, sia con la testa. Poi, quando la tosse cessò, inspirò profondamente: «No, dottore, la prego, resti qui! Parliamo, la prego. Vede, il calcio è stata tutta la mia vita, e non c’è niente di più bello per me che andarmene parlando di calcio, della mia passione, di una delle cose più importanti per cui ho vissuto! Resti, la prego, resti. Posso chiederle un favore, piuttosto?» «Tutto quello che vuole, mi dica» «La smetta con questo ‘signor Sesta’, mi chiami Karl». Il medico sorrise: «No, non la chiamerò Karl. La chiamerò ‘Schasti’. Va bene?» Il viso del malato s’illuminò: «Schasti… erano anni che non sentivo più questo soprannome… Schasti….» «Sì, ‘Schasti’ Sesta, famoso e leggendario difensore del Wunderteam, della splendida nazionale austriaca che negli anni trenta dominò le scene mondiali! Sa, anche io sono un grande appassionato di calcio, quando ero più giovane giocavo, e da allora mi è rimasta la passione. E’ un onore per me, averla come paziente, Schasti!» Il malato chiuse gli occhi, sorrise, per un po’ si sentì fuori da quell’ospedale, senza la flebo attaccata al braccio, si sentì con quarant’anni di meno, con la maglia bianca, i pantaloncini neri, correre in un prato verdissimo, con centinaia, migliaia di persone che urlavano il suo nome, ‘Schasti! Schasti!’… «Il Wunderteam… Lo sa perché ci chiamarono così?» «Be’, perché eravate meravigliosi, la ‘Squadra Meravigliosa’» «Sì, eravamo veramente bravi. A mio avviso eravamo quasi imbattibili. Le sconfitte che subimmo non le subimmo da avversari più forti, no, le subimmo dalla storia, dagli eventi!» «Posso chiederle una cosa, Schasti?» «Certo!» «Lei ha conosciuto bene Matthias Sindelar?» Il vecchio si aprì in un altro sorriso: «Cartavelina?! Be’, direi che la nostra era molto più di una conoscenza. Eravamo come fratelli. Lui era un po’ più vecchio di me, aveva due o tre anni di più, ma eravamo veramente uniti… Cartavelina… Lo chiamammo così perché era magrissimo, leggerissimo, ed allora nacque quel nomignolo. Ma in campo… in campo sì che meritava l’altro soprannome che gli diedero: Mozart, il Mozart del pallone. Lui con un pallone tra i piedi non giocava, no… Creava, come un artista, proprio come Mozart quando componeva. Era bellissimo vederlo giocare, dottore, ti si fermava il cuore» «Senta, Schasti, ma perché quella squadra bellissima non riuscì mai a vincere nulla?» «Gliel’ho detto, dottore. Non fummo sconfitti da avversari più forti. Pensi, prima dei mondiali del 1934 avevamo battuto, anzi umiliato, squadre fortissime. Vincemmo 8 a 2 in Ungheria, 5 a 0 in Germania, 8 a 1 in Svizzera… Avevamo perfino vinto in Italia, per 4 a 2, pochi mesi prima dell’inizio del mondiale. No, se avessimo giocato alla pari, nessuno avrebbe potuto fermarci. Fu la storia a batterci, solo la storia. I mondiali del 1934 furono un’autentica farsa. L’Italia ‘doveva’ vincere, e vinse. Ma c’erano squadre molto più forti di lei: la Spagna, l’Ungheria, la Cecoslovacchia, e noi, soprattutto noi. Quando affrontammo l’Italia in semifinale tutti ci davano per favoriti, e in un altro contesto li avremmo dominati. Ma affrontammo la squadra sbagliata al momento sbagliato. Pensi dottore, sono passati esattamente quarant’anni da quel 1934, e mi ricordo quei fatti come se li avessi vissuti ieri. Sa che mi viene la stessa rabbia, la stessa indignazione che provai allora? L’arbitro era uno svedese, che poi credo sia stato radiato dalla sua federazione. Loro segnarono quasi subito, grazie ad un clamoroso fallo sul nostro portiere, Sindelar fu massacrato di botte da Luisito Monti per tutti i novanta minuti della partita, senza che l’arbitro fischiasse una sola punizione a nostro favore, ci negarono un rigore clamoroso, addirittura l’arbitro arrivò ad intercettare con la testa un meraviglioso lancio per Sindelar… Fu una vergogna, un’autentica vergogna» «Poi, che successe dopo, Schasti?» Chiuse gli occhi, strinse le labbra e con fatica continuò a parlare. «Dopo la storia continuò a colpirci. Nel 1938, pochi mesi prima dell’inizio dei mondiali di Francia, ci fu l’Anschluss, i nazisti invasero il nostro paese, e il Wunderteam sparì, per sempre. E fu la fine anche per Sindelar» «Che cosa gli successe? Si raccontano un sacco di leggende sul suo conto, e soprattutto sulla sua morte. Che cosa successe esattamente, Schasti?» «Sindelar era ebreo, non osservante ma ebreo. Ed era direi ‘naturalmente’ contro il nazismo. Era una persona splendida, amava la bella vita, le belle donne. Pensi dottore, che odiava allenarsi, fumava una sigaretta dietro l’altra, se c’era da bere un goccio non si tirava di certo indietro, passava intere notti in strapazzi erotici, ed il giorno dopo in campo era vispo e attivo come un gatto. Dopo che ci fu l’Anschluss il regime non gli fece niente. Era troppo famoso, troppo amato perché quei vigliacchi osassero fargli qualcosa, ma lui aveva paura. Soprattutto dopo quella partita» «Quale partita?» «L’ultima partita del Wunderteam. Il regime nazista, compiuto l’Anschluss, decise, prima d’inglobare i nazionali austriaci nella nazionale tedesca, di organizzare una partita, la partita ‘della riconciliazione’ fu chiamata, tra Austria e Germania. Lo stadio Prater che era gremito, e la tribuna traboccava di gerarchi nazisti. Sindelar convinse tutti noi a non accettare quella farsa. In pratica decidemmo di non segnare per quasi tutta la partita. Dovevamo creare le nostre azioni da gol, ma al momento di concludere avremo dovuto sbagliare, apposta, e che si vedesse che lo facevamo apposta. Noi eravamo molto, molto più forti dei tedeschi, e l’effetto fu devastante. Creammo almeno dieci occasioni da gol, e le sbagliammo tutte. Non solo, ogni volta che le sbagliavamo ci mettevamo a ridere, e guardavamo la tribuna con le autorità, in segno di sfida. Credo che il Reich non avesse mai subito un’umiliazione del genere, fino a quel momento. Poi, al sessantesimo minuto decidemmo di smetterla con quella farsa, e di metterci a giocare. Cartavelina segnò un gol strepitoso, con un tiro ad effetto, esattamente nel momento in cui aveva deciso di segnare. Poi fui io a fare gol, un tiro su punizione da poco oltre la metà campo, saranno stati quaranta, quarantacinque metri. E lì Sindelar, che era sempre molto contenuto nell’esultanza dopo i gol, corse come un indemoniato sotto la tribuna delle autorità e si lasciò andare ad una danza di gioia sfrenata. La cosa più bella fu vedere i gerarchi che applaudivano, a denti stretti e con una gran voglia di strozzare tutti noi, ma soprattutto lui. Mathias Sindelar, il Mozart del pallone. Quella fu l’ultima partita che giocammo insieme…» «Poi, Schasti, che cosa successe dopo quella partita?» «Ufficialmente il regime non attaccò Sindelar. Nemmeno dopo che lui, come me, del resto, si rifiutò di vestire la maglia della nazionale tedesca. Ma lui cominciò ad avere paura. All’epoca pensavo che esagerasse con la paura, che fosse una cosa senza senso, irrazionale. Invece, visto quello che accadde dopo, sì, ebbe ragione ad avere paura» «Fino a quel giorno del gennaio del trentanove?» «Quando me lo dissero non ci credevo. Mathias Sindelar, il mio amico Cartavelina, il Mozart del pallone, era stato trovato morto nella sua casa, insieme con un’italiana, pure lei ebrea, con cui aveva una relazione da qualche giorno. Doppio suicidio, fu la conclusione dell’inchiesta ufficiale, senza che si appurasse il movente. Ma il regime poté finalmente vendicarsi di chi l’aveva così pesantemente umiliato nemmeno un anno prima. Cominciarono a correre voci circa le cause di quella morte. Si diceva che Mathias si fosse ucciso per problemi economici, per questioni di donne, si disse che era stato assassinato dalla malavita italiana, addirittura che era stato tradito da noi, dai suoi compagni, dai suoi amici! Quante infamie tirarono fuori. Gli buttarono addosso quintali, tonnellate di fango. Ma la cosa bellissima fu che più fango tiravano sulla sua memoria, più la sua leggenda cresceva, e con la sua leggenda l’amore della gente per lui e per quello che aveva rappresentato. D’altronde, caro dottore, quando si muore giovani, l’amore, la leggenda, l’ammirazione, la gratitudine volano alte, altissime. Pensi, se in questo letto al mio posto ci fosse Mathias Sindelar, vecchio, malato, indifeso, come me ora, forse la sua leggenda non volerebbe così alta. Anche in questo è legato a Mozart, anche Mozart morì giovane, e anche lui in circostanze poco chiare…» «Senta Schasti, ma perché a suo avviso morì Sindelar?» «È semplice, dottore: paura, una tremenda, assoluta, devastante paura. Ma non la paura di morire, o almeno non solo quella. La paura del dolore, della privazione, della sofferenza. Solo per paura, dottore, solo per paura. Sono certo che il mio amico Cartavelina aprì di sua volontà i rubinetti del gas e si uccise, insieme con la sua donna. Solo per paura…» «Lei è mai stato al Prater, sul suo sepolcro?» «No, dottore. In questi anni il mio amico è rimasto sempre vivo, qui dentro di me. Non avevo bisogno di andare sul suo sepolcro. Non è mai morto lui, per me. Ho un’immagine, che in questi giorni torna spesso nella mia mente. Un’immagine viva, come se lo potessi toccare, come se ancora potessi giocare con lui. Giocavamo noi dell’Austria Vienna un derby contro il Rapid. Credo fosse il ‘32 o il ‘33. Amico mio, quel giorno Matthias Sindelar fece il gol più bello che io abbia mia visto in tanti anni di calcio, e dio sa quanti gol, grazie al cielo, ho visto in vita mia. Era al limite dell’area avversaria, ricevette un lancio lunghissimo da metà campo, addomesticò il pallone con un fianco, poi lo controllò con la coscia, poi con la testa, poi col piede, e lasciò partire un tiro incrociato che entrò in rete. In tutta quell’azione il pallone non toccò mai terra, amico mio. Io rimasi lì come inebetito, senza neanche avere la forza di esultare… Dio mio, dottore, se avesse visto quel gol…». Karl Sesta si lasciò andare sul cuscino, esausto, il volto emozionato e vivo. Chiuse gli occhi e sorrise. Il dottor Datzberger con la massima cautela si alzò dalla sedia, gli sistemò il lenzuolo, e gli sussurrò un: «Grazie, Schasti, grazie di tutto. A domani» ed uscì in punta di piedi. Karl Sesta continuò a tenere gli occhi chiusi e a sognare. Sognò di essere di nuovo al Prater, durante il derby, e a vedere nuovamente quel gol straordinario segnato dal suo amico Cartavelina. Ma questa volta ebbe la forza di correre verso di lui, ed abbracciarlo, ridere, piangere ed emozionarsi con lui. Era il 12 luglio 1974. Per sua fortuna da quel giorno Karl Sesta, detto Schasti, non smise più di sognare. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Dal settimanale austriaco "Illustriertes (Österreichisches) Sportblatt".&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;"Sindelar, das porträt eines klassespielers (Sindelar, ritratto di un fuoriclasse)".&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Ringrazio Remo C. per la preziosa collaborazione e traduzione dal tedesco.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il nostro sport calcistico ha appena trant’anni di vita. Eppure, in questo lasso di tempo relativamente breve, abbiamo potuto conoscere diversi giocatori di spicco, diversi calciatori di grande bravura e dotati di caratterische interessanti. Ci vorrebbero colonne intere per elencare i nomi di tutti quelli che, dai tempi di Nicholson e Leuthe, hanno entusiasmato e trascinato un pubblico calcistico sempre più folto. Con l’evoluzione di questo sport e la sua rapida espansione sociale, il numero dei giovani talenti è naturalmente cresciuto. Ed è così che venne fuori qualche grande giocatore dal mucchio di ragazzini viennesi che, con talento e grande entusiasmo, emulavano le gesta dei fuoriclasse sui prati del Prater oppure nei fangosi campi di periferia. Qualcuno sarebbe poi diventato il perno della propria squadra come i giocatori che ammirava da bambino, acquisendo una notorietà di gran lunga superiore ai confini del proprio quartiere e addirittura della capitale. Oggi, quel gracile, biondo e, verrebbe da dire, tenero giovanotto Sindelar è considerato uno dei nostri migliori calciatori a livello di tecnica e la sua classe appare evidente anche a cento metri di distanza, persino se ha una giornata storta. Sindelar è stato scoperto piuttosto tardi ed è giunto alla notorietà con un certo ritardo. Forse anche a causa del nome di Sindelar -detto ‘Schinde’- che non sembra appropriato a qualcuno destinato a grande fama. Infatti, molti ignorano probabilmente ancora che Sindelar si chiama semplicemente Matthias, mentre i calciatori veramente famosi si chiamano Pepi, Karli o almeno Ferdl. Invece Sindelar si chiamava Matthias ed era, udite udite, un vero e proprio nanerottolo! Quando emerse nelle giovanili dell’SK Hertha, non era solo esile e leggero com’è tuttora, ma era pure molto piccolo e fu subito ribattezzato ‘Nanerottolo’. Già all’epoca i saggi del mondo del pallone capirono che c’era del talento in quel giovanotto, riscomparso prim’ancora che qualcuno di questi esprimesse chiaramente le proprie profezie. Egli era infatti stato messo fuori uso da un grosso infortunio al ginocchio, infortunio al quale fu ovviato con un intervento chirurgico che però scombussolò Sindelar: i tempi di guarigione furono lunghi e quelli per il suo pieno recupero persino maggiori. Poi, nottetempo il nanerottolo si trasformò in uno spilungone o quasi! A Sindelar evidentemente piacciono i cambiamenti repentini ed acquisì altezza corporea e fama allo stesso modo: tutto in un botto! Oggi egli dispone di un’altezza adeguata e può pure contare su ottime disposizioni da saltatore, sicché l’avversario diretto arriva generalmente secondo nel gioco di testa contro di lui. Oggi, il mite e biondissimo Sindelar, orgoglio della sua Austria Vienna, è appena ventitreenne e il giovanotto può ancora arrivare lontano. Il suo modo di giocare è un piacere per l’occhio dell’intenditore, anzi, risulta speciale anche a chi il calcio lo segue distrattamente: perché cotanta arte e capacità nell’addomesticare il proprio corpo e l’insidioso pallone di cuoio non possono che impressionare chiunque. Si è a lungo tentato di paragonare Sindelar a qualche gloria del passato. Sicuramente Fischera è stato un grande palleggiatore davanti all’Eterno, tuttavia la sua arte era di natura differente e non avrebbe potuto fungere da esempio a Sindelar, se non altro per questioni anagrafiche, come nel caso di tanti altri grandi predecessori calcistici. Eppure egli ricordava qualcuno che era stato ammirato a lungo. Chi poteva mai essere? Ed ecco che un bel giorno fu tutto chiaro: assomigliava a Kálmán Konrád! Sindelar era il Kálmán Konrád viennese, stessa magrezza, stessa agilità e purezza nei suoi movimenti. Sindelar e il grande ungherese sono identici nel modo efficace ed estetico di portare palla, nella raffinatezza del palleggio e nella grande visione di gioco. Forse ‘Schinde’ dispone addirittura di un vantaggio in più rispetto a Kálmán Konrád: il suo tiro è ancora più pericoloso e preciso di quello del magiaro. Inoltre Sindelar non si lascia mai andare a quella serie di piccoli e furbi falli con i quali Konrad allieta avversari e spettatori. ‘Schinde’ gioca in maniera assolutamente corretta ed è mite come un fifone. Forse è addirittura troppo corretto, se è vero che egli è l’oggetto preferito degli atti di violenza dei suoi avversari più robusti. Sindelar ha fatto cose eccezionali nelle ultime partite. È stimato da amici e nemici, soprattutto perché non si dà arie e si limita ad essere un fuoriclasse in campo, senza atteggiarsi nella vita. I modi di Sindelar sono tipicamente viennesi e a dispetto di quel suo nome vagamente cecoslovacco, egli è viennese fino al midollo perché ‘il decimo distretto è la sua casa e tutti gli vogliono bene’, come recita la famosa canzone popolare viennese.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Tratto dal settimanale 'ILLWO, Illustrierte Wochenpost', del 23-12-1932.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;L’Uomo di carta del Wunderteam. Il percorso del Re del calcio Sindelar, da Favoriten a Londra.&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Traduzione dal tedesco di Remo C.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Un ragazzo alto e biondo gioca col pallone. I suoi movimenti sono artistici e eleganti come una danza. Una bella manovra, un sorprendente movimento del corpo e ll’avversario è sopraffatto! L’uomo col ciuffo biondo guadagna terreno, sfiorando appena la sfera col piede. Superato ogni avversario, corre verso la porta nemica. Un tiro per coronare il tutto, oppure ancora una finta per scartare l’ultimo ostacolo, il portiere, e la palla di cuoio rotola nella rete.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;‘Bravo Sindi !’&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Questa l’esultanza della folla quando il centravanti dell’Austria Vienna va di nuovo a segno, dopo essersi infilato nella difesa avversaria col suo stile inimitabile. Ma il pubblico è capace pure di critiche: attacco velocissimo, il Biondo si fa strada dentro all’area avversaria; ecco che un ruvido difensore gli si oppone con forza, il centravanti frena, forse vuole deviare la propria traiettoria per evitare il duro impatto e finisce a terra dopo aver perso la palla.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;‘Insomma, quest’Uomo di carta! Anche il vento lo ribalta!’&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Così va il giudizio degli spettatori. Quando Sindelar, elegante rappresentante dell’arguta scuola calcistica viennese, inganna l’avversario con le sue finte uniche e segna una rete sopraffina, lo si ricopre di lusinghe. Allora è ‘Sindi’, ‘Motzl’ (diminutivo di Matthias); se invece finisce a terra, travolto dalla prestanza fisica avversaria, diventa ‘l’Esilino’, ‘La mosca di novembre’ spazzata via al minimo soffio di vento, oppure ancora ‘L’uomo di carta’, secondo la definizione di un tifoso dell’Austria Vienna che aveva visto il nostro gracile centravanti cedere alla fisicità altrui.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;‘A darci dentro e basta non si vince!’&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Eppure ‘L’uomo di carta’ è diventato un grande che, dopo essersi imposto, contribuisce come pochi altri alla fama dello sport calcistico austriaco. Anche nel duro gioco del calcio si può dunque affermare che ‘la mente si costruisce il corpo’. Sindelar ha semplicemente un gioco del tutto diverso da quello degli altri. Ecco cosa rispose il centravanti al presidente della sua Austria Vienna, il ‘Wunderdoktor’ (ossia il ‘dottore dei miracoli’) Schwarz, che lo aveva invitato a ‘darci un po’ dentro pure lui’ durante una partita:&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;‘Alla lunga non si vince solamente dandoci dentro. Contro dei sprovveduti tanto tanto, ma contro giocatori di classe bisogna anche giocare. Sa, si tratta di dare scaccomatto all’avversario, come nel gioco degli scacchi!’&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Questa è una vera dichiarazione ‘alla Sindelar’ : dare scaccomatto all’avversario con la testa e con l’ingegno, come egli sa fare benissimo sulla scacchiera. E dire che Sindelar non è per niente fragile come appare. Certo ha un viso magrissimo, ma i suoi 73 chili sono composti da ossa forti e tendini resistenti. Il nostro spilungone biondo di 1 metro e 78 centrimetri non è più un fanciullo e può incassare più di una botta. Eh sì, sono già diversi anni che si discute e si scrive di Sindelar…tanto che il buon ‘Motzl’ ha ormai raggiunto l’età di 29 anni!&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;In Inghilterra è valutato 20.000 sterline, ma lui è felice col suo anticipo di 20 scellini!&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Prima dell’incontro internazionale Inghilterra-Austria tenutosi di recente a Londra e per quanto sentisse l’eccitazione quanto i suoi compagni, Sindelar promise di fare tutto il possibile per fare bella figura.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;‘Oggi giocheremo, oggi dobbiamo giocare, si fidi di me! La posta in palio è grande.’&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Disse ad un consigliere dell’Austria Vienna prima della gara. Poi mise in mostra le sue doti, giocandosi dei famosi difensori inglesi Blenkinsop e Goodall, al punto che persino il pubblico di casa si appassionò per Sindelar e derise i suoi beniamini. Il portiere inglese prese paura quando si vide davanti ‘Sindi’ con tanto di palla, ma purtroppo il tiro passò a fianco alla porta. Nel secondo tempo Sindelar fece anche di meglio: gli riuscì un vero numero dei suoi che entusiasmò tutti, tanto che alcuni esperti inglesi dichiararono che ‘Quell’uomo vale 20.000 sterline’, ossia più di mezzo milione di scellini. Ma nemmeno questo riuscì a turbare la serafica serenità del giocatore del quartiere Favoriten; egli è rimasto il modesto e simpatico ragazzo dei campi di periferia che non si scompone mai, se non quando gli serve del denaro. In genere si tratta di cose di poco conto e non servono le sterline inglesi. Sindelar presenta i fatti in questo modo:&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;‘Dottore, oggi sono di nuovo terribilmente a corto, ho esposizioni enormi. Non è che mi può anticipare qualcosa?’&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;A precisa domanda sull’importo necessario alla copertura delle ‘enormi esposizioni’, Sindelar risponde normalmente ’20 scellini’: questo è il ragazzo valutato 20.000 sterline dagli inglesi!&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Al suo debutto con la nazionale fu fischiato.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il buon Sindelar viene dal 10° distretto di Vienna, ha una sorella già sposata, il padre -fabbro ferraio- è già morto ed egli abita in un appartamento che affitta con sua madre cui è molto legato. L’appartamento appartiene all’ex giocatore dell’Austria Vienna, Rudolf Wsolek, che ora gioca in Svizzera. Sindelar ha esordito nelle giovanili dell’Hertha Vienna, squadra del quartiere Favoriten scomparsa, dopo aver anche militato in prima divisione. Infatti, Sindelar subì il fascino della sfera di cuoio fin dalla tenera età e giocava là sui prati di Favoriten da vero e proprio patito di calcio. Presto avrebbe ricoperto un ruolo importante nell’Hertha, diventando il beniamino di Favoriten. Tuttavia, perse la simpatia dell’intero 10° distretto quando decise di cambiare bandiera per passare all’Austria, convinto che la strada dell’Hertha fosse oramai al capolinea. Fu prescelto da Seeman (attualmente presso il Wiener A.C., ma allora responsabile dell’Austria) per raccogliere l’eredità di Kálmán Konrád, il cui gioco assomigliava a quello di Sindelar. Eppure il debutto di Sindelar con l’Austria fu infelice: in quell’occasione, il club di Sankt Veit disputò un’amichevole contro il Deutscher Fc di Praga, ma Sindelar non riuscì ad inserirsi in questa sua prima partita e fu sostituito dopo il primo tempo da Heinrich Hiltl, fratello dell’attuale centravanti del Wiener A.C. Però il futuro avrebbe dato la riconferma che un giocatore fischiato non è per forza finito: in seguito, Sindelar seppe ripagare tutte le speranze riposte in lui. Nel frattempo è diventato addirittura la geniale guida dell’attacco della selezione austriaca, il ‘Re del Wunderteam’!&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Sindelar fa un ‘discorso’ al Re di Svezia.&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il nostro Sindelar è un uomo che ama il silenzio, parla poco, fa il suo dovere allenandosi due volte alla settimana con l’Austria Vienna e disputa la sua partita alla domenica, fine. Non si esprime mai sulle sue giocate, non spiega o motiva nulla, limitandosi a lamentare la scarsa tutela da parte degli arbitri, a suo avviso. Non ama affrontare ‘squadrette’ scarse che in genere gli piazzano uno sciame di giocatori alle calcagna. Preferisce decisamente giocare contro squadre di rango, composte da giocatori di ottimo livello. Sarà per questo che l’Austria Vienna ottiene risultati migliori contro i grandi club che contro quelli più deboli. Ad oggi, Sindelar ha vestito 24 volte la maglia della selezione austriaca. Ha disputato ben nove delle dieci gare del ‘Wunderteam’ quest’anno, realizzando otto delle complessive 36 reti segnate. Nonostante ciò, non ha il minimo potere decisionale, come si è visto l’11 dicembre, all’occasione dell’incontro contro la nazionale belga a Bruxelles: l’allenatore Hugo Meisl avrebbe dovuto tener fede alla parola data a ‘Sindi’ che avrebbe voluto giocare con l’Austria Vienna, impegnata lo stesso giorno ad Anversa. Invece… Sindelar è sceso in campo contro tutte le nazionali maggiori, compiendo il proprio dovere ovunque in Europa. Poco tempo fa, si vide stringere la mano dal più giovane rampollo del Re d’Inghilterra, il principe Giorgio, mentre a Stoccolma fu addirittura coinvolto in una discussione col Re di Svezia. Al quale il nostro diede una risposta in puro stile ‘Sindelar’! Il Re chiese a Sindelar se si sentiva a suo agio a Stoccolma e se gli piaceva la città; egli rispose con un timido ‘Sì.’, dopo una lunga esitazione. Ai compagni che si complimentarono con lui per l’onore ricevuto dal Re, Sindelar ribatté in modo burbero: ‘Va bene, però che dopo uno sia anche obbligato a fare un discorso…’ &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;‘Fritzl, non abbiamo fatto abbastanza passaggi, tutto qui.’&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il centravanti che risponde con un monosillabo è però un buon compagno e un amico straordinario cui piace di dare una mano ai colleghi meno abbienti senza pubblicizzarlo molto. Nonostante a volte si professi ‘a corto’ o ‘molto esposto’, Sindelar ha comunque messo da parte qualcosa grazie al calcio e aspetta l’occasione giusta per aprire un piccolo commercio col suo gruzzoletto, assieme alla compagna scelta nel quartiere di Sankt Veit, per la somma disperazione di quelli di Favoriten. A proposito, stando ai beneinformati, Sindelar piacerebbe molto alle donne che lo corteggiano da sempre, come dimostra la folta corrispondenza che giunge in casa Sindelar da ovunque egli abbia giocato e non solo da Vienna. Sindelar commenta sconfitte e vittorie delle sue squadre in maniera ugualmente mistica, misteriosa e filosofica. Prendiamo quella sconfitta per 5 a 0 della nostra selezione su terreno nevoso nel sud della Germania, più precisamente a Norimberga. In quell’occasione, Sindelar fu affiancato in attacco da Friedrich Gschweidl. Col terreno in quelle condizioni, sarebbe stato d’uopo tentare d’imporre il gioco sulle fasce con lunghi lanci, invece Sindelar e Gschweidl preferirono scambiarsi la palla con infiniti tocchetti corti, esasperando l’allenatore Meisl. Dopo la partita, il giocatore dell’Austria Vienna confidò queste parole al fuoriclasse del First Vienna:&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;‘Fritzl, sai perché abbiamo perso? Perché lì in mezzo dovevamo scambiarci di più la palla.’&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Una volta l’Austria Vienna giocò una splendida partita a Colonia, segnando ben otto reti, tanto che il dott. Bauwenz, l’arbitro famoso, non finì di elogiare i viennesi. Il giorno successivo la squadra fornì una prestazione alquanto opaca, senza riuscire a segnare. Interpellato in merito dal presidente della squadra, il dott. Schwarz, Sindelar disse solamente: &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;‘È proprio quello il problema dottore, ieri abbiamo segnato, oggi no, ahahah!’&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Le spiegazioni di Sindelar sono queste, accontentiamocene, perché è un uomo che non si scompone facilmente. Di recente però, mentre il ‘Wunderteam’ rimpatriava, Sindelar perse un po’ le staffe, dopo essere stato tempestato di richieste di autografi in tutte le stazioni ferroviarie. Sindelar si era anche prestato di buon grado a scrivere il suo nome su foglietti di carta con una penna stilografica d’argento donatagli da un tifoso nel corso del lungo viaggio. Distratto e affaticato, quando Sindelar riconsegnò l’agenda all’ultimo cacciatore di autografi, gli diede anche la detta penna. Più tardi si accorse di averla persa e la nota ala dell’AK Vienna, Braun, disse: ‘Consolati, almeno ora quel tizio griderà ai quattro venti che sei una bella persona.’ Va bene, però era un bellissimo ricordo’, rispose Sindelar. ‘Va bene, però era un bellissimo ricordo’, rispose Sindelar. E Braun concludendo: ‘Ma infatti la penna resterà un bel ricordo, però un ricordo di te!’ &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;È felice quando gli regalano una sigaretta.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Sindelar non ha passioni particolari. Non gli piace bere, ma non disdegna un paio di sigarette al giorno ed è felice come un bambino quando gliene viene offerta una da qualche conoscente o ammiratore. A Londra, Meisl aveva ordinato un divieto di fumare: di conseguenza, in ogni fotografia scattata in abiti ‘civili’, Sindelar appare con una sigaretta in bocca! Se invitato da qualche parte, Sindelar mangia poco per non offendere nessuno. Non è cambiato, a dispetto del nome e della fama. Allo stesso modo, è rimasto fedele alla sua squadra nonostante le forti richieste che aveva -e continua ad avere- dall’Inghilterra. Alfred Brüll, presidente dell’Hungaria Budapest (MTK), riconobbe ben presto il talento di Sindelar e volle assicurarselo; anche lo Slavia Praga tentò di tesserarlo. Era l’epoca in cui l’Austria Vienna subiva pesanti critiche e rischiò di sfaldarsi. Quando gli altri giocatori si dichiararono disposti a resistere, Sindelar aderì immediatamente al progetto di rilancio. Ed egli rispettò la parola data. Attualmente è in grande forma, nonostante nel corso della stagione sia stato obbligato a farsi ‘raccomodare’ ogni domenica dal dottor Schwarz. In realtà ha ritrovato la forma ideale solo di recente, proprio prima delle convocazioni di Meisl per l’Inghilterra. Nel 1925 Sindelar subì un grave infortunio al menisco che alla fine fu operato. L’intervento riuscì. All’epoca, tutta Favoriten era in trepidante attesa dell’esito, pur considerando ancora Sindelar un traditore. In seguito, egli seppe confermare tutta la classe accennata sui campetti di periferia. Oggi si è definitivamente riconciliato con Favoriten, anche se la sua fidanzata non è una del decimo distretto, bensì di Sankt Veit: perché ‘Sindi’, nel frattempo diventato il centravanti della nazionale austriaca, continua a sentirsi a casa sua nelle poltrone dei barettini di Favoriten, magari in mezzo ai suoi amici di sempre. Proprio lui, quell‘Uomo di carta in grado di piegare e di battere le difese d’acciaio, di diventare l’Eroe di Londra e il Re del Wunderteam… &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Tratto da: "Ajax, the dutch, the war: &lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;football in Europe during the Second World War".&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Edizione italiana: "Ajax, la squadra del ghetto".&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Di Simon Kuper&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"...Ma forse il più grande simbolo della sfida austriaca nei confronti della Germania, tanto nel calcio quanto in altri ambiti, fu Matthias Sindelar. Un semplice ragazzo proveniente dalla classe operaia del quartiere Favoriten di Vienna, Sindelar divenne probabilmente il miglior calciatore della sua epoca. Era un attaccante smilzo e intelligente, conosciuto come l'uomo di carta, e a quanto pare il suo stile richiamava quello di Johann Cruijff. Sindelar spronò il Wunderteam austriaco che nel 1931 sconfisse la potente Scozia per 5 a 0, batté la Germania 6-0 e 5-0, e l'Ungheria 8-2. Il Daily Mail lo definì un "genio". Da quanto viene riferito, il Manchester United cercò di acquistarlo offrendo all' Austria Vienna quarantamila sterline. Sindelar segnò uno dei goal austriaci nella "partita dell'Anschluss" contro la Germania. Ma, quando l'allenatore tedesco Sepp Herberger gli chiese di giocare per la Germania nella Coppa del Mondo, l'uomo di carta rifiutò, sostenendo che a trentacinque anni era troppo vecchio. In Stürmer far Hitler, uno splendido resoconto del calcio sotto il nazismo, Ulrich Lindner e Gerhard Fischer sostengono che, nonostante sia irragionevole aspettarsi che i calciatori si opponessero ai nazisti quando nessun altro tedesco lo faceva, altri avrebbero sicuramente potuto seguire la decisione di Sindelar di non rappresentare la Germania nazista. Pochi mesi dopo i Mondiali, nel gennaio del 1939, l'uomo di carta venne trovato morto a letto con la sua ragazza Camilla Castagnola, un'ex prostituta per metà ebrea. "Morte da ossido di carbonio" recitava il rapporto della polizia. La versione ufficiale era che il forno dell'appartamento si fosse ostruito e avesse riversato i fumi velenosi nella stanza. Si trattava di una morte abbastanza comune, nel quartiere, e il verdetto risultò plausibile. Eppure, pochi ci credettero. Un eroe nazionale nel fiore degli anni semplicemente non poteva morire così. Circolavano voci che non ci fosse stato alcun problema con il forno e che quando i corpi vennero ritrovati non ci fosse odore di gas. In breve, si pensava o che Sindelar e la Castagnola si erano uccisi per protesta contro il nazismo opppure che erano stati uccisi dai nazisti. Quindicimila persone presenziarono al suo funerale e, per tutta la durata della guerra, ogni anno si organizzarono dei pellegrinaggi alla sua tomba. Nessuno sa per certo come sia morto Sindelar. I documenti relativi al caso andarono apparentemente persi durante la guerra. Ma qualunque sia la verità, molti austriaci finirono per considerare il miglior calciatore del paese un martire del nazismo. Indubbiamente la sua morte influenzò negativamente l'opinione pubblica nei confronti della Germania, ma questo, non poteva ormai cambiare nulla".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Racconto tratto dal libro:&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;........................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;DIE BLAHA–SPORTBÜCHER: SINDELAR&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;........................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;(EDITORE: OESTERREICHISCHER PRESSE- UND BILDERVERLAG, WIEN)&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Traduzione dal tedesco di Remo C.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Una splendida giornata estiva colora d’azzurro il cielo sopra al Prater di Vienna. Lo stadio gremito fino all’ultimo posto da una folla festosa è schiacciato dal sole. Un popolo colorato e felice attende con trepidazione il grande momento. Tutti sanno infatti che oggi vedranno qualcosa di particolare. La partitella prima della gara vera è finita e l’agitazione cresce tra gli spettatori che hanno colmato il grande anello. Eccola – finalmente la squadra ospite accorre sul campo, accompagnata da un saluto amichevole. Improvvisamente il cortese applauso dovuto agli ospiti si tramuta in un uragano festoso. La nazionale austriaca, la nostra nazionale, attraversa il campo verde correndo in fila indiana! Fra i nostri c’è uno snello ed atletico giovanotto biondo platino, che si muove con strani passi molleggiati. Tutti lo conoscono e nessuno ha bisogno di informarsi sul suo conto, perché il giubilante saluto delle masse è indirizzato soprattutto a lui, tutti sanno: quello è Sindelar. E poi inizia la partita. Pochi minuti e il pubblico ne è sicuro: l’Uomo di carta, come viene designato benevolmente dall’acuto spirito viennese, è di nuovo in forma! Qualsiasi cosa Sindelar tenti con la palla è eccezionale, unico; non lo si può paragonare con nessun altro giocatore sul terreno. Migliaia di spettatori gli appiccicano addosso uno sguardo incantato, seguendo ogni suo passo con la più grande attenzione. Quante volte si è vista questa scena? Ebbene non la si vedrà mai più, perché questo grande artista del pallone e irripetibile esperto del campo verde non è più fra di noi. Un tragico destino lo ha strappato troppo presto al calcio viennese. Da sei anni ormai la fredda terra del cimitero centrale di Vienna ricopre le spoglie mortali dell’uomo famoso in tutto il mondo calcistico che era stato capace di entusiasmarci settimana dopo settimana; egli apparteneva così fortemente al calcio viennese che era persino impensabile che potesse esserci portato via un giorno. Il mondo dei sopravvissuti alla lunga dimentica i grandi dello sport, alla stregua dei grandi della ribalta. Prima o poi, anche essi finiscono per subire la maledizione dell’oblìo. Sindelar invece non lo vogliamo dimenticare. Perché egli non era solo il calciatore per eccellenza, ma era il calciatore che ha saputo rappresentare il nostro calcio viennese come nessuno prima o dopo di lui. Perché egli è stato capace di portare a compimento tutto ciò che fu preparato e iniziato dagli altri grandi del calcio nostrano, come Fischera e Braunsteiner, Kuthan e Bauer, Studnicka e Merz. Perché ogni volta che parliamo del calcio viennese con entusiasmo e rispetto, vogliamo e dobbiamo pensare a lui. Perché egli non era un individuo, bensì una riferimento. Ed è per tentare di onorare la sua esemplare attività sportiva che vogliamo dedicare proprio a lui il primo quaderno della nostra collana sullo sport. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Gioventù nel quartiere Favoriten.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Figlio del popolo, Sindelar ha conosciuto presto la dura battaglia quotidiana del lavoratore e tutto ciò che seppe conquistarsi più tardi fu unicamente frutto del suo impegno, se non addirittura della sua quasi fanatica determinazione a compiere il proprio dovere. Sindelar provveniva dalle parti di Iglau. Più precisamente, egli venne alla luce il 10 febbraio 1903 a Kozlau. Successivamente suo padre –muratore- si trasferì assieme alla sua famiglia a Vienna, nel quartiere periferico di Favoriten in quel 75 della Quellenstrasse (via della Sorgente) dove Sindelar è rimasto fino alla sua morte. All’epoca esisteva già un movimento calcistico degno di rilievo a Vienna. Certi nomi come il Vienna&amp;amp;Cricket, WAC e SK Vienna erano già un riferimento per la gioventù avida di sport e il virus del calcio si era già insinuato nelle scuole. Due grandi club dominavano a Favoriten, contendendosi l’egemonia del distretto: l’Hertha e il Rudolfshügel. Entrambe le società avevano divise sociali biancoblù; ciascuna poteva contare su buone infrastrutture sportive e su tifosi entusiasti, disposti a tutto per sostenere la propria squadra. Guai al mondo quando le due rivali della Quellenstrasse e di Rudolfshügel si ritrovavano di fronte, quando lottavano per la vittoria! In quelle occasioni la tensione nel 10° distretto giungeva al culmine in chiunque fosse stato anche vagamente interessato alle vicende di quello sport bellissimo che è il calcio, perché ognuno lo sapeva: qui ci si sarebbe battuti fino alla fine e con tutti i mezzi per la vittoria, qui si sarebbe assistito ad una partita bella e ricca di tensione. Anche il piccolo Sindelar fu rapidamente preso dal virus del calcio e si ritrovò nella tifoseria dell’Hertha, cosa normale visto dove risiedeva. Francamente, il piccolo Motzl all’epoca non avrebbe ancora potuto pensare di iscriversi in una squadra regolare e di impegnarsi seriamente in uno sport. Pure Sindi, come tanti altri grandi del nostro calcio viennese, iniziò la sua carriera in uno dei numerosi ‘Gstetten’ (campetti) di Favoriten, quartiere che allora non era cementificato come oggi. Lo strumento sportivo era il cosiddetto ‘Fetzenlaberl’, un pallone di pezze fatto in casa naturalmente del tutto privo di elasticità, che però veniva adoperato con grande virtuosismo. Le aspre battaglie avevano inizio appena si era riusciti a sfuggire alla sorveglianza della mamma e finivano all’imbrunire oppure quando gli organi digestivi incominciavano a manifestarsi in maniera troppo palese. Va da se che a quel punto si sarebbe ancora disputata una gara ‘casalinga’, soprattutto per chi fosse tornato a casa con le scarpe malamente ridotte. Ma questi sono momenti spiacevoli che un giovane veramente appassionato di calcio deve prendere in conto. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Mamma Sindelar.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;...........................................................................&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;A 15 anni, il giovane Sindelar dovette affrontare il primo brutto colpo del destino. Il 20 agosto 1917 infatti, suo padre trovò la morte sul fronte dell’Isonzo. Ecco mamma Sindelar sola al mondo con quattro bambini, il nostro Motzl e tre femmine…e non è stato semplice per Marie Sindelar farcela con i suoi bambini. Proprio per questo, il figlio le è sempre stato grato di essere riuscita –nonostante tutto- a guidarli indenni attraverso i pericoli del tempo di guerra e dell’immediato dopoguerra. Sindelar ha sempre ricoperto sua madre di affetto premuroso, decidendo persino di restare a vivere con lei una volta raggiunta l’età adulta. Dalla mamma, Sindelar ereditò pure il senso del lavoro. Egli continuò ad esercitare un mestiere persino dopo essere diventato una celebrata stella del calcio, con ingenti mezzi finanziari a disposizione. Sindelar imparò l’arte del fabbro presso la ditta Schafranek nel suo distretto di Favoriten, poi lavorò da meccanico presso la società Amilcar e all’Arsenale. Più tardi fu responsabile di reparto presso la famosa ditta di articoli sportivi Pohl, prima di acquistare una salumeria. Infine, nel corso del suo ultimo anno di vita, prese un bar a Favoriten, al 16 di via Laxenburg. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;I prati di Steinmetz…&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;............................................................................&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;L’annata calcistica cui apparteneva Motzl era buona, se non eccezionale. I ragazzi con i quali iniziò a giocare sin da fanciullo diventarono quasi tutti grandi calciatori. Il loro territorio fisso era la zona dei prati di Steinmetz, oggi completamente ricoperta da costruzioni; fu qui che inizarono a studiare le basi dell’infinita arte del gioco del calcio. Citiamo solo quattro fra i tanti compagni di Sindi all’epoca: Karl Schneider, difensore e centrocampista più volte nazionale; fece una grande carriera presso l’FC Vienna e gli Amateure Vienna, prima di diventare un rinomato maestro di sport. Non è possibile fare chiarezza sul suo destino attuale, poiché le sue tracce si perdono nelle recenti battaglie dei Balcani, dove è stato dato per disperso. Da oltre un anno la famiglia non ha notizie sul suo conto. Willi Sevcik, altro valido centrocampista dell’Austria Vienna e di altri club; attualmente allena le giovanili delle Violette (Austria Vienna). Rudolf Wsolek rovinò i suoi primi scarpini da calcio assieme a Sindi e già all’epoca spiccò per energia e ruvidità. Franz Solil, magro e alto, sarebbe diventato un brillante difensore difficile da saltare con l’Hertha e il Rapid. Erano popolarissime le ‘partite-sfida’ contro i ragazzini degli altri prati circostanti o di altre strade della zona. Le aspre battaglie per l’onore della propria strada venivano disputate col massimo impegno. Già allora apparve chiaro che Sindelar era in grado di tenere la ‘pezza’ al piede più a lungo di tutti e con più profitto, al punto che nemmeno i ragazzi più grandi e più forti riuscivano a stragli dietro. Sindelar sarebbe diventato piuttosto alto in seguito, però allora era piccolissimo e debole, sicché i suoi compagni lo chiamavano solo ‘Gschropp’, ossia nanerottolo in gergo viennese. Chissà a cosa avrebbero portato questi giochetti casuali, se nella vita di Sindelar non fosse apparso un uomo che era già stato capace di trasformare la semplice pulsione del gioco di molti ragazzi di Favoriten in qualcosa di più strutturato. Quest’uomo era Karl Weiman e per quattro anni era stato l’insegnante di Sindelar presso la cosiddetta ‘Schwabenschule’ (scuola sveva) al 73 della Quellenstrasse. Weimann era già un grande ammiratore del pallone di cuoio quando ancora le autorità scolastiche tendevano generalmente a non voler nemmeno sentir parlare di sport e di calcio in particolare. Ai suoi tempi, egli militò nell’FC Rudolfshügel, creandosi successivamente un buon nome da responsabile di quel club e infine pure da arbitro. A fianco dell’attività d’insegnante, Weimann dirigeva anche un centro di doposcuola per ragazzi e presto riunì in quel luogo un folto gruppo di giovani appassionati di calcio, tra i quali figuravano gli appena citati Schneider, Wsolek, Solil, Sevcik e naturalmente Sindelar. In quell’istituto si usava dibattere di calcio con fervore e un bel giorno il signor Weimann riuscì ad ottenere per i suoi ragazzi il diritto di assistere alle partite del Rudolfshügel. In seguito, fornì a tutti una giustificazione che garantiva l’accesso gratuito allo stadio. Ecco quindi i nostri entusiasti giovanotti seduti a bordocampo o dietro alla porta, a seguire con occhi fervidi ogni passo dei giocatori; fu così che poterono ammirare molti dei grandi calciatori dell’epoca ed è probabilmente qui che scoccò la scintilla delle straordinarie doti tecnico-tattiche di Sindelar. Ogni lunedì nel suo ‘rifugio’, il maestro Weimann fece ripassare ai suoi piccoli protetti ciò che avevano potuto vedere la domenica, prima di portarli su un campetto con una palla, per mettere in pratica la teoria appena discussa. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;L’ascesa all’Hertha.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;.................................................................................&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Un giorno, nei pressi dell’oramai cementificato campo dell’Hertha, ci fu un’altra di quelle partite-sfida tra ragazzi di rioni diversi. Casualmente passò in quei pressi uno stimato dirigente dell’Hertha, il compianto signor Febus, accompagnato da alcuni amici del mondo del calcio. Si fermarono interessati dalla partitella e, da attenti osservatori quali erano, ebbero presto chiaro che si celava un immenso talento sportivo in quel piccolo re del dribbling che rispondeva al nome di Sindelar. Febus lo chiamò, invitandolo a presentarsi al suo club, cosa che finì per accadere dopo qualche reticenza – Sindelar era terribilmente timido. È così che il giovanotto di Favoriten ebbe accesso alle rinomate giovanili dell’Hertha; la gente si spostava da lontano per assistere alle partite di questa squadra nelle cui fila militarono diversi ragazzi che più tardi sarebbero diventati degli assi. I nomi dei giocatori che all’epoca componevano questa squadra giovanile saranno sicuramente ancora noti agli appassionati più anziani: Hlosek, Karl Schneider, Sevcik, Reiterer, Krenn, Holy, Listopad, Fürst, Picha e naturalmente soprattutto Sindelar. Questi ragazzi si imposero presto, finendo quasi tutti tra le riserve della prima squadra. Già nella stagione 1922/1923 troviamo alcuni dei nomi citati nella prima squadra dei biancazzurri di Favoriten. Il debutto di Sindelar ebbe luogo nel gennaio 1923 sul campo dell’Hertha contro l’AC Florisdorf (2 : 1 per la squadra di casa). Gli articoli dei quotidiani dell’epoca diedero un certo rilievo al debutto di Sindelar, sottolineando l’abilità tecnica di questo giovanotto esile al quale alcuni profetizzarono immediatamente un brillante futuro. Da quel momento, l’ascesa fu fulminante; le prestazioni del giocatore migliorarono addirittura a grandi balzi da settimana in settimana e nel giro di poco egli diventò il più prezioso gioiello della squadra della Quellenstrasse, che all’epoca vedeva il miglior modo di arrivare al successo nel rigoroso insegnamento tecnico-tattico.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Un brutto infortunio.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;................................................................................................&lt;br /&gt;Proprio mentre Sindelar si stava accingendo a diventare il beniamino di Favoriten, un brutto infortunio minacciò di stroncare la sua nascente carriera sportiva. Sindelar tuttavia non si infortunò durante una partita, bensì in una piscina di Favoriten. Sindi, eccellente nuotatore, inciampò sopra una ringhiera, cadde e non riuscì più a muovere la gamba. Fu constatata una grave lesione del menisco che lo avrebbe previdibilmente messo fuori uso per alcuni mesi. Un intervento perfettamente riuscito del professor Spitzy salvò la carriera di Sindelar. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Sindelar approda agli Amateure (Austria Vienna).&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;...........................................................................................&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;L’anno 1924 fu di grande rilievo per Sindelar. Francamente, lo fu ugualmente per il suo club d’origine, l’Hertha, che stava attraversando una brutta crisi durante la quale partirono la maggior parte dei giocatori. Quattro di questi, più precisamente Sindelar, Schneider, Reiterer e Sevcik andarono agli Amateure Vienna, che oggi con la nuova denominazione Austria Vienna gode della miglior fama possibile nel calcio europeo. È solo in questa squadra che Sindelar si trasformò nell’immenso calciatore che abbiamo sempre ammirato nei suoi continui confronti con l’élite mondiale. Le Violette all’epoca disponevano di una bella infrastruttura sportiva nella Auhofstrasse (13° distretto) e in seno a quella società, Sindelar trovò soprattutto dei grandi esempi da emulare, senza i quali un vero sportivo non può crescere. Gli esempi da emulare all'Ober Sankt Veit erano i fratelli Konrad e il ‘Re del calcio’ Alfred Schaffer, uno dei migliori e più originali giocatori prodotti dall’Europa calcistica. Queste tre stelle dell’M.T.K Budapest giunsero a Vienna dove trapiantarono la famosa ‘scuola M.T.K.’, una variante perfezionata del gioco alla scozzese. Ora, in cosa consisteva questo sistema? Si basava su combinazioni a terra ravvicinate e questo gioco veniva applicato in maniera minuziosa. La palla doveva essere passata all’uomo che si aveva a fianco in modo che questo non avrebbe avuto il benché minimo problema col cuoio; la palla giungeva dunque al giocatore in maniera ‘pulita’ senza necessitare di una preparazione per controllarla e poteva quindi essere immediatamente passata al prossimo giocatore. Schaffer e Kalman Konrad giocavano generalmente fianco a fianco e si intendevano a meraviglia; Sindelar ha senz’altro imparato molto da loro, ma presto l’allievo avrebbe superato i suoi maestri. Perché è grazie a Sindelar che il sistema ungarico-scozzese poté elevarsi alla nobile ‘Scuola viennese’ di fama mondiale. Probabilmente i princìpi dei due sistemi erano identici, con l’aggiunta di un particolare fattore però: la leggerezza, la creatività e lo spirito viennesi. Quando Sindelar era in giornata, né l’avversario, né gli spettatori potevano prevedere cosa avrebbe fatto con la palla una volta che se ne era impossessato. Gli venivano continuamente idee nuove, grazie alle quali riusciva a sorprendere amici e nemici, ottenendo spesso i migliori successi con i più semplici espedienti. Il suo gioco gli faceva risparmiare molte energie. Non effettuava mai un passo oltre al necessario, ma al momento opportuno disponeva spesso di una rapidità colossale. Sindelar non cercava mai il contatto fisico, sfuggendo al suo avversario con abili finte del corpo. A lui non serviva nemmeno prendere il sopravvento fisico sull’avversario, poiché riusciva a sovrastarlo grazie al suo intendimento chiaro e unico del gioco del calcio.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Nel Wunderteam…&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;........................................................................................................&lt;br /&gt;Occasionalmente fu tentato di inserire Sindelar in diverse selezioni nazionali, per esempio in alcuni incontri nel 1926 contro Cecoslovacchia, Svizzera e Svezia. Tuttavia Sindelar non riuscì ad imporsi pienamente in quegli anni. Molti esperti volevano addirittura scartarlo, pur apprezzandone le brillanti doti tecniche, convinti che nel quadro della nazionale sarebbe rimasto eternamente un corpo estraneo incapace di trovare un’intesa con i suoi compagni di gran lunga più ‘primitivi’. Persino Hugo Meisl rimase a lungo su queste posizioni. Arrivò il 1931, l’anno di nascita di quella nazionale austriaca che in seguito avrebbe raggiunto i più grandi successi in tutto il mondo con la denominazione di ‘Wunderteam’ (squadra delle meraviglie). Questo nome pomposo non fu coniato a Vienna né in Austria, bensì all’estero, prima di essere importato da noi. È interessante sottolineare che la creazione del ‘Wunderteam’ fu preceduta dalla sonora sconfitta per 5 : 0 a Norimberga contro una selezione del sud della Germania. In quell’occasione, i grandi attaccanti Sindelar e Gschweidl non riuscirono a ‘trovarsi’. L’incantesimo fu sciolto con la decisione di provare Sindelar in centro all’attacco, spostando Gschweidl sulla destra. Alcuni mesi dopo, per l’esattezza il 16 maggio 1931, fu giocata l’oramai storica partita contro la Scozia che terminò con la vittoria per 5 : 0 degli austriaci. A questo successo davvero sensazionale fecero immediatamente seguito le vittorie per 6 : 0 e 5 : 0 contro la Germania, rispettivamente a Berlino e a Vienna. Era nata la ‘squadra delle meraviglie’, che era tale e che giunse alla notorietà mondiale soprattutto grazie alla sua linea d’attacco formata da Zischek, Gschweidl, Sindelar, Schall e Vogl. Le selezioni guidate da Sindelar ottennero innumerevoli trionfi, che resteranno vivi nelle memorie di tutti gli appassionati di calcio. Sindelar indossò la divisa della nazionale in 56 occasioni, quasi sempre con immenso successo e da stella polare di questa squadra coperta di gloria. Ovunque scese in campo, l’attesa fu febbrile – naturalmente in primis a causa del nostro Sindelar! &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Le partite di Coppa Mitropa.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;....................................................................................................&lt;br /&gt;Sindelar raggiunse i suoi più grandi successi sportivi contro la più forte concorrenza calcistica mitteleuropea che l’Austria abbia mai conosciuto, ossia nella Coppa Mitropa creata dall’indimenticabile Hugo Meisl. Conducendo le Violette a numerose vittorie sensazionali, Sindelar impose il suo marchio a questa competizione. Sarebbe interessante ripercorrere i resoconti d’epoca sulle gare disputate da Sindelar per rimemorarsi le sue prestazioni, soprattutto contro lo Slavia Praga, il Ferencvaros e le squadre di punta italiane. Solo dopo ci si potrebbe veramente rendere conto dell’importanza che egli ha rivestito per l’Austria Vienna.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;1938…&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;L’idillio del calcio viennese ebbe un’improvvisa fine nella primavera del 1938, proprio all’alba di una nuova stagione promettente. Fu la fine dello sport austriaco, della Coppa Mitropa e delle gare con le selezioni viennesi. In un baleno il nostro glorioso calcio fu ridotto a un evento regionale che si sarebbe dovuto stimare felice di poter incontrare qualche volta la Silesia o il Württemberg. La nostra nazionale, capace di battere l’Inghilterra il 6 maggio 1936 a Vienna, si vide proporre dei compiti sportivi di una pochezza affliggente. All’inizio si sentirono ancora discorsi altisonanti sull’importanza del calcio viennese per l’intero impero tedesco, però nella realtà dei fatti le cose andarono ben diversamente. Certo, tatticamente non era possibile fondere lo stile calcistico viennese con quello del cosiddetto Vecchio Reich, a causa delle concezioni radicalmente opposte che essi avevano dell’essenza del calcio. Là si riveriva uno stile monotono basato unicamente sulla sicurezza, importato –dicevano-dall’Inghilterra, quando in realtà si trattava solo di un sistema W capito male e interpretato peggio. La chiave risiedeva nel centrocampista centrale arretrato, lo ‘stopper’; tutto il gioco ruotava attorno alla difesa, trascurando vergognosamente la fase d’attacco. Ovviamente, i calciatori viennesi vedevano questi metodi come un pugno nell’occhio. Quando alla fine i nostri giocatori di punta furono addirittura costretti a piegarsi al sistema di sicurezza dei signori Nerz e Herberger, non potevano che fallire. Matthias Sindelar, giocatore offensivo per definizione, vide con profonda rassegnazione l’entità dei danni provocati da questi metodi al movimento viennese, che presto avrebbe subìto un regresso pauroso, per di più aggravato dagli eventi bellici. Tutti conoscono la magrezza della residua eredità sportiva del 1945: rovine sportive da ricostruire da zero. Ma Sindelar risultava antipatico ai potenti del calcio berlinesi anche per motivi puramente personali. Quando l’ ‘allenatore del Reich’ Herberger venne a Vienna per una prima ispezione dei nostri nazionali, vide pure correre Sindelar sul campo. Ebbene, non lo conosceva, o quantomeno non lo riconobbe e questo la dice lunga sulle qualità dell’ ‘allenatore del Reich’! Comunque sia, nell’osservare Sindi, Herberger esclamò: ‘Ma quello chi è? Non pretenderà mica di essere un calciatore?’ Per il signor Herberger era persino incomprensibile che un calciatore non dovesse per forza disporre del corpo di un atleta e che proprio a Vienna i migliori giocatori erano tutt’altro che giganti muscolosi – basta pensare a Studnicka, Röscher, Hansi Horvath, Vogl, Schall e all’ala dell’Austria Vienna Fischer. L’unica cosa certa è che Herberger non ne voleva sapere di Sindelar. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;La tragica fine.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Durante l’ultimo anno della sua gloriosa carriera sportiva, Sindelar si spostò sull’ala destra, raccogliendo successo pure lì. Il 27 novembre 1938 penetrò per l’ultima volta in un’ arena sportiva viennese. L’avversario di turno era l’Amateure Steyr, all’epoca in prima divisione austriaca. Sindelar disputò il suo ultimo incontro valido per il campionato l’11 dicembre a Graz contro l’SK Graz. Il 26 dicembre 1938, egli vestì però ancora un’ultimissima volta la famosa maglia viola dell’Austria Vienna: fu a Berlino in occasione dell’incontro contro l’Hertha BSC. La partita si svolse su un terreno ricoperto dalla neve e Sindelar segnò pure la bella rete del pareggio (2 : 2). Lui che veniva da una Hertha, giocò la sua ultima gara contro un’altra Hertha. Un mese dopo il grande maestro del calcio viennese sarebbe deceduto.Le circostanze della sua tragica scomparsa sono tuttora misteriose e lo resteranno probabilmente per sempre. Nel referto della polizia sull’improvvisa morte di Sindi, si parlò di un avvelenamento all’anidride carbonica causato da una stufa difettosa. Forse andò in quel modo, forse no e alla fine importa il giusto. Rimane la tristezza di aver perso davvero troppo presto uno sportivo del suo rango. Egli sarebbe ancora stato determinante per il movimento viennese e proprio oggi, che siamo a ricostruire il nostro calcio dal nulla, avrebbe ricoperto un ruolo di capitale importanza da maestro e esempio qual’era. Tant’è, non si può discutere col destino, al quale dobbiamo comunque essere grati di averci regalato un uomo della sua bravura per tanti anni… La cerimonia funebre di Matthias Sindelar si tramutò in una vera e propria manifestazione in favore dello sport viennese. Decine di migliaia di persone si riunirono al cimitero centrale per un ultimo saluto all’immenso sportivo, ringraziandolo in questa maniera per tutte le sue gesta incantevoli. La città di Vienna ha eretto un monumento funebre alla memoria di Sindelar; da da allora è diventato la meta di migliaia di sportivi, desiderosi di esprimere, con un mazzo di fiori o con un semplice pensiero, il loro legame con Sindelar, sportivo unico, persona splendida e meraviglioso rappresentante della scuola calcistica viennese. Sindelar riposa sotto questa bella tomba monumentale impreziosita da un rilievo con i suoi noti tratti – noi calciatori viennesi gli abbiamo tuttavia eretto un monumento di gran lunga più bello all’interno dei nostri cuori, presso i quali egli rimarrà indimenticato. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Sindelar, l’uomo.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Parlando con i suoi amici più intimi – tipo Hansi Horvath, Sesta, Stroh oppure Sevcik- si sentono sempre le stesse parole a proposito di Sindelar, dopo una lunga e precisa descrizione delle sue imprese sportive: era un caro ragazzo, il miglior compagno mai avuto. Forse era persino troppo buono. Sindelar è stato anche l’uomo di fiducia dei suoi, capace di sedare ogni litigio grazie al suo marcato senso della giustizia. Tutti lodano la sicurezza e la comprensione di cui Sindelar faceva mostra, nonché la logica dei suoi pensieri e la serenità che non lo abbandonava nemmeno durante la peggiore battaglia. Tutti sottolineano la purezza della concezione che Sindelar aveva dello sport, Sindelar che non ha mai fatto del male a nessuno, pur avendo lui stesso subìto più del dovuto. Egli era quindi l’esempio ideale per la gioventù sportiva, che a sua volta lo venerava. Tutte queste caratteristiche predisponevano Sindelar a diventare il maestro dei giovani di oggi e della nascente generazione calcistica.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Un auspicio per concludere.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;...............................................................................&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Ci sarebbe ancora molto da dire su Sindelar. Tuttavia, come rendere l’arte inimitabile del suo gioco, l’unicità della sua tecnica e del suo palleggio con delle semplici parole? Queste cose bisogna averle vissute e viste, perché non si possono descrivere. Tutti devono però avere chiara l’eccezionale importanza di Sindi per la nostra patria e per il nostro caro calcio viennese. In lui, dobbiamo vedere quell’ideale difficilmente raggiungibile al quale dovremo ugualmente sempre puntare. Più saremo in grado di riportare in alto il calcio viennese e più agiremo nel senso e nello spirito di Sindelar. L’obiettivo sportivo dei prossimi anni dovrà essere il seguente, per Vienna e per l’Austria: torniamo al Wunderteam, torniamo a Sindelar!&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Matthias Sindelar&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;I piedi di Mozart&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;“Dicono che la sua modestia fosse altrettanto leggendaria della sua abilità.&lt;br /&gt;Patrimonio dei Grandi.”&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;...........................................................................&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;[Ràul Woscoff – Centro Raoul Wallemberg ]-&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;...................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;«Era cresciuto senza scarpe e soffrendo la fame. Kálmán Konrád lo aiutò a diventare il finissimo rapsodico del calcio. Uno stelo appeso a due occhi azzurri che saettava come una freccia verso i gol più meravigliosi».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/em&gt;[Vladimiro Caminiti]&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;«Sindelar era imprendibile. Monti non ce la faceva proprio con quel diavolo», così lo vedeva Angiolino Schiavio nella semifinale del Mondiale.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;...............................................................................&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;“Sindi„ il grande campione dalla tragica morte&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Da "La Stampa" del 26 gennaio 1939&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;di VITTORIO POZZO&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Sindi», oppure «der Papierene» — traduzione libera italiana: «carta velina» — lo chiamavano a Vienna. Aveva, sì, struttura atletica, nel senso che era alto, slanciato e che i suoi lineamenti esprimevano energia e decisione. Ma era magro, secco, asciutto in modo impressionante. Di muscoli non ne aveva, di consistenza non ne mostrava. Di profilo pareva, piatto, sottile, trasparente, come se — scusate la frase alpina un po' irriverente che viene in mente — la madre ci si fosse, per errore, seduta su appena nato.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;...........................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Artista della finta&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;...........................................................................................&lt;br /&gt;A vederlo giuocare, si trasformava. Era il padrone della palla, l'artista della finta. Quando esordì nella «nazionale» austriaca non trovò buona stampa: troppo leggero per il combattimento, troppo etereo per l'infuocata atmosfera degli incontri dove l'Austria era la squadra da battere, allora. Durò poco la diffidenza: nello spazio di pochi mesi si trasformò in entusiasmo. «Sindi» aveva capito quello che si voleva da lui. Alla mancanza di fisico sopperì subito coll'intelligenza. Aveva appreso a smarcarsi in modo magistrale. Lasciato libero, distribuiva, smistava, dettava temi di attacco, diventava la vera intelligenza della prima linea. Toccato duramente piativa, assumeva quell'atteggiamento da vittima a cui il viso color cartapecora ed il fisico di tipo fragile cosi ben si prestavano. E, pur vivendo in una città che i suoi campioni li idolatrava, fu amato come pochi. Uridil, il famoso «tank» del Rapid, ebbe l'onore di una delle più popolari canzoni di Vienna; Siegl ricevette il nomignolo di «Burgermeister» = Podestà, ma Sindelar divenne un idolo. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Credeva nel “rigore„&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;...........................................................................................&lt;br /&gt;Aveva nel suo giuoco davvero di che entusiasmare. Il suo repertorio era il più schiettamente viennese che si possa immaginare. Maestro della finta, si è detto. La sua non era una finta scomposta, plateale, marcata. Era un accenno, una sfumatura, il tocco di un artista. Fingeva di andare a destra e poi convergeva a sinistra colla facilità, la leggerezza, l'eleganza di un passo di danza alla Strauss, mentre l'avversario, ingannato e nemmeno sfiorato, finiva a terra nel suo vano tentativo di carica. Allora, quando questo suo giuoco gli riusciva, «Sindi» si ispirava; come il vero artista. Non v'era più modo di tenerlo a freno. Sgusciava via, prendeva finezze di tocco impensate, ridicolizzava l'avversario, finiva per fare, lui cosi evanescente, la figura di un gigante. Chi non lo ha visto a Vienna, al tempo in cui noi prendevamo lezioni, o nella primavera del 1931 contro la Scozia, od a Londra, a Stamford Bridge, sul finire dell'incontro coll'Inghilterra, non ha visto niente. Toccarlo, toccarlo duro, ecco, erano guai. Ne sa qualche cosa il nostro Monti, della Juventus. Non si volevano un ben dell'anima, i due. Una di quelle antipatie naturali, istintive, irresistibili. Al viennese non piaceva il tono maschio, positivo, deciso di Luisito. L'italiano non gradiva quella danza da ballerina che gli si faceva davanti, come una beffa, non gradiva sopratutto l'atteggiamento da defunto che l'avversario, previa invocazione agli Dei per un «rigore», assumeva quando caricato. Sindelar non era come il corinthiano ed evangelico S.S. Harris, Sindelar credeva nel «rigore» e lo cercava. Lo cercava anche negli sgradevoli contatti con Monti. Sindelar a terra che fa il morente colla mano tesa in un ultimo gesto implorante all'arbitro vendicatore, e Monti che con uno sguardo che definisce di farsa la intera scena, torna indietro, pacifico, ecco l'episodio ricorrente degli incontri Italia-Austria di lunghi anni. Tre quarti della impopolarità di cui fu vittima Monti sui campi oltre confine, fu dovuta alla campagna inscenatagli perchè aveva osato e continuava a osare toccare tecnicamente ed abbattere materialmente un idolo. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Idolo delle folle&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;................................................................................&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Come molti degli uomini che hanno onorato il nome della defunta Austria in campo calcistico — a volersi soffermare a questo solo — Sindelar era di origine boema. Un giorno, non molti anni fa, uno dei dirigenti austriaci più in vista, il dirigente responsabile per eccellenza, a conclusione della presentazione a un'alta autorità straniera della «squadra dei miracoli» — Zischek, Szesta, Adamek, Kaburek, Sindelar, Bican — tutti nomi lontanissimi dalle radici o dalle caratteristiche teutoni, si volse ad un amico, ed aggiunse sotto voce: «lauter Tschechen»: ceki tutti quanti. Era di origine ceka anche lui, il defunto commissario tecnico austriaco. Non è morto da eroe questo idolo delle folle danubiane. Pare che strida, che urti col senso morale, il fatto che un uomo ammirato, idolatrato per le sue virtù atletiche ed artistiche, muoia nelle braccia di una donna o, per lo meno, per mano od in compagnia con una donna. Eppure la cosa è cosi umana, che la folla che lo ha tanto amato gli perdonerà anche questo suo modo di allontanarsi dalla vita. E' stata l'ultima sua «finta»... Gli sportivi italiani, che lo hanno a suo tempo ammirato e temuto, i calciatori nostri, che nella conquista del primato mondiale considerarono lo studio per neutralizzare l'opera di «carta velina» come una delle più difficili tappe della loro marcia, si inchinano davanti alla scomparsa dell'uomo in cui più non vedono l'avversario, ma il collega, l'artista, il supremo esponente di una scuola. Lo salutano commossi.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TEvB0LK3vaI/AAAAAAAAF18/OMgmohiyeZk/s1600/matthias+sindelar+1933,+finale+di+coppa+europa+contro+l%27ambrosiana+inter.+sindelar+dribbla+faccio._%40.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 274px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5497700872231566754" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TEvB0LK3vaI/AAAAAAAAF18/OMgmohiyeZk/s320/matthias+sindelar+1933,+finale+di+coppa+europa+contro+l%27ambrosiana+inter.+sindelar+dribbla+faccio._%40.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TE0CDhKbBrI/AAAAAAAAF2E/AKkn--n0P_s/s1600/matthias+sindelar+1930_wunderteam.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 239px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5498052979554191026" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TE0CDhKbBrI/AAAAAAAAF2E/AKkn--n0P_s/s320/matthias+sindelar+1930_wunderteam.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TE0MOOdcdKI/AAAAAAAAF2M/rpQ9oWQ0_G4/s1600/matthias+sindelar+1928%40.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 245px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5498064158628541602" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TE0MOOdcdKI/AAAAAAAAF2M/rpQ9oWQ0_G4/s320/matthias+sindelar+1928%40.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TE5mHrV3zSI/AAAAAAAAF2U/L6nUyjbUnV0/s1600/matthias+sindelar+1937_dino+fiorini.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 179px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5498444477145533730" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TE5mHrV3zSI/AAAAAAAAF2U/L6nUyjbUnV0/s320/matthias+sindelar+1937_dino+fiorini.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TFuO87q6s9I/AAAAAAAAF3M/zoQ15YgRdxc/s1600/annoshow5.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 202px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5502148547224187858" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TFuO87q6s9I/AAAAAAAAF3M/zoQ15YgRdxc/s320/annoshow5.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TGDRyqdylUI/AAAAAAAAF38/x5NZegUFwKs/s1600/matthias+sindelar+1937,+vs+bologna_.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 232px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5503629412969649474" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TGDRyqdylUI/AAAAAAAAF38/x5NZegUFwKs/s320/matthias+sindelar+1937,+vs+bologna_.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TE5tZt_KVVI/AAAAAAAAF2c/PWWNouwoNeE/s1600/matthias+sindelar+1933,+a+milano+contro+l%27ambrosiana-inter.%40.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 190px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5498452483674625362" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TE5tZt_KVVI/AAAAAAAAF2c/PWWNouwoNeE/s320/matthias+sindelar+1933,+a+milano+contro+l%27ambrosiana-inter.%40.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TE-4K9K_e3I/AAAAAAAAF2k/th8SkUKFKIw/s1600/matthias+sindelar+1936____.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 236px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5498816168401533810" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TE-4K9K_e3I/AAAAAAAAF2k/th8SkUKFKIw/s320/matthias+sindelar+1936____.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TE_AyCPcAmI/AAAAAAAAF2s/XJSjyU_wnNU/s1600/matthias+sindelar+1931_%40.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 234px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5498825635870278242" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TE_AyCPcAmI/AAAAAAAAF2s/XJSjyU_wnNU/s320/matthias+sindelar+1931_%40.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TFEPGXYSSDI/AAAAAAAAF20/QbNevXAX0Uo/s1600/matthias+sindelar+1932__.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 167px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5499193222025594930" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TFEPGXYSSDI/AAAAAAAAF20/QbNevXAX0Uo/s320/matthias+sindelar+1932__.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TFO6GythCPI/AAAAAAAAF28/XYLjQ-HqNXA/s1600/matthias+sindelar+1933-scotland-1.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 245px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5499944195804170482" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TFO6GythCPI/AAAAAAAAF28/XYLjQ-HqNXA/s320/matthias+sindelar+1933-scotland-1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TFjUMNi-SwI/AAAAAAAAF3E/sUUCKF36Ku0/s1600/matthias+sindelar+1934___%40.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 249px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5501380251092929282" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TFjUMNi-SwI/AAAAAAAAF3E/sUUCKF36Ku0/s320/matthias+sindelar+1934___%40.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TF4bQJtmKDI/AAAAAAAAF3c/HYWCtAu4pxc/s1600/matthias+sindelar+1926_.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 182px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5502865758992345138" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TF4bQJtmKDI/AAAAAAAAF3c/HYWCtAu4pxc/s320/matthias+sindelar+1926_.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TF4rRyeGAeI/AAAAAAAAF3k/-7Tv7kJ_-Xc/s1600/matthias+sindelar+1932,+23-12-1932,+FK+Austria%40.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 286px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5502883379299090914" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TF4rRyeGAeI/AAAAAAAAF3k/-7Tv7kJ_-Xc/s320/matthias+sindelar+1932,+23-12-1932,+FK+Austria%40.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TGdAxgNLlmI/AAAAAAAAF4E/J14MIMJDGD8/s1600/Matthias+Sindelar+1934,+al+Littoriale+di+Bologna+contro+l%27Ungheria_.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 285px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5505440288686708322" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TGdAxgNLlmI/AAAAAAAAF4E/J14MIMJDGD8/s320/Matthias+Sindelar+1934,+al+Littoriale+di+Bologna+contro+l%27Ungheria_.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TGdTP-HNJ3I/AAAAAAAAF4M/zTZ-k5s2QCk/s1600/Matthias+Sindelar++1933,+in+azione+contro+l%27F.C.Wien.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 243px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5505460603320084338" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TGdTP-HNJ3I/AAAAAAAAF4M/zTZ-k5s2QCk/s320/Matthias+Sindelar++1933,+in+azione+contro+l%27F.C.Wien.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TGd9KXmIPYI/AAAAAAAAF4U/BTFRnnlS1TQ/s1600/hugo+meisl+1932,+l%27arrivo+a+londra+del+wunderteam..jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 262px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5505506686569823618" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TGd9KXmIPYI/AAAAAAAAF4U/BTFRnnlS1TQ/s320/hugo+meisl+1932,+l%27arrivo+a+londra+del+wunderteam..jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TGoaVba9vYI/AAAAAAAAF4g/Sm8HcTxhKOc/s1600/matthias+sindelar+1936,+in+allenamento__.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 234px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5506242449854283138" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TGoaVba9vYI/AAAAAAAAF4g/Sm8HcTxhKOc/s320/matthias+sindelar+1936,+in+allenamento__.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TGtmwC0fN3I/AAAAAAAAF4o/iaKvE89LwG8/s1600/matthias+sindelar+1908.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 263px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5506607944967337842" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TGtmwC0fN3I/AAAAAAAAF4o/iaKvE89LwG8/s320/matthias+sindelar+1908.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TGtuzVd6zDI/AAAAAAAAF4w/D7mCMQSrWI8/s1600/matthias+sindelar+1931%40.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 155px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5506616797605579826" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TGtuzVd6zDI/AAAAAAAAF4w/D7mCMQSrWI8/s320/matthias+sindelar+1931%40.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TG3yedvBp9I/AAAAAAAAF5A/0E3YedolYmM/s1600/matthias+sindelar+1925.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 281px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5507324524535850962" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TG3yedvBp9I/AAAAAAAAF5A/0E3YedolYmM/s320/matthias+sindelar+1925.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/THCwRFzKdGI/AAAAAAAAF5I/xdxCHsw5OsM/s1600/matthias+sindelar+1938,+Anschlussspiel_.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 208px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5508096151935153250" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/THCwRFzKdGI/AAAAAAAAF5I/xdxCHsw5OsM/s320/matthias+sindelar+1938,+Anschlussspiel_.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/THH9S_J32sI/AAAAAAAAF5Q/8FRgNZwSfQg/s1600/matthias+sindelar+1932,+stamford+bridge.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 190px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5508462321883142850" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/THH9S_J32sI/AAAAAAAAF5Q/8FRgNZwSfQg/s320/matthias+sindelar+1932,+stamford+bridge.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/THSkkjKDdvI/AAAAAAAAF5k/A850BrkOpqM/s1600/matthias+sindelar+1931,+vs+florisdorfer+a.c._net.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 228px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5509209192000616178" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/THSkkjKDdvI/AAAAAAAAF5k/A850BrkOpqM/s320/matthias+sindelar+1931,+vs+florisdorfer+a.c._net.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/THXztqQH9fI/AAAAAAAAF5s/TzK4QqnHYO0/s1600/matthias+sindelar+2010,+austria+wien+museum.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 185px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5509577684919252466" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/THXztqQH9fI/AAAAAAAAF5s/TzK4QqnHYO0/s320/matthias+sindelar+2010,+austria+wien+museum.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/THh33Ny6RwI/AAAAAAAAF50/R8zGDwvn3wY/s1600/matthias+sindelar+1934,+miag+fru-fru.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 204px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5510285934567507714" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/THh33Ny6RwI/AAAAAAAAF50/R8zGDwvn3wY/s320/matthias+sindelar+1934,+miag+fru-fru.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/THiO5l8d6mI/AAAAAAAAF58/URqOqeakCAo/s1600/matthias+sindelar+1929_primo+piano.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 163px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5510311264177220194" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/THiO5l8d6mI/AAAAAAAAF58/URqOqeakCAo/s320/matthias+sindelar+1929_primo+piano.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/THiWLQzqQ3I/AAAAAAAAF6E/1q083TRHCAE/s1600/matthias+sindelar+1932,+sindelargasse.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 225px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5510319264322175858" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/THiWLQzqQ3I/AAAAAAAAF6E/1q083TRHCAE/s320/matthias+sindelar+1932,+sindelargasse.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/THtC8YHEdmI/AAAAAAAAF6U/7IQw7QYnP4E/s1600/matthias+sindelar+1930____+(2).jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 185px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5511072174049621602" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/THtC8YHEdmI/AAAAAAAAF6U/7IQw7QYnP4E/s320/matthias+sindelar+1930____+(2).jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-CFqrXjq5AvE/TqTLwgbO3XI/AAAAAAAAGoc/3JaT1-K-03s/s1600/matthias%2Bsindelar%2B1925%252C%2Bklaus%2Burik.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 242px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5666878265337240946" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-CFqrXjq5AvE/TqTLwgbO3XI/AAAAAAAAGoc/3JaT1-K-03s/s320/matthias%2Bsindelar%2B1925%252C%2Bklaus%2Burik.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TIL-dgK6YLI/AAAAAAAAF6s/kvVmlj47Qew/s1600/matthias+sindelar+1936___.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 181px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5513248676660273330" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TIL-dgK6YLI/AAAAAAAAF6s/kvVmlj47Qew/s320/matthias+sindelar+1936___.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TH3qKgabS9I/AAAAAAAAF6c/w5TuJEkRClk/s1600/matthias+sindelar+1929%40.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 143px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5511818985191721938" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TH3qKgabS9I/AAAAAAAAF6c/w5TuJEkRClk/s320/matthias+sindelar+1929%40.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TIMf4vvfHTI/AAAAAAAAF60/nUmMeAUEVFs/s1600/matthias+sindelar+1932_stamford+brige_governato.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 166px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5513285428580392242" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TIMf4vvfHTI/AAAAAAAAF60/nUmMeAUEVFs/s320/matthias+sindelar+1932_stamford+brige_governato.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-6_DohPKXWQ0/TqTQoxD8OaI/AAAAAAAAGoo/49VrclxCEak/s1600/matthias%2Bsindelar%2B1925%252C%2Bgustav%2Bguggi%2Bwieser.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 182px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5666883629922138530" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-6_DohPKXWQ0/TqTQoxD8OaI/AAAAAAAAGoo/49VrclxCEak/s320/matthias%2Bsindelar%2B1925%252C%2Bgustav%2Bguggi%2Bwieser.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TIHcyFUDtDI/AAAAAAAAF6k/KNtVf6Dd2kc/s1600/matthias+sindelar+1937,+vs+wiener+sportklub_.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 259px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5512930171856073778" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TIHcyFUDtDI/AAAAAAAAF6k/KNtVf6Dd2kc/s320/matthias+sindelar+1937,+vs+wiener+sportklub_.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TIR5SiJcQMI/AAAAAAAAF7Q/1pe5fL8VbNE/s1600/matthias+sindelar+1939_.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 129px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5513665203119341762" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TIR5SiJcQMI/AAAAAAAAF7Q/1pe5fL8VbNE/s320/matthias+sindelar+1939_.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/766277752732106703-6072466448092066843?l=tremareilmondofa.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tremareilmondofa.blogspot.com/feeds/6072466448092066843/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=766277752732106703&amp;postID=6072466448092066843' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/766277752732106703/posts/default/6072466448092066843'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/766277752732106703/posts/default/6072466448092066843'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tremareilmondofa.blogspot.com/2010/03/100-anni-di-gloria-e-passione.html' title='Il Bologna e l&apos;Austria Vienna di Matthias Sindelar'/><author><name>mirkot.69</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10951977530425793598</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TCP-SEScouI/AAAAAAAAFz4/Ami9sYvfrPs/S220/angelo+schiavio+1925%40recolored_3_blog_.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/S5NOeobvzvI/AAAAAAAAFi8/Wozhhfyre8k/s72-c/matthias+sindelar+1936,+contro+il+Bologna+contrastato+da+Gasperi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-766277752732106703.post-7617597279585665443</id><published>2010-01-09T00:20:00.035+01:00</published><updated>2010-05-31T02:02:37.862+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rossoblù in Nazionale'/><title type='text'>Amsterdam 1928, IX Olimpiade: Angelo Schiavio è medaglia di bronzo</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/S0gTCA0NpxI/AAAAAAAAFUE/VxHjgWT5Epk/s1600-h/angelo+schiavio+1928,+italia+spagna+1-1.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 254px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5424606676467427090" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/S0gTCA0NpxI/AAAAAAAAFUE/VxHjgWT5Epk/s320/angelo+schiavio+1928,+italia+spagna+1-1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Nel 1928, la Nazionale italiana di calcio, in quel preciso momento storico protagonista emergente in campo europeo, stava disputando la Coppa Internazionale, competizione ideata da Hugo Meisl, leggendaria figura del calcio mondiale e allenatore del mitico "Wunderteam" austriaco. La coppa, che veniva messa in palio tra le più forti nazionali danubiane e a cui in seguito si aggiunse la Svizzera, aveva dunque nell'Italia una grande e degna protagonista. La Coppa Internazionale, torneo che si svolgeva nell'arco di un triennio, venne sospesa per fare spazio alla IX Olimpiade, in programma nella capitale dei Paesi Bassi, Amsterdam. Per l'Italia, e indirettamente anche per i colori rossoblù del Bologna, quella fu un'avventura straordinaria. In Nazionale vennero infatti convocati ben 4 giocatori del Bologna (la squadra italiana più rappresentata assieme all'Inter): Felice"Gisto"Gasperi, Pietro Genovesi, Alfredo Pitto e l'idolo delle folle, Angelo Schiavio, protagonista di un grande torneo olimpico. Le Olimpiadi calcistiche, organizzate dalla FIFA -- come quelle di Parigi nel 1924 -- furono veramente i primi reali confronti mondiali tra la scuola sudamericana, rappresentata delle due squadre all'epoca più forti e più in auge, Argentina e Uruguay, e quella europea, forte dell'Italia, in prepotente ascesa internazionale, della Spagna di Quincoces e Yermo, del Belgio del nuovo astro Raymond Braine, e dalla Svizzera di Max "Xam" Abegglen, grande bomber elvetico. Purtroppo al Comitato Olimpico Internazionale avevano la sensazione, se non la certezza, che molti calciatori fossero dei finti dilettanti, nascosti sotto impieghi di comodo che sfruttavano l'escamotage del "mancato guadagno" per giustificare lauti rimborsi spese. Temendo l'accusa di professionismo, molte squadre rinunciarono a partecipare: fu il caso di Austria, Cecoslovacchia, Ungheria e Gran Bretagna, altre formazioni, invece, "svecchiarono" i ranghi escludendo i campioni più affermati -- il caso della Spagna fu emblematico --. Anche l'Italia dovette adeguarsi e rinunciò allo squalificato Allemandi, oltre che a Cevenini, Conti e Libonatti, arrivato dall'Argentina non certo per la gloria. Questo, putroppo, privò l'Olimpiade di grandissimi campioni come Sindelar, Sesta, Zischek e Smistik del "Wunderteam" austriaco; di Kada, Puc e Silny della Cecoslovacchia e della grande "gazzella" ungherese, ex Juventus, Hirzer Ferenc "Hires", imprendibile fuoriclasse magiaro. Hirzer che i giocatori del Bologna conoscevano fin troppo bene: era infatti stato determinante nella finale scudetto disputata contro la Juventus, nel 1926. Sotto, i resoconti delle partite di quell'Olmpiade, che vide ben 4 giocatori del Bologna portare a casa un prezioso bronzo olimpico. I rossoblù in azzurro si confermarono calciatori di valore mondiale, giocando alla pari con i grandi campioni sudamericani di Uruguay e Argentina. Su tutti splendette, ovviamente, la stella di Angiolino Schiavio, tra i grandi protagonisti della semifinale con i campioni uruguagi, partita giudicata dallo stesso Schiavio come una delle sue più grandi prestazioni disputate in ambito internazionale.&lt;br /&gt;................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;[~ AMSTERDAM (Olimpisch Stadion) ~ Martedì 29 maggio 1928, ore 14 ]&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;~ ITALIA - FRANCIA 4-3 (3-2)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;~ITALIA: De Prà (Genoa), Rosetta V. (Juventus), Caligaris (Casale), Pietroboni (Inter), Bernardini (Inter), Janni (Torino), Rivolta (Inter), Baloncieri (Torino) (cap.), Banchero (Alessandria), Rossetti (Torino), Levratto (Genoa)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Commissario unico: A. Rangone.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;~ FRANCIA: Thepot, Wallet, Domergue, Chantrel, Dauphin, Villaplane, Dewaquez, Brouzes, Nicolas P. (cap.), Pavillard, Langiller&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Commissione tecnica federale&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;...............................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;~ Arbitro: Cristophe (Belgio).&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;...............................................................................................&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;[~ Reti: 14' e 18' Brouzes, 19' Rossetti, 39' Levratto, 43' Banchero, 60' Baloncieri, 61' Dauphin.]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spettatori: 8.000 circa.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;................................................................................................&lt;br /&gt;Nella gara di apertura contro la Francia si riesce ugualmente a trovare la vittoria dopo un'avvio disastroso. Non passano neanche 20 minuti e l'Italia, che gioca con la maglia bianca scudo crociata, si trova sotto di due gol per una doppietta di Brouzes. Prima dell'intervallo Rossetti, Levratto e l'esordiente Banchero capovolgono il risultato. Lo scampato pericolo consiglia un attggiamento più prudente, premiato al quarto d'ora della ripresa da un centro di Baloncieri che di testa trasforma un'azione di rimessa. La terza rete francese di Dauphin regala qualche brivido, ma non cambia l'esito dell'incontro&lt;br /&gt;.............................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;[~ AMSTERDAM (Olympisch Stadion) ~ Venerdì 1 giugno 1928, ore 19 ]&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;..............................................................................................&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;~ ITALIA-SPAGNA 1-1 d.t.s. ~ (0-1, 1-0; 0-0, 0-0)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;..............................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;~ ITALIA: Combi (Juventus), Rosetta V. (Juventus), Caligaris (Casale), Pietroboni (Inter), Pitto (Bologna), Janni (Torino), Rivolta (Inter), Baloncieri (Torino) (cap.), Schiavio (Bologna), Rossetti (Torino), Levratto (Genoa)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Commissario unico: A. Rangone.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;...............................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;~ SPAGNA: Jauregui, Quincoces, Zaldua, Amadeo, Antero, Legarreta, Mariscal, Regueiro L., Yermo (cap.), Marculeta, Kiriki&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Commissario tecnico: D. J. Berraondo Insausti.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;...............................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;~ Arbitro: Lombardi (Uruguay).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[~ Reti: 11' Zaldua, 63' Baloncieri.]&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;.................................................................................................&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Nei quarti di finale ci aspetta una Spagna totalmente rivoluzionata rispetto a quella affrontata&lt;br /&gt;un mese prima nell'amichevole di Gijon. Mancano alcuni "professionisti" e soprattutto Zamora, ma i sostituti si dimostrano all'altezza. La rete iniziale di Zaldua costringe l'Italia a un'affannosa rincorsa, coronata dopo poco meno di un'ora da un colpo di testa di capitan Baloncieri su traversone di Levratto. Chiusi i tempi regolamentari sull' 1-1, i supplementari giocati nella penombra sotto la fioca illuminazione dei riflettori dello stadio Olimpico di Amsterdam non cambiano il risultato e obbligano le squadre alla ripetizione.&lt;br /&gt;.................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;[~ AMSTERDAM (Olympisch Stadion) ~ Lunedì 4 giugno 1928, ore 14 ]&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;.................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;~ ITALIA-SPAGNA 7-1 (4-0)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;.................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;~ ITALIA: Combi (Juventus), Rosetta V. (Juventus), Caligaris (Casale), Pitto (Bologna), Bernardini (Inter), Janni (Torino), Rivolta (Inter), Baloncieri (Torino) (cap.), Schiavio (Bologna), Magnozzi (Livorno), Levratto (Genoa)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Commissario unico: A. Rangone.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;..................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;~ SPAGNA: Jauregui, Quincoces, Zaldua, Amadeo, Gamborena (cap.), Trino, Mariscal, Cholin, Yermo, Marculeta, Robus&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Commissario tecnico: D. J. Berraondo Insausti.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;..................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;~ Arbitro: Boekman (Olanda).&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;..................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;[~ Reti: 14' Magnozzi, 15' Schiavio, 18' Baloncieri, 40' Bernardini, 47' Yermo, 72' Rivolta, 76' e 77' Levratto.]&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;..................................................................................................&lt;br /&gt;Nel replay non c'è storia. L'Italia cambia due elementi (Bernardini per Pietroboni e Magnozzi per Rossetti) e domina dal primo all'ultimo minuto. La goleada è firmata da tutti i componenti del quintetto offensivo azzurro (con Levratto autore di una doppietta) ai quali si aggiunge il mediano Bernardini per il 7-1 finale. Ininfluente la rete spagnola di Yermo ad inizio ripresa. La notizia dell'impresa fa il giro del mondo, tanto da giungere perfino sul pack del polo Nord dove sono ancora dispersi i naufraghi del dirigibile Italia, aggrappati alla vita tramite un apparato radio in attesa di essere rintracciati e portati in salvo.&lt;br /&gt;..........................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;[~ AMSTERDAM (Olympisch Stadion) ~ Giovedì 7 giugno 1928, ore 19 ]&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;..........................................................................................&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;~ URUGUAY-ITALIA 3-2 (3-1)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;..........................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;~ URUGUAY: Mazzali, Canavesi, Arispe (cap.), Andrade, Fernandez, Gestido, Urdinaran, Scarone, Petrone, Cea, Campolo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Direttore tecnico: P. Giannotti.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;..........................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;~ ITALIA: Combi (Juventus), Rosetta V. (Juventus), Caligaris (Casale), Pitto (Bologna), Bernardini (Inter), Janni (Torino), Rivolta (Inter), Baloncieri (Torino) (cap.), Schiavio (Bologna), Magnozzi (Livorno), Levratto (Genoa)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Commmissario unico: A. Rangone.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;..........................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Arbitro: Eymers (Olanda).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[Reti: 9' Baloncieri, 17' Cea, 28' Campolo, 31' Scarone, 60' Levratto.]&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;............................................................................................&lt;br /&gt;L'avventura continua e la semifinale ci vede opposti all'Uruguay, campione olimpico in carica. Azzurri contro celesti in una comunanza di colori quasi indecifrabile per spettatori, giornalisti e terna arbitrale, in un'epoca in cui la numerazione sulle maglie non è ancora stata adottata. Rangone conferma in blocco l'undici che ha sgretolato gli spagnoli mentre il suo collega Giannotti deve rinunciare al proprio condottiero Nasazzi. Sull'onda dell'entusiamo l'Italia parte di slancio e al 9' una veloce trama d'attacco viene mirabilmente trasformata dal capitano Baloncieri. Passano pochi minuti e Magnozzi fallisce clamorosamente il 2-0, sventato dal mediano celeste Andrade che, impunito, si sostituisce al portiere Mazzali senza che l'arbitro Eymers batta ciglio. Il brillante avvio rilassa e deconcentra gli azzurri, mentre lo scampato pericolo risveglia gli uruguagi che in meno di un quarto d'ora piazzano tre stoccate vincenti. Cea (17'), Campolo (28'), e Scarone (31 '), sorprendono un Combi non in giornata grazia e il primo tempo si chiude sul 3-1 per i sudamericani. Al quarto d'ora della ripresa Levratto prova a riaprire la contesa ma l'Italia cala alla distanza, anche per le fatiche accumulate nell'imprevisto spareggio contro la Spagna. La semifinale termina col punteggio di 3-2 per gli uruguagi che bisseranno l'oro di 4 anni prima, sconfiggendo in finale l'Argentina in due infuocate partite e autonominandosi -- a mio avviso giustamente -- campioni del mondo (da allora, oltre ai due titoli mondiali ufficiali conquistati nel 1930 e nel 1950, l'Uruguay porta sul proprio stemma le 4 stelle di campione mondiale, esattamente come l'Italia. I due titoli olimpici del 1924 e del 1928, in effetti, furono organizzati dalla FIFA e il massimo organo calcistico mondiale li ha riconosciuti -- a pagina 73 della Storia ufficiale FIFA 1904-1984 -- come "mondiali di calcio per dilettanti", anche se ovviamente dilettanti non erano: scesero in campo tra i più grandi protagonisti del calcio sudamericano ed europeo dell'epoca). Gli azzurri devono accontentarsi di lottare per la medaglia di bronzo.&lt;br /&gt;...............................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il ricordo di Adolfo Baloncieri della sfida all'Uruguay&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;...............................................................................................&lt;br /&gt;L'Uruguay è una squadra formidabile, completa in tutti i reparti. Alle Olimpiadi di Amsterdam vince tutte le partite fino alla semifinale, alcune di goleada, dimostrando una superiorità tecnica schiacciante. Per questo, nonostante le buone prove degli azzurri, il pronostico pende tutto dalla parte dei cammpioni uscenti, attesi a una nuova dimostrazione di disarmante dominio tecnico. Invece l'Italia gioca alla pari e quella prova verrà a lungo ricordata. Eccone il ricordo di Adolfo Baloncieri, grande protagonista della contesa: «L'Uruguay lo avevamo visto battere l'Olanda e la Germania, ma tuttavia ci era sembrato meno fresco che a Parigi, e batttibile da una squadra intraprendente come la nostra. L'inizio di quella memoranda semifinale diede ragione ai nostri ... piani: all'8. minuto, come conclusione di un'azione partita da Janni, elaborata da Magnozzi e Levratto e smistata da Schiavio, io potevo segnare il primo punto! Subito dopo, rinnovandosi il nostro attacco galvanizzato dal successo, il portiere Mazzali usciva lasciando libero a Magnozzi, che era a pochi metri, il bersaglio della porta. Magnozzi ebbe un attimo di indugio perché volle stoppare la palla, ciò che permise al famoso mediano Andrade, acrobata della palla, di rialzarsi e di retrocedere sulla zona della porta dove Magnozzi poteva tirare. E infatti la palla, arrestata da Andrade anche col braccio, finiva dietro la linea di fondo. Rigore? Macché. Calcio d'angolo appena! Il mancato secondo punto non avrebbe avuto tuttavia decisiva influenza, se poco dopo Combi, in cattiva giornata, non si fosse lasciato sorprendere prima da un lungo tiro della mezz'ala sinistra Cea, e poi, peggio ancora, da un cross sbagliato dell'ala sinistra, Campolo, convertitosi in un tiro tutt'altro che imparabile. Così, venti minuti dopo il primo punto azzurro, l'Uruguay s'era portato a sua volta in vantaggio e questo vantaggio arrotondava al 32. minuto con un punto - stavolta bellissimo - di Scarone. Ma chi pensò a una resa a discrezione dell'Italia, sbagliò i calcoli. Ragionando negli spogliatoi sul primo tempo, noi ritrovammo intera la nostra lucidità e ci dicemmo che anche l'1 a 3 era rimontabile. E infatti, al quarto d'ora, Levratto segnò il secondo punto per l'Italia, sollevando l'entusiasmo della folla neutrale che per la restante mezz'ora c'incoraggiò con un calore latino. Ma era destino che non si dovesse vincere, e solo accontentarsi della vittoria morale -- sette calci d'angolo per noi contro tre per gli avversari -- consacrata dalla dimostrazione fattaci anche sotto le finestre dell'albergo che ci ospitava». Non solo: il giorno dopo l'inglese The Telegraph, tradizionalmente poco tenero con gli italiani, titolò «Evviva il perdente!». La prova degli azzurri fu maiuscola, grazie anche alla giornata memorabile di Fulvio Bernardini. E restò l'ombra di un altro rigore non concesso quasi allo scadere, quando Canavesi atterrò brutalmente Levratto in area. L'Uruguay colse poi il bis, faticando peraltro parecchio contro la storica rivale Argentina: occorsero due partite per avere ragione dell'albiceleste, tra i quali emersero due futuri juventini, Luis Monti e il funambolico, inafferrabile "Mumo" Orsi.&lt;br /&gt;..............................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;[~ AMSTERDAM (Olympisch Stadion)~ Domenica 10 giugno 1928 ]&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;..............................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;~ ITALIA-EGITTO 11-3 (6-2)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;..............................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;~ITALIA: Combi (Juventus), Bellini (Genoa), Caligaris (Casale), Genovesi (Bologna), Bernardini (Inter), Pitto (Bologna), Baloncieri (Torino) (cap.), Banchero (Alessandria), Schiavio (Bologna), Magnozzi (Livorno), Levratto (Genoa)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Commissario unico: A. Rangone.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;..............................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;EGITTO: Hamdi, Abaza, Shemels, El Sauri, Hassani (cap.), Hassan, Mohammed, Ria , Ismail, Hadan, Zubeir.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;..............................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;~ Arbitro: Langenus (Belgio).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[~ Reti: 6' Schiavio, 12' Riad, 14' Baloncieri, Riad, 19' e 39' Banchero, 42' Schiavio, Banchero, 52' Baloncieri, 58' Schiavio, 6' Hassan, 72', 80' e 88' Magnozzi.]&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;...............................................................................................&lt;br /&gt;Domenica 10 giugno 1928 è una data storica per il calcio nazionale. L'Italia conquista il suo primo alloro internazionale aggiudicandosi la medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Amsterdam. Avversari i sorprendenti egiziani che hanno eliminato turchi e portoghesi prima di venir esclusi dall'Argentina. In campo vengono schierati ben tre giocatori del Bologna: Pietro Genovesi, storico mediano rossoblù, Alfredo Pitto e Angelo Schiavio -- che seminerà il panico tra le file dei malcapitati egiziani --. All'inizio i nordafricani ribattono colpo su colpo agli azzurri. Riad pareggia per due volte le reti di Schiavio (6') e Baloncieri (14'). Ma una volta prese le misure i nostri non danno scampo agli avversari. L'attacco mitraglia, che si era già messo in mostra contro Francia e Spagna, firma la più larga vittoria ufficiale della storia della Nazionale. Un 11-3 trionfale determinato da tre triplette di Schiavio, Banchero e Magnozzi e da una doppietta di Baloncieri. Salendo sul gradino più basso del podio, l'Italia comincia a prendere coscienza della propria forza, dimostrandosi leader a livello europeo (britannici esclusi).&lt;br /&gt;..................................................................................................&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Le Olimpiadi del 1928&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;..................................................................................................&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il numero delle nazioni partecipanti al IX torneo olimpico ad Amsterdam nel 1928 fu inferiore a quello di quattro anni prima (diciassette contro ventidue), in larga misura per il sorgere delle prime controversie in materie di dilettantismo e di professionismo. Non per questo la competizione doveva essere meno significativa. Scontata l'assenza dell'Inghilterra, le defezioni, indubbiamente gravi, di Austria, Ungheria e Cecoslovacchia furono in parte compensate dall'iscrizione della Germania e soprattutto da quella dell'Argentina. La presenza di ben tre rappresentative latino-americane (Uruguay, Argentina, Cile) conferì alla manifestazione un carattere internazionale senza precedenti, sottolineato anche dalla presenza del Messico. Si trattò di una vera e propria anticipazione del Campionato del mondo, il cui prossimo svolgimento era stato deciso proprio ad Amsterdam, prima che il torneo olimpico avessse inizio, dal congresso della FIFA: la decisione di tenere un torneo mondiale ogni quattro anni fu presa su proposta di una commissione presieduta da Jules Rimet, creata nel 1926. Gli azzurri si presentano ad Amsterdam con una squadra assai più sperimentata di quella del torneo di Parigi. L'unica assenza di rilievo è quella di Libonatti, lasciato a casa per cautelarsi contro eventuali accuse di professionismo. Nella partita di esordio, il 29 maggio, gli azzurri faticano però molto più del previsto per liquidare la Francia (4-3): sorpresi da due brucianti goal dei transalpini segnati nel giro di quattro minuti, si portano sul pareggio entro la fine del primo tempo e realizzano altre due reti nella ripresa, soffrendo poi il ritorno degli avversari. In ogni caso, gli azzurri connfermano di rappresentare la bestia nera dei francesi. Erano scesi in campo: De Prà (Genoa); Rosetta (Juventus), Caligaris (Casale); Pietroboni (Inter), Bernardini (lnter), Janni (Torino); Rivolta (lnter), Baloncieri (Torino, capitano), Banchero (Alessandria), Rossetti (Torino), Levratto (Genoa). L'avversario dei quarti, tre giorni dopo, è una Spagna resa meno temibile del solito dall'assenza di Zamora. Lo scontro, comunque durissimo, termina in parità con goal del terzino iberico Zaldua e del nostro Baloncieri. Nell'occasione, Combi era subentrato in porta a De Prà (un avvicendamento che doveva rivelarsi definitivo), Pitto aveva sostituito Bernardini nel delicato ruolo di centromediano e Schiavio aveva rilevato l'esordiente Banchero al centro dell'attacco. La partita viene ripetuta dopo tre giorni. Nella squadra azzurra gli avvicendamenti sono ridotti al minimo: rientra Bernardini al centro della mediana (e Pietroboni fa posto a Pitto), mentre a centro campo viene inserito Magnozzi in luogo di Rossetti. Gli spagnoli scelgono invece il criterio di rivoluzionare la loro formazione, ma hanno torto: gli azzurri li travolgono con un sonante 7-1, dopo aver chiuso il primo tempo già sul 4-0. Per la prima volta, la Nazionale italiana giunge in semifinale in un torneo olimpico. Ma questo non era ancora tutto: essa è anche l'unica rappresentativa europea rimasta in lizza. Per capire come ciò fosse avvenuto, occorre esaminare gli altri risultaati delle eliminatorie. Le squadre sudamericane non avevano avuto problemi: l'Argentina, dopo aver passeggiato con i turisti statunitensi (11-2), aveva dato un saggio eloquente della propria forza tecnica battendo largamente (6-3) il Belgio di Raymond Braine, centravanti di valore assoluto (destinato ad una brillante carriera nello Sparta Praga); l'Uruguay, campione in carica, aveva superato i vigorosi olandesi (2-1), per poi eliminare in modo ancora più convincente (4-1) la Germania (nel turno precedente vittoriosa sulla Svizzera), in un duro inconntro che confermò non solo le doti tecniche degli uruguagi, ma anche la loro grinta agonistica, in qualche caso spinta fino al limite della provocazione: la partita si trasformò presto in una specie di rissa, con l'espulsione di due tedeschi e del capitano uruguagio Nasazzi. La quarta squadra a giungere in semifinale fu l'ineffabile Egitto, che si era avvalso di un facile primo turno contro la Turchia, ma era poi riuscito a far fuori il Portogallo. Opposti in semifinale agli argentini, gli egiziani si devono inchinare (0-6). Nell'altra semifinale, gli azzurri trovano l'Uruguay. La circostanza è storica: si tratta del primo confronto ufficiale della Nazionale italiana con una rappresentativa nazionale sudamericana. Il commissario tecnico Rangone mette in campo la stessa squadra che aveva stravinto nel secondo incontro con la Spagna. Gli azzurri si trovano in vantaggio dopo pochi minuti, grazie ad un goal di Baloncieri, ma devono subire una rimonta rabbiosa degli uruguagi, che mettendo in crisi la nostra difesa vanno a rete per tre volte tra il 17' e il 31' del primo tempo, con Cea, Campolo e Scarone. Sfortunatamente, pare che Combi si trovasse in pessima giornata. Pur messa in notevole difficoltà dalla completezza dei sudamericani, abili nel palleggio e aggressivi sull'uomo, nella ripresa l'Italia mostra notevole carattere e forza agonistica. Un goal di Levratto riapre la partita al 60', ma il risultato resta fermo sul 3-2 per l'Uruguay. L'Italia poteva almeno vantarsi di essere la sola compagine contro la quale l'Uruguay non aveva dato la sensazione di dominare. Esclusa dalla finalissima, la Nazionale termina comunque in grande stile il torneo, aggiudicandosi la finale per il 3° posto con una travolgente vittoria ai danni dell'Egitto (11-3). Nella circostanza, sono autori di una triplettta ciascuno Schiavio, Banchero e Magnozzi; gli altri due goal li segna Baloncieri. L'Italia aveva dunque conquistato il posto di prima squadra europea alle spalle delle due grandi sudamericane.La finalissima tra Argentina e Uruguay si consuma in un appassionante duplice scontro. Il primo match termina alla pari (1-1) anche dopo i tempi supplementaari: il goal messo a segno da Petrone viene pareggiato da Ferreira per gli argentini. Tre giorni dopo l'Uruguay, in ragione di una migliore condizione atletica, ha la meglio di stretta misura (2-1). Si ripete in parte il motivo conduttore della partita precedente: ad una segnatura uruguagia, siglata da Figueroa, rispondono gli argentini con un gran tiro da lontano del centromediano Monti, un «duro» che aveva messo in mostra notevoli doti anche in fase di appogggio alla manovra d'attacco. A questo punto, gli argentini paiono prendere il sopravvento ed hanno le occasioni per chiudere l'incontro, ma vengono beffati da un rapido contropiede di Scarone. Come era già successo varie volte nel campionato sudamericano, gli argentini avevano mostrato maggiore fantasia ed una tecnica individuale più elevata in ogni singolo elemento, ma gli uruguagi avevano opposto una migliore disposizione tattica e un'efficace filosofia utilitaristica. Entrambe le squadre impressionarono comunque notevolmente il pubblico olandese per le raffinatissime doti tecniche dei loro giocatori, giudicate superiori a quelle degli europei: in particolare, colpì il virtuosismo degli argentini Orsi e Ferreira e degli uruguagi Andrade e Scarone. Ma dettero un inestimabile contributo agonistico e tecnico alle rispettive squadre anche uomini formidabili come Monti e Nasazzi. La formazione tipo dei campioni era la seguente: Mazzali; Nasazzi, Arispe; Andrade, Piriz, Gestido; Arremond, Scarone, Borjas, Cea, Figueroa. Della squadra vittoriosa quattro anni prima a Parigi restavano ben sei elementi (Mazzali, Nasazzi, Arispe, Andrade, Scarone, Cea). L'Uruguay aveva dunque rivinto il titolo olimpico, riaffermando quella che si può a buon diritto considerare la sua egemonia nel football internazionale degli anni venti, destinata a conoscere una nuova e autorevole conferma due anni dopo, nel primo Campionato del mondo. Ma una vera e propria supremazia del calcio sudamericano era stata nel 1928 delineata dalla prova dell'Argentina, squadra non inferiore a quella campione, come stavano del resto a testimoniare gli esiti della Coppa America, vinta dall'Uruguay nel 1924 e 1926, e dall'Argentina nel 1925 e 1927 (in tre edizioni su quattro non aveva però partecipato il Brasile, che fece la sua ultima apparizione nel 1925). La partecipazione al mondiale annunciato per il 1930, destinato a tenersi in Uruguay dopo il ritiro delle candidature di Ungheria, Italia e Spagna, non si presentava molto allettante per le rappresentative europee. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;.................................................................................................&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Un acrobata a Milano&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;.................................................................................................&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Di Alfredo Pitto&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;.................................................................................................&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Gli uomini di Rangone raccolgono commenti ammirati dagli osservatori internazionali, sicché una grande attesa circonda il big match del 7 giugno ad Amsterdam tra Uruguay e Italia per l'accesso alla finale. La "Celeste" è quasi la stessa che ha trionfato mandando in estasi Parigi quattro anni prima. Ci sono assi patentati come il mediano destro Andrade, la "maravilla negra" di cui il grande mediano del Bologna Pitto, ammirato, dirà: &lt;em&gt;«A me è rimasto nella memoria il negro Andrade. Per più di un mese non feci che parlare di lui. Era un diavolo, non un uomo. Giocava con i calzoncini imbottiti perché sul campo faceva tuffi da portiere. Infatti, per intercettare un passaggio, si gettava a terra e strisciava con i piedi in avanti e il sedere al suolo per cinque o sei metri. Palleggiava in modo sorprendente. Sarebbe stato capace di attraversare il centro di Milano, nell'ora di punta, passandosi il pallone dal piede sinistro al destro e viceversa, tra le gente che transita e le auto che corrono, senza mai farlo battere al suolo».&lt;/em&gt; Gli "oriental" (così chiamati dai dirimpettai argentini perché abitano dalla parte orientale del Rio de la Plata) avevano superato 2-0 l'Olanda e poi 4-1 la Germania prima di trovare gli azzurri in semifinale. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;.................................................................................................&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Amsterdam, 7 giugno 1928, Uruguay - Italia 3-2&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;.................................................................................................&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Giocare meglio, e perdere&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;.................................................................................................&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Di Gabriel Hanot&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;.................................................................................................&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Le semifinali del torneo olimpico di Amsterdam vedono opposte la strana coppia Argentina -Egitto e, il giorno dopo, Uruguay-Italia. L'Argentina strapazza i nordafricani con 3 goal (a zero), per tempo, migliore in campo un mediano: Luisito Monti. L'Italia, invece, cede inopinatamente all'Uruguay. Leggiamo la cronaca dell'incontro nel racconto di Gabriel Hanot, inviato ad Amsterdam per «Le Miroir des Sports». I goal italiani sono messi a segno da Baloncieri e Levratto. Giovedì, per la prima volta dall'inizio del torneo, ad Amsterdam pioveva. Ma gli olandesi sono fortunati: nel pomeriggio il vento dell'ovest ha aperto il cielo al sole e alle 19, quando le squadre hanno fatto il loro ingresso in campo, clima e terreno erano ideali; anche il vento si era calmato. L'Uruguay non è stato eliminato dal torneo per una fortunata coincidenza, quali se ne presentano, a volte, nella storia di una squadra di calcio. La sua vittoria per 3-2 sui transalpini è dovuta alla buona sorte tanto quanto la vittoria italiana sulla Francia. L'Italia ha perso una partita che non avrebbe mai dovuto perdere. Si fosse presentata alla finale con lo spirito di quella sera, l'Argentina non avrebbe certo avuto vita facile. Gli azzurri si sono accinti a giocare non solo con un incredibile spirito di corpo, tale da gettarsi in ogni mischia a testa bassa, ma con una vitalità che non si era ancora spenta al momento del fischio finale. Una meravigliosa velocità d'azione, un'ubiquità che metteva spesso nel marasma i sudamericani, un calcio di ampio respiro, una precisione assoluta nei passaggi, un dominio totale nel gioco di testa. Il solo Gestido, tra gli uruguayani, ha potuto competere alla pari nel gioco aereo. Al cospetto di tanta furia i sudamericani erano immediataamente a mal partito frustrati nella loro speranza in un inconntro «blando» dopo due partite durissime sostenute con Olanda e Germania. Visto il pericolo, cercavano invano di riorganizzare le fila di un gioco efficace, di imprimere slancio alla loro andatura. Niente da fare: erano gli italiani ad imporre l'andatura, evidenziando tutti i difetti dei campioni in carica. Difetti riassumibili nella lentezza e nell'assenza di un centravanti in buona condizione di forma. Petrone, convalescente, non ha ancora ritrovato né fiato, né precisione, né potenza. I suoi movimenti sono gli stessi, ma sembrano eseguiti a vuoto, senza il sostegno di una muscolatura. Ciononostante, e con unanime stupore, il mestiere ha fatto aggio su tutto, e il risultato alla fine del primo tempo era addirittura di 3-1, per l'Uruguay. Dopo il riposo, l'Uruguay si è ripreso ed ha saputo reagire alle furiose incursioni avversarie, ma senza imporre un proprio gioco. Rapida e risoluta come la sua linea d'attacco, la difesa italiana ha saputo sbriciolare una dietro l'altra tutte le offensive degli avversari, impedendo con ardore (e a volte con sistemi poco ortodossi) ogni tiro agli attaccanti sudamericani. Un buon secondo tempo, coronato dal secondo goal azzurro. L'Italia ha perso in bellezza, meritando il plauso unanime, giusta ricompensa di uno sforzo prodigioso. Unico merito degli uruguayani, l'aver vinto.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;..................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/S01ROC_yfjI/AAAAAAAAFV4/5yPAvwlaNsg/s1600-h/angelo+schiavio+1928,+fuori+dall%27olympische+stadion+di+amsterdam_.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 170px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5426082427815755314" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/S01ROC_yfjI/AAAAAAAAFV4/5yPAvwlaNsg/s320/angelo+schiavio+1928,+fuori+dall%27olympische+stadion+di+amsterdam_.jpg" /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/S01orl9rK3I/AAAAAAAAFWI/ITm2tbYuJXk/s1600-h/angelo+schiavio+1928,+italia+egitto.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 256px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5426108224185772914" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/S01orl9rK3I/AAAAAAAAFWI/ITm2tbYuJXk/s320/angelo+schiavio+1928,+italia+egitto.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/S01g1MEAqlI/AAAAAAAAFWA/iAMieZiIkmM/s1600-h/angelo+schiavio+1928,+italia+uruguay__.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; 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&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/766277752732106703-7617597279585665443?l=tremareilmondofa.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tremareilmondofa.blogspot.com/feeds/7617597279585665443/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=766277752732106703&amp;postID=7617597279585665443' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/766277752732106703/posts/default/7617597279585665443'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/766277752732106703/posts/default/7617597279585665443'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tremareilmondofa.blogspot.com/2010/01/amsterdam-1928-ix-olimpiade-angelo.html' title='Amsterdam 1928, IX Olimpiade: Angelo Schiavio è medaglia di bronzo'/><author><name>mirkot.69</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10951977530425793598</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TCP-SEScouI/AAAAAAAAFz4/Ami9sYvfrPs/S220/angelo+schiavio+1925%40recolored_3_blog_.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/S0gTCA0NpxI/AAAAAAAAFUE/VxHjgWT5Epk/s72-c/angelo+schiavio+1928,+italia+spagna+1-1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-766277752732106703.post-3940767714481244033</id><published>2009-12-28T23:48:00.044+01:00</published><updated>2010-03-10T03:29:11.657+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rossoblù in Nazionale'/><title type='text'>Ginevra 1933, Svizzera - Italia: doppietta di Angelo Schiavio</title><content type='html'>&lt;object width='430' height='400'&gt;&lt;param name='movie' value='http://widget.nava.hu/neumann_l.swf?sort=0&amp;startpage=0&amp;results=0&amp;filmID=581&amp;wmode=2&amp;uID=544712041'/&gt;&lt;param name='allowFullScreen' value='true'/&gt;&lt;param name='allowscriptaccess' value='always'/&gt;&lt;embed src='http://widget.nava.hu/neumann_l.swf?sort=0&amp;startpage=0&amp;results=0&amp;filmID=581&amp;wmode=2&amp;uID=534928740' type='application/x-shockwave-flash' allowscriptaccess='always' allowfullscreen='true' width='430' height='400'/&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;[GINEVRA (Parc des Sports) Domenica 2 aprile 1933, ore 15]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Svizzera-Italia 0-3 (0-1)&lt;br /&gt;............................................................................&lt;br /&gt;SVIZZERA: Séchehaye, Minelli, Weiler I° (cap.), Gilardoni, Baumgartner, Rauch, Von Känel, Passello, Poretti A., Abegglen II°, Jaeck&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Commissione tecnica della Federazione.&lt;br /&gt;............................................................................&lt;br /&gt;ITALIA: Combi (Juventus), Rosetta V. (Juventus), Caligaris (Juventus) (cap.), Pizziolo (Fiorentina), Monti L. (Juventus), Bertolini (Juventus), Costantino (Roma), Meazza (Ambr.-Inter), Schiavio (Bologna), Ferrari Giovanni (Juventus), Orsi (Juventus)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Commissario unico: V. Pozzo.&lt;br /&gt;.............................................................................&lt;br /&gt;Arbitro: Baert (Belgio).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[Reti: 35' e 60' Schiavio, 75' Meazza.]&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;.................................................................................................. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Nel video in alto la netta affermazione dell'Italia sulla Svizzera in quel di Ginevra, partita valida per l'assegnazione della Coppa Internazionale (una bellissima coppa in cristallo di Boemia), trofeo ideato dal grade Hugo Meisl, leggendario allenatore del "Wunderteam" austriaco, conosciuto anche come Coppa Antonín Švehla e nell'ultima edizione anche Coppa Dr. Gerö. Di fatto fu la prima competizione per squadre nazionali di calcio regolarmente disputata in Europa continentale. La Coppa Internazionale metteva di fronte le compagini nazionali dell'Europa centrale costituendo un importante precursore del Campionato europeo per nazioni. Se ne disputarono sei edizioni, dal 1927 al 1960, con due vittorie per gli azzurri: nell'edizione 1927-1930 e in quella del 1933-1935. Sempre nel video, inoltre, la bella azione italiana che porta al primo gol realizzato da Angiolino Schiavio, quel giorno in grande forma.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;..................................................................................................&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Come hanno vinto gli azzurri&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;..................................................................................................&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Di Pier Luigi Tagiuri&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;..................................................................................................&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Da "Il Littoriale" del 3 aprile 1933&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;...................................................................................................&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;div align="justify"&gt;Già un'ora e mezza prima dell'inizio soltanto le tribune numerate sono semi vuote, il resto del campo, posti in piedi e posti a sedere, è tutto gremito di folla. Bandierine multicolori -- i vessilli italiani e svizzeri predominano -- sovrastano le tribune su tutti e quattro i lati del campo; in un angolo un palo tenuto da fili di ferro -- ricorda l'albero maestro di un veliero -- porta tre grandi bandiere, l'italiana, svizzera e belga, in omaggio all'arbitro Baert. Si gioca una partita di apertura fra due giovani squadre di cadetti e si vede subito come il vento assai forte ostacoli il controllo del pallone e la precisione dei pasaggi. La radio alterna allegre musichette con annunci pubblicitari. Intanto il pubblico va aumentando con sì costante progressiva intensità che, pur mancando ancora un'ora circa al più atteso incontro, già si verificano, nonostante il senso di disciplina innato in questo popolo, alcuni tentativi di sconfinamento nel recinto dei numerati: e gli addetti al controllo sudano le tradizionali sette camicie a ricondurre le cose alla norrmalità. La folla folta sul terrapieno ha ondeggiamenti ora paurosi ora comici: alcuni audaci, con grave rischio per la loro incolumità, si sono arrampicati e stanno appollaiati nelle posizioni più inverosimili, sui tabelloni reclame che circondano gi spalti, tanto che l'alto parlante annuncia che la Federazione Svizzera declina ogni responsabilità su eventuali incidenti. Circola un programma che dà notizia della squadra italiana, alcuni utili altre amene. Dice, ad esempio, tra l'altro, che Pizziolo è allievo di Petrone, e che Costantino è stato allevato nell'America del Sud... Le ultime battute dell'incontro preliminare passano fra il disinteresse generale. Le tribune intanto si sono anch'esse riempite. I cadetti, finita la partita, fanno ala d'onore ai nazionali che escono dal sottopassaggio: ventiquattro obiettivi -- tanti sono i fotografi sul campo -- scattano, e scattano gli spettatori in un applauso agli azzurri che salutano romanamente; poi, poco dopo, ai crociati. Il fondo del campo è duro, elastico ed erboso, in una parola ottimo. Tiri di assaggio, preliminari. I capitani Caligaris e Weiler, con l'arbitro, procedono alla scelta del campo. Vince la Svizzera. L'Italia gioca col vento contrario e batte la palla. Sono le 15. Gli azzurri giocano nella formazione preannunciata. La Svizzera, che ha scambiato i ruoli fra i mediani laterali, è risultata così composta: Séchehaye, Minelli, Weiler I° (cap.), Gilardoni, Baumgartner, Rauch, Von Känel, Passello, Poretti A., Abegglen II°, Jaeck&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;...................................................................................................&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Le prime battute&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;..................................................................................................&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;div align="justify"&gt;Al primo assaggio italiano fa riscontro una veloce discesa di Von Känel, che Caligaris ostacola. Orsi manda poi in fallo un passaggio di Schiavio, e Caligaris soffia ancora a Xam, che sta per tirare, una palla poco promettente. Lanciato in profondità da una serie Meazza-Ferrari, Orsi centra: Schiavio da due passi tira al volo: la palla è deviata in angolo. Batte Orsi, Meazza riprende ed il portiere elvetico salva ancora in corner. Nulla di fatto sul tiro di Costantino. Un buon passaggio di Passello non è raccolto da Von Känel. Poi all'8' dopo altre alternative, Sechehaye è chiamato a parare un tiro di Schiavio il quale è ostacolato da Weller. Passello è ancora il più attivo, ma i più pericolosi Poretti e Abegglen sono strettamente sorvegliati. Tenta Jaeck, al 10', un tiro forte che va alle nuvole; indi Monti si sveglia e lancia Schiavio. Conclude Orsi con un tiro che Séchehaye para con abilità. Siamo al 14'. Schiavio su azione in linea, poi Costantino, mancano buone occasioni; al 17' una discesa in linea dal centro a destra è conclusa da Costantino; ma non frutta, per l'abilità del portiere svizzero, che un terzo calcio d'angolo. Questa volta è Rauch che sbroglia la situazione.&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;................................................................................................&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;La morsa si serra&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;................................................................................................&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;div align="justify"&gt;Un fallo di Bertolini su Passello frutta alla Svizzera una punizione. La battte Minelli, e Pizziolo salva intercettando il tiro di Jaeck. Al 20' una trama Costantino-Schiavio-Orsi si conclude con un tiro dell'ala sinistra: ma Gilardoni salva col viso il quasi sicuro goal.. La meteora Passello si è spenta: è Abegglen che sostiene quasi tutto il peso dell'offensiva. La pressione azzurra si fa più intensa e Schiavio, dopo reiterati tentativi, spedisce a lato, al 24' un pallone d'oro fornitogli da Orsi. Minelli si prodiga in difesa e le punizioni cominciano a fioccare: al 29', per fallo di Minelli su Orsi, sulla punizione di Caligaris, Meazza serve a meraviglia Schiavio il quale, con tiro potente e preciso, il migliore fino a questo momento, sfiora l'asta superiore. Risponde Von Känel che costringe Combi alla prima parata, resa difficile da una casuale deviazione al tiro.&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;..........................................................................................&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il primo punto di Schiavio&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;.....................................................................................&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;div align="justify"&gt;Schiavio si va facendo sempre più pericoloso, e al 32', su passaggio di Ferrari a Meazza, punta sul gol: Séchehaye audacemente esce e salva. Tre minuti dopo, su un preciso rifornimento di Monti, Orsi si lavora un pallone perfetto, poi, vistosi venire incontro Minelli, lo passa a Ferrari. Da Ferrari la palla giunge al centro e Schiavio, già in azione, saetta in rete. L'incantesimo è rotto. Ferrari, subito dopo, costringe Séchehaye ad una difficilissima parata in "corner". Sul tiro l'arbitro fischia una carica del nostro centro attacco al portiere svizzero. Altri due salvataggi in corner al 40' ed al 41' vengono sventati. Il secondo tiro è respinto da Rauch con le mani; ma l'arbitro non rileva. Al 42' Meazza su punizione tirata da Orsi per fallo di mano di Gilardoni, alza a campanile un pallone giratogli di testa da Ferrari; e, un minuto dopo, altro calcio d'angolo contro la Svizzera, il settimo, tirato da Orsi, che Séchehaye respinge di pugno. Meazza riprende al volo; ma il portiere svizzero, benché coperto, riesce a parare ancora. Il fischio del riposo trova gli azzurri ancora all'attacco.&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;..................................................................................................&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;La trionfale ripresa&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;...................................................................................................&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;div align="justify"&gt;Nell'intervallo la radio comunica alcune impressioni e critiche al selezionatore svizzero; ed il pubblico non commenta troppo benevolmente, osservando non essere quello il mezzo migliore per incoraggiare la propria squadra. Ciò nonostante quando riprende il giuoco è la Svizzera che fa i primi assaggi per altro poco pericolosi. Ma al terzo minuto Orsi si libera astutamente di Gilardoni prima e poi di Minelli e traversa a Costantino. Questi, senza indugio, stringe e spara in porta; ma, prima ancora che Séchehaye tenti la parata, Schiavio interviene in corsa e devia verso l'angolo opposto della rete. Due a zero: gli svizzeri sono interdetti ed incassano in quattro o cinque minuti altri due calci d'angolo che Séchehaye para brillantemente; uno su ripresa di testa di Ferrari, e l'altro bloccando di prima la centrata di Orsi. Poco dopo Schiavio manda fuori di pochissimo al volo una palla fornitagli da Monti, e, dieci minuti dopo, ecco due facili parate di Combi su tiri di Von Kanel e di Poretti. Séchehaye è ancora seriamente impegnato da Meazza. Altro corner infruttuoso al 12' contro i rossi. Questi tentano l'offensiva, Caligaris manda in corner un pallone di Poretti: sul tiro di Jaeck nuovo calcio d'angolo che Combi respinge di pugno. Il terzo goal è mancato di pochissimo da Costantino, poi un altro da Orsi, dopo bellissima azione di Pizziolo. Al 15', su rimando di Weiler, Baumgartner lancia Von Kanel: passaggio a Passello e parata di Combi.&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;.................................................................................................&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Accademia e terzo goal di Meazza&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;.................................................................................................&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma lo sprazzo crociato è finito. Gli azzurri riprendono in pieno il dominio: lavorano di cesello, fanno accademia senza preoccuparsi del numero dei goals. Una così ordinata ed armonica pressione dovrà dare necessariamente altri frutti prima o poi; e Séchehaye non ha tregua. al 30', finalmente, su passaggio di Monti a Ferrari, e allungo di questi a destra, Meazza ha uno scatto dei suoi e segna. Ormai si scherza. combi si diverte a parare da fermo i due palloni che giungono fino a lui come per dire agli svizzeri che non c'è nulla più da fare... Al 36', su centrata di Orsi, Schiavio, a due metri dalla rete finta, si accomoda il pallone, prende la mira... per poi tirare contro il palo: ridono gli italiani in tribuna. Pensate che cosa avrebbero fatto se quello avesse dovuto essere il punto della vittoria? Ma possono ridere. Solo al 41', mentre Meazza è uscito momentaneamente dal campo per uno scontro con Jaeck, l'attacco svizzero si fa sotto la porta azzurra. Abegglen passa a Poretti il quale tira questa volta forte e preciso. Goal? No. La seconda vera parata di Combi, forse la più bella di tutte, è stata fatta su questo tiro. Rientra Meazza e riprende la pressione azzurra. Nuovo miracolo di Séchehaye su prodigioso tiro di Schiavio; altro ancora, ultimo, su spiovente di costantino. La fine, per il deluso ma convinto pubblico ginevrino, giunge come una liberazione. In contegno cavalleresco i mille e più italiani presenti sul campo oppongono una gioia dignitosa, generosa. La letizia sfavilla dagli occhi; ma si esprime sottovoce senza grida incomposte: solo un corretto scrosciare di applausi.&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;...................................................................................................&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ciò che pensano della partita giocatori ed "ufficiali"&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;...................................................................................................&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;Subito dopo la partita abbiamo cercato d'avvicinare le personalità ed i giuocatori più in vista ed abbiamo chiesto le loro impressioni che vi diamo in succinto: &lt;em&gt;Il comm. Pozzo&lt;/em&gt;, Commissario Unico, ha dichiarato che lo scarto fra l'Italia e la Svizzera avrebbe potuto essere assai superiore. Egli ha detto che un risultato di sei o sette goals di differenza avrebbe meglio caratterizzato l'andamento della partita. Il risultato non riflette quindi l'andamento del giuoco; ma rende tuttavia l'idea della superiorità degli azzurri. E' stata questa una grande giornata per i nostri calciatori. Una di quelle giornate che hanno tutta la sostanza e tutte le ragioni per convincere gli spettatori e per fissarsi a caratteri indelebili nella mente degli attori. Il capitano degli azzurri, &lt;em&gt;Caligaris&lt;/em&gt;, si è rifiutato di fare il nome dei migliori della squadra: per lui tutti sono stati dei grandi giuocatori. La squadra, egli ha detto, messa più alla frusta, può rendere ancora maggiormente. La giornata di oggi è stata regolare; ma il risultato poteva essere superiore. Quanto agli svizzeri &lt;em&gt;Caligaris&lt;/em&gt; ha detto che essi cominciano ora a giocare bene sulla palla. Questo è indice di un serio miglioramento. Tuttavia essi cadono ancora in molti errori, e specialmente abusano del gioco alto. Il loro elemento migliore è sempre Abegglen che ha oggi lavorato un po' per tutti. &lt;em&gt;Schiavio&lt;/em&gt; ha detto che la collaborazione avura da &lt;em&gt;Orsi&lt;/em&gt; è stata perfetta. Tutte le linee sono state a posto, secondo lui. Lo strappo muscolare di cui soffriva non gli ha impedito di giuocare nonostante il fastidio sensibile. Abbiamo giuocato da gran signori e non abbiamo avuto bisogno di spingere a fondo, ha concluso il centro attacco della Nazionale. &lt;em&gt;Meazza&lt;/em&gt; si è dichiarato contento della partita che ha giuocato; ma più contento ancora del modo con cui l'ha finita (come è noto al 30' egli ha segnato il terzo goal degli azzurri). Tutti gli altri giuocatori si sono dichiarati molto soddisfatti.&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;..................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/Szw_Sca7l4I/AAAAAAAAFSM/oAQ3QKV67Hg/s1600-h/angelo+schiavio+1934,+in+nazionale_.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 241px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5421277637546579842" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/Szw_Sca7l4I/AAAAAAAAFSM/oAQ3QKV67Hg/s320/angelo+schiavio+1934,+in+nazionale_.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/S0Aw8KFHvkI/AAAAAAAAFSc/szA2ssPciBk/s1600-h/svizzera+1933_.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 271px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5422387761410195010" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/S0Aw8KFHvkI/AAAAAAAAFSc/szA2ssPciBk/s320/svizzera+1933_.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/766277752732106703-3940767714481244033?l=tremareilmondofa.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tremareilmondofa.blogspot.com/feeds/3940767714481244033/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=766277752732106703&amp;postID=3940767714481244033' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/766277752732106703/posts/default/3940767714481244033'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/766277752732106703/posts/default/3940767714481244033'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tremareilmondofa.blogspot.com/2009/12/blog-post_6494.html' title='Ginevra 1933, Svizzera - Italia: doppietta di Angelo Schiavio'/><author><name>mirkot.69</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10951977530425793598</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TCP-SEScouI/AAAAAAAAFz4/Ami9sYvfrPs/S220/angelo+schiavio+1925%40recolored_3_blog_.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/Szw_Sca7l4I/AAAAAAAAFSM/oAQ3QKV67Hg/s72-c/angelo+schiavio+1934,+in+nazionale_.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-766277752732106703.post-8043748848174951339</id><published>2009-12-26T00:03:00.025+01:00</published><updated>2010-02-10T05:05:30.997+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Le origini del Bologna'/><title type='text'>La Birraria Ronzani, prima sede del Bologna Football Club</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/SzWvuOLJilI/AAAAAAAAFP8/Y-cquwjOiSU/s1600-h/birreria+ronzani+(2).jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 152px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5419430935223962194" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/SzWvuOLJilI/AAAAAAAAFP8/Y-cquwjOiSU/s320/birreria+ronzani+(2).jpg" /&gt;&lt;/a&gt;La Birraria Ronzani, luogo culto per eccellenza nella storia del club rossoblù, il locale dove il Bologna Football Club venne fondato, dove prese il via la mitica epopea dello squadrone rossoblù, dove tutto ebbe inizio. La Birraria Ronzani sorgeva all'interno dello storico Palazzo senatorio dei Lambertini, palazzo risalente al secolo XIII e ristrutturato nel 1522 da Baldassarre Peruzzi. All'interno del cortile del palazzo sorgeva anticamente la piccola chiesa parrocchiale di San Cataldo: edificata dalla famiglia Lambertini prima dell'anno Mille nell'area tra le vie Artieri, degli Orefici e Calzolerie, fu soppressa come parrocchia nel 1566 perchè priva di sagrestia, campanile e cimitero quindi successivamente abbattuta. L'edificio, oltre all'antico Albergo del Commercio, secondo la tradizione aveva ospitato anche la bottega del famoso orafo e pittore Francesco Rabolini, detto il Francia, vissuto tra il XV e il XVI secolo. Palazzo Lambertini si trovava nel cuore della "Vècia Bulåggna", al centro di un dedalo di vicoli, un crocicchio di stradine e viuzze che donavano al vecchio   --   e ancora intonso   --  centro storico di Bologna un fascino del tutto particolare, unico. Antichi mestieri, botteghe, mercati e storiche osterie, come quella detta "Del Sole", che dissetava e sfamava i bolognesi già dal 1465. Questo era "l'humus" dove era ubicato l'edificio nel quale venne fondato il Bologna F.C.: via delle Accuse, via della Canepa, piazza Uccelli, via delle Spaderie, via della Corda, le vie Cimarie e Pelliccerie, via delle Zibbonerie. Un meraviglioso universo di colori, aromi e umanità varia, che venne perduto per sempre (purtroppo...) con le demolizioni del 1910-11. Demolizioni dopo le quali il volto di Bologna prese definitivamente le sembianze che ha ancora al giorno d'oggi. Le associazioni ludico-sportive che ospitava Palazzo Lambertini erano tre: il Circolo Turistico Bolognese, presieduto dal Cav. Sandoni, il neonato Bologna Football Club e il Comitato Regionale Emiliano (fondato nel 1910 da due società: il Bologna F.C. e la S.G.E. Sempre Avanti), con a capo due fondatori del Bologna: Guido della Valle, appena sedicenne, ed Emilio Arnstein, autentico ispiratore e factotum del Bologna dei pionieri. C.R.E. che rispondeva allo scopo ben preciso di disputare per la prima volta in Emilia un campionato ufficiale della Federazione calcistica italiana. Alla Birraria Ronzani si accedeva da due entrate: una posta in via degli Orefici al n°2, mentre l'altra si trovava appena svoltato l'angolo, in via delle Spaderie n°6, dove i 25 che si riunirono quella domenica mattina del 3 ottobre 1909, decisero di insediare la prima e provvisoria sede dopo l'avvenuta fondazione del B.F.C. La Birraria Ronzani era un bel locale in stile liberty, con annesso un grande cortile dove erano sistemati i tavoli nella bella stagione. A lato del cortile c'era anche un porticato, al termine del quale, da una piccola porta, si entrava direttamente alla Birraria. Purtroppo nel 1910-11 il Comune decise di modificare radicalmente la zona che andava dal restaurato Palazzo Re Enzo alle Due Torri di Piazza Ravegnana. Venne pertanto deciso di abbattere Palazzo Lambertini (la cui Torre era stata inglobata nel Palazzo Re Enzo) e la stessa sorte toccò alla adiacente Torre Tantidenari (che la gente chiamava dei telefoni perchè era stata trasformata in traliccio per i fili della Società telefonica che vi aveva sede). Parimenti furono eliminati diversi vicoli attorno al quadrilatero, già nominati precedentemente. Un vero peccato. Solo le vie degli Orefici e Caprarie, allargate ed allineate, sono sopravvissute a quelle demolizioni e al riassetto della zona. Su questa area si costruì, con tecniche modernissime impiegando il cemento armato, il primo blocco denominato appunto Modernissimo, di proprietà almeno in gran parte di Camillo Ronzani, il "Re della birra" (ovviamente proprietario della Birraria Ronzani), su disegno dell' Architetto Pontoni. Tale edificio terminava alla via Tosapecore ora degli Artieri. Il Bologna quindi dovette adoperarsi per trovare un'altra sede sociale, che fu individuata nel vecchio Bar Libertas di via Ugo Bassi al n°13, mentre la Birraria Ronzani e via Spaderie sparirono per sempre, entrando però definitivamente nella storia e nella leggenda del Bologna Football Club. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;..................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/SzmCnUmGzNI/AAAAAAAAFQg/l9sLTlkb4m0/s1600-h/birra+ronzani+via+spaderie+1909.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 295px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5420507238572149970" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/SzmCnUmGzNI/AAAAAAAAFQg/l9sLTlkb4m0/s320/birra+ronzani+via+spaderie+1909.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/SzmHnxyxnuI/AAAAAAAAFQo/zKUUH2pWkOA/s1600-h/birra+ronzani,+via+spaderie+1909.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 218px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5420512743968055010" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/SzmHnxyxnuI/AAAAAAAAFQo/zKUUH2pWkOA/s320/birra+ronzani,+via+spaderie+1909.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/SzmOvzmzF6I/AAAAAAAAFQw/v19qqx6WkwQ/s1600-h/birra+ronzani+via+spaderie+1909-10..jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 182px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5420520578475038626" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/SzmOvzmzF6I/AAAAAAAAFQw/v19qqx6WkwQ/s320/birra+ronzani+via+spaderie+1909-10..jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/SzmSFKu7F9I/AAAAAAAAFQ4/-hiWGe8nHhw/s1600-h/birra+ronzani+via+spaderie+1909_.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 242px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5420524243995269074" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/SzmSFKu7F9I/AAAAAAAAFQ4/-hiWGe8nHhw/s320/birra+ronzani+via+spaderie+1909_.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/SzmU0_8e4uI/AAAAAAAAFRA/Sn8WtbFBVVc/s1600-h/birra+ronzani+via+spaderie+1909-10-.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 309px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5420527264756327138" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/SzmU0_8e4uI/AAAAAAAAFRA/Sn8WtbFBVVc/s320/birra+ronzani+via+spaderie+1909-10-.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/SzmYddrtx-I/AAAAAAAAFRI/1HLSzc9YXLo/s1600-h/birra+ronzani+via+spaderie+1909-10_.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 302px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5420531258468714466" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/SzmYddrtx-I/AAAAAAAAFRI/1HLSzc9YXLo/s320/birra+ronzani+via+spaderie+1909-10_.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/SzmihuWJcfI/AAAAAAAAFRQ/j2ugrIS-648/s1600-h/birra+ronzani+via+spaderie+(2).jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 178px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5420542326777410034" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/SzmihuWJcfI/AAAAAAAAFRQ/j2ugrIS-648/s320/birra+ronzani+via+spaderie+(2).jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/766277752732106703-8043748848174951339?l=tremareilmondofa.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tremareilmondofa.blogspot.com/feeds/8043748848174951339/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=766277752732106703&amp;postID=8043748848174951339' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/766277752732106703/posts/default/8043748848174951339'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/766277752732106703/posts/default/8043748848174951339'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tremareilmondofa.blogspot.com/2009/12/la-birraria-ronzani-prima-sede-del.html' title='La Birraria Ronzani, prima sede del Bologna Football Club'/><author><name>mirkot.69</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10951977530425793598</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TCP-SEScouI/AAAAAAAAFz4/Ami9sYvfrPs/S220/angelo+schiavio+1925%40recolored_3_blog_.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/SzWvuOLJilI/AAAAAAAAFP8/Y-cquwjOiSU/s72-c/birreria+ronzani+(2).jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-766277752732106703.post-7988101468637527710</id><published>2009-12-02T00:11:00.024+01:00</published><updated>2011-09-29T04:20:47.838+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='I grandi del Bologna'/><title type='text'>Franco Cresci</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/SxYFS9JMpuI/AAAAAAAAFMA/0jRBXSRLNAM/s1600-h/franco+cresci+1974.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 290px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5410517825541154530" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/SxYFS9JMpuI/AAAAAAAAFMA/0jRBXSRLNAM/s320/franco+cresci+1974.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Franco Cresci, il calciatore del Bologna del mio quartiere. Sono particolarmente affezionato alla figura di Franco Cresci (una vera bandiera del club rossoblù, un calciatore e una persona a volte un po' sottovalutata e dimenticata nella storia del nostro amato Bologna), un uomo che ha fatto dell'umiltà, della serietà e della disponibilità un marchio di fabbrica, dentro e fuori dal campo, diventando un esempio per tutti. Cresci è stato un difensore polivalente, un ottimo giocatore, intelligente tatticamente e inferiore a pochi altri nell'allora serie A italiana. Non ha mai goduto di grande stampa e ha mantenuto sempre un profilo basso, forse questo un po' gli ha nuociuto. 10 anni in rossoblù, epici duelli (anche a livello internazionale) con gli attaccanti avversari, prima in un Bologna ancora grande, vincente e sempre tra le prime; poi la lotta per la sopravvivenza in un Bologna decadente, con le salvezze arraffate allo spasimo, tra mille polemiche e lotte furibonde. Indimenticabile in questo senso, un Bologna - Perugia del 1979, ultima e decisiva giornata di campionato, con un Salvatore Bagni scatenato (autore di una doppietta e deciso - lui e tutto il "grifo dei miracoli" - a mantenere l'imbattibilità in campionato), presto ridotto a miti consigli da Franco Cresci... alla fine fu salvezza, con Bagni trasportato fuori dal campo in barella e sostituito.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;....................................................................................&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;Da Angeli e diavoli rossoblù. Il Bologna nei racconti dei suoi campioni.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;....................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Di Fabrizio Càlzia e Francesco Caremani.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;....................................................................................&lt;br /&gt;Oggi Franco Cresci, classe 1945, milanese purosangue, fa l'allenatore. Dopo avere condotto (e molto bene, a detta di tutti) diverse squadre del circondario bolognese (fa cui il San Lazzaro e il Crevalcore) ha scelto, da quest'anno, la squadra dei ragazzini del Castel San Pietro. "Una scelta, se non di vita, quanto meno ideologica", tiene subito a precisare. "Mi piacerebbe partire da questi giovanissimi e inculcare loro la mia - e credo non solo mia - idea di calcio. Del calcio che tutti conosciamo e che io ho visssuto, del calcio che nulla ha a che spartire con lo 'sport' attuale, di un calcio che, credo fermamente, si basava come prima cosa sul rispetto: il rispetto degli altri, del mister, degli avversari, di se stessi. Il resto, ritengo, è una conseguenza: l'amore per il gioco, per il gioco pulito ma anche per il piacere del gioco, tornare a giocare con i fondamentali, sperimentare finte e trucchi come forse ai nostri tempi si faceva in strada e come oggi nessuno più insegna." Parlare di calcio con Franco Cresci, roccioso difensore del Bologna dal 1968 al 1979, con trecento e una partita all'attivo e sette gol segnati (un bel numero per un'epoca in cui, per dirla alla Bagnoli e in quel dialetto meneghino che Cresci ben conosce, 'el tersin faseva el tersin'), significa partire da lontano, lontano nel tempo come recitava una vecchia canzone di Luigi Tenco: torniamo nei primi anni Sessanta quando l'Italia conosce lo stupore e l'euforia del suo primo - e forse ultimo - boom economico. Simbolo sportivo del momento è la Grande Inter di Helenio Herrera, la prima squadra italiana a vincere in Europa e, ciò che più conta, a spese del Real Madrid. Ebbene: in quell'Inter c'è anche lui, Franco Cresci, promettente difensore delle giovanili che spera e sogna, un giorno, di ritrovarsi fianco a fianco con i campioni nerazzurri: Burgnich, Facchetti, Guarneri, Picchi ... "A dire il vero il sogno divenne presto realtà, anche se si tratttava delle partitelle del giovedì che vedevano noi della 'De Martino' mescolati ai titolari. Spesso si giocava con difesa giovane e attacco titolare contro difesa titolare e attacco giovane. In ogni caso mi ritrovai a giocare alcune volte avendo come estemporaneo 'mister' Helenio Herrera ... ". Cresci cresce. In fretta: dopo un anno al Rapallo finisce al Varese dell'industriale Borghi, padrone dell'Ignis e ben presente in campo sportivo non solo nel basket. La squadra biancorossa lombarda in quel 1966-67 è la rivelazione del campionato cadetto, un mix esplosivo di campioni esperti (il portiere Da Pozzo, i difensori Sogliano e Della Giovanna, le ali Leonardi e Renna, il centrocampista Cucchi) e di giovani oltre a Cresci, ecco figurare un giovanissimo centravanti prooveniente dalla Massiminiana. Il suo nome è destinato a entrare di prepotenza nella storia del calcio italiano: Pietro Anastasi. È una squadra che finisce dritta in serie A, una compagine di categoria superiore che vivrà il proprio momento di gloria nella stagione successiva quando, a rinforzarne ulteriormente i ranghi, arrivano i centrocampisti Mereghetti e Tamborini, l'ala sinistra Vastola e, sopratttutto, l'esperto Armando Picchi che darà sicurezza all'intero reparto e al giovane Cresci. L'inizio è incerto, poi arrivano le vittorie contro l'Inter, non più Grande ma sempre forte, a Ferrara contro la Spal, e, soprattutto, al giro di boa, sulla capolista Milan. I rossoneri si laureano ugualmente campioni d'inverno ma alle loro spalle c'è la sorprendente compagine biancorossa. Per Franco Cresci, difensore non altissimo ma ben piantato e roccioso, si schiudono - dopo quelle della nazionale giovanile - le porte della Nazionale B: alla vigilia di Natale gli azzurrini perdono 1-0 in Inghilterra ma il risultato, in questo caso, conta poco. Nel girone di ritorno il Varese tiene botta e conclude con un lusinghiero ottavo posto. La rivelazione Anastasi, ventenne e autore di undici reti, si laureerà di lì a un mese campione d'Europa con gli azzurri di Valcareggi. Il suo strepitoso gol nella finale contro la Jugoslavia gli varrà il passaggio alla Juventus mentre lui, Franco Cresci, altra giovane rivelazione di quel campionato, finisce nel mirino del Bologna, desideroso di voltare pagina, come dimostrano anche le cessioni di Fogli al Milan e di Guarneri al Napoli. "Toccai, come si dice, il cielo con un dito", ricorda Franco Cresci. "L'eco del Bologna di Bernardini non si era ancora spento, e finire in una squadra che mostrava ambizioni era un grande traguardo. Tanto più che quell'estate i rossoblù si rinnovarono radicalmente: insieme al sottoscritto arrivarono il giovanissimo Beppe Savoldi dall'Atalanta, il centravanti Muiesan dal Bari, il mediano Gregori dal Vicenza, il portiere Adani dal Modena. Ci sistemarono tutti in un unico appartamento, a parte Adani che tornava a casa a Modena dopo l'allenamento. Non ci volle molto ad affiatarsi, tanto più che trovammo un ambiente bellissimo, con quelli della vecchia guardia subito prodighi di consigli e di incoraggiamenti. Con particolare affetto e gratitudine ricordo in questo ruolo di chiocce Franco Janich e Giacomo Bulgarelli."&lt;br /&gt;....................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Furono loro a soprannominarti "Cristu"?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;....................................................................................&lt;br /&gt;"Adesso non ricordo. E comunque quel nomignolo, che mi affibbiarono per il mio intercalare milanese quando in campo le cose non andavano, venne molto bene un paio d'anni più tardi, quando la squadra era piena di gente che si chiamava Franco; bisognava distinguerci in qualche molto altrimenti, anche in campo, sai che casino ... "&lt;br /&gt;....................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Dal Varese baby eri passato al Bologna new wave ...&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;....................................................................................&lt;br /&gt;"Anche se in quel primo anno, era il 1968-69, le cose andarono cosi così. Mancava ancora l'amalgama e arrivammo soltanto noni. La musica cambiò l'anno successivo, quando vincemmo la coppa Italia. Quel successo spronò i dirigenti a 'crederci', a investire ancora. Tanto che l'estate successiva arrivò il grande acquisto, quello che pareva destinato a farci fare il salto di qualità ... "&lt;br /&gt;....................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Invece?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;....................................................................................&lt;br /&gt;"Invece il salto ci fu, ma durò poco: 'Whisky' Liguori era davvero un grande, dai polmoni d'acciaio e dai piedi buoni. A centrocampo, con lui e Bulgarelli, ci sentivamo a posto. In più dietro era arrivato Adriano Fedele, uno che sulla sinistra spingeva da matti; così la squadra tornò a viaggiare nelle zone alte della classifica. Poi, purtroppo, ci fu l'episodio di San Siro con Benetti. Whisky ne uscì come tutti sappiamo ma anche dentro di noi, psicologicamente, si ruppe qualcosa. Tirammo avanti lo stesso, con rabbia e determinazione, arrivammo quinti ma non era più la stessa cosa: l'ottimismo, la speranza, la fiducia avevano fatto crack quel 10 gennaio 1971 a Milano."&lt;br /&gt;.....................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Morirono lì le ambizioni del Bologna di tornare grande?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;.....................................................................................&lt;br /&gt;"Direi di sì. Salvo fiammate estemporanee, il Bologna degli anni successivi era una squadra dignitosa, da metà classifica. Ma nulla più."&lt;br /&gt;.....................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Eccezion fatta, però, per ...&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;.....................................................................................&lt;br /&gt;" ... la coppa Italia del 1974. Rispetto al 1970, però, qualcosa era cambiato. Il calcio, ormai, stava facendosi davvero miliardario e per le squadre medie diventava difficile stare al passo. Dopo quel successo ci attrezzammo, anche in vista della Coppa delle Coppe, con Bellugi e Maselli mentre la rivelazione Pecci diventava conferma. Venne meno, però, il conforto dei risultati. In Coppa uscimmmo subito, eliminati ai rigori dal Gwardia di Varsavia, in campionato non andammo oltre il nono posto. Così, a fine torneo, ci fu la svolta. Il presidente Conti, che sempre maggiori difficoltà incontrava a mantenere la squadra su buoni livelli, cedette Pecci al Torino ma, soprattutto, Savoldi al Napoli per la allora spaventosa cifra di due miliardi."&lt;br /&gt;......................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;E il Bologna?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;......................................................................................&lt;br /&gt;"Cominciò il periodo delle vacche magre, delle salvezze all'ultimo istante: rischiammo di brutto nel'77, nel'78, nel '79 ... "&lt;br /&gt;......................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Poi?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;......................................................................................&lt;br /&gt;"Poi il sottoscritto appese le scarpe al chiodo: avevo ormai 34 anni suonati e mi piaceva chiudere in bellezza."&lt;br /&gt;......................................................................................&lt;br /&gt;Alla fine di quella stessa stagione chiuse anche Tazio Roversi. Andava così in pensione la coppia di marcatori che aveva disegnato la difesa rossoblù per undici stagioni. Ma, soprattutto, sempre in quel 1979, ci fu anche al vertice il cambio della guardia. Luciano Conti, che era stato il mio presidente per nove anni, abdicava anche lui. Era l'inizio di una nuova era, di un periodo purtroppo assai triste per la compagine bolognese, retrocessa più volte in serie B e addirittura in C prima di ritornare nella massima serie con buoni risultati. "Mi sembra però che anche Gazzoni Frascara cominci, come Conti negli anni Settanta, a sentire il peso di questo calcio impazzito. La speranza è che le cose cambino, che si torni a quei valori sportivi e umani che caratterizzavano lo sport che ho avuto la fortuna di vivere io. Ma non sono ottimista."&lt;br /&gt;.......................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Molto soddisfatto è per contro Franco Cresci delle sue scelte, della sua vita, del destino che lo ha portato qui.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;.......................................................................................&lt;br /&gt;"Scherzi? Al Bologna e a Bologna mi sono trovato sempre benissimo, tanto da non cadere mai in tentazione, o di avere voglia, di emigrare verso piazze considerate più importanti. Certo, sotto il profilo economico la mia scelta non fu felicissima, ma la vita non è fatta solo di soldi. O no? Questa città mi aveva accolto benissimo, qui mi sono sempre sentito a casa, tanto che non ho più voluto saperne di andarmene."&lt;br /&gt;........................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Sei in buona compagnia. Tanti altri tuoi ex compagni si sono fermati qui&lt;/strong&gt; ...&lt;br /&gt;........................................................................................&lt;br /&gt;"È vero. Aggiungo però che io arrivavo da Milano, cioè da una grande città. Se mi sono trovato bene io, vuol dire che Bologna era e rimane davvero speciale."&lt;br /&gt;........................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Franco Cresci, un argine indistruttibile.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;........................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La bellissima storia dei cento anni del Bologna raccontata dalle gesta di 100 grandi uomini più una donna che li ha celebrati tutti insieme.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;........................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Da "Il Resto del Carlino".&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;........................................................................................&lt;br /&gt;Franco Cresci nasce all'lnter, ma al Bologna ci arriva via Milan: in cambio di Fogli, il club rossonero decide di girare ai rossoblù quel ragazzo che col passar degli anni si rivelerà uno dei più forti difensori italiani. Sotto le Due Torri, Cresci diventa il gemello di Roversi: quattrocento partite insieme, una carriera. Che porta qualche bella soddisfazione: un paio di coppe Italia, una Coppa di Lega italo-inglese, ma niente scudetto. E neanche Nazionale: Cresci vede l'azzurro solo nelle varie under dell'epoca, ma in prima squadra mai. Cresciuto con l'lnter di Herrera, allenandosi coi Mazzola e i Suarez, Cresci ha subito modo di mostrare di che pasta è fatto: del marcatore puro ha il carattere e pure la consistenza. È indistruttibile: di lui, si ricordano pochi acciacchi, tutti di poco conto. È anche uno che si allena tanto, forse troppo: Pesaola, temendo che andasse in superallenamento, lo fermava spesso e lo spediva in ricevitoria a giocare la Tris. E lui obbediva: oltre che serio e concentrato sul campo, era anche molto disciplinato. Di Cresci non si ricordano episodi particolari: fare il suo dovere era la normalità. Ha segnato abbastanza per il ruolo che occupava: undici gol non erano pochi all'epoca per un difensore che non si chiamasse Facchetti o Maldera. Lasciata Bologna, non si allontanò troppo: gli ultimi scampoli di carriera li spese a Modena, nell'anno in cui i canarini tornarono in C1. Poi è rimasto nel calcio, lavorando come tecnico delle giovanili e dei dilettanti a San Lazzaro e a Crevalcore.&lt;br /&gt;.....................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Franco Cresci&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;.....................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Di Raffaele Dalla Vite.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;.....................................................................................&lt;br /&gt;Franco Cresci nasce a Milano (settembre '45) che la guerra è finita da poco. Tifoso interista, il papà appena possibile lo porta a fare un provino alla società nerazzurra che non esita a inserirlo nel proprio settore giovanile. Si affaccia anche nella "rosa" della prima squadra di Helenio Herrera nel ' 64-' 65, si allena contro gente come Picchi, Suarez, Corso, Mazzola. Deve crescere e viene mandato per una stagione in serie D al Rapallo, ma subito migliora passando al Varese dove gioca da titolare prima in serie B e poi in serie A, giocando da stopper. Piace al Milan che se lo prende, ma decide di girarlo al Bologna per portare a Milano Romano Fogli. Era il 1968. Dopo tanti anni in rossoblu con un altissimo rendimento, Cresci è rimasto nel cuore dei tifosi anche per la sua "attiva" partecipazione alla rocambolesca salvezza del '79, quando nell'ultima partita con il Perugia gli capitò poco prima dell'intervallo di colpire casualmente al volto (mettendolo fuori causa) Salvatore Bagni che aveva già realizzato una doppietta e spinto il Bologna quasi in B. Formidabile agonista e atleta assai dotato fisicamente, Cresci non si risparmiava neppure in allenamento. "Cristu, tu lavori troppo, così me vai in superallenamento. Oggi te fermi e me vai a giocare la Tris. Dopo te dò i soldi!". Capitava spesso che Bruno Pesaola venerdì, dicesse così a Franco Cresci. Lui dal Velodromo, dove a quei tempi il Bologna si allenava, correva all'agenzia ippica di Porta San Felice, ben contento di soddisfare il "vizietto" del tecnico che fra l'altro dimostrava di apprezzare sempre moltissimo la forza del grintoso difensore. Cessata l'attività agonistica, dopo parentesi al Modena, Franco ha allenato molto a livello di C e D e con buoni risultati.&lt;br /&gt;....................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Franco Cresci, il gemello del "biondo".&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;....................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Di Oddone Nordio.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;....................................................................................&lt;br /&gt;Il padre era un tifoso dell'Inter e allora un bel giorno pensò bene di portarlo a fare un provino. Quel ragazzino robusto, i capelli ricci e neri che appena finita la scuola si tuffava nei campi della parrocchia di San Sempliciano che sorgevano immediatamente dietro la mitica "Arena", secondo lui aveva le qualità per emergere e sfondare nel grande mondo del calcio. Il provino andò bene, Franco Cresci entrò nel settore giovanile della squadra nerazzurra che allora dominava in Italia e in Europa con campioni come Corso, Suarez, Mazzola. Siamo nel 1966 e l'Inter decide di dare in prestito al Varese quel terzino svelto, fisico possente, che non aveva paura di nessuno. Cresci gioca in serie B, poi l'anno dopo eccolo esordire in serie A a Firenze: è il 24 settembre 1967. Prima c'è un intermezzo in serie C a Rapallo. Sul ragazzo mette gli occhi il Milan che se lo porta a casa (è il 1968) ma che lo gira subito al Bologna per Fogli. Pesaola l'aveva visto giocare, il direttore sportivo Carlo Montanari aveva ottimi rapporti con la società rossonera e dunque l'affare va in porto in fretta. Da allora - lo ricordiamo, era il 1968 - Franco Cresci veste la maglia del Bologna per 10 stagioni, chiude con i rossoblù nel 1979 con 403 presenze e 11 gol tra campionato e coppe. Con il Bologna ha vinto 2 coppe Italia (1970 e 1974) e una coppa di Lega Italo-Inglese nel 1970. La coppa Italia del 1974, vinta all'Olimpico contro il Palermo lo vide protagonista in negativo. Ai rigori Cresci fece cilecca. Poi ci pensò Bulgarelli. Quando lascia i rossoblù, Cresci da Bologna si sposta per pochi chilometri, va a Modena dove resta per tre stagioni. Quindi passa al settore giovanile della società gialloblù, poi frequenta il corso di Coverciano e inizia la carriera di allenatore. Con Tazio Roversi Cresci formava una coppia di difensori che aveva pochi eguali nei campionati di quegli anni. Cresci aveva un fisico bello e asciutto, una bella corsa, era un marcatore spietato, e già allora era uno che affondava sulla fascia. Non era un difensore-goleador, pur avendo un buon calcio e una discreta padronanza tecnica. Eppure, nella sua carriera, ci sono due gol da incorniciare: li segnò rispettivamente all'Inter e alla Juventus. In quell'Inter in porta c'era Bordon, e poi Suarez, l'ex Fedele, Mazzola. Nel Bologna gente come Bulgarelli, Pecci, Landini. Contro la Juventus (vittoria per 2-1) segnò con un gran destro di controbalzo proprio sotto la curva Andrea Costa per la gioia incontenibile di quella gente che da sempre rappresenta il cuore più vero del tifo. Ha allenato il Crevalcore in C1, allora anche il Bologna era in terza serie dopo le disastrose retrocessioni. E' stato sulla panchina del San Lazzaro, del Forlì, della Vis Pesaro, dell'Imola, del Rovigo. E ha sempre raccolto buoni risultati dovunque, operando con buonsenso e con grande concretezza.&lt;br /&gt;.....................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Franco Cresci nasce a Milano il 15 settembre 1945. Giocatore forte fisicamente e dotato di buona tecnica, eclettico, in grado di ricoprire i ruoli di stopper e terzino con naturalezza. Al Bologna dal 1968-69 al 1978-79, con 403 presenze (6° di tutti i tempi in rossoblù) e 11 gol tra campionato e coppe. 2 presenze in Nazionale B e 6 in quella giovanile. Con il Bologna ha vinto 2 Coppe Italia nel 1970 e nel 1974, e 1 Coppa di Lega Italo-Inglese, sempre nel 1970.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;......................................................................................&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/SxgAjcjDDMI/AAAAAAAAFMI/Q_x1IeqiaNA/s1600-h/franco+cresci+1978,+al+torneo+carranza+di+cadice+contro+il+valencia+di+kempes.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 237px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5411075561244265666" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/SxgAjcjDDMI/AAAAAAAAFMI/Q_x1IeqiaNA/s320/franco+cresci+1978,+al+torneo+carranza+di+cadice+contro+il+valencia+di+kempes.jpg" /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/SxnspETY8WI/AAAAAAAAFNA/xVIo8_3ocmk/s1600-h/franco+cresci+1976_.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 202px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5411616617536221538" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/SxnspETY8WI/AAAAAAAAFNA/xVIo8_3ocmk/s320/franco+cresci+1976_.jpg" /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/Sxn0bR8oglI/AAAAAAAAFNI/xH6ZQpmGetw/s1600-h/franco+cresci+1978.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 246px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5411625176773722706" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/Sxn0bR8oglI/AAAAAAAAFNI/xH6ZQpmGetw/s320/franco+cresci+1978.jpg" /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/Sxn8kYmaM9I/AAAAAAAAFNQ/Ffr0oyo8cwk/s1600-h/franco+cresci+1974_.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 250px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5411634129271403474" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/Sxn8kYmaM9I/AAAAAAAAFNQ/Ffr0oyo8cwk/s320/franco+cresci+1974_.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/a&gt;&lt;/a&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/766277752732106703-7988101468637527710?l=tremareilmondofa.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tremareilmondofa.blogspot.com/feeds/7988101468637527710/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=766277752732106703&amp;postID=7988101468637527710' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/766277752732106703/posts/default/7988101468637527710'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/766277752732106703/posts/default/7988101468637527710'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tremareilmondofa.blogspot.com/2009/12/franco-cresci.html' title='Franco Cresci'/><author><name>mirkot.69</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10951977530425793598</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TCP-SEScouI/AAAAAAAAFz4/Ami9sYvfrPs/S220/angelo+schiavio+1925%40recolored_3_blog_.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/SxYFS9JMpuI/AAAAAAAAFMA/0jRBXSRLNAM/s72-c/franco+cresci+1974.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-766277752732106703.post-2931296678764433114</id><published>2009-11-12T00:02:00.022+01:00</published><updated>2010-02-10T05:07:39.380+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='I grandi del Bologna'/><title type='text'>Stefano Chiodi</title><content type='html'>&lt;object width="445" height="364"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/LHbEjmJgdCk&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;fs=1&amp;amp;color1=0x5d1719&amp;amp;color2=0xcd311b&amp;amp;border=1"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/LHbEjmJgdCk&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b&amp;border=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="445" height="364"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;p align="justify"&gt;Sopra, un video con alcuni dei 21 gol realizzati in maglia rossoblù da Stefano Chiodi nelle quattro stagioni da lui disputate in maglia rossoblù. Chiodi, centravanti fisicamente molto dotato ma di movimento, agile, dotato di un buon dribbling e, soprattutto, di un tiro al fulmicotone, cresce nelle giovanili rossoblù dopo essere stato prelevato giovanissimo dal Castelmaggiore. Il Bologna riuscì a soffiarlo in extremis al Torino (che ne aveva praticamente definito l'ingaggio) grazie al padre di Stefano che non volle sentire ragioni, dirottando così il figlio al Bologna, la sua squadra del cuore. Fu una scelta che si rivelò azzeccatissima: il giovane Stefano infatti bruciò le tappe nel settore giovanile rossoblù, dove crebbe assieme ad altri grandi talenti come Eraldo Pecci, Franco Colomba e Oriano Grop, compagni con i quali disputò una finalissima al Torneo di Viareggio contro la Fiorentina del giovane Giancarlo Antognoni ( ne uscirono sconfitti di misura per 1-0 -- rete di Rosi per i viola -- dopo una gara sfortunatissima, chiusa dopo i tempi supplementari). Si accorgono di lui anche quelli della Nazionale under 21, dove Stefano collezionerà 3 presenze con 2 reti. Chiodi, terminata l'esperienza nelle giovanili rossoblù, assaggia per la prima volta l'impatto con il calcio "vero": viene infatti prestato per un anno al Teramo, in serie C, dove mostra tutto il suo talento realizzando 8 reti in 29 presenze. L'anno seguente tornò al Bologna, dove agli attaccanti rossoblù spettava un compito veramente ingrato: fare dimenticare il grande Beppe Savoldi, nel frattempo passato al Napoli per una cifra incredibile a quei tempi. Chiodi non ci mise molto a fare capire di che pasta era fatto: alla 3ª giornata di campionato, in uno stadio Comunale stracolmo, Stefano Chiodi fa il suo esordio in serie A davanti al Milan di Albertosi, Benetti e Maldera, e lo fa col botto: suo infatti il gol del pareggio rossoblù dopo il vantaggio rossonero di Vincenzi, un gran gol, il suo marchio di fabbrica: pochi, ma bellissimi. Stefano Chiodi terminerà quella sua prima stagione nel Bologna in serie A (1975-76) con un bottino di 8 reti in 22 presenze, niente affatto male per un esordiente. Le due successive stagioni di Chiodi in rossoblù si chiuderanno entrambe con 5 gol realizzati, più 1 in Coppa Italia. Stagioni contraddistinte da poche realizzazioni, ma quasi tutte di pregevole fattura: su tutte la fantastica rete realizzata all'Inter di Bordon, Altobelli e Carletto Muraro (al secondo 46 nel video sopra) nel campionato 1977-78, davanti ad uno stadio Comunale gremito all'inverosimile ed entusiasta (il Bologna vinse quella partita 2-1, rimontando lo svantaggio nerazzurro di Muraro con due "Eurogol" di Chiodi e Gil De Ponti). Chiodi, fortemente voluto da Gianni Rivera, passò poi al Milan, con il quale vinse lo scudetto della stella, confermandosi grande cecchino su calcio di rigore. Dopo una breve parentesi alla Lazio, torna al Bologna nel campionato 1981-82, anno infausto, il peggiore della storia rossoblù fino a quel momento, campionato che decretò la prima storica retrocessione in serie B del club rossoblù. Chiodi, purtroppo, non poté contribuire con la sua solita agilità e potenza in quel campionato: si infortunò infatti gravemente alla testa contro la Fiorentina al Comunale (in uno scontro aereo con Ciccio Graziani), finendo in coma per una notte. Al risveglio non ricordava più nulla, anche se ci pensò un fastidio all'orecchio a ricordargli quello che gli era capitato. Per lui un solo gol in campionato, nella vittoriosa trasferta di Avellino, con il "Partenio" espugnato per per 0-1 grazie alla sua prodezza. La sua bella avventura in rossoblù finì al termine di quel campionato, poi altre squadre, un precoce declino, e il ritiro definitivo dal mondo del calcio nel 1988. Terminata la carriera di calciatore, la porta di Casteldebole si aprì un'altra volta: Chiodi, infatti, per 3 anni allenò le giovanili del Bologna con discreto successo. Grazie Stefano, eroe dei pomeriggi in rossoblù.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;/strong&gt;................................................................................................... &lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Chiodi, un destino da stella.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;...................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Di Rosanna Schirer&lt;/strong&gt; &lt;/p&gt;&lt;p&gt;................................................................................................... &lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Anche se il calcio mi ha insegnato tanto, la vita vera inizia nel momento in cui smetti di giocare. Finchè sei dentro al mondo del pallone, e non puoi restarci se ti manca l'entusiasmo, le cose sono fin troppo facili". Stefano Chiodi, il calciatore bolognese che prima di lasciare l'agonismo aveva gia avviato un'altra attività di successo, è rimasto un tipo concreto e di poche parole. Appena si lascia andare, racconta: "Da ragazzo giocavo in una squadretta di periferia. Al campo ci andavo in bici, distava da casa 10 km. In piu gli zii mi portavano allo stadio a tifare per i miei idoli, mezzeali del Bologna quali il tedesco Helmut Haller e Giacomo Bulgarelli. Facevo pure atletica leggera ma a 15 anni ero gia in promozione e cosi scelsi di dedicarmi al calcio. Tre anni dopo debuttai addirittura in A con i rossoblu: pareggiammo 1-1, in casa, contro il Milan. Feci anche gol: in carriera ne ho fatti pochini ma tutti stupendi. Quella volta partii da meta campo, scartai 4 o 5 avversari e tirai in porta con tutta la forza che avevo. L' altra rete la segnò Vincenzi. Strano destino: qualche anno piu tardi lui si trasferi al Bologna, io al Milan". Nel '78 Stefano passa in rossonero: fa 7 gol e vince lo scudetto della stella, guidato da Niels Liedholm. Nel cuore custodisce pero il ricordo di un altro grande allenatore: Nereo Rocco, morto qualche mese prima della conquista del tricolore. Pieno di nostalgia, rammenta: "A Milano abitavo in un residence. Accanto alla mia stanza c'era quella del Paron che, dopo cena, passava a darmi qualche consiglio. Una notte davano in tv un incontro di boxe con Muhammad Alì, credo. Quella sera Rocco passò da me e con la sua proverbiale calma disse: 'So che seguirai il match: vengo anch'io. Però fammi un favore, compera una bottiglia di vino' . Non ricordo che marca mi indicò: so che costava 80 mila lire e, per non fare brutta figura, ne acquistai due. A fine match si porto via la bottiglia rimasta...". La grintosa punta, che conta 3 presenze e 2 reti in nazionale Under 21 e 2 match e 2 gol nella Militare, quando passò alla Lazio subì una squalifica di 6 mesi per illecito (scommesse). Tornò poi al Bologna (con uno stop altrettanto lungo per un infortunio riportato in uno scontro con Graziani), quindi di nuovo alla Lazio, poi Prato, Campania e Rimini, per finire a Lugo di Romagna. Stefano, che nel frattempo aveva acquistato un albergo, ha lasciato a 30 anni: per 3 ha allenato i giovani del Bologna, poi ha fatto l'osservatore. Ora vive a Budrio; oltre all'albergo, ha un ristorante e un bar con ricevitoria Totocalcio, gestiti con la moglie Fausta. Ha il patentino di allenatore, ammira Beppe Signori e confida: "Quando ho smesso avevo paura di non farcela e mi sono staccato dal calcio per un anno. Ho sistemato i miei cimeli in due bauli che non ho piu toccato. Forse ora e giunto il momento di aprirli". E di tornare nel mondo del pallone...&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;...............................................................................................&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Ciao Chiodi, Bologna ti piange.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;...............................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Se ne va a 52 anni un mito rossoblù.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;...............................................................................................&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;strong&gt;di Gianfranco Civolani&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;...............................................................................................&lt;br /&gt;Subito gol al debutto, contro il Mi&amp;shy;lan e nella porta di Ricky Alber&amp;shy;tosi. Quanti giocatori hanno comin&amp;shy;ciato così? Pochi o pochissimi, ma a Stefano Chiodi è accaduto. E 8 gol alla prima stagione in serie A e a 19 anni non ancora compiuti, quasi co&amp;shy;me i nove di un altro illustre esor&amp;shy;diente - Roberto Mancini - qualche anno dopo. Stefano Chiodi era un bolognese arioso di provincia, nato a Bentivoglio. Figlio di un uomo che aveva un bel nome plebeo (Dinamo era appunto il nome del papà) Stefa&amp;shy;no era uno dei tanti bolognesi di paese (Dino Fiorini di San Giorgio di Piano, Cervellati di Baricella, Ghetti di Argelato) che si portavano dietro un sogno, quello di indossare una maglia prestigiosa e - come di&amp;shy;re - inossidabile nel tempo. E Bruno Pesaola non ci mise molto a capire che il pupone Stefano andava messo dentro e affidato alla buona grazia e alla preziosa collaborazione di un centravanti brasiliano ( Sergio Cle&amp;shy;rici detto il Gringo) che sapeva creare gli spazi giusti per chi con la maglia numero undici gli giocava così vicino. Era il primo Bologna senza Savoldi, appunto ceduto al Napoli dal presidente Conti in cam&amp;shy;bio di un gran pacco di soldi con l’aggiunta di due giocatori ritenuti un po’ frusti come l’ala destra Rosa&amp;shy;rio Rampanti e il centravanti Cleri&amp;shy;ci, un brasiliano paulista detto an&amp;shy;che il Sordo (ci sentiva da un orec&amp;shy;chio solo) che sulla piazza di Bolo&amp;shy;gna qualche anno prima era stato un mezzo disastro. Ma Luciano Conti si era cautelato prelevando dal Bre&amp;shy;scia un presunto bomber (tale Ber&amp;shy;tuzzo) che avrebbe dovuto spaccare il mondo. Ma già alla terza partita (ottobre del ‘75) il giovane Chiodi si fece sentire e praticamente portò via il posto al malcapitato Bertuzzo, un solo miserrimo gol in quindici partite con ovvia e rapida cessione. Stefano Chiodi aveva forza e faccia di bronzo. Fu subito precettato dai tecnici azzurri, giocò tre partite nel&amp;shy;la nazionale giovanile poi si perse un po’ per strada anche perchè af&amp;shy;flitto dai soliti infortuni che coltiva&amp;shy;no gli attaccanti che ci davano den&amp;shy;tro senza paura. Ma più tardi il pre&amp;shy;sidente Conti - che già aveva cedu&amp;shy;to ai migliori offerenti Savoldi e Pecci - non seppe resistere alla sire&amp;shy;na del Milan e là Stefano Chiodi conquistò lo scudetto della Stella mettendo a segno 7 gol (tutti su rigo&amp;shy;re, ma sempre 7) a maggior gloria di quel gioiello di squadra targato Lie&amp;shy;dholm e Rivera. Poi due anni dopo Stefano cominciò un po’ a declinare e a farsi qualche giro. La Lazio, di nuovo il Bologna per una rapida comparsata e - a meno di trent’anni - l’oblio a Napoli (ma in C, al Cam&amp;shy;pania) e al Pinerolo giusto per ac&amp;shy;chiappare gli ultimi quattrini. Ste&amp;shy;fano Chiodi - 33 gol in serie A - era un tipo solare che sapeva sempre buttarla sulla battuta pronta. E già da giovane gli piaceva buttarsi negli affari. Rilevò a Milano un ristoran&amp;shy;te insieme a quel bel tipo di Alber&amp;shy;tosi e poi con la moglie Fausta di&amp;shy;ventò a Budrio proprietario di al&amp;shy;berghi e ristoranti. E avrebbe volu&amp;shy;to fare l’allenatore (e lo fece, per un attimo nelle giovanili del Bologna), ma il lavoro lo assorbiva troppo e Stefano si era completamente dedi&amp;shy;cato agli aperitivi che sul mezzo&amp;shy;giorno sfornava per gli amici di pro&amp;shy;vincia. Stefano Chiodi era un cuore generoso. Aveva lanciato il Memo&amp;shy;rial Fiorini in onore di un caro ami&amp;shy;co così prematuramente scomparso. Ma l’ultima volta - a Pianoro - al Memorial Chiodi non arrivò mai. C’erano tutti gli altri, ma lui no. Ste&amp;shy;fano stava male, prima un po’ male e poi molto male e adesso Stefano &amp;shy;amico mio e di tutti i giornalisti miei coetanei - se n’è andato a cinquanta&amp;shy;due anni. Mi diceva sempre: « Ma come siamo messi con ‘ sto Bolo&amp;shy;gna? » Caro Stefano, eravamo messi meglio quando c’eri tu. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;................................................................................................&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;strong&gt;È morto Chiodi, debuttò in rossoblù.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;................................................................................................&lt;br /&gt;Pochi, ma belli, i gol di Stefano Chiodi. «Agivo da unica punta, mi muovevo orizzontalmente per fare spazio agli altri. Il pubblico mi voleva bene lo stesso», diceva di sé. Stefano Chiodi, ex centravanti del Bologna negli anni Settanta, poi del Milan e della Lazio, è morto questa mattina al Maggiore. Avrebbe compiuto 53 anni il 26 dicembre prossimo, ma era malato da lungo tempo. Quando lasciò per la prima volta Bologna per approdare al Milan aveva 22 anni. Ma alla fine, dopo una carriera in giro per l’Italia, aveva deciso di tornare sotto le Due Torri per aprire un’osteria e altre attività nel borgo di Budrio. Nel suo «Ristorante del Teatro», c’è ancora la foto del tiro al volo col quale inchiodò un immobile Ivano Bordon. Era il 29 gennaio 1978. «Il mio gol più bello: io segnavo d'istinto e quindi mi venivano bene», disse una volta. Cresciuto calcisticamente nelle giovanili rossoblù, dopo un prestito al Teramo, debuttò in serie A con il Bologna nel 1975, segnando un gol al Milan, la stessa squadra che un anno dopo l'ha acquistato a peso d’oro e che lui ha trascinato alla conquista dello scudetto, quello della stella, il numero 10. Poi giocò ancora diversi anni, prima di nuovo a Bologna e poi con Lazio e Prato. Forte fisicamente, veloce e dotato di buon dribbling e tiro ebbe uno dei momenti miglior giocando sotto la guida del «Petisso» Pesaola, al fianco del brasiliano Sergio Clerici. Per lui 87 partite in serie A e 19 gol col Bologna.&lt;br /&gt;.............................................................................................&lt;br /&gt;IL LUTTO DEI CLUB - Per ricordarlo la società rossoblù ha lasciato un messaggio sul suo sito ufficiale: «Tutto il Bologna F.C. 1909, presidente, dirigenti, tecnici, giocatori e dipendenti, si stringe alla famiglia nel ricordo di Stefano». &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;.............................................................................................&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Colomba: «Era generoso e ironico». Budrio era diventato il suo rifugio.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;.............................................................................................&lt;br /&gt;BOLOGNA - Personaggio unico, ironico, si faceva vo&amp;shy;ler bene. Era diretto, non amava i giri di parole. Chio&amp;shy;di amava parlare con la gen&amp;shy;te e confrontarsi con tutti senza mai un briciolo di pre&amp;shy;sunzione. Per questo era particolarmente noto e ama&amp;shy;to a Budrio, il suo rifugio. Ha combattuto sino all'ultimo istante con quel piglio che era assai noto a chi lo cono&amp;shy;sceva bene. Al suo fianco è rimasta, costantemente, la moglie Fausta. Sposato e pa&amp;shy;dre di due figli, Tommaso e Irene, Stefano era diventato un apprezzato ristoratore a Budrio, dove ha gestito per anni un importante albergo &amp;shy;ristorante, e nella frazione di Prunaro dove ha aperto con successo una pizzeria dove ha lavorato sino a quando la malattia glielo ha permesso assieme alla moglie, ai figli, ai nipoti. Franco Colomba: « Abbiamo condiviso bei momenti insieme. Era un ragazzo generoso, sensibile e sempre con il sorriso sulle labbra ». La sua morte non ha colto di sorpresa. Da anni infatti il centravanti, dal calcio impressionante, combatteva contro la malattia. I funerali si terranno domani mattina alle 10.30 presso la chiesa di San Lorenzo a Budrio. Ci sarà un intera comunità che ha apprezzato Stefano Chiodi, l'amico di tutti. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;...................................................................................................&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Stefano Chiodi, un talento.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;...................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Di Vanni Zagnoli&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;...................................................................................................&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Chiodi era un talento, il Torino l’aveva acquistato non ancora maggiorenne, il padre però lo convinse a firmare per il Bologna, di cui era tifoso. A 18 anni andò in prestito al Teramo, in serie C, segnò 8 gol. Nel 1975 debuttò in A con i rossoblù, gol al Milan. Forte fisicamente, veloce e dotato di buon dribbling e tiro notevole, diede il meglio in avvio. In rossoblù, con l’allenatore Bruno Pesaola, il Petisso, accanto a Sergio Clerici: dopo il ritiro di Josè Altafini, nel ‘77-‘78, il brasiliano restò l'unico straniero della serie A, dopo la chiusura delle frontiere, dal ’64 all’80. Del suo Bologna il 13 febbraio è scomparso Giacomo Bulgarelli, per la stessa malattia, nel 2005 un tumore al pancreas portò via Giuliano Fiorini, classe ’58. I tre erano amici, si ritrovavano spesso il lunedì sera, a cena e poi per giocare a carte, in un ristorante bolognese, la Brenta.“Aveva doti calcistiche e fisiche non comuni – sottolinea l’amico Farioli -, per essere un campione gli mancava solo la testa: non era così professionista fuori dal campo. Calciava di destro e sinistro, indifferentemente, con il suo 37 di piede. Debuttò in under 21, senza arrivare mai in nazionale. Lascia la moglie Fausta, 44 anni, con la quale gestiva una pizzeria a Prunaro, frazione di Budrio, nel Bolognese. E’ lì che la famiglia Chiodi si è realizzata in attività commerciali, nell’ultimo quarto di secolo, dopo il ritiro di Stefano dal calcio. Ha condotto l’hotel Sport, il bar Centrale, poi il ristorante albergo Del Teatro, sempre a Budrio. Il figlio Tommaso, 24 anni, si è appena laureato, la figlia Irene, 20, studia all’università. Farioli è stato per 30 anni titolare del Sultano, notissimo parrucchiere e poi centro benessere e palestra di Bologna. Chiodi era di Funo, l’amico di Castelmaggiore, dove l’attaccante fece le giovanili, fu lo stesso Farioli a introdurlo nella vita della Dotta.“Il suo gol più bello al Dall’Ara, contro l’Inter, non aveva ancora 20 anni. Stop di petto a centro area, fece girare la palla sopra la testa dell’avversario, si girò e la mise nel sette: alla Domenica Sportiva venne premiato come gol del mese”. Chiodi era soprattutto un burlone.“In compagnia aveva la battuta facile, raccontava barzellette, scherzava, si ritrovava a giocare a briscola anche con Bellugi, Bob Vieri (il padre di Cristian, ndr), Maselli e il portiere Zinetti”.&lt;br /&gt;Era rimasto in contatto con Giovanni Mei, l’ex stopper, ora osservatore per Franco Colomba, allenatore del Bologna, con Oriano Grop, Eraldo Pecci e Gil De Ponti. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;..................................................................................................&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Stefano Chiodi nacque il 26 dicembre 1956 a Bentivoglio (Bo). Giocò nel Bologna dalla stagione 1975-76 al 1977-78, e ancora nel campionato 1981-82. Cresciuto nelle giovanili rossoblù, vanta 95 presenze e 21 reti in totale tra campionato e coppe. &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;..................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/SvzzW_FeGsI/AAAAAAAAFIU/Ck579gBXpt4/s1600-h/stefano+chiodi+1978,+in+rete+contro+l%27inter+al+comunale%40.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 314px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5403461229154802370" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/SvzzW_FeGsI/AAAAAAAAFIU/Ck579gBXpt4/s320/stefano+chiodi+1978,+in+rete+contro+l%27inter+al+comunale%40.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/Sv4p5vcFCkI/AAAAAAAAFIc/6FwPu6mbEi0/s1600-h/stefano+chiodi+1977_.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 217px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5403802674854693442" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/Sv4p5vcFCkI/AAAAAAAAFIc/6FwPu6mbEi0/s320/stefano+chiodi+1977_.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/Sv4vqrSn2II/AAAAAAAAFIk/WcL9qCqOavA/s1600-h/stefano+chiodi+1977-78.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 285px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5403809013113018498" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/Sv4vqrSn2II/AAAAAAAAFIk/WcL9qCqOavA/s320/stefano+chiodi+1977-78.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/Sv41nluTZOI/AAAAAAAAFIs/R9e-dz34Lp0/s1600-h/stefano+chiodi+1977-78,+con+paolo+rossi.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 214px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5403815557148665058" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/Sv41nluTZOI/AAAAAAAAFIs/R9e-dz34Lp0/s320/stefano+chiodi+1977-78,+con+paolo+rossi.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/Sv45cwKhugI/AAAAAAAAFI0/cFqQPuvlmoE/s1600-h/stefano+chiodi+1976_.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 171px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5403819769019349506" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/Sv45cwKhugI/AAAAAAAAFI0/cFqQPuvlmoE/s320/stefano+chiodi+1976_.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/Sv5Amob5kqI/AAAAAAAAFI8/0xn7NO1NgzI/s1600-h/stefano+chiodi+a+como+1975-76.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 238px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5403827635324818082" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/Sv5Amob5kqI/AAAAAAAAFI8/0xn7NO1NgzI/s320/stefano+chiodi+a+como+1975-76.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/Sv5FYxA_XiI/AAAAAAAAFJE/DjlyloOp3Pc/s1600-h/stefano+chiodi+contro+il+foggia.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 230px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5403832894667841058" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/Sv5FYxA_XiI/AAAAAAAAFJE/DjlyloOp3Pc/s320/stefano+chiodi+contro+il+foggia.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/Sv5KaiMOKtI/AAAAAAAAFJM/2xtSA57tsfs/s1600-h/stefano+chiodi+sta+per+segnare,+bruscolotti+osserva.+%C3%A8+bologna+napoli+2-0+del+1976..jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 222px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5403838422606293714" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/Sv5KaiMOKtI/AAAAAAAAFJM/2xtSA57tsfs/s320/stefano+chiodi+sta+per+segnare,+bruscolotti+osserva.+%C3%A8+bologna+napoli+2-0+del+1976..jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/766277752732106703-2931296678764433114?l=tremareilmondofa.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tremareilmondofa.blogspot.com/feeds/2931296678764433114/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=766277752732106703&amp;postID=2931296678764433114' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/766277752732106703/posts/default/2931296678764433114'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/766277752732106703/posts/default/2931296678764433114'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tremareilmondofa.blogspot.com/2009/11/stefano-chiodi.html' title='Stefano Chiodi'/><author><name>mirkot.69</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10951977530425793598</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TCP-SEScouI/AAAAAAAAFz4/Ami9sYvfrPs/S220/angelo+schiavio+1925%40recolored_3_blog_.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/SvzzW_FeGsI/AAAAAAAAFIU/Ck579gBXpt4/s72-c/stefano+chiodi+1978,+in+rete+contro+l%27inter+al+comunale%40.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-766277752732106703.post-6864907941099468317</id><published>2009-10-16T00:53:00.026+02:00</published><updated>2011-03-07T07:21:04.022+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Video tifosi'/><title type='text'>Bologna - Genoa 2009: coreografia del centenario.</title><content type='html'>&lt;p align="justify"&gt;&lt;object width="445" height="364"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/QF1EjqUUYqo&amp;amp;hl=it&amp;amp;fs=1&amp;amp;color1=0x5d1719&amp;amp;color2=0xcd311b&amp;amp;border=1"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/QF1EjqUUYqo&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b&amp;border=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="445" height="364"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Bologna, 4 ottobre 2009. Il Bologna Football Club ha 100 anni e 1 giorno. La Curva Andrea Costa e il Centro Bologna Clubs, per celebrare il grande evento, organizzano una strepitosa coreografia con più di 20mila bandiere consegnate in tutto lo stadio. Coreografia (vale la pena sottolinearlo ancora una volta) completamente AUTOFINANZIATA dai gruppi della Curva Andrea Costa e dal C.B.C., con una spesa complessiva di 41.676 euro, poi completamente recuperati con la tre giorni di festeggiamenti per il centenario, con la vendita di materiale, e con la libera offerta dei tifosi per le bandiere all'ingresso dello stadio. Questo vale la pena ribadirlo: in un'epoca in cui tante curve italiane si sono svendute e hanno perso completamente la faccia diventando S.p.A., lucrando e gestendo affari poco chiari, facendosi sponsorizzare bandieroni da grandi ditte o chiedendo soldi alle società, i tifosi bolognesi devono andare fieri di una curva che non si è MAI venduta, che orgogliosamente va avanti per la propria strada senza. AVANTI ANDREA COSTA!! Godetevi il video di una delle curve migliori e più coerenti d'Italia. &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/766277752732106703-6864907941099468317?l=tremareilmondofa.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tremareilmondofa.blogspot.com/feeds/6864907941099468317/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=766277752732106703&amp;postID=6864907941099468317' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/766277752732106703/posts/default/6864907941099468317'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/766277752732106703/posts/default/6864907941099468317'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tremareilmondofa.blogspot.com/2009/10/bologna-genoa-2009-coreografia-del.html' title='Bologna - Genoa 2009: coreografia del centenario.'/><author><name>mirkot.69</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10951977530425793598</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TCP-SEScouI/AAAAAAAAFz4/Ami9sYvfrPs/S220/angelo+schiavio+1925%40recolored_3_blog_.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-766277752732106703.post-8351393210616056733</id><published>2009-09-11T00:07:00.036+02:00</published><updated>2010-02-10T05:10:30.064+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Video del centenario'/><title type='text'>Giorgio Comaschi legge racconto di Gianni Brera su Angelo Schiavio</title><content type='html'>&lt;object width="580" height="360"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/iVD9bwjJN4M&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;fs=1&amp;amp;color1=0x5d1719&amp;amp;color2=0xcd311b&amp;amp;border=1"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/iVD9bwjJN4M&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b&amp;border=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="580" height="360"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Tributo di Giorgio Comaschi ad Angelo Schiavio, leggendario centravanti e fuoriclasse del Grande Bologna anni '20 e '30, il più grande giocatore e realizzatore nella storia del club rossoblù. L'articolo, interpretato da Giorgio Comaschi, venne scritto da Gianni Brera in occasione del cinquantenario del Bologna, nel 1959, e pubblicato sul libro ufficiale dei 50 anni. Ringrazio l'amico Lenny per la gentile concessione del video. Riposto anche l'articolo di Brera, per quelli che non l'avessero letto nel profilo dedicato ad Angelo Schiavio. &lt;/strong&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;...................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Gianni Brera, giornalista e scrittore, articolo scritto per i 50 anni del Bologna.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;....................................................................................................&lt;br /&gt;"L'ultima immagine di Anzléin Schiavio atleta mi balena alla memoria in un grande ellisse di camiciole con le maniche corte: l'Arena a giugno. Doveva arrivare il Giro d'Italia: forse il quarto vinto da Binda. Era in programma Milan - Bologna. Al centro dell'attacco bolognese giocava Anzléin Schiavio fatto magro dagli anni, dal gran correre e dai calci. A guardia della porta del Milan era Compiani. Io stavo appostato presso quella porta con Giorgio Strehler, che allora ignorava Shakespeare ma sapeva egualmente insegnarne di bellissime. Il Milan voleva vivere il suo stadio garibaldino, fatto di tumultuose scorribande in contropiede, di arcigne rincorse in difesa, di spallate e calcioni assai gagliardi. Il mio eroe di allora era el Ginin Perversi, volonterosamente affiorato a Milano dai dolci paduli della mia riva. Schiavio era già nel mito, come avviene di certi dei che altri più fortunati soppiantano nella venerazione degli umili. D'improvviso lo vidi scendere a rete in un gran bagliore di luce: aveva le gambe arcuate, gonfie e quasi bitorzolute di muscoli ipertrofici: teneva i gomiti larghi e difendeva la palla ad ogni tocco di dribbling con una sorta di balzo fra lo scimmiesco e il felino. Inspiegabilmente il carosello dei difensori milanisti si apriva innanzi a lui: poi strinsero in grande affanno Perversi e Schienoni, e intanto Compiani era chinato in avanti e si batteva le mani sulle cosce come chi si aspetta qualcosa. Schiavio accennò uno scarto sulla destra: levò gli occhi dalla palla che aveva toccato da ultimo col sinistro, poi miracolosamente battè rasoterra di collo destro. La palla rigò l'erba già rinsecchita dal solleone, ebbe una sorta di rimbalzo all'altezza del rigore: Compiani si distese e guizzò stancamente verso il palo di destra: giunse a palme unite sulla linea un istante dopo il passaggio della palla. Lo stesso Schiavio parve stupito dal gol. Aveva battuto un destro senza convinzione, forse esausto dallo scatto e dai dribblings precedenti in cuor suo avrebbe preferito - immagino - aprire ad un compagno, a Reguzzoni che seguiva l'azione sull'estrema sinistra, poi l'istinto l'aveva indotto a tentare lo spiraglio intravisto sulla destra. Compiani era al centro della porta, a sua volta si aspettava un passaggio: da quasi venti metri il vecchio sornione l'aveva sorpreso sul tempo. Schiavio alzò le braccia e tentò un saltello che sicuramente venne limitato dall'abitudine. Qualche compagno accorse ad abbracciarlo. Lui si schermì con un timido sorriso. E tornò trotticchiando a centro campo. Il Bologna passò altre due volte. Schiavio sparì per tornare nel mito. Né mi stupì, conoscendolo di persona, molti anni dopo, che fosse svenuto al veder entrare, a un palmo dalle dita di Planicka, il pallone che sanciva la prima vittoria mondiale dell'Italia. Non mi stupì che Monti (una sorta di spietato corazziere del quinquennio) gli avesse stroncato una gamba all'inizio di un incontro decisivo per lo scudetto. Schiavio doveva essere per tutti un avversario tremendo. Vedendolo spesso ritratto da fotografi e da disegnatori, me ne feci un' idea forse stramba ma non implausibile: che avesse graffi, borghie ed uncini alle articolazioni delle braccia e delle gambe, simile a certi guerrieri che non videro l'archibugio. E quando seppi da lui che, nato e cresciuto a Bologna, imparato il calcio e raggiunta a Bologna la celebrità mondiale, era tuttavia comasco di origine, quell'immagine che mi ero fatto prese tale consistenza in me da commuovermi. Appassionato come sono di storia padana, il trasferimento della famiglia Schiavio da Como a Bologna mi parve una riparazione dovuta dai lombardi comaschi a fratelli lombardi più fedeli. Bologna infatti non aveva mai abbandonato la Lega; a Bologna non v'è lombardo che non si trovi a casa, cara deliziosa città in cui mi pare di aver vissuto altre vite, non so in quale tempo favoloso". &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="445" height="364"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/EKmG-rrsGvY&amp;amp;hl=it&amp;amp;fs=1&amp;amp;color1=0x5d1719&amp;amp;color2=0xcd311b&amp;amp;border=1"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/EKmG-rrsGvY&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b&amp;border=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="445" height="364"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Ancora Giorgio Comaschi che racconta la centenaria storia rossoblù in Piazza Maggiore durante la serata: "Sotto le Stelle rossoblù del Cinema". Nel video si possono ammirare tante vecchie glorie del Bologna di un tempo: Dino Ballacci, Gino Pivatelli, Ezio Pascutti, Franco Janich, Eraldo Pecci, Gigi Maifredi e Giancarlo Marocchi. Nel filmato vengono mostrati anche frammenti su pellicola della "Vecchia Bologna", con i suoi canali, le sue concerie, le sue piazze, i suoi portici e la sua inimitabile bellezza. Inoltre, si nota anche un bel reperto video della seconda gara di finale scudetto 1929, giocata tra Bologna e Torino e disputata al vecchio "Campo Torino" (in seguito semplicemente "Il Filadelfia", dall'omonima via adiacente allo stadio). Un video da vedere. &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/766277752732106703-8351393210616056733?l=tremareilmondofa.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tremareilmondofa.blogspot.com/feeds/8351393210616056733/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=766277752732106703&amp;postID=8351393210616056733' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/766277752732106703/posts/default/8351393210616056733'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/766277752732106703/posts/default/8351393210616056733'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tremareilmondofa.blogspot.com/2009/09/giorgio-comaschi-legge-articolo-di.html' title='Giorgio Comaschi legge racconto di Gianni Brera su Angelo Schiavio'/><author><name>mirkot.69</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10951977530425793598</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/TCP-SEScouI/AAAAAAAAFz4/Ami9sYvfrPs/S220/angelo+schiavio+1925%40recolored_3_blog_.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-766277752732106703.post-7924216321288252100</id><published>2009-08-26T00:51:00.025+02:00</published><updated>2010-11-26T02:06:08.165+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='I grandi del Bologna'/><title type='text'>Roberto Mancini, l'ingiustizia storica</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/SpSrKAE474I/AAAAAAAAE4Y/HlHQUhgYZjE/s1600-h/roberto+mancini+1982,+contro+renzo+contratto+della+fiorentina.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 297px; FLOAT: left; HEIGHT: 320px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5374108443667394434" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_e6lbIGN1YzQ/SpSrKAE474I/AAAAAAAAE4Y/HlHQUhgYZjE/s320/roberto+mancini+1982,+contro+renzo+contratto+della+fiorentina.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Roberto Mancini, in arte "Mancio" per tutti i tifosi rossoblù dell'epoca, è ancora una ferita aperta sulla pelle dei tifosi del Bologna, una ferita che non si rimargina, nonostante siano passati quasi 30 anni. La vergognosa cessione di Mancini fu un evento che seguì un altro incredibile e scioccante avvenimento in casa rossoblù: la prima, storica, retrocessione in serie B del Bologna, una cosa impensabile e inaccettabile a quei tempi: il gloriosissimo Bologna F.C. era infatti una delle 3 formazioni (assieme alla Juventus e all' Inter) che potevano vantarsi di essere sempre state presenti nella massima divisione, fin dagli albori del calcio italiano. Insomma, quell'annata fu veramente una tragedia sportiva epocale per il Bologna e per la città. Annata da cui cominciò un lento declino del club rossoblù, declino di ambizioni che viviamo ancora al giorno d'oggi, purtroppo. Il "Mancio" apparve come una stella cometa nel cielo rossoblù, la gente lo ammirava giocare estasiata, i tifosi strabuzzavano gli occhi guardando quel campione di razza, quel fuoriclasse bambino accarezzare il pallone come solo i grandi del football sapevano fare. I vecchi tifosi dello "Sterlino" e poi del "Littoriale" sognavano nuovi orizzonti, vedevano realizzarsi il sogno di un nuovo grande fuoriclasse uscito direttamente dal vivaio, un nuovo idolo calcistico della città col quale identificarsi, come Angelo Schiavio e Giacomo Bulgarelli prima di lui. Ma purtroppo per il Bologna e i suoi tifosi, in quei primi anni '80 il presidente del B.F.C. portava il nefasto nome e cognome di Tommaso Fabbretti, un assicuratore piombato nel mondo rossoblù nel 1979, dopo avere rilevato il Bologna da Luciano Conti. Furono 4 anni disastrosi (con l'intermezzo anche del calcioscommesse al primo anno di presidenza, per il quale fu squalificato 1 anno per omessa denuncia), con l'eccezione dell'ottima annata 1980-81, nella quale il Bologna di Gigi Radice diede spettacolo. Poi l'inferno: prima retrocessione in serie B nella storia del club, la cessione di Roberto Mancini, e un'altra retrocessione, la seconda consecutiva, questa volta in serie C1. Un disastro totale: nel giro di un anno venne letteralmente distrutta e umiliata una delle squadre più gloriose di tutto il football italiano, una vergogna infinita. Per un personaggio del genere, completamente e inspiegabilmente fuori controllo, fu facile cedere alle lusinghe e ai soldi di Paolo Mantovani, petroliere e presidente della neopromossa Sampdoria, fino ad allora squadra di secondo piano nella storia del calcio italiano: con una misteriosa e poco chiara trattativa condotta in Svizzera direttamente con Mantovani e il d.s. Borea (appena uscito dal Bologna retrocesso e ingaggiato dalla Sampdoria...), Fabbretti cedette il "Mancio" alla Samp per 4 miliardi, comprendenti un corollario di giocatori di scarso valore o a fine carriera: Galdiolo, Logozzo, Roselli e Brondi. Uno scandalo, una cessione inaccettabile. Infatti, Gigi Radice, già contattato da Fabbretti per tentare di indorare ai bolognesi l'amarissima pillola della retrocessione in B, annunciò, in un'infuocata conferenza stampa, che mai avrebbe guidato il Bologna in serie B privo di Roberto Mancini. Il giorno dopo, Fabbretti non poté che confermare l'assurda cessione del giovane fuoriclasse rossoblù, non senza avere prima replicato duramente a Gigi Radice con queste parole: "Radice aveva trattato la cessione di Mancini alla Juventus, l'affare voleva farlo lui. Sono gli allenatori di questo genere che rovinano le società". In città la notizia si sparse in poco tempo: si scatenò una furibonda contestazione, con tanto di enorme corteo per le vie cittadine, violenta manifestazione e sassaiola sotto alle assicurazioni di Fabbretti (furono mandate in frantumi diverse vetrate), e fu anche appiccato il fuoco a casa sua (diversi infissi di casa Fabbretti bruciarono), insomma, uno scenario irreale e incredibile. Intanto però il "Mancio" era perso per sempre, il sogno dei tifosi rossoblù di potere tornare grandi con il fuoriclasse costruito in casa naufragò in quei giorni. Roberto Mancini fece, negli anni a seguire, le fortune di Sampdoria e Lazio, regalando giocate, gol, assist e dribbling da autentico fenomeno del pallone (Secondo la mia sindacabilissima opinione, uno dei tre migliori giocatori degli ultimi 30 anni, assieme a Roberto Baggio e a Francesco Totti). L'ingiustizia storica era così compiuta, un'ingiustizia e una ferita che brucia ancora sulla pelle dei tifosi del Bologna come una frustata, come se fosse il primo giorno.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;..................................................................................................&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;BOLOGNA, 9 MAGGIO 1982: BOLOGNA - INTER 3-1.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;..................................................................................................&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Tratto da "...Ho visto un gran Bologna...". &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Le più belle vittorie in 30 anni di storia rossoblù dall'ultimo scudetto ad oggi.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;.................................................................................................&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Di Franco Cervellati.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;.................................................................................................&lt;br /&gt;Prima o poi, durante questo racconto che ripercorre trent'anni di vittorie rosso blu, al fatidico campionato della nefasta retroocessione in B dovevamo arrivarci. E scegliere un momento positivo nella stagione 1981/82 è davvero difficile. Sotto la guida di Burgnich, subentrato a Radice andato a farsi esonerare a Milano, la squadra gioca malissimo e ciò che di buono è stato fatto l'anno precedente è presto dimenticato. Esplode Roberto Mancini, diciassettenne dalla classe cristallina, ma non basta. Il nuovo straniero, Herbert Neumann, è una larva e il suo unico merito pare essere quello di avere portato a Bologna la bellissima moglie Maria; un infortunio in fase di preparazione lo ha certamente condizionato, ma non abbastanza da giustificarne lo scarsissimo rendimento. La difesa fa acqua e gli attaccanti Fiorini, Chiodi e Chiorri non segnano neanche a porta vuota. Dopo l'umiliazione del 4-1 di Cesena, a otto turni dalla fine subentra in panchina l'indimenticato Franco Liguori, al quale però manca l'esperienza necessaria per tirare fuori dalle sabbie mobili una squadra in disarmo. Il primo approccio illude tutti: 2-0 sulla Roma, reti di Fiorini e Mancini, con Neumann che gioca finalmente da par suo. Nessuno osa pensare seriamente che il Bologna possa finire in serie B, sarebbe come se cadesse la Torre Asinelli, o se sparisse il santuario di San Luca, ovvero i simboli perpetui della città, caratteristici come appunto la permanenza della squadra nella massima serie da quando esiste il calcio italiano. Invece arrivano una dopo l'altra durissime batoste contro Napoli, Fiorentina, Udinese e Genoa. Il 9 maggio, alla penultima, i rosso blu hanno ancora una minuscola speranza; di fronte c'è un'Inter demotivata, ma sempre al quarto posto e con sei futuri campioni del mondo in campo. Giocano la carta della disperazione Boschin, Cilona, Fabbri; Paris, Mozzini, Carrera; Fiorini, Baldini, Mancini, Colomba, Pileggi. I nerazzurri oppongono Bordon, Beppe Baresi, Oriali; Marini, Bergomi, Bini; Centi, Prohaska, Altobelli, Beccalossi, Serena. Dirige Menicucci. In tribuna Azeglio Vicini è venuto a verificare i progressi sbalorditivi di Mancini per la sua Under 21. Parte a testa bassa, il Bologna, ma all'ottavo Centi fa piombare nel silenzio il vecchio stadio segnando in diagonale in mezzo ad una difesa di belle statuine. Uno spettro aleggia ormai liberamente sul Comunale: la serie B. E invece i rossoblù trovano la forza di reagire: all' undicesimo Bordon salva su Mancini, un minuto dopo Mozzini coglie la traversa di testa. Dopo un "mani" di Baresi in area, giudicato involontario, e un gol annullato a Prohaska per fuorigioco di Serena, il sospiratissimo pareggio arriva al 19': tira da fuori Fabbri, la difesa respinge, riprende Fiorini che piazza un botta secca nell' angolo lontano. Un gran gol. "Fiore" è scatenato e si ripete al 25' superando in corsa Bergomi, futuro francobollatore di Rummenigge nella finale Mundial, e concludendo imparabilmente di destro alle spalle di Bordon. Vantaggio! Lo spettro si dissolve per un attimo. Solo per un attimo, perchè anche Cagliari e Genoa, che precedono il Bologna di un punto, stanno vincendo. L'Inter assiste ormai svogliatamente alla partita e subisce il terzo gol al 31' della ripresa per opera di Mancini, dopo lunga fuga. È il suo nono centro; doveva cominciare il campionato con la speranza di giocare qualche incontro, e alla fine li ha giocati tutti. Sulla catastrofe di Ascoli, la settimana successiva al 3-1 rifìlato all'Inter, preferisco non dilungarmi. Si affrontò sapendo in anticipo che neppure un miracolo avrebbe salvato lo squadrone che tremare il mondo... faceva. Cagliari e Genoa, ovviamente, ottennero da Napoli e Fiorentina il punticino di cui avevano bisogno. Il Bologna, che doveva assolutamente vincere per potere quantomeno tenere accesa una fiammella di speranza, passò in vantaggio con Mozzini ma i bianconeri dell'ex De Ponti non ebbero pietà e con Torrisi e Greco fissarono il punteggio su un 2-1 che non dimenticheremo mai. Le lacrime, gli sfoghi composti ma disperati dei tifosi; le pagine struggenti che i giornali bolognesi dedicarono a quell'infausta giornata; il desiderio, nonostante tutto, di voltare pagina, di riscattarsi. Sono i miei ricordi più vivi di quei momenti neri. E Fabbretti, nell'occhio del ciclone delle contestazioni (giustificate), anzichè andarsene solleticò la piazza con nuovi e gloriosi programmi, a partire dal ritorno bomba di Gigi Radice, un nome, come si dice, una garanzia. Ma intanto, in Svizzera, vendeva di soppiatto Mancini al presidente sampdoriano Mantovani. Appena la notizia si diffuse, Radice salutò la compagnia sbattendo la porta. Il presidente rilanciò gravi accuse al tecnico brianzolo; ne seguì una bufera che lasciò attonito il popolo rossoblù. Il fondo del baratro, purtroppo, era ancora ben lontano. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;...................................................................................................&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Il bambino tutto d'oro&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;...................................................................................................&lt;br /&gt;Il Bologna per la prima volta nei suoi 73 anni di storia precipita in Serie B lasciando a Inter e Juventus il primato di squadre sempre nella massima categoria, e lo fa lanciando un fulgido messaggio al futuro, con lo sboccio precoce di un formidabile talento. Si chiama Roberto Mancini e ha appena 16 anni al momento dell'esordio in A, il 13 settembre. Quando compie i diciassette, il 27 novembre, ha già conquistato la maglia da titolare e segnato i primi due gol. Deve l'esordio al fiuto dell'allenatore Burgnich, che ha dissuaso il presidente Tommaso Fabbretti dal mandare il gioiellino del vivaio in prestito al Forlì. I guai fisici di Fiorini, titolare sulla carta, e i probleemi di Chiodi gli aprono le porte della prima squadra. È un talento naturale, marchigiano di Jesi, entrato nelle giovanili rossoblù dopo un provino a dieci anni e cresciuto impetuosamente grazie a doti teccniche e atletiche di prim'ordine. Attaccante per predisposizione, è stato svezzato come interno per esigenze di settore giovanile e ne è venuto fuori un campioncino completo, che Burgnich può addirittuura far giostrare in pratica da centravanti, vista la rapidità di esecuzione, l'abilità nel palleggio e il tiro in porta con entrambi i piedi. Il "baby" conquista tutti e alla fine restano aggrappate alle sue prodezze le speranze del Bologna di non cadere in B. Speranze deluse, ma Robertino, che a fine torneo vanta 9 gol in 30 partite (di cui solo 25 dall'inizio), non conoscerà la cadetteria. In estate la Sampdoria del petroliere Mantovani si fida delle segnalazioni di Paolo Borea (direttore sportivo del Bologna che passa appunto in casa blucerchiata) e di Claudio Nassi e al termine di una durissima trattativa vince la concorrenza di Juventus e Udinese, facendo suo il ragazzino per l'incredibile cifra di due miliardi e mezzo in contanti più tre giocatori, Galdiolo, Logozzo e Roselli, e il prestito del giovane Brondi. Nella Sampdoria Mancini vivrà da grande protagonista, dopo una fase accidentata per via di qualche problema muscolare, l'avventura degli anni d'oro: vincendo uno scudettto, una Coppa delle Coppe, 4 Coppe Italia e una Supercoppa italiana. Terminerà la carriera vincendo lo scudetto nelle file della Lazio, con l'appendice di 5 partite nel Leicester, massima serie inglese, stagione 2000-01, prima di chiudere e passare alla carriera di allenatore al massimo livello. Vantando 541 presenze e 156 reti in Serie A. Unico cruccio, il poco feelice rapporto con la Nazionale. Il bilancio in azzurro conterà 36 partite e 4 gol. Poco per uno dei migliori talenti del calcio italiano. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;.....................................................................................................&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Intervista a Franco Colomba, da "La Gazzetta dello Sport".&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;.....................................................................................................&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;È il 1981. Kakà e Cassano nasceranno fra un anno. La Nasa lancia per la prima volta la sua nuova navicella, in grado di tornare a terra come un aereo di linea: lo Shuttle. In Francia lanciano il treno superveloce, il Tgv. La Ibm annuncia il lancio dei personal computer. In Italia, il Bologna lancia Roberto Mancini. Formidabile, quell'anno. Il Principe del Galles, Carlo, sposa Diana Spencer: la cerimonia è seguita in diretta da miliardi di telespettatori. Paolo Rossi detto Pablito sposa Simonetta. La Juventus vince l'ennesimo scudetto. Il 13 settembre Roberto Mancini, neanche diciassette anni, debutta in serie A. Nel Bologna contro il Cagliari, a diciassette minuti dalla fine. Rileva Giuliano Fiorini. Arbitro Pieri, il papà dell'arbitro Pieri. Il 13 settembre, prima giornata del campionato di serie A, il Bologna allenato da Tarcisio Burgnich, storica figura dell'Inter, il terzino che faceva coppia con Facchetti, decide di inserire in prima squadra il giovane talento di Jesi. Il capitano è Franco Colomba, un centrocampista. Comincia così l'anno del Mancio: entra e non esce più. Nella prima giornata la Juve batte il Cesena 6-1. Esplode subito Roberto Bettega: tre gol. Esplode lo scandalo P2, la loggia massonica che aveva instaurato una sorta di «governo ombra»: molti personaggi di spicco della vita sociale italiana risultano implicati. Esplode sui teleschermi l'interesse per la serie Dallas, la più seguita degli anni ottanta. Esplode la passione per una trasmissione di una nuova emittente, MTV, è piena di musica, lancia i videoclip, la vita di milioni di ragazzi non sarà più la stessa. L'anno 1981, l'alba di Roberto Mancini, è il trionfo del talento John McEnroe. E il suo anno di grazia, supera Borg a Wimbledon, e negli US Open, conquista la terza Coppa Davis e fa diventare un fenomeno anche lo sconosciuto Peter Fleming, compagno di doppio. Irriverente, insolente, semplicemente strepitoso. I tifo
